LIBERTA' DI PAROLA

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Pubblicato in CELLULARI, ECOLOGIA, ECONOMIA, INFORMATICA, NEWS IN ENGLISH, POLITICA, SALUTE, SOCIETA', TECNOLOGIA, VARIE da Gabriele Pierattelli il 16/07/2009

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DECLARATION OF THE LEADERS THE MAJOR ECONOMIES FORUM ON ENERGY AND CLIMATE

Pubblicato in ECOLOGIA, POLITICA da Gabriele Pierattelli il 15/07/2009

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Noi, i leaders of Australia, Brazil, Canada, China, the European Union, France, Germany, India, Indonesia, Italy, Japan, the Republic of Korea, Mexico, Russia, South Africa, the United Kingdom, and the United States ci siamo riuniti come “ the Major Economies Forum on Energy and Climate” a L’Aquila, Italia, il 9 luglio 2009, e dichiariamo quanto segue:

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Il cambiamento climatico è una delle più grandi sfide del nostro tempo. Come leaders delle maggiori economie mondiali, sia sviluppate che in via di sviluppo, intendiamo rispondere vigorosamente alla sfida, essendo convinti che questo ponga un evidente pericolo che richieda una risposta globale straordinaria, che la risposta debba rispettare le priorità economiche e lo sviluppo sociale dei paesi in via di sviluppo, che avviarsi verso una economia “low carbon” è una opportunità per promuovere una crescita economica continuativa ed uno sviluppo sostenibile, che il bisogno e la messa a disposizione di tecnologie di trasformazione energetica pulita al minor costo possibile sono urgenti e che la risposta deve includere una attenzione bilanciata alla mitigazione ed all’adattamento.

Noi riaffermiamo l’obiettivo, le previsioni ed principi del UN Framework Convention on Climate Change. Ricordando la Dichiarazione che le Economie Maggiori adottarono a Toyako, Giappone, nel Luglio 2008, e prendendo in piena considerazione le decisioni prese a Bali, Indonesia, nel Dicembre 2007, prendiamo la risoluzione di non risparmiare alcuno sforzo per raggiungere a Copenaghen, tra noi e la altre Parti, una ulteriore esecuzione della Convenzione. La nostra visione per una futura cooperazione sul cambiamento climatico, consistente con l’equità e le nostre comuni ma differenti responsabilità e capacità, include i seguenti punti:


1: In accordo con gli obbiettivi della Convenzione della scienza:
I nostri paesi intraprenderanno azioni di mitigazione trasparenti e nazionalmente appropriate soggette a misurazioni, rapporti e verifiche e prepareranno piani per la crescita del low-carbon. I paesi sviluppati tra noi assumeranno la guida sottoponendosi prontamente a robuste riduzioni, in maniera aggregata ed individuale nel medio termine, consistenti con i nostri rispettivi ambiziosi obiettivi di lungo termine, e lavoreranno insieme prima di Copenaghen, per ottenere un forte risultato a questo riguardo.
I paesi in via di sviluppo tra noi intraprenderanno prontamente azioni il cui effetto proiettato sulle emissioni rappresenta una significativa deviazione dal “business as usual” (= ordinaria amministrazione; BAU è definizione ricorrente dispregiativa nel rapporto di Stern) nel medio termine, nel contesto di uno sviluppo sostenibile, supportato da finanziamenti, tecnologia e costruzione di capacità.
Il raggiungimento del picco di emissioni globali e nazionali dovrebbe realizzarsi il prima possibile, (da notare che la locuzione “as soon as possible” in inglese non esprime l’urgenza della locuzione italiana) riconoscendo che la tempistica sarà più lunga per i paesi in sviluppo, tenendo conto che lo sviluppo sociale ed economico e lo sradicamento della povertà sono le prime e più importanti priorità nei paesi in via di sviluppo e che lo sviluppo del “low-carbon” è indispensabile allo sviluppo sostenibile. (Si fa riferimento ai problemi reali dei paesi “in via di sviluppo” e che il programma ambientalista è subordinato a questo, e non viceversa).
Noi riconosciamo (non “concordiamo con”) il punto di vista (view) scientifico che l’aumento della media della temperatura globale al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrebbe superare i 2 gradi°C. (Non si parla di verità scientifiche, ma di punti di vista; il condizionale è determinante; inoltre porre un indice di temperatura a 2°C anche se efficace come immagine climatofila, potrebbe svuotare il significato del tutto, considerato che la Terra avrebbe avuto in cento anni un aumento di 0,74°C, e che negli ultimi 10 anni si riscontra un arresto se non un raffreddamento; da notare che non viene menzionato l’IPCC) A questo riguardo e nel contesto dell’obiettivo conclusivo della Convenzione e del Piano di Azione di Bali, lavoreremo tra ora e Copenaghen tra noi e sotto la Convenzione, per identificare un obiettivo globale di sostanziale riduzione delle emissioni entro il 2050. (C’e tempo per sviluppare il nucleare) Il progresso verso l’obiettivo globale sarebbe rivisto regolarmente, prendendo nota dell’importanza di inventari frequenti, completi ed accurati. Compiremo passi a livello nazionale ed internazionale, anche sotto la Convenzione, per ridurre le emissioni derivanti dalla deforestazione e dal degrado forestale, per massimizzare la rimozione dei gas serra ad opera delle foreste, massimizzando il sostegno ai paesi in via di sviluppo per questi propositi. (E su questo possiamo essere d’accordo)


