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Pubblicato in CELLULARI, ECOLOGIA, ECONOMIA, INFORMATICA, NEWS IN ENGLISH, POLITICA, SALUTE, SOCIETA', TECNOLOGIA, VARIE da Gabriele Pierattelli il 16/07/2009

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Una nuova era dell’abbondanza? EOLICO…Kitegen: ora si fa sul serio

Pubblicato in ECOLOGIA, INFORMATICA, POLITICA, SALUTE, TECNOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 06/07/2009

Con centinaia di migliaia di disoccupati in più ogni mese, con il crollo verticale dell’economia, con morbi, siccità, terremoti, incidenti e pestilenze varie che si abbattono da tutte le parti è difficile essere ottimisti.

A parlare di una “nuova era dell’abbondanza” si rischia addirittura di essere presi per matti, specie se si ha, come noi di questo blog, la fama di “Cassandre” istituzionali.

Eppure i nuovi sviluppi del progetto Kitegen ci prefigurano, addirittura, uno scenario di energia abbondante, a basso costo, affidabile e distribuita equamente.


Intendiamoci: è vero che una società avanzata che sia sostenibile non dipende SOLO dalla disponibilità di abbondante energia rinnovabile e “pulita” a basso costo; è vero che senza un imponente cambiamento “sistemico” ci troveremmo in ogni caso ad aggravare, a velocità crescente, i problemi  di depauperamento delle risorse e, più in generale, del pianeta, che stiamo già affrontando.

Nonostante questo una qualunque prospettiva di stabilizzazione DEVE in primo luogo passare da una RAPIDA transizione dalle fonti di energia “fossile” a quelle rinnovabili.

Abbiamo ed avremo bisogno di energia per nutrire la popolazione mondiale, per vestirla, per trasportarla, insomma per mantenere l’economia ed il sistema sociale mondiale, ANCHE abbandonando, mai troppo tardi, l’attuale dispendiosissimo e compulsivo vacuo consumismo globale.

Questa energia dovrà essere rinnovabile sia perchè stiamo raggiungendo i limiti produttivi per il petrolio, il gas e il carbone ( si, è cosi, nonostante la crisi e la diminuzione dei consumi, ne riparleremo) sia perchè dobbiamo tagliare il più velocemente possibile la produzione di CO2, per evitare la catastrofe climatica ormai quasi concordemente prevista nei prossimi decenni.

Perchè sia RAPIDA, la transizione, è necessario che le fonti di energia rinnovabili siano abbondanti, economiche ( sia in termini meramente monetari che nel senso più ampio di una efficiente allocazione di risorse), ancora largamente sfruttabili, rapidamente implementabili, non discontinue.

Le fonti di energia rinnovabili attualmente diffuse, purtroppo, soffrono, per un verso o per un altro di notevoli limiti.

O non sono economiche ( è il caso sopratutto del fotovoltaico) o non sono abbondanti ( è il caso, a livello mondiale, della geotermia) o non sono più largamente disponibili ( è il caso dell’energia idroelettrica, senza contare il grande impatto sul territorio).

Resta quindi l’eolico, che in effetti è attualmente il settore di più rapida crescita, specialmente in Europa, dove, in paesi come la Spagna, la Germania e la Danimarca ha raggiunto % importanti della produzione elettrica.

Tuttavia anche l’eolico “tradizionale” ha notevoli limiti.

Il principale, a parte il costo a KWh, ancora superiore alle fonti non rinnovabili ( il gap si è notevolmente ridotto, tuttavia, in tempi recenti) è la discontinuità di fornitura, che del resto affligge il fotovoltaico.

La cosa è evidente. Anche nei posti più ventosi non c’è sempre vento e non è detto che ve ne sia quanto se ne vorrebbe, nel momento in cui lo vorremmo.

Benchè sia in prospettiva possibile concepire una rete elettrica europea integrata in modo da permettere di gestire surplus e carenze produttive di eolico e fotovoltaico su scala continentale, questo non sarà ne facile ne economico, senza contare che comunque risulterebbe piuttosto difficile far corrispondere le curve giornaliera della domanda e dell’offerta di energia elettrica, senza ricorrere a fonti non rinnovabili.

