LIBERTA' DI PAROLA

Quanto dureranno le scorte dei combustibili nucleari ?? PARTE 1° – URANIO

Pubblicato in ECOLOGIA, TECNOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 27/06/2009


CERCANDO DI FARE CHIAREZZA POSTO 3 DIFFERENTI RISPOSTE CHE METTENO IN CONTRAPPOSIONE VIRTUALE 4 “ESPERTI”

2 AFFERMANO CHE L’URANIO BASTERA’ ANOCRA A LUNGO (FORSE MILLENNI)…

2 AFFERAMANO L’ESATTO OPPOSTO E SPINGONO PER LE ENERGIE RINNOVABILI


RISPOSTA N°1

Intervista a Isabelle Chevalley, presidente e fondatrice di Ecologie libérale’, partito svizzero di centro destra.

“Manca l’uranio per l’energia nucleare”

“Fin dal 1991 non si estrae abbastanza uranio per soddisfare l’esigenza di tutte le centrali nucleari del mondo, l’estrazione è talmente diminuita che nel 2003 metà del fabbisogno del metallo grigio è stato fornito dalle scorte militari.”

Lo sostiene la dottoressa Isabelle Chevalley, chimica, nonchè presidente e fondatrice del partito svizzero ‘Ecologie libérale’. Analisi che arriva in un momento piuttosto delicato, soprattutto nel nostro paese, dove si è deciso un ritorno al nucleare.Come noto, l’uranio è il metallo che viene utilizzato nelle centrali nucleari per produrre energia elettrica. In natura si trova pressoché ovunque, compresa l’acqua, ma la parte dell’uranio che interessa alle centrali nucleari è una elaborazione (arricchimento) dello stesso per aumentare la concentrazione di 235U rispetto al 238U, due isotopi dell’uranio. Ed è su questo che si concentra l’analisi della dottoressa Chevalley.“Dal 2001 il prezzo dell’uranio è decuplicato, da 7 dollari la libbra a più di 75 nel 2007(in sette anni si è registrato un aumento del 1.000% e la libbra ha raggiunto alla fine del 2007 il prezzo record di 106 dollari). Questo massiccio aumento di prezzo riflette l’incertezza che circonda la sua produzione. L’altro picco storico risale alla fine degli anni ’70 quando la richiesta di questo metallo è aumentata sia a livello militare che civile raggiungendo i 43 dollari per una libbra.”

Sappiamo, però, che il mercato è estremamente volatile e bisogna passare ai fatti per capire davvero quanto uranio sia ancora disponibile.

“Attualmente, non solo non vengono più scoperti grossi giacimenti di uranio, ma i giacimenti già scoperti non vengono pienamente sfruttati perché non conviene economicamente. I costi sarebbero troppo elevati. Di conseguenza, la progressiva mancanza di uranio comincerà a farsi sentire tra il 2015 ed il 2025, quando le centrali nucleari produrranno meno energia fino a fermarsi del tutto.”Come accennato all’inizio, le centrali nucleari di oggi, che sono circa 450 nel mondo, funzionano grazie all’uranio estratto, ma anche in buona parte dalle riserve militari. E a sentir parlare la dott. Chevalley non ci sono molte speranze di trovare nuovi giacimenti, ma essendo un metallo presente pressoché ovunque, l’uranio è virtualmente estraibile anche da altre fonti, compresa l’acqua.