2. l’adattamento agli effetti avversi del cambiamento climatici è essenziale. Questi effetti stanno già avvenendo. Inoltre, mentre gli sforzi per la mitigazione ridurranno gli impatti del clima, anche gli sforzi di mitigazione più aggressivi non elimineranno il bisogno di un sostanziale adattamento particolarmente nei paesi in via di sviluppo che ne saranno colpiti in maniera sproporzionata. (Una delle accuse fatte al catastrofismo climatico era proprio di non considerare a sufficienza le capacità di adattamento alle variazioni climatiche che naturalmente avverrebbero nelle aree interessate; ipotesi del “contadino scemo”) C’e in particolare un immediato bisogno di assistere i più poveri e più vulnerabili per adattarsi a questi effetti. Non solo ne sono i più colpiti, ma sono anche quelli che hanno dato il minor contributo all’accumulo dei gas serra nell’atmosfera. Un ulteriore supporto dovrà essere mobilitato, basato sulla necessità, ed includerà risorse in aggiunta all’esistente assistenza finanziaria. Noi lavoreremo per sviluppare, disseminare e trasferire come appropriato tecnologie che accelerano gli sforzi di adattamento.

3. Noi stiamo stabilendo delle Global Partnership per guidare tecnologie di trasformazione low-carbon, e amiche del clima. Noi aumenteremo drasticamente e coordineremo gli investimenti del settore pubblico nella ricerca, sviluppo e verifica di queste tecnologie, con la prospettiva di raddoppiare questi investimenti entro il 2015, riconoscendo al tempo stesso l’importanza dell’investimento privato, della partnership pubblico-privato, e della cooperazione internazionale inclusi i centri di innovazione regionali. Disegnando in base alle migliori politiche applicative mondiali, ci faremo carico di rimuovere barriere, stabilire incentivi, massimizzare la costruzione di capacità, ed attuare misure appropriate per accelerare aggressivamente la divulgazione ed il trasferimento di esistenti nuove tecnologie chiave e low-carbon, in accordo alle circostanze nazionali. (Il riferimento alle situazioni nazionali è costante; sembra non si voglia mettere al mondo la camicia di forza) Noi auspichiamo che singoli paesi si assumano la guida per distribuire gli sforzi tra i paesi interessati per portare avanti tecnologie come l’efficienza energetica; l’energia solare; smart grids; cattura, uso e stoccaggio del carbonio; veicoli progrediti; tecnologie ad alta efficienza e bassa emissione; bio-energia; ed altre tecnologie pulite. (Obiettivi concreti e condivisibili in un’ottica di diversificazione purché accettabili economicamente; eccettuato a mio avviso lo “stoccaggio del carbonio”, se vuol dire lo sprofondamento della CO2 sotto terra che richiederebbe investimenti altissimi, esiti incerti, sarebbe applicabile solo in qualche sito industriale, non potrebbe diffondersi alla maggioranza delle fonti di emissioni, riscaldamento domestico, veicoli, ecc.) I paesi guida riferiranno entro Novembre 15, 2009, sui piani d’azione, road-maps, e sottoporranno piani per raccomandare per ulteriori progressi. Noi prenderemo in considerazione idee per approcci e strutture organizzative appropriate per promuovere sviluppi tecnologici, divulgazione e riapplicazione.

4. Le risorse finanziarie per la mitigazione e l’adattamento dovranno essere aumentate urgentemente e sostanzialmente, e dovrebbero includere risorse per sostenere i paesi in via sviluppo. Il finanziamento per affrontare il cambiamento climatico deriverà da molteplici fonti, includendo sia fondi pubblici che privati e i mercati del carbonio. (Menzione molto preoccupante; sembra alludere alle distorsioni intenzionali del mercato del carbonio, con carbon tax, commercio di quote, che fanno parte del più deplorevole armamentario dell’aggressione ambientalista) Investimenti aggiuntivi nei paesi in via di sviluppo dovrebbero essere mobilitati, con l’inclusione della creazione di incentivi e la rimozione di barriere per il flusso dei finanziamenti. Dovrebbe essere promossa una maggiore prevedibilità del sostegno internazionale. Il finanziamento delle azioni di sostegno dovrebbe essere misurabile, rendicontabile, e verificabile. L’esperienza delle istituzioni esistenti dovrebbe essere riprodotta, e queste istituzioni dovrebbero lavorare in modo inclusivo e dovrebbero essere rese più rispondenti ai bisogni dei paesi in via di sviluppo. I finanziamenti per il clima dovrebbero essere di complemento agli sforzi per promuovere lo sviluppo in accordo con le priorità nazionali; e questo può includere sia approcci basati su programmi che su progetti. Il meccanismo di assegnazione dei fondi dovrebbe essere trasparente, equo, efficace, efficiente, e riflettere rappresentazioni bilanciate. Dovrebbe essere assicurata la responsabilizzazione nell’uso delle risorse. Un sistema per far fronte ad esigenze diverse di finanziamento e risorse dovrebbe essere creato per utilizzare quando appropriato, competenze pubbliche e private. Noi concordiamo di considerare ulteriori proposte per stabilire un meccanismo internazionale di finanziamento, includendo la proposta del Messico per un Fondo Verde.