Il Kitegen, il generatore eolico d’alta quota di concezione, ricordo, tutta italiana permette invece di superare questi limiti.

Ne abbiamo già parlato su Crisis, in un paio di circostanze, qui e qui.

In sintesi: l’idea è quella di andare a cercare il vento dove ce n’è tanto, e per tanto tempo.

Ovvero in quota, dove la velocità del vento è maggiore, per più tempo e su aree più estese.

Questo è il motivo principale per cui le torri eoliche devono essere le più alte possibili ( e quindi cosi “impattanti” sul paesaggio). Un aumento modesto di velocità del vento, infatti, ad esempio di solo il 25%, si traduce in un RADDOPPIO, più o meno, della potenza media e, in ultima analisi, anche della produzione.

Ovviamente, per motivi pratici, economici e strutturali, le torri eoliche hanno dei limiti di altezza pratici ed è difficile che si superi di molto le taglie attuali, intorno a 3 megawatt di potenza nominale.

Nominale, appunto, perchè in realtà la potenza MEDIA è tipicamente assai inferiore, tipicamente di un fattore cinque o sei. In questo modo, salvo paesi particolarmente ventosi come appunto la Spagna e la Danimarca,l’energia eolica rimarrà ancora a lungo marginale, specialmente in u paese non ventosissimo come l’Italia.

L’idea del kitegen, invece è quella di sfruttare le correnti a quote più alte, potenzialmente fino a migliaia di metri di altezza, portando fin lassù un profilo alare che generi portanza, facendo muovere un generatore elettrico. Il risultato è una produzione assai più costante, nel tempo, modulabile e sopratutto economica ed ABBONDANTE. In quota, infatti, di vento ce n’è tantissimo e per tanto tempo.

Si parla di oltre 5000 ore di funzionamento a potenza “nominale” da confrontare con le circa 1500-2000 ore tipiche dei generatori tradizionali. Si parla, nella configurazione cosiddetta “a carosello” di potenze di GIGAWATT ovvero paragonabili a quelle di una centrale nucleare, ad un costo frazionario e con rischi ed occupazione del suolo infinitamente inferiori.

Il concetto di “estrarre” energia ad alta quota non è nuovo e viene portato avanti da altri centri di ricerca pubblici e privati, si veda ad esempio qui, per un buon riassunto dello stato dell’arte.

Il Kitegen, tuttavia., è attualmente quello arrivato allo stato di realizzazione più avanzato.

L’idea, di per se, è semplice: far volare un’ala simile a quelle del volo libero o dei kitesurf ( il primissimo prototipo utilizza infatti proprio ali da Kite) su un percorso ad 8, facendogli “svolgere” un grande “rocchetto” di cavo che è connesso ad un generatore elettrico e che produce energia.

Arrivata al culmine della traiettoria l’ala viene messa “a bandiera” e rapidamente recuperata in poche decine di secondi.

Dopodiché riparte un nuovo ciclo “produttivo”, di alcuni minuti.

Nel complesso l’ala passa oltre il 90% del tempo in regime “produttivo” ed il 10% del tempo in fase di recupero, mentre il rapporto tra le energie prodotta e consumata è ancora più favorevole. In pratica dovete immaginarvi un enorme Yo-yo. Enorme, si, ma infinitamente meno invasivo, in termini di paesaggio, di una pala eolica di pari potenza, si veda, a riprova, il filmato da cui ho tratto l’immagine di questo post.

Una configurazione che preveda decine di “aquiloni” che facciano girare una specie di “carosello” è potenzialmente in grado di arrivare a centinaia di MW o addirittura ad un GW, una potenza uguale a quella di una centrale nucleare, sfruttando le correnti d’alta quota.

Ovviamente, se l’idea è intuitiva la tecnologia che sta dietro alla sua concreta realizzazione non lo è affatto e richiede materiali e conoscenze allo stato dell’arte in diversi settori.

Fortunatamente In Italia, a parte l’incrollabile tenacia di Massimo Ippolito e degli altri della KGR, tali eccellenze sono presenti e quindi è in fase di ultimazione il primo prototipo “produttivo” del Kitegen, il cosiddetto “Stem”, che si prevede possa cominciare i primi test già a Settembre.