Nel mare, per esempio, sono disciolti ben 4 miliardi di tonnellate di uranio naturale, ovvero quanto basterebbe per rifornire le centrali nucleari attuali per 60.000 anni. Ma questo, purtroppo pare non risolvere il problema.(Oggi il consumo dell’Uranio ha superato la produzione (che raggiunge i 78.000 tonnellate di Ossido di Uranio – fonte: WNA), e i giacimenti esistenti si stanno esaurendo. Inoltre il 33% della produzione proviene dalle scorte militari e civili che dovrebbero diminuire del 70% entro il 2030, mentre l’estrazione crescerà solo del 20%. Le attuali riserve naturali sono di 4,75 MtU, sufficienti a coprire le esigenze per parco nucleare esistente per 70 anni, ma la World Nuclear Association (WNA) stima che la capacità nucleare installata potrebbe anche raddoppiare entro il 2030 e generare una domanda totale di uranio di 6 MtU). Questa situazione strutturale ha portato ad un aumento eccezionale delle riserve dal 2003, (salvo un’improvvisa riduzione delle transazioni spot nel primo quadrimestre del 2008) e prefigura nei prossimi anni ad una ripresa dell’attività di ricerca di nuovi giacimenti di Uranio.

“La centrale nucleare di Leibstadt in Svizzera utilizza ogni anno 155 tonnellate di uranio, il volume d’acqua di mare che servirebbe per estrarlo corrisponde a 52 miliardi di metri cubi, ovvero due terzi del lago di Ginevra. Per pompare una tale mole di acqua consumerebbe tutta l’energia ipoteticamente prodotta”.

Un altro esperimento è stato tentato dall’Agenzia Nucleare Giapponese: “In Giappone hanno immerso nel mare degli oggetti simili ad alghe lunghe cento metri prodotte con un materiale capace di attrarre l’uranio. Per rifornire la stessa centrale di Leibstadt di cui sopra, bisognerebbe sommergere seicento mila oggetti simili (in un’area pari a quella della Valle d’Aosta). Ogni due mesi li si dovrebbero raccogliere per passarli in un acido capace di recuperare l’uranio e quindi riportare questi oggetti in mare. Sarebbe un’opera ciclopica senza contare gli inconvenienti per la pesca e per la navigazione. Bisogna quindi porre fine all’utopia che l’uranio ‘marino’ possa risolvere tutti i problemi di approvvigionamento”.Per la dottoressa Chevalley, aprire nuove centrali sarebbe un errore sia politico che economico.

“Uno studio francese ha dimostrato che investendo nelle energie rinnovabili e in politiche di risparmio energetico, lo stesso importo necessario per la costruzione di una nuova centrale nucleare, circa 3 miliardi di euro, si arriverebbe a produrre il doppio di energia elettrica”.

I difensori delle centrali nucleari sostengono, però, che attraverso le fonti rinnovabili non si potrà mai ottenere la stessa quantità di energia prodotta, più facilmente, con il nucleare. Ma Isabelle Chevalley non è d’accordo.

“Prendo l’esempio di un’azienda tedesca che produce pannelli solari termici ad alta temperatura Quest’azienda sostiene che coprendo con centrali ‘eliotermodinamiche’ solo l’uno per cento del deserto del Sahara l’energia prodotta basterebbe all’intero fabbisogno mondiale. Con questo non voglio che ci si debba concentrare su una sola fonte, ma il potenziale di tutte le fonti rinnovabili è davvero enorme e soprattutto bisogna smettere di dire che costa troppo Quante guerre sono state fatte al fine di garantire l’approvvigionamento energetico? Quante sono state le sovvenzioni al nucleare, al carbone ed al petrolio? Le energie rinnovabili non sono solo ecologiche ma anche economiche”.

RISPOSTA N°2

di ANDREA MACCO giornalista,autore di svariati articoli per Il Giornale e creatore e responsabile del blog L’UNIVERSO IN CLESSIDRA

Torno ancora sul tema Centrali Nucleari (per leggere gli altri post basta cliccare sull’omonima categoria) con una domanda che mi sento continuamente rivolgere:

se il petrolio è certo che si esaurirà e probabilmente pure a breve (se siamo arrivati al “picco di produzione”, allora la stima con questi ritmi di consumo è sui 50-80 anni al massimo), perché non dovrebbe valere lo stesso con l’Uranio? Anzi, sento esperti che parlano di scorte di Uranio al massimo per i prossimi 25 anni…

Ha fornito una ottima risposta su il Giornale, con tanto di discussione e di numeri alla mano,  Franco Battaglia (docente di Chimica dell’Ambiente a Modena, esperto internazionale di tematiche energetiche, fondatore dell’Associazione Galileo; qualche info biografica in più qui).