5. I nostri paesi continueranno a lavorare assieme costruttivamente per rinforzare la capacità del mondo di combattere il cambiamento climatico, anche attraverso il Major Ecoconomies Forum on Energy and Climate. In particolare i nostri paesi continueranno ad incontrarsi nel prosieguo dell’anno in modo da facilitare l’accordo a Cpenaghen.

SESSO E PROSTITUZIONE,CLANDESTINI E COCAINA – LUGANO IN SVIZZERA E’ LA CAPITALE DEL PECCATO CHE NON T’ASPETTI

Pubblicato in SALUTE da Gabriele Pierattelli il 15/07/2009

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Lugano è il troiaio d’Europa, secondo Fabrizio Corona. In Canton Ticino, 300 mila anime, esercitano più di mille prostitute, una stima al ribasso. La vicinanza con l’Italia e la legalizzazione del meretricio hanno reso la Svizzera italiana il paradiso dei bordelli.

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Ogni weekend un variegato popolo emigra. Dall’Italia verso il Canton Ticino, passando prevalentemente per la dogana di Chiasso. Negli anni ’70 la gita a Lugano significava un pieno di benzina a basso prezzo ed una scorta di Toblerone. I costumi sono leggermente mutati e negli ultimi anni la frontiera viene superata da orde di clienti affamati di sesso a buon mercato. Per meno di 100 euro prestazioni complete e al riparo da sguardi indiscreti, in piccoli ma comodi appartamenti dove brasiliane, slave, e donne provenienti da ogni parte del mondo si offrono ai loro clienti.

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FENOMENO SVIZZERO

In Canton Ticino e in Svizzera la prostituzione è consentita da molti anni, ma da più di 10 è diventata un fenomeno diffuso che cresce ogni anno. A fine anni ’90 spuntarono come funghi bar all’interno di alberghi, dove tutte le camere erano affittate a giovani prostitute. Le consumazioni erano molto care, e i rapporti gratuiti, così che si eludeva il divieto di sfruttamento della prostituzione, ancora vigente, che avrebbe reso immediata la chiusura di strutture del tutto simili a bordelli. Il fenomeno spinse le autorità dei vari Cantoni a legalizzare il meretricio, tanto che almeno 15 mila donne esercitano la professione sul territorio federale. Nella gran parte dei 26 Cantoni si trovano molti bordelli, in particolare nelle zone di confine. Zurigo e Ginevra, le due più grandi città svizzere, molto vicine a Germania e Francia, offrono numerose possibilità a chi arriva dall’estero per pagarsi un rapporto sessuale. La Svizzera italiana, collegata via Autostrada dei Laghi alla Pianura Padana, è diventata nel corso degli anni il maggior polo d’attrazione del business della prostituzione, stimato in almeno 100 milioni di euro annui. Cifra da valutare per difetto, perché non comprende l’indotto generato dalla presenza di professioniste del sesso che guadagnano tra i 1.000 e i 2.000 euro al giorno. Parrucchieri, estetisti, gioiellerie e boutiques hanno vissuto un vero e proprio boom grazie alle più di mille prostitute che vivono nel piccolo Ticino. Passeggiando per il centro di Lugano, al pomeriggio, si incrociano spesso coppie di giovani donne dall’accento straniero dedite a frenetiche attività di shopping, una presenza spesso denunciata dalle forze politiche locali, ma più che tollerata grazie alle preziose risorse portate dal flusso continuo e ininterrotto di italiani in cerca di sesso.

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MELANO, MILANO

Il piccolo paese di Melano è un caso paradigmatico della trasformazione del Canton Ticino. Poco più di 1.000 abitanti, era la classica piccola comunità che si trova sul Lago di Lugano, o Ceresio. L’uscita autostradale a 5 km dal confine cittadino e la relativa vicinanza alla dogana di Chiasso – distante meno di 15 minuti – ne hanno fatto un paradiso della prostituzione. A Melano si trovano 4 bordelli, mascherati da bar o da ristorante, nei quali è possibile prendere una birra o mangiarsi una pizza, ma è molto più facile trovare una ragazza straniera che offre il proprio corpo a poche decine di euro. Il prezzo medio è decisamente conveniente rispetto al mercato italiano, dove la prostituzione casalinga è più costosa rispetto a quella stradale. I 4 bar/ristorante di Melano sono incastonati in complessi residenziali dove le ragazze hanno a disposizione una camera con un bagno proprio, affittata ad un costo poco superiore rispetto al costo di un singolo rapporto sessuale, tra i 70 e i 100 euro. L’offerta è multiculturale, dato che nel piccolo paesino ticinese si trovano ragazze da ogni parte del mondo, mentre altri postriboli ticinesi si sono specializzati. Il celebre Oceano di Noranco, periferia di Lugano e poco distante da Melano, è popolato di ragazze brasiliane, mentre il Motel Castione è il porto di attracco delle ragazze slave. Tutti questi luoghi sono contraddistinti da un tratto comune, la costante presenza di macchine targate Italia. In Ticino vivono 300 mila persone, e nel Sottoceneri, dove la prostituzione è diffusissima, è residente meno della metà della popolazione cantonale. La zona è però confinante con la regione più popolosa d’Italia, la Lombardia, ed è raggiungibile in un paio d’ore dalla gran parte della Pianura Padana. La benzina costa ancora poco in Svizzera, circa 30 centesimi di meno rispetto all’Italia, ma non è per il pieno che la Padania si dirige verso il transito elvetico, lavoratori frontalieri a parte, che dopo le regolari 9 ore fatte non disdegnano una capatina al lupanare. Pagano in franchi, e risparmiano qualcosa visto che il cambio non è favorevole nei bordelli ticinesi.