Non si tratta, quindi di idee futuribili ma ancora sulla carta. Dell’ennesimo annuncio ad effetto seguito poi dal nulla mediatico.

Si tratta di una realizzazione CONCRETA che potrà esser riprodotta in centinaia di esemplari, già immediatamente competitivi con i maggiori generatori eolici tradizionali, in attesa dello sviluppo degli step successivi, di un paio di ordini di grandezza più grandi.

Nel filmato, che tra l’altro comprende anche esempi di funzionamento reale del primissimo prototipo, il KSU1, si vedono due grosse “ventole” che si azionano all’inizio per poi fermarsi quasi immediatamente.

Servono per il lancio “in automatico” dell’ala. Il controllo, infatti è totalmente automatico e sempre in automatico vengono gestite le improvvise anomalie di volo, le raffiche di vento, le turbolenze, etc etc.

Proprio in questo, anzi sta l’originalità e la maggior parte del know-how ( e dei brevetti) originali del Kitegen.

Con la realizzazione dello Stem si aprono scenari di enorme importanza per il nostro paese, una opportunità irripetibile che permetterebbe di trovarci, una volta tanto, ad essere all’assoluta avanguardia, con evidenti clamorose ricadute in termini di occupazione, di competitività industriale, di finanza ed immagine.

Ancora più rilevante risulterebbe la possibilità di renderci energeticamente indipendenti, con evidenti e non trascurabili ricadute in termini di strategie geopolitiche.

Ovviamente l’era dell’abbondanza energetica, se davvero vi arriveremo, porta con se una ENORME responsabilità: come ricorda in modo autorevole Ugo Bardi, in un articolo uscito su TOD, la disponibilità di energia a buon prezzo non evita in alcun modo il collasso sistemico del sistema economico e sociale mondiale, cosi come è strutturato attualmente. Piuttosto lo ritarda, rendendone però più severe le conseguenze.

Il Kitegen, insomma è una grande, straordinaria opportunità.

La sapremo cogliere appieno, utilizzandola per affrontare le immense sfide che ci attendono?

Speriamo.

Se appena rifletto sull’attuale quadro mondiale ecco che mi viene una irrefrenabile voglia di rimettermi a fare la Cassandra…

Commenti

1. andreaX, undefined, ore 10:44

Dico subito che io approvo comunque chi ha il coraggio di percorrere strade nuove, ma a me questo progetto lascia molto perplesso. Ci rendiamo conto che abbiamo una struttura sospesa in aria in perenne movimento?, la torre eolica è piantata a terra ed occupa spazio solo in verticale, invece questa struttura è composta da una parte in movimento la cui superficie corrispondente al suolo è molto ampia, per ovvi motivi di sicurezza tutta la superficie al suolo deve essere chiusa al pubblico, se poi la parte in movimento si stacca?. A questo punto non sarebbe meglio una pala eolica posta sotto adun pallone aerostatico vincolato al suolo con dei cavi?, rischio per rischio almeno la superficie corrispondente al suolo è minore ed in caso di guasto il pallone aerostatico perde quota lentamente.

2. Pietro C., undefined, ore 11:11

#2 Ovviamente il fattore sicurezza è AMPIAMENTE discusso.

In sintesi l’evento caduta dell’aquilone è quanto mai poco probabile ed in ogni caso POCO pericoloso. Il motivo risiede proprio nelle tecnologie e nei controlli usati.

Semplicemente allo stato dell’arte del settore e come tale PROVATAMENTE in grado di governare gli imprevisti.

In caso di rottura di una delle funi, ad esempio il kite si mette a bandiera e viene recuperato.

La caduta a terra è sostanzialmente impossibile perche’ i sensori di bordo ( accelerometri a tre assi etc etc) sono in grado di comunicare in tempo reale ed il computer è inn grado di gestire qualunque trubolenza.

In ogni caso anche lo scenario pochissimo probabile di una caduta dell’aquilone si riduce ad un po di stoffa caduta a terra, non esattamente