Ancora lontano un secondo accordo sul Clima
Si è chiusa il 12 giugno una importante sessione della Convenzione sui cambiamenti climatici dell’ONU, tenutasi a Bonn.
Il resoconto dei 15 giorni di negoziazione non è semplice, e la quantità di decisioni prese è disponibile sul sito della Conferenza di Bonn dell’UNFCCC, o si può leggere dall’Earth Negotiations Bulletin, un bollettino autorevole e tempestivo sulle negoziazioni internazionali realizzato dall’International Institute for Sustainable Development (il link a tutti i servizi dell’IISD sul clima è disponibile nella nuova sezione “link” di Climalteranti)
In italiano è disponibile una ampia sintesi dei risultati della conferenza nell’Edizione Speciale della Newsletter del Focal Point IPCC per l’Italia, interamente dedicata ai principali risultati inerenti la conferenza di Bonn.
Anche se il segretario dell’UNFCCC Yvo de Boer ha parlato nella conferenza stampa finale di “importanti avanzamenti” e di “segnali incoraggianti”, chi ha partecipato alla conferenza non ha potuto notare chiari segni di preoccupazione e di malcontento per lo stato delle negoziazioni, in seguito raccontati.
Ancora lontani da una visione condivisa
Visto che giugno è il mese degli esami, non ha stupito vedere distribuire le pagelle al termine dell’incontro di Bonn dell’UNFCCC. In gioco c’è la preparazione della conferenza di Copenhagen di dicembre, destinata a dare un futuro al Protocollo di Kyoto dopo il 2012, ed a consegnarle è stata l’ONG Friends of the Earth International.
Bocciati tutti i paesi sviluppati: la Ue che dorme in classe, l’Australia considerata un’alunna pigra, il Canada accusato di non comprendere la differenza tra discutere del Protocollo di Kyoto e puntare alla sua eliminazione, gli USA per il loro comportamento considerato ancora irresponsabile nonostante le innegabili responsabilità storiche e il Giappone chiamato a ripetere in matematica visto il misero target di riduzione delle emissioni proposto per il 2020.
Secondo l’ONG ambientalista passano l’esame solo i paesi in via di sviluppo, che dimostrano una sempre maggiore consapevolezza della gravità del problema da affrontare a livello internazionale, anche perché in ampie aree del pianeta sono spesso costretti a toccare con mano gli impatti causati dai cambiamenti climatici.
A Bonn gli USA sono arrivati a chiedere la creazione di un nuovo Trattato a Copenhagen, per evitare di essere costretti a mettere in discussione il loro storico rifiuto ad aderire al Protocollo di Kyoto.
In realtà l’aspetto formale di creare un nuovo accordo o di modificare il Protocollo già esistente sembra essere un problema di secondo ordine, visto che si è ancora lontani dal trovare una visione condivisa sulla sostanza dell’accordo.
Le diverse posizioni in gioco sono raccolte in un documento di oltre 200 pagine che al momento è una semplice raccolta dei diversi orientamenti.
“Sommando anche tutti i giorni di negoziazione che ci separano da Copenhagen”, sottolinea il Capo delegazione dell’Unione europea, Artur Runge-Metzer, “dovremmo riuscire a discutere e revisionare ben 8 pagine al giorno. È evidente che è necessario un cambio di velocità e di approccio nei prossimi incontri”.
La proposta brasiliana
Il vero nodo della questione restano però gli impegni di riduzione delle emissioni per i paesi sviluppati rispetto al 2020, dove l’ipotesi di un accordo resta per il momento solo una possibilità remota.
Voci informali provenienti dai gruppi di lavoro chiusi raccontano del tentativo della Russia di voler impedire l’inserimento di ogni possibile numero nella bozza di revisione del Protocollo di Kyoto, cercando di fatto l’affossamento della negoziazione sul Kyoto II.
Ci hanno però pensato 37 paesi in via di sviluppo, guidati dal Brasile ma che comprendono anche Cina e Sudafrica, a presentare un documento contenente le ipotesi di riduzione per tutti i Paesi sviluppati. La presentazione di numeri concreti di riduzione delle emissioni era di fatto essenziale, perché in caso contrario non ci sarebbero più stati i tempi tecnici previsti dall’UNFCCC per arrivare ad una loro trattativa in visione della Conferenza di Copenhagen.La novità di Bonn è che i paesi in via di sviluppo hanno iniziato a manifestare la loro disponibilità ad intraprendere azioni concrete per invertire i propri processi di sviluppo a favore di percorsi a minore contenuto di carbonio.

L’incontro tedesco ha visto anche i lavori dei due Organismi sussidiari, il SBI (Subsidiary Body for
Implementation) deputato a verificare lo stato di attuazione della Convenzione sui cambiamenti climatici ed il SBSTA (Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice) che fornisce una sorta di supporto scientifico diretto ai lavori dell’UNFCCC.