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PROBLEMI CRESCENTI

Nei registri cantonali dove le prostitute si immatricolano sono presenti circa 300 professioniste, che rappresentano meno di un terzo delle donne attive nei bar/alberghi del Ticino. I Comuni non possono vietare direttamente la costituzione di una simile attività imprenditoriale, ma cercano di costruire piani regolatori in modo da espellere i postriboli, tanto apprezzati dai forestieri quanto indigesti agli autoctoni. A Melano, 2 dei bar sopracitati sono stati recentemente chiusi, anche se poi hanno ripreso le attività sotto altro nome, oppure spostandosi nei Comuni a fianco. La polizia contrasta l’esercizio illegale della prostituzione e lo sfruttamento delle irregolari, che costituiscono una parte significativa dell’offerta di sesso del Ticino. La tratta dei clandestini e la cocaina a fiumi che scorre in questi postriboli rende spesso ingestibile la vita di questi luoghi, tanto che nelle scorse settimane al Motel Castione si è svolta una delle più partecipate e sanguinose risse della storia del Cantone. Chiusura immediata per uno dei luoghi di perdizione più noti del Ticino, ma le ragazze che là vivevano si sono subito spostate in uno dei tanti punti di appoggio alternativi che si trovano nella Svizzera italiana. I bar/alberghi dovrebbero essere almeno 50, conditi da saune e dai tradizionali night club che hanno sempre caratterizzato la dolce vita di Lugano. I gestori dei night del Ceresio hanno più volte chiesto interventi alle autorità cantonali, data la cospicua riduzione del loro giro d’affari subita con la concorrenza di casini a buon mercato. I politici locali strepitano spesso contro uno dei maggiori business della loro regione, e le proteste si sono recentemente alzate anche dall’Italia. Il parroco di Mariano Comense, luogo simbolo della tradizione cattolica ambrosiana, si è scagliato contro la pubblicità di un bordello luganese attaccata sui muri della città brianzola. Da un lato ha le sue ragioni visto che il gregge tende a smarrirsi più spesso del solito, ma dall’altro manca di pragmatismo. Per ritrovarle, basta seguire le indicazioni dei cartelli e prendere la strada che porta a Chiasso.

FONTE

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I TEDESCHI ALLA CONQUISTA DEL DESERTO!?!? NO! DEL SOLE DEL DESERTO !!!

Pubblicato in ECOLOGIA, ECONOMIA, POLITICA da Gabriele Pierattelli il 15/07/2009

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Qui l’aggettivo faraonico calza a pennello. Non soltanto perché siamo nell’Africa sahariana, ma anche e soprattutto per la natura del progetto.

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Su imbeccata del Club di Roma, un consorzio di giganti del settore energetico tedesco- tra cui persino le tanto vituperate RWE, E.on e Siemens- ha lanciato stamane un’iniziativa a dir poco imponente quanto a costi di investimento e rischio di impresa: raccogliere energia solare direttamente dove il sole batte di più (che si tratti di un’implicita ammissione che piazzare pannelli a Lubecca serve a poco?), ossia nel deserto, per poi trasportarla in Europa.

L’obiettivo consiste nel soddisfare la sempre maggiore domanda energetica, nell’aiutare l’ambiente e nel contribuire a realizzare l’ormai fantomatica indipendenza energetica (sic) della Repubblica federale dal cattivo zar Putin. Peccato che il Sahara non sia esattamente terra di nessuno, ma corrisponda a fette di territorio più o meno grandi, appartenenti a Stati non proprio “democratici”. Al di là del buonismo di maniera sugli standard di democraticità di questi paesi (più importante è capire il grado di affidabilità che essi garantiscono per la continuità dell’opera), ci permettiamo modestamente di ricordare che l’approccio al progetto trasuda di un colonialismo un po’ d’antan. Ricordate la boutade di Tremonti sulle centrali in Albania? Ecco, il substrato culturale non è poi molto diverso. Tutti paiono preoccuparsi dei benefici che un’opera simile produrrà per i cittadini tedeschi ed europei, senza porsi l’interrogativo fondamentale. A questi paesi africani sta bene? Non vogliono niente in cambio?

In secondo luogo, resta ignota l’entità dell’esborso e il nome dei soggetti che dovranno sobbarcarselo. Per quanto riguarda il primo, pare che la cifra si aggiri intorno ai 400 miliardi in uno spazio di quarant’anni… Per quanto attiene i secondi, noi avremmo già un’ideuzza. Inizia per c, finisce per i e ha dodici lettere. Resta solo da capire di quale paese.