La riporto:

Innanzitutto, l’uranio che è previsto esaurirsi entro alcune decine d’anni è l’U-235 delle riserve attualmente utilizzate (quindi senza tenere conto né di quelle ancora da utilizzare né di quelle fantastiche del mare). In ogni caso, l’U-235 è meno di un centesimo dell’uranio naturale che contiene, cento volte di più, U-238. Poi, sulla Terra abbiamo il torio-232, almeno il doppio dell’U-238. Quelle decine d’anni di cui sopra vanno moltiplicate almeno per 100 (senza che ancora si sia toccato l’uranio nel mare).

Fin qui l’aritmetica. Ora la fisica: è vero che solo U-235 è fissile, ma l’U-238 e il Th-232 sono fertili e, in reattori autofertilizzanti, si trasformano rispettivamente in Pu-239 e in U-233, che sono fissili (e la fissione del Pu-239 avviene già negli attuali reattori).

Una parola vorrei però dirla all’amico Libero, che sponsorizza la tecnologia di produzione elettrica, la fotovoltaica (FV), che non solo è la più costosa al mondo (se un impianto nucleare costa 3 miliardi, un equipollente FV costa 60 miliardi), ma che, anche, non può fare assolutamente a meno della presenza di impianti convenzionali, necessari quando il sole non brilla, per cui gli impianti FV hanno una sola funzione: far risparmiare il combustibile di quelli convenzionali.

Di conseguenza, quando questo sarà esaurito (come, io pavento, avverrà «presto» per petrolio, gas e carbone, ma come Libero paventa avverrà presto anche per uranio), gli impianti FV saranno inservibili perché non ci sarà più nulla da risparmiare.”

Franco Battaglia


A queste puntuali considerazioni vorrei precisare solo che la tecnologia dei reattori autofertilizzanti è stata adottata e migliorata tecnologicamente dai rettori di IV generazione, sia quelli raffreddati al sodio in fase ancora di studio, sia quelli al piombo che Russia e Del Fungo Giera Energia stanno già realizzando (vedi mioarticolo del 28 Maggio su il Giornale).

Se dunque le scorte di Uranio non sono infinite (nulla lo è se non – diceva Einstein – l’universo e la stupidità umana. E del primo non siamo nemmeno certi che lo sia), di certo non ci faranno stare a gola asciutta per i prossimi 250 anni (almeno).

Andrea Macco

RISPOSTA N°3

di  EDOARDO ,ex anti nuclearista sono di Pistoia, 34 anni che dice :

“lavoro come impiegato in un centro radiologico e sono appassionato di tutto ciò che riguarda l’energia nucleare. Ho avuto modo di leggere libri e dossier, partecipare a convegni e conoscere ingegneri nucleari (cito l’ing. Paolo Fornaciari ex direttore del settore nucleare Enel, il dott. Prinzi coordinatore dell’A.I.N) e sono convintissimo che nel futuro mix energetico italiano, oltre alle rinnovabili, al carbone ed ai tanto reclamati rigassificatori, il nucleare non potrà e non dovrà mancare.”

Vorrei con questa mia pregarVi nel diffondere la verità circa le informazioni relative alle scorte mondiali di uranio, visto che da un po’ di tempo ci sono alcuni signori ambientalisti che affermano che questo metallo radioattivo si esaurirà tra non meno di 50 anni….

Dunque:
i dati più affidabili sull’entità delle riserve di uranio ci vengono fornite dalla Nuclear Energy Agency e dalla International Atomic Energy Agency (Iaea): i giacimenti noti ammontano ad oltre 10 milioni di tonnellate. Ora, considerando che al mondo funzionano 440 reattori e che ognuno consuma in media 25 tonnellate (e non 65.000/70.000 come si racconta in giro!) le riserve note ad oggi sarebbero sufficienti per almeno 1.000 anni.