Non si è ancora spenta la delusione per i pochi passi avanti compiuti a Bonn, che l’attenzione si sposta già al prossimo incontro internazionale rappresentato dal G8 e dal MEF (Major Economies Forum) a L’Aquila.
L’Italia e il Consiglio Artico
A riguardo è curioso osservare il comportamento schizofrenico del governo italiano in merito alla situazione dei ghiacci artici.
Da una parte ha dato parere favorevole alla nota mozione approvata dal Senato in Aprile in cui si metteva in discussione il grave stato di salute dei ghiacci artici, prendendo spunto dalla famosa bufala apparsa sui giornali a gennaio di quest’anno.
Dall’altra, il Ministro Frattini ha fatto una dichiarazione di senso completamente diverso, in occasione dell’incontro del Consiglio Artico a fine aprile, Consiglio che raccoglie le 6 nazioni che si affacciano al Polo nord, a cui si aggiungono in qualità di osservatori altri paesi fra cui Italia, Cina e altri paesi europei.
In quella occasione, davanti alla presentazione di dati sempre più preoccupanti sulla fusione dei ghiacci artici, Frattini ha preso atto della gravità del problema ed ha promesso di portare l’istanza sul tavolo del G8 di luglio.
Bisognerà adesso stare a vedere se tale promessa sarà mantenuta, visto le ancora scarse notizie che trapelano sull’incontro, tanto che a meno di un mese dalla data prevista non è ancora stato ufficializzato se il MEF si sarebbe tenuto all’interno dei 3 giorni del G8 o in coda ad esso.
Curioso che nel frattempo il Canada abbia già trasmesso alla stampa le informazioni per le richieste di accredito del G8 che si terrà nello stato americano nel 2010.
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Testo di Daniele Pernigotti, con il contributo di Stefano Caserini
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Tags: Copenhagen, G8, ONU, UNFCC
Climalteranti on Giu 23rd 2009 Categorie: Dibattito, Mitigazione, Negoziazioni, Politiche, Protocollo di Kyoto, Stati Uniti, unfcccStampa questo articolo
26 responses so far
26 Responses to “Ancora lontano un secondo accordo sul Clima”
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# Junobon Giu 24th 2009 at 11:37
Complimenti, bel pezzo.
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# Giulioon Giu 24th 2009 at 12:13
I paesi in via di sviluppo si mostrano volenterosi nel perseguire un accordo non certo perchè temono il cambiamento climatico o hanno a cuore la salute del pianeta, bensì perchè più prosaicamente ciò significherebbe un trasferimento di tecnologia e di ricchezza dai paesi sviluppati verso di loro.
I paesi sviluppati dal canto loro, non pensano certo di farsi dissanguare per il bene di altre nazioni, poichè nonostante le dichiarazioni di facciata, l’animo dell’uomo è profondamente egoista. E così, tutti in frenata: Obama, nonostante tutta la sua buona volontà, non riuscirà a far approvare dal Congresso delle misure alquanto misere per il 2020, neanche degne del già miserrimo Kyoto; il Giappone propone quote ridicole; il Canada non si capisce neanche cosa propone; l’Europa si muove in ordine sparso, con i paesi dell’est già sull’orlo del collasso a causa della crisi che hanno altro a cui pensare che non ad un gas in tracce, ma anche la verde Germania che inizia a porre dei distinguo, per esempio per salvaguardare la sua industria pesante.
Il nostro paese, giustamente allineato con i più recalcitranti stati europei, mira a salvaguardare la sua produttività cercando di non commettere l’errore di Kyoto, ovvero firmare un protocollo inutile che non saremo capaci di mantenere, con il conseguente ulteriore e pesantissimo giogo di dover poi pagare delle multe che sarebbero la mazzata finale per le nostre dissestate finanze.
In effetti però il nostro governo dovrebbe assumere una posizione più netta, seppur si capisce come le parole di Frattini rientrino nel normale rituale politico e diplomatico di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Le parole citate nell’articolo tuttavia se le poteva risparmiare, poichè qualcuno dovrebbe spiegare all’Italia, così come al resto del mondo, cosa c’è di preoccupante nell’eventuale (e per adesso remota dato che tra l’altro la banchisa è in ripresa dal 2007) fusione dei ghiacci marini artici.
E così tutto va com’era ovvio, accordi ridicoli che forse verranno faticosamente raggiunti dopo un grave sperpero di tempo, che verranno da più parti non mantenuti come sta avvenendo per Kyoto, che in ogni caso non avranno alcun effetto sul clima, i soliti furbi che si faranno i loro guadagni ed il mondo che andrà avanti come ha sempre fatto, ovvero progresso graduale delle tecnologie ed utilizzo delle materie prime più convenienti fino a che saranno appunto convenienti; dopo di che si passerà a nuovi modi, sperabilmente rinnovabili e sostenibili e magari con ogni nazione autosufficiente per il proprio benessere (sognare non costa niente).