Da:http://www.chicago-blog.it/

FINALMENTE!!! Cambia la scuola: promosso chi studia

Pubblicato in POLITICA, SOCIETA' da Gabriele Pierattelli il 15/07/2009

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Una brutta notizia in realtà molto positiva. Le bocciature dei nostri studenti non dovrebbero essere accolte con favore, ma se riflettiamo su come si è ridotta la nostra scuola dal Sessantotto in avanti, l’aumento di quasi il 20 per cento dei respinti agli esami di maturità, a cui si deve aggiungere anche il numero in crescita dei non ammessi a quella prova, fa sensatamente sperare in un definitivo cambiamento di rotta dell’insegnamento scolastico. Un cambiamento profondo.

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Il ministro della Pubblica istruzione ha intrapreso un cammino che i suoi detrattori avevano giudicato irrilevante: solo provvedimenti di facciata, dicevano. Per esempio il voto in condotta, la sostituzione dei giudizi con i vecchi e tradizionali numeri arabi per indicare il grado di profitto degli studenti, le normative contro il bullismo. Poi ci si è messo anche il ministro Brunetta a perseguire i fannulloni nella scuola, che costituiscono una realtà scandalosa per cui l’opinione pubblica ha finito col fare di tutt’un’erba un fascio, confondendo insegnanti eccellenti (ce ne sono: siatene certi) con quelli lavativi e incapaci (ce ne sono molti: siatene certi).

Insomma, un insieme di provvedimenti legislativi che ha segnalato e imposto la volontà governativa di procedere con convinzione verso una scuola seria, attenta al profitto degli studenti e alla capacità degli insegnanti. Ma a questo lodevole impegno c’è da aggiungere dell’altro.

La chiave di volta per costruire la scuola come un edificio stabile sono i professori.

Accorgersi del tempo che passa è quasi sempre molto malinconico. «Quasi», però. Nella scuola, il tempo che passa significa pensionamento degli insegnanti sessantottini, quelli che hanno usufruito di innumerevoli ipocrisie sindacali per superare concorsi fasulli o addirittura per non farli, per ottenere lauree concesse senza nessuna vera qualificazione da parte di docenti universitari demagoghi nella loro ideologia antimeritocratica. Un disastro figlio di troppe complicità che ha danneggiato tutti: una scuola che non funziona è una sciagura per l’intera collettività.

In questo caso, bisogna dire che il tempo che passa è galantuomo, è una ramazza che fa pulizia. Sono convinto che nessun provvedimento di legge abbia effetto se non ci sia anche un tessuto sociale pronto ad accoglierlo. Ora è indubbio che da alcuni anni si è fatta strada l’idea che la difesa del merito e il dovere di premiarlo siano una condizione necessaria per lo sviluppo civile. Quest’idea è sempre stato un punto di forza della cultura liberale che però ha dovuto assistere, in anni passati, alla sua denigrazione e, quindi, all’onda montante di uno sconfortante egualitarismo con il quale si sono avvantaggiati i peggiori. Ma quell’idea era stata umiliata dal radicalismo di sinistra, non annientata. Lentamente, i governi liberali di questi ultimi quindici anni sono riusciti a ridarle forza, a imporla culturalmente nella nostra società. La sinistra ha dovuto ammettere i suoi errori di valutazione, e oggi nessuno, se non qualche irriducibile cretino, ritiene che la difesa del merito nella scuola, come in ogni realtà lavorativa, sia un’offesa alla democrazia.

Una scuola seria, capace di formare e selezionare, in grado di preparare i giovani alla ricerca scientifica e alla professione, la vogliono anche gli insegnanti di sinistra che non hanno nulla a che spartire (se non altro per motivi anagrafici), con la demagogia sessantottina. Il numero in aumento dei bocciati alla maturità vuol dire proprio questo, significa che la scuola è ormai avviata a un cambiamento nel segno della qualità, a cui partecipano tutti gli insegnanti. Loro potranno discutere, secondo i diversi orientamenti di pensiero, sul modo di instaurare stabilmente la meritocrazia della scuola, ma non di affossarla.

L’accortezza del ministro dovrà essere perciò quella di inserire lentamente e progressivamente, senza rotture che possano essere recepite come provocazioni da una parte del corpo docente, normative idonee per proseguire sul cammino della serietà negli studi, e darci finalmente una riforma universitaria adeguata al nuovo clima culturale, ricordando che dagli atenei escono i futuri insegnanti insieme alla classe dirigente del Paese.

fonte

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IL PDL ATTACCA IL NOTO GIORNALE : Bondi ‘La Repubblica’ è diventata una specie di ’superpartito’

Pubblicato in POLITICA, SOCIETA' da Gabriele Pierattelli il 15/07/2009

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‘La Repubblica’ è diventato “una specie di ’superpartito’, che concentra in sé la dimensione politica, quella economica, quella culturale e perfino quella giudiziaria. La mia opinione è che l’azione di questo ’superpartito’ costituisca da tempo l’insidia più grande per la nostra democrazia”. Lo scrive il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, in una lettera inviata al quotidiano, in risposta all’editoriale di Eugenio Scalfari pubblicato oggi.

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“Eugenio Scalfari – afferma il ministro dei Beni Culturali – cerca di dipingere il quadro politico e l’atmosfera di questi giorni come se ci trovassimo nuovamente alla vigilia della caduta di un regime, con il corollario di servi, gerarchi e cortigiani, fra i quali vengo annoverato maliziosamente anch’io, in procinto di tradire e di abbandonare la nave. La maestria di Scalfari, bisogna ammetterlo, consiste da sempre nella capacità di divulgare e accreditare nell’opinione pubblica una visione storiografica, politica e culturale che è esattamente agli antipodi della realtà. Quello che sta avvenendo in questi giorni è la conferma più clamorosa di quanto sostengo”.

Secondo Bondi, “Scalfari è abile nel descrivere un regime corrotto e morente, contro il quale il suo quotidiano ha lanciato l’offensiva finale, trascinando con sé anche il Corriere della Sera e ciò che resta della sinistra, mentre la realtà è che un governo democraticamente eletto subisce un’aggressione sistematica da parte di un centro di potere economico e politico, che non può vantare alcuna legittimità democratica né morale, sulla base di una campagna scandalistica paragonabile alla pesca con lo strascico”. “Alle porte – sostiene il ministro – non vi è la caduta di un regime, egregio direttore, né la fuga di gerarchi felloni, ma vi sarebbe, nell’ipotesi abbia successo il progetto del Suo giornale, l’indebolimento della nostra democrazia e la rovina dell’Italia”.

Bondi sottolinea poi l’affetto e la considerazione che ha di Berlusconi e il merito che ha avuto “di impedire nel 1994 alla gioiosa macchina da guerra della sinistra capitanata da Achille Occhetto di conquistare il potere”. Poi avverte: “Noi non cederemo mai, mai, di fronte alla campagna di odio e di delegittimazione orchestrata da Lei e dal Suo giornale, in combutta con una sinistra ormai al traino di tutte le battaglie più misere e sconclusionate. Se sapremo sconfiggere anche quest’ultimo disperato attacco contro il governo e contro Berlusconi, la nostra democrazia sarà più salda, il nostro futuro più sereno. Questo gli italiani lo sanno e domani avranno la possibilità di testimoniarlo con il loro voto”.

Al Qaeda: Useremo l’arsenale atomico pakistano contro gli Stati Uniti

Pubblicato in POLITICA, TECNOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 15/07/2009

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Se riuscira’ a mettere le mani sull’arsenale atomico pakistano al Qaeda lo usera’ contro gli Stati Uniti.

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Questa la minaccia lanciata dagli schermi di al Jazira da Mustafa Abu al-Yazid, leader qaedista in Afghanistan. “Se dio vorra’ le bombe atomiche (pakistane) non cadranno nelle mani degli americani e i mujahideen le prenderanno per usarle contro gli americani”, ha minacciato l’egiziano Abu al-Yazid. Il capo qaedista ha ricordato che l’esercito di Islamabad sta combattendo una battaglia all’ultimo sangue nella valle dello Swat contro i talebani alleati di al Qaeda ad appena 100 chilometri dalla capitale, e “sta perdendo”.

Emissioni auto sotto dettatura?

Pubblicato in VARIE da Gabriele Pierattelli il 14/07/2009

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La lobby dell’industria automobilistica, specialmente quella tedesca, punta a indebolire la legislazione europea sull’efficienza delle auto. L’accusa di Greenpeace.

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Durante un incontro bilaterale avvenuto ieri a Straubing (Germania), la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno raggiunto “un accordo per indebolire la legislazione europea sull’efficienza delle automobili. In base al loro nuovo accordo, il limite per le emissioni di CO2 salterebbe a 138 grammi per chilometro entro una data non specificata”. La denuncia è di Greenpeace che, con il responsabile Trasporti e clima Andrea Lepore, spiega: “L’industria automobilistica ordina di saltare e Francia e Germania decidono quanto saltare in alto. Con questo accordo Merkel e Sarkozy viaggiano sull’autostrada del disastro climatico”.

Greenpeace accusa che l’industria automobilistica tedesca, in particolare Volkswagen, BMW e Mercedes, si è messa “alla guida del cambiamento climatico”. La lobby delle case automobilistiche, infatti, sta cercando di ritardare l’adozione di nuovi limiti per le emissioni (120 grammi di CO2 per chilometro, secondo gli accordi già presi), di ottenere deroghe su larga scala per i produttori di auto di lusso e di ridurre le penalità per chi non rispetta la normativa.

Paesi come la Germania e la Svezia spingono affinché all’industria automobilistica sia consentito di produrre auto con peso elevato e alte emissioni di CO2. I ministri, al contrario, dovrebbero comprendere che assecondando le richieste della lobby – come già il cancelliere Angela Merkel ha fatto – ridurrebbero la capacità dell’Europa unita di raggiungere gli obiettivi di Kyoto.

Greenpeace chiede all’Ue di resistere alle pressioni dell’industria automobilistica e di stabilire obiettivi vincolanti non solo per il 2012 (i 120 g di CO/km di cui sopra), ma anche per il 2020 (80 g di CO/km). Questi standard devono essere fatti rispettare con il ricorso a pesanti sanzioni, e non diventare funzionali alla lobby tedesca, proponendo trattamenti speciali per i produttori di automobili pesanti.