Anche se i reattori sono in aumento, la loro efficienza (meno consumo del combustibile e quantità di scorie nettamente inferiori), migliora sempre più; da sottolineare le recenti scoperte di nuovi giacimenti (come la miniera di uranio vicino Bergamo di cui Voi stessi avete dato notizia!). Tralasciando i reattori autofertilizzanti e la riconversione del combustibile nucleare presente nelle testate delle armi atomiche, un’altra enorme riserva di uranio è il mare. Qui, infatti, sono disciolte almeno quattro miliardi di tonnellate di uranio e già l’India ha iniziato la costruzione di un impianto pilota per l’estrazione (Bhabha Atomic Research Centre)

Importante anche il fatto che i maggiori produttori mondiali di uranio sono Canada ed Australia (paesi politicamente stabili) e che anche in Italia sono statiindividuati giacimenti in Piemonte e Trentino già dagli anni ’70.

A conferma, tutti questi dati sono stati pubblicati e analizzati anche sul dossier pubblicato su QUARK lo scorso aprile.

Inoltre, teniamo presente che un cittadino medio europeo, per tutte le sue attività vitali, ricreative, ecc. necessita, in un anno, 800 kg. di petrolio oppure di 500 kg. di carbone o, udite, udite di soli 20 grammi di uranio.


RISPOSTA N° 4

tratta dal blog CATETOM

Sperando,inutilmente,di essere ascoltato,voglio fare due considerazioni sulla disponibilità di uranio utile al funzionamento delle centrali nucleari.

I dati più affidabili da prendere in considerazione sono quelli della International Atomic Energy Agency(IAEA) e dicono che i giacimenti di uranio sono circa 10 milioni di tonnellate.Considerando che nel mondo sono in funzione 430 reattori (pochini vero?) e ognuno di questi brucia in media circa 60 mila tonnellate all’anno abbiamo un’autonomia di poco più di 160 anni,in pratica due generazioni.Se 60 mila tonnellate vi sembrano troppe,dovete valutare che le centrali nucleari funzionano con l’uranio-235, un isotopo abbastanza raro dell’uranio, che si trova in concentrazione dell’1% sul totale del minerale.Va detto inoltre che si estraggono 40 mila tonnellate all’anno,cioè molto meno di quello che si consuma.Poichè gli Stati Uniti sono spesso presi come modello,era giusto farlo anche per ciò che riguarda il nucleare:l’ultima centrale è stata costruita negli USA più di 10 anni fa,nel 1996.Che dite,forse un motivo,che certamente NON conosce Scaiola,ci sarà!


Una Risposta

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  1. Andrea "feynman82" said, on 28/06/2009 at 1:50 pm

    Grazie per la citazione nella discussione sulle scorte di uranio!
    Resto perplesso di altri pareri citati sull’argomento, in particolare su quello di chi si domanda perché non siano più state costruite recentemente centrali nucleari nel mondo. La risposta è semplice: perché si attendeva che venissero messe a punto le centrali di terza generazione avanzata (AP1000 ed EPR 1650MW) e perché il costo del petrolio negli ultimi anni era rimasto basso. Ora che sono state messe appunto nuove tecnologie e che il prezzo del petrolio ha preso a risalire, tutti si stanno muovendo nuovamente. Cina Giappone e Corea hanno in programma 90 centrali nucleari entro il 2030!

    Tornando al discorso sulle scorte: i conti che tanti presentano sono fatti sulla base dell’uranio consumato dalle centrali di seconda e terza generazione, e non sulle moderne di terza generazione avanzata (che sarebbe stato opportuno chiamare di 4 generazione se non avessero già chiamato così quelle in via di sviluppo e che andranno a plutonio, torio e bruceranno le scorie radioattive da esse stesse prodotte).

    Spero di esser stato chiaro e non troppo lungo.

    Cari saluti

    Andrea Macco, Fisico (ancora prima che giornalista!)


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