Nel frattempo la natura se ne infischierà di modelli, di accordi e di CO2 ed il clima fluttuerà come ha sempre fatto seguendo le proprie leggi e le proprie bizze.
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# Claudio Costaon Giu 24th 2009 at 12:28
@ Giulio
Pensa che Silvestrini ( direttore scientifico Kyoto club..e molto altro) ha avuto l’ardire di affermare domenica 21 06 2009 su raitre che Obama vuole ridurre le emissioni dell’80%!
Se inizio a ridere adesso smetto quando iniziano a cadere le foglie. -
# Junobon Giu 24th 2009 at 14:35
@ Giulio
ma il problema esiste. e la mobilitazione complessiva, anche dal basso, è un fatto. Così come è un fatto la complessiva insostenibilità ambientale – e sottolineo ambientale – delle aree urbane e industriali.
Per stimolare il dialogo: tu cosa proporresti considerato che la questione ambientale è empiricamente evidente? -
# Maurizio Morabitoon Giu 24th 2009 at 17:02
“dati sempre più preoccupanti sulla fusione dei ghiacci artici”
a quali dati ci si riferisce, nell’affermazione qui sopra?
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# Maurizio Morabitoon Giu 24th 2009 at 17:04
@Claudio Costa
La promessa di Obama e’ per il 2050, anno in cui potremo chiederne conto all’arzillo ottantanovenne, sicuramente al suo undicesimo mandato consecutivo…
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# Giulioon Giu 24th 2009 at 17:20
@ Costa
spero che Silvestrini si riferisse al 2050. Peccato che se anche fosse riconfermato per una seconda candidatura, Obama non può governare oltre il 2016. Quindi, comunque la mettiamo, se quelle sono esattamente le sue parole, Silvestrini ha detto una castroneria. Inoltre tutti sono bravi a far promesse lontanissime nel tempo e dalla propria responsabilità. Chissà che questa non sarà proprio la piega che prenderanno gli accordi di Copenaghen.
@Junob
Concordo che un problema di sostenibilità esiste, eccome se esiste! Vogliamo far qualcosa di davvero utile e concreto per cercare di migliorare l’ambiente e muoverci verso una rinnovabilità delle fonti energetiche?
Perchè invece di sperperare soldi in folli progetti di sequestro del carbonio non mettiamo in piedi una vera rete di riciclaggio e di smaltimento sostenibile dei rifiuti e/o di sistemazione idro-sismo-geologica del territorio (in questo caso mi riferisco soprattutto al caso italiano), prevenendo così inquinamento del suolo e disastri che causano migliaia di vittime, quelle sì, vittime reali ed attuali?
Perchè l’unione europea invece di incentivare l’uso di biocarburanti e biocombustibili (etanolo, biodiesel, pellets, ect) che forse, e sottolineo forse, avranno un bilancio zero del carbonio, ma durante la combustione producono più particolato di un normale autovettura diesel, proprio quel particolato che a sua volta genera quegli aerosol appestanti in tutte le grandi aree urbane della Terra, causa prima del proliferare di tumori nel mondo occidentale, tumori che causano centinaia di migliaia se non milioni di vittime, quelle sì, vittime vere del nostro stesso progresso, non crea una vera infrastruttura per una mobilità elettrica che consumi energia per un terzo dell’attuale e che liberi totalmente le aree abitate da gas nocivi, quelli sì, nocivi per davvero, non come la CO2?
Perchè invece di imporre quote generali ad ogni paese e poi sanzioni che vanno ad impoverire i paesi stessi, tutte le risorse disponibili non vengono utilizzate per incentivare e sviluppare in maniera massiccia l’uso di fonti di energia rinnovabile che hanno il principale pregio di poter rendere energeticamente indipendente ogni popolo della Terra poichè presenti ovunque e non lasciamo in pace tutte quelle industrie o comunque apparati produttivi che per loro natura adesso producono enormi quantità di CO2, ma producono anche quella ricchezza necessaria a fare ricerca e a sviluppare i mezzi futuri di produzione di energia di cui poco sopra?
Forse la novella dell’AGW era nata con nobili intenti, anche se in realtà ne dubito. Ma adesso che è diventata una religione sta portando decisamente a degenerazioni che non solo non hanno niente a che vedere con l’ambiente, ma che anzi porta a decisioni con esclusivi intenti politici ed economici che vanno sicuramente contro il rispetto dell’ambiente e dell’uomo.