“Gli altri 25 Stati membri dell’Unione europea – rimarca il responsabile Trasporti e clima di Greenpeace – non devono permettere a Francia e Germania di impedire il raggiungimento dell’obiettivo europeo per il 2020, ovvero la riduzione del 30% delle emissioni, per cui l’Europa si è impegnata con un accordo internazionale”.

INACCETTABILE !!!!! Per Confindustria le rinnovabili sono un peso….

Pubblicato in VARIE da Gabriele Pierattelli il 14/07/2009

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Il Tavolo della Domanda di Confindustria dice che il prezzo che consumatori e aziende pagano per gli incentivi alle fonti pulite è un peso per il Paese. Ma, ribatte Aper, costerebbe molto di più non investirvi e si perderebbe anche una grande opportunità. Secondo il CER gli obiettivi 2020 possono far crescere l’economia di oltre 7 punti di Pil.

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Le fonti rinnovabili sono un peso per il paese. Un onere per il sistema produttivo e i consumatori che grava per un importo “paragonabile a quello di una manovra finanziaria”. È quello che pensa il Tavolo della Domanda di Confindustria. La componente che in bolletta va a finanziare gli incentivi per le fonti pulite, assieme al costo dei Certificati Verdi (che i produttori di energia devono acquistare non producendo abbastanza energia da rinnovabili) secondo il Tavolo costerebbe troppo per un’economia in crisi: “complessivamente il gettito (dal lato del consumatore, il costo!) per la componente A3 – si spiega in una nota – ha superato i tre miliardi di euro annui, a cui si deve aggiungere il costo per i Certificati Verdi, circa 700 milioni di euro”.

Gli impegni presi dall’Italia in sede europea – spiega l’organismo degli industriali – a loro volta comporteranno un notevole aumento dei costi. Il rischio, si sottolinea, è che “al fine di sostenere lo sviluppo della ‘nuova’” industria, si penalizzi e si mettano i presupposti per la chiusura della ‘vecchia’”. Una dichiarazione che – detto per inciso – non fa menzione del fatto che il 70-75% delle risorse incluse nella componente A3 (CIP6) va ad altre tecnologie, tutt’altro che basate su fonti rinnovabili, come ad esempio agli scarti di raffineria e agli inceneritori. E che arriva proprio mentre la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia esterna il suo sostegno al rilancio del nucleare in Italia: una tecnologia, come abbiamo più volte raccontato, dai costi elevatissimi che con ogni probabilità (si vedano gli esempi di altri mercati liberalizzati, Usa in primis) finiranno per pesare su Stato e consumatori.

Ma qual è il vero costo delle fonti pulite? È proporzionato o meno ai danni che evita e ai vantaggi che dà? Aper, l’associazione dei produttori di energia rinnovabile, in un documento (vedi allegato) diffuso quasi in risposta alla nota del Tavolo della Domanda, prova a fare un altro conto: quello che costerebbe non investire in rinnovabili. Un calcolo complicato dato che, come spiega a Qualenergia.it il presidente di Aper, Roberto Longo, si dovrebbero comprendere voci di difficile quantificazione monetaria. Provando a stimare solo le sanzioni europee all’Italia, qualora non riuscisse a rispettare gli obiettivi europei del 2020, Aper parla di un danno di 4,8 miliardi di euro all’anno. Un prezzo che già supera quello degli incentivi stanziati al momento e a cui bisognerebbe aggiungere altri costi: le esternalità ambientali e il fatto che, non riducendo la dipendenza dai combustibili fossili, il paese rimarrebbe maggiormente esposto alla volatilità dei prezzi e alla dipendenza dall’estero per petrolio e gas.

“Ma il maggior costo che verrebbe sostenuto – commenta Longo – sarebbe in realtà il non aver colto un’irripetibile occasione di sviluppo, di creazione di valore e occupazione mediante l’attività imprenditoriale.” Secondo Aper per raggiungere gli obiettivi 2020 verrebbero messi in campo investimenti per 75 miliardi di euro, contribuendo a un aumento di Pil di 5 miliardi all’anno e portando gli occupati nel settore a 235.000 unità, con un incremento netto di 120.000 posti di lavoro. Una visione, quella degli obiettivi 2020 come opportunità economica anziché come costo, rafforzata in questi giorni anche dall’analisi degli economisti del Centro Europeo di Ricerca (CER).

In un lavoro presentato la settimana scorsa (vedi allegato) il CER ha infatti valutato l’impatto su disavanzopubblico e crescita economica dello sforzo per raggiungere gli obiettivi europei su rinnovabili e taglio delle emissionii. Conclusioni: raggiungere l’obiettivo europeo 2020 sulle rinnovabili, il 17% dei consumi totali di energia, graverebbe inizialmente sul debito pubblico (fino al 2011-2012), ma poi lo ridurrebbe arrivando a un – 0.4% complessivo al 2020. Per quanto concerne il Pil, nello stesso periodo, grazie alla sviluppo delle rinnovabili lo si vedrebbe crescere del 6%.