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# Paolo R.on Giu 24th 2009 at 19:02
@Morabito
Guarda che sui ghiacci artici non c’è – purtroppo – molto da fare
Ad esempio qui http://www-nsidc.colorado.edu/arcticseaicenews/
trovi scritto
“According to scientific measurements, Arctic sea ice has declined dramatically over at least the past thirty years, with the most extreme decline seen in the summer melt season.Dai, ormai l’ammette anche Frattini…
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# Paolo C.on Giu 24th 2009 at 20:30
E’ stato pubblicato il rapporto di sintesi del convegno climatico di Copenhagen dello scorso marzo:
http://www.pik-potsdam.de/news/press-releases/files/synthesis-report-web.pdf
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# La redazioneon Giu 24th 2009 at 22:28
Si chiede cortesemente di fare il possibile per attenersi al tema trattato dal post, ossia lo stato delle nogoziazioni pre-COP15Copenhagen.
Sulla fenomenologia dei cambiamenti cliamtici avremo tanti altri post
Sul tema del report della conferenza di Copenhagen ne parleremo a breve, è in corso la traduzione dell’ultimo post di Realclimate che servirà come base di discussione
http://www.realclimate.org/index.php/archives/2009/06/a-warning-from-copenhagen/
Grazie -
# Claudio Costaon Giu 25th 2009 at 07:35
Intanto in Francia si avanzano dubbi
http://alternativenergetiche.forumcommunity.net/?t=28889638&view=getlastpost#lastpost
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# Diegoon Giu 25th 2009 at 10:32
@ Giulio
Posso chiederle cosa intende quando dice che “… Forse la novella dell’AGW era nata con nobili intenti, anche se in realtà ne dubito”?
In che senso? Con quali intenti sarebbe nata? E perché non applica la stessa logica alle voci negazioniste? Magari verrebbe fuori che sono finanziate e sostenute da lobby, gruppi di potere e industrie che hanno a disposizione denaro e strumenti imponenti, dispiegati con lo scopo precipuo di seminare dubbi, incertezze e confusioni in modo da rallentare processi di innovazione che non sono solo tecnologici, ma anche (e forse soprattutto) normativi…
E, per restringere un po’ il discorso, secondo lei non c’è proprio nessuna relazione tra la posizione del “nostro paese, giustamente allineato con i più recalcitranti stati europei” (wow!) e la storica incapacità del nostro paese di innovare, snellire, favorire la competizione e scardinare monopoli e posizioni di rendita, uscendo dalle strette di quel capitalismo familiare che poteva andare bene (forse) negli anni Cinquanta, ma che oggi denuncia limiti sempre più evidenti in termini di competitività? su un mercato che, sarà un caso, sta individuando nella “green economy” una via di uscita da una situazione insostenibile?
Grazie -
# Claudio Costaon Giu 25th 2009 at 14:11
@ Diego
forse ti possono interessare questi miei articoletti sugli scopi politici dell’IPCC
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# Diegoon Giu 25th 2009 at 18:59
Grazie Costa, l’ho letto, ed è davvero straordinario. Anche se ritira fuori Battaglia (ah beh, allora…), anche se contesta, citando Lindzen, l’utilità del passaggio a un’economia non dipendente dai combustibili fossili (ma lei, Costa, ha mai sentito parlare di inquinamento o geopolitica? Secondo lei, come mai gli “Angloamericani” hanno invaso l’Iraq? Per esportare la democrazia?), anche se rilancia la storia delle pressioni politiche sulla stesura delle Sintesi per i decisori politici (che ci sono state e ci sono, ma in senso opposto a quello che lei ritiene, dia un’occhiata agli atti della Conferenza di Bali, tanto per dirne una), ci regala uno squarcio di chiarezza quando scrive:
“In termini politici si potrebbe interpretare, maliziosamente, così: la Russia ha un economia che si basa sulla vendita di gas e petrolio all’Unione Europea, che invece per colpa del protocollo di Kyoto sta effettuando scelte energetiche dannose alla Russia, come: risparmio energetico, carbone pulito e nucleare, l’eolico e il biogas. Questo per i più furbi, per gli altri, il solare e la bioenergia. Di fatto il protocollo di Kyoto danneggia la Russia, quindi non ha fondamenti scientifici!”
Lo dice lei: i governi (ma per fortuna parecchie cose stanno cambiando) osteggiano l’implementazione del protocollo e delle misure di regolamentazione perché ritengono che possano danneggiare le loro economie.
Adesso mi è tutto più chiaro, grazie.
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# NoWayOuton Giu 25th 2009 at 23:32
“le emissioni di gas a effetto serra sono essenzialmente una conseguenza diretta dell’uso dei combustibili fossili, e i bisogni dell’umanità sono tali che essa utilizzerà tutte le risorse disponibili in ogni momento, perché questa è una necessità assoluta per lo sviluppo e perché intere comunità possano uscire dalla miseria”
Questa citazione dal primo dei due link di Costa ai miei occhi rende palese come dietro gli “scettici” ci sia spesso l’ideologia per giudicare la scienza, cosa che invece criticano ai “serristi”. Una particolare idea della societa’, dell’uomo e dei suoi comportamenti sociali, infatti, cos’e’ se non ideologia?
Ed e’ propio per questo, rientrando in topic, che l’accordo sul clima e’ ancora lontanto; perche’ in fondo, al di la’ delle parole di convenienza politica, questa e’ l’ideologia dominante. Il compito a Copenhagen e’ quindi ancora piu’ difficile, non si lotta solo contro i diversi interessi delle varie nazioni ma anche contro se stessi.
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# Giulioon Giu 26th 2009 at 00:11
@ Diego
dammi del tu, per carità
.I nobili intenti sarebbero stati eventualmente quelli di indirizzare il mondo verso un’economia energetica libera da fonti fossili, che si approvigionasse da fonti sempre rinnovabili e disponibili ovunque, così che ogni nazione potesse provvedere da sola alla propria ricchezza e al proprio benessere senza danno per l’ambiente in cui viviamo.
Invece ne dubito perchè la storia dell’uomo non pullula di personaggi così magnanimi e desiderosi del bene ecumenico più che esclusivamente del proprio. Molto più probabile che l’input politico iniziale all’AGW sia partito dalla lady di ferro per proteggere gli interessi energetici d’ Oltremanica e creare una forte spinta, che facesse anche buona presa emotiva sulle folle, al nucleare. Ci potrebbero essere anche doppi fini perfino più torbidi, ma non è questo il luogo per discuterne, sarebbe decisamente OT. Una volta partito il carrozzone, molti ci sarebbero saliti sopra per gli interessi più disparati, tutti però di natura squisitamente politico-economica.
Per inciso, anche ai giorni nostri la novella CO2 servirà da alibi ai fautori del nucleare. Vedrai che la userà il nostro governo, forse avrai sentito che Gordon Brown (sinistroide, a dimostrazione che il colore politico non influisce) l’ha già usata a tal fine. Per la somma beffa degli ambientalisti, il loro furore anti CO2 servirà per disseminare il globo di scorie nucleari. Bel risultato. Se lasciassero da parte il loro fanatismo e si indirizzassero verso la giusta direzione in modo razionale invece che indottrinando le masse con la novella AGW, forse eviterebbero effetti collaterali che sono peggiori di qualsiasi altra cosa vogliano evitare.
Riguardo all’applicare la stessa logica ai negazionisti, non ho capito bene cosa intendessi, comunque se il loro scopo era quello di fermare questa follia, direi che hanno decisamente fallito. Che siano scienziati, opinionisti, giornalisti, gente comune, politici sono trattati come appestati e nessuno li ascolta. Esiste una sola religione, l’ AGW, il negazionismo è una setta misterica. Evidentemente le lobby di cui parli non sono poi così potenti, mentre altrettanto evidentemente lo sono quelle che stanno dietro l’AGW.
Del nostro paese, la coincidenza che hai evidenziato (allineamento negazionista e storica capacità ad innovare), ritengo sia casuale e nella fattispecie derivi semplicemente da una contrapposizione ideologica, anch’essa tipica italiana. L’Italia è priva di combustibili fossili e le sue industrie non producono più CO2 di qualsiasi altro paese industrializzato. Green economy? Una parola, anzi un paio, di cui tutti adesso si riempono la bocca, senza sapere bene neanche cosa vuol dire, solo perchè le ha pronunciate Obama.
Il mondo si muoverà verso il rinnovabile prima o poi (e dunque senza emettere una solo grammo di CO2), dato che, per definizione, tutto ciò che non è rinnovabile prima o poi finirà. Ma si muoverà secondo le regole che ha sempre e necessariamente seguito, ovvero quelle del mercato e della convenienza e dell’economia in genere. E non ci sarà accordo che tenga, Copenaghen, qualsiasi cosa sarà, sarà un fallimento, così come lo è stato Kyoto.
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# diegoon Giu 26th 2009 at 01:36
@Giulio
Ok per il tu.
Solo una precisazione, nella speranza di non andare troppo fuori tema o di tediare gli altri lettori.