Investire solo nelle energie pulite, secondo il CER, non consentirebbe però di raggiungere gli obiettivi 2020: essenziale puntare anche sull’efficienza energetica. E anche dal punto di vista economico lo scenario più promettente è quello che vede le fonti pulite abbinate all’efficienza spinta: in questo caso il disavanzo pubblico inizialmente crescerebbe di più (ma poi si ridurrebbe arrivando a -0,4% nel 2025), mentre il Pil al 2020risulterebbe aumentato di oltre il 7% fino ad arrivare a un + 7,5% al 2025.

Insomma, i calcoli da fare sulla questione rinnovabili e obiettivi 2020 paiono essere un po’ più articolati rispetto alla banale somma degli incentivi fatta dal Tavolo della Domanda di Confindustria. Con una visione solo leggermente più ampia è chiaro che quei soldi vanno considerati come investimenti e non come costi. Forse l’organizzazione degli industriali italiani dovrebbe iniziare a ragione sul lungo termine anziché sul brevissimo e considerare gli interessi del sistema-paese, e non solo quelli di alcuni comparti produttivi.

fonte

CREARE MALATI PER LEGGE ?!?!? ECCO COME FANNO !!

Pubblicato in ECONOMIA, POLITICA, SALUTE da Gabriele Pierattelli il 14/07/2009

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E’ proprio quello che è accaduto qualche anno fa, quando il 21 maggio 2004 il Governo italiano ha approvato un decreto legge in attuazione della Direttiva numero 2002/46/CE del “Parlamento Europeo e del Consiglio” teso ad uniformare le discipline degli Stati membri sugli integratori alimentari.Un esempio per tutti è la Vitamina C (acido ascorbico o sodio ascorbato). “L’apporto giornaliero è ammesso fino al 300% del valore di riferimento”.

Siccome il valore di riferimento (RDA) è un tristissimo 60 mg al giorno (che serve solo a prevenire lo scorbuto), significa che la Direttiva europea – tanto voluta delle lobbies del farmaco – impone un massimo giornaliero di 180 mg di Vitamina C (60 mg x 3 = 180 mg).Una offesa alla nostra intelligenza, alla memoria del doppio premio Nobel Linus Pauling, il quale ha dimostrato scientificamente l’utilità di grammi giornalieri, e soprattutto un attacco mirato alla nostra salute.

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Il Codex da una parte è un’arma micidiale nelle mani delle lobbies agroalimentari, della chimica e farmaceutica (i cui proprietari sono gli stessi delle corporation delle armi, energia, telecomunicazioni, ecc.), dall’altra sarà lo strumento principe del mercato globale, quindi nelle mani della stessa Élite dominante.

Se per esempio il Codex definisce i “supplementi nutrizionali”, gli “integratori vitaminici” come delle “tossine” invece di semplici alimenti, sarà possibile imporre (per legge) una soglia “minima di dannosità”.

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Il Codex Alimentarius, è un insieme di regole su tutto quello che riguarda l’alimentazione, adottate da 181 paesi (il 97% della popolazione mondiale).Codici che vanno dalla produzione degli alimenti, all’etichettatura, regolamentazioni sui livelli di sostanze chimiche permesse (inquinanti, pesticidi, tossine, additivi, ecc.), sul trasporto e la tracciatura, nonché le norme igieniche, ecc.Circa 200 codici per gli alimenti, 40 di igiene e 3200 limiti massimi di residui di pesticidi farmaci veterinari.

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Ecco perché non si trovano più, se non con grande fatica, in erboristeria gli integratori di compresse da 1 grammo di Vitamina C: sono illegali!

Sono stati molto sottili, perché non hanno “imposto per legge” la soppressione delle compresse da 1 grammo , hanno semplicemente abbassato il limite massimo del principio attivo, ed il gioco è fatto.

La medesima cosa avviene nella creazione di nuovi malati: abbassano le soglie (colesterolo, Psa, pressione arteriosa, glucosio, ecc.) et voilà per magia ecco milioni di nuovi consumatori di droghe, cioè di farmaci.

Tutti i 181 paesi membri del Codex, entro e non oltre il 31 dicembre 2009, non avranno più proroghe: dovranno accettare, per esempio, la Direttiva europea vista prima, sulle vitamine e minerali (Direttiva 2002/46/EC).Che piaccia o non piaccia a noi sudditi europei, entro quest’anno le normative del Codex dovranno essere recepite dai singoli governi firmatari.

Il Codex – visti gli sponsor – non poteva non essere un grande promotore dei prodotti biotech, cioè degli alimenti geneticamente modificati. Siccome tali cibi pericolosi hanno proprio il sigillo Codex, sarà sempre più difficile per un paese proteggere la salute dei suoi cittadini impedendone l’entrata in commercio.

Quindi tutti i prodotti marchiati Codex, che facciano bene alla salute o siano pericolosi, in quanto accettati dall’ente certificatore delle lobbies (appunto il Codex), entreranno nei circuiti di vendita e consumo, e nessun paese potrà rifiutarsi, pena sanzioni.

Non a caso parlo di prodotti “pericolosi per la salute”. L’aspartame (codice 951) per esempio, il dolcificante di sintesi estremamente tossico è un edulcorante così ben accettato dal Codex (nonostante sempre più studi indipendenti lo mettano all’indice) che le soglie di “concentrazione massima” rasentano il ridicolo.