Con buona approssimazione, credo che con “green economy” ci si riferisca, più o meno consapevolmente, a un modello economico che, prendendo spunto dai lavori di Daly, Georgescu-Roegen, Brown, Lovins, McDonough & Braungart, Boulding e Bologna cerchi di modificare l’assunto (gli assunti) su cui si basano i modelli economici “classici” e “neoclassici”. Per green economy si intende, credo, il passaggio da un sistema in cui si postulano a monte risorse inesauribili e a valle spazio infinito per stoccare i rifiuti, con al centro il sistema economico, che ha come unico fine la massimizzazione della crescita, valutata attraverso indicatori come il PIL. La green economy considera quindi l’economia come parte della biosfera, che viene presa a come modello di funzionamento (in natura non ci sono rifiuti, i cicli sono chiusi e i biomi, pur connessi alla biosfera, hanno specificità “locali). Si tratta di un ribaltamento di paradigma sostanziale, basti pensare a cosa potrebbe voler dire progettare un’automobile con l’obiettivo di non avere rifiuti o scarti al termine del suo ciclo di vita. Se ciò avvenisse, tra l’altro, davvero non starei a domandarmi se il progettista era animato dalla volontà di salvare il pianeta o dalla brama di denaro e fama.Concludo con una domanda. Perché tanto scetticismo a proposito del ruolo dell’uomo nel modificare il ciclo del carbonio? Se avverrà, saremo i principali responsabili della sesta estinzione, intanto continuiamo con indifferenza a cancellare la biodiversità a un ritmo sconosciuto in natura. Abbiamo alterato la chimica dell’atmosfera, della litosfera e dell’idrosfera, disperdendo inquinanti e interferendo con i cicli naturali come quello dell’azoto. Abiamo danneggiato lo strato di ozono, abbiamo in sostanza dimostrato la fondatezza della teoria di Crutzen sull’antropocene. E quindi mi chiedo: questo scetticismo non sarà in larga, larghissima misura determinato dal fatto che la combustione di combustibili fossili produce proprio CO2, e che la “megamacchina” (e qui faccio riferimento a Latouche prima maniera) dei combustibili fossili è la pìù ricca e capace di influenzare opinioni e atteggiamenti mai comparsa nei dodicimila anni di civilizzazione umana e ha tutto l’interesse a che nulla cambi?
Grazie
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# Claudio Costaon Giu 26th 2009 at 07:49
@ Diego, non Giulio scusate
Claudio Costa on Giu 26th 2009 at 07:39
@ GiulioI blog sono un isola felice proprio perchè contano solo i cervelli e non i galloni, questo permette che un incompetente come me possa dicutere con esperti, una vera magia possibile solo nel web, quindi dammi del tu.
” Lo dice lei: i governi (ma per fortuna parecchie cose stanno cambiando) osteggiano l’implementazione del protocollo e delle misure di regolamentazione perché ritengono che possano danneggiare le loro economie”
e aggiungo , ma soprattutto che non serve assolutamente a nulla.
Sulla sceta energetica ogni stato si gioca il futuro, e la possibilità di competere con gli altri nei costi di produzione è innegabile che ci siano interessi colossali dietro queste scelte, ti ricordo infatti che hansen e Houghton sono nuclearisti e che in Italia quelli che stanno facendo delle fortune immense grazie al protocollo di Kyoto sono Marcegaglia ( con gli inceneritori e il solare) e De Benedetti ( con la Sorgenia solare e rinnovabili)
In tutto questo non bisogna confondere, inquinamento ed emissioni, basti pensare alla combustione del metano che produce pochissimo inquinamento, mentre le verdi rinnovabili, biomasse ( legna pellets cippato colture energetiche rifiuti biogas gassificazione ecc) alla combustione danno inquinamenti enormi. Il biogas in termini di nox, solfati, e polveri sottili, il syngas potrebbe avere addirittura diossine la legna e il resto non ne parliamo neanche.
Tutte fonti inquinanti ma abbondantemente irrorare di contributi che paghiamo tutti noi perdendo competitività. -
# Daniele Pernigottion Giu 26th 2009 at 19:47
Non pensavo che il mio pezzo sui lavori di Bonn avrebbe sollevato un tale vespaio di reazioni, anche se vi confesso che molti commenti mi sono sembrati più l’espressione della voglia di creare un po’ di confusione che quella di replicare od approfondire quanto riportato nel post.
Cerco di riportare un po’ di calma e di ordine al dibattito, chiarendo però fin da subito che non ho alcuna intenzione di cercare di far cambiare parere a chi ritiene che i cambiamenti climatici siano una bufala. Se uno vuole crederlo ha tutto il diritto di farlo, anche se mi permetto di riportare il pensiero di Kofi Annan che condivido totalmente:
“Pochi ostinati scettici stanno ancora spargendo dubbi sui cambiamenti climatici. Loro dovrebbero essere visti per quello che sono: non al passo, senza argomenti e fuori dal tempo”.Ho citato Kofi Annan per cercare di trasmettere il respiro che a livello internazionale c’è su questi temi, così come la sensazione di aria sfittica che uno ha quando ritorna in Italia e sente parlare delle solite cose, come la bufala dei ghiacci che stanno tornando ad espandersi all’Artico (smentita abbondantemente da climalteranti e da altri articoli successivi nella stampa italiana), il presunto fallimento di Kyoto (ma questo meriterebbe un post ad hoc), il dibattito scientifico da bar finalizzato più a dimostrare la propria competenza al proprio interlocutore che a cercare di aumentare davvero a propria conoscenza.
Ma torniamo a Bonn e Copenhagen. Bonn è stato solo un piccolo (molto piccolo…) passo avanti, ma la vera negoziazione è in realtà appena iniziata, perché il 2008 è passato nell’attesa da parte di tutto il mondo che Bush e la sua delegazione togliesse il disturbo.
La sensazione è che adesso si faccia davvero sul serio, anche se ciò non emerge dai risultati. Del resto la negoziazione è sempre così, perché tutto si sbroglia solo all’ultimo momento quando ormai ogni risultato sembra impossibile, in quanto ognuno vuole essere sicuro di non concedere più di quello che concedono gli altri.Del resto siamo davvero davanti ad un negoziato dalla portata realmente storica e direi rivoluzionaria, perché porterà a fare intraprendere al mondo intero un diverso modello di sviluppo.
E’ questo ciò su cui vorrei invitare a riflettere e discutere. Dal mio punto di vista ciò che sta accadendo è quasi cristallino. I prossimi mesi vedranno un innalzamento della tensione negoziale e Copenhagen si svolgerà con la tensione di una corda di violino… ma alla fine il risultato ci sarà.
Posso sicuramente sbagliarmi, ma l’aumento di attenzione sul tema che si vede sempre di più a livello internazionale (nonostante il nostro torpore nazionale), mi fa pensare come il fallimento non sia una soluzione possibile.Nessuno potrebbe davvero permettersi di far fallire il nuovo accordo.
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# NoWayOuton Giu 26th 2009 at 21:46
Cito esplicitamente Daniele Pernigotti su due punti.
“Del resto la negoziazione è sempre così, perché tutto si sbroglia solo all’ultimo momento quando ormai ogni risultato sembra impossibile”
Mi viene in mente Bali e il finale al cardiopalma quando, nonostante l’intervento in prima persona del Segretario Generale Ban Ki-moon, sembrava che dovesse saltare tutto per il rifiuto degli USA, lasciati soli anche dal fidato Giappone. Un susseguirsi di interventi forti, frasi del tipo “your statement is NOT welcome and without any basis” (Sud Africa) o “we asked you to lead and if you’re not willing to lead, get out of the way” (Papua-Nuova Guinea) o Tuvalu che li invita a mettere nero su bianco la loro posizione e lascar lavorare gli altri.
Mezz’ora di interventi su questo tono, poi la “capitolazione” degli USA e la seriosa platea che esplode in un boato liberatorio.
Questa volta sarebbe bello se si riuscisse ad evitare un finale cosi’ …“Nessuno potrebbe davvero permettersi di far fallire il nuovo accordo.”
Un accordo saltera’ fuori, nessuno e’ contrario ad intervenire e tantomeno qualcuno potrebbe farsi carico del fallimento del negoziato. Il rischio e’ pero’ che questo porti a giocare al ribasso, che l’accordo si trovi su un livello minimo. Questo avrebbe una duplice nefasta conseguenza, essere inutile e dar modo ai “contrari” di sostenere che questi accordi sono inutili. Lo faranno lo stesso, anzi lo fanno gia’; ma almeno che non si presti il fianco.
A Copenhagen non basta quindi trovare un accordo, deve essere un buon accordo. Non e’ concesso fallire. Personalmente sono mediamente ottimista, ma gli agguati sono sempe dietro l’angolo. -
# Giulioon Giu 26th 2009 at 22:33
@ Diego
interessante la tua definizione di green economy, ammetto candidamente di non conoscere neanche uno degli autori che hai citato
sono tutte belle parole e bei concetti, ma preferisco guardare ai passi immediati, un mondo ideale siffatto è lungi dal realizzarsi.Non so se la tua domanda sullo scetticismo fosse riferita a me personalmente o fosse la richiesta di una interpretazione generale della posizione degli scettici. Se è giusta la seconda, sinceramente non capisco proprio dove tu veda tutto questo scetticismo. Gli scettici sono pochissimi ed in posizione isolata. Casomai ci si deve chiedere il contrario: perchè tutta questa convinzione che le emissioni umane modifichino il clima?
E’ vero che stiamo modificando la chimica del mondo in cui viviamo, ma non condivido il fatto che stiamo cancellando la biodiversità a ritmi sconosciuti; le specie viventi si sono sempre avvicendate nella bio-storia della Terra. Anche parlare di sesta estinzione mi sembra una preoccupazione ai limiti del fanatismo.No, non credo che qualcuno abbia interesse a che nulla cambi. Anche perchè, panta rei, non ci si può sottrarre al cambiamento, niente è immutabile. E le tanto vituperate compagnie petrolifere sono le prime a sapere che le risorse sono limitate, anzi, nessuno meglio di loro sa quando in realtà finiranno e stanno già prendendo le loro contromosse, in barba agli ambientalisti che le credono impegnate a contrastare le tesi dell’ AGW, mentre in realtà si stanno preparando per i tempi avvenire cercando di mantenere il monopolio sulle tecnologie future.
Nessuno può avere interesse a che niente cambi, perchè necessariamente tutto cambierà e cambierà molto presto.
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# Giulioon Giu 26th 2009 at 22:55
@ Pernigotti
Il mio primo intervento mi sembra abbastanza on topic, poi è chiaro che dialogando un pò si esce dal seminato, col rischio di creare confusione.
Com’è evidente dalle mie parole, ovviamente non credo minimamente che le emissioni umane modifichino sostanzialmente il clima, nè che un mondo più caldo sarebbe un mondo peggiore. Credo che la storia della CO2 sia una cortina fumogena per gli spettatori, dietro la quale si gioca una partita economica-politica di tutt’altra natura.
Giusto un paio di domande. Non ho ben capito quale sarebbe il piccolo passo avanti fatto a Bonn, potresti dirmelo in 2 parole? E perchè NESSUNO può permettersi un fallimento a Copenaghen, cos’è che TUTTI rischiano con un fallimento?
ps. riguardo Hannan, meglio fuori dal tempo che fuori di testa

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# Giulioon Giu 26th 2009 at 23:15
Annan, pardon

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# Daniele Pernigottion Giu 27th 2009 at 12:06
bene adesso mi sembra che le riflessioni siano più centrate sul tema..
@ No way out
Condivido le tue posizioni. Sarebbe bello non arrivare a quel finale al cardiopalma di Bali… ma ho paura che ci arriveremo.
Anch’io sottointendevo un buon accordo e non un accordo fine a se stesso… e rimango vigile sui possibili agguati sempre possibili@ Giulio
1) I piccoli passi avanti di Bonn sono rappresentati dall’avere inizato a ragionare sui numeri di riduzione delle emissioni e quindi a negoziare realmente i tagli, … oltre a qualcosa sul fronte trasferimento delle tecnologie.
2) E’ evidente che non puoi capire ciò che tutti rischiano, dal momento che non ritieni significativa l’azione umana sul riscaldamento del pianeta e non vedi i rischi di un mondo più caldo. Per tutti gli altri che non la vedono come Giulio il rischio è rappresentato dai danni legati ad una temperatura media del pianeta > di 2°. -
# stefanoon Giu 27th 2009 at 16:14
Un mio vecchio prof. mi diceva sempre di confrontarsi con la criosfera per capire quanto l’uomo influisce, o meno, sul clima.
Una cosa è innegabile: se l’uomo non influisce sul clima tanto di guadagnato..anche se i problemi di inquinamento ambientale sono enormi e comunque, per corollario, ciò che stà accadendo in questi ultimi 10-15 anni in artide non è mai avvenuto nella storia climatica del nostro pianeta: in questo caso (di ininfluenza cioè dell’uomo sul clima) stiamo assistendo ad uno strano fenomeno e cioè l’assenza di un fenomeno causa-effetto e la contemporanea manifestazione di un evento eccezionale per il clima artico.
A volte però la soluzione più semplice è anche quella giusta.. -
# Giulioon Giu 27th 2009 at 16:32
@ Pernigotti
E cos’altro avrebbero dovuto fare se non iniziare a ragionare sui numeri di riduzione delle emissioni? ..se questi sono i passi avanti…:-)
Nella mia seconda domanda avevo posto l’accento sul “NESSUNO può permettersi” e “TUTTI rischiano”.
Fermo restando infatti che non capisco i rischi che in generale può correre un mondo più caldo (e fermo restando che non hai risposto alla mia domanda rifugiandoti dietro la mia incapacità di comprensione), quello che in realtà volevo sapere è perchè TUTTI, ma proprio TUTTI, rischino qualcosa quando il quarto rapporto IPCC afferma testualmente: “per aumenti di temperatura media globale inferiori a 1-3° C sopra i livelli del 1990 le proiezioni indicano che alcuni impatti porteranno benefici in alcune regioni e alcuni settori…”non è la domanda oziosa o provocatoria di un negazionista quale sono, è un quesito assai lecito, dal momento che non si capisce perchè alcuni paesi dovrebbero impegnarsi a ridurre le emissioni se secondo le vostre fantaproiezioni a 90 anni tali paesi non solo non sperimenterebbero svantaggi, ma anzi ne sarebbero avvantaggiati! …tutto ciò a riprova che questi accordi globali, quando ci sono, vengono siglati non certo per un ipotetico quanto ridicolo salvataggio del clima, bensì come risultato di una partita che vede in ballo ben altra posta.
Intanto stanotte il Congresso ha approvato per il rotto della cuffia (pochi voti di scarto e con più di 40 democratici che hanno votato contro) una legge (che adesso deve passare lo scoglio del senato) secondo la quale gli USA si impegnano a ridurre le proprie emissioni del 17% rispetto al 2005. Fate pure i vostri conti e vedrete che 17% in meno del 2005 significa che gli USA si impegnano ad emettere nel 2020 circa le stesse tonnellate di CO2 del 1990….:-) oh, povero Kyoto…:-) e su queste basi voi sperate in un buon accordo a Copenaghen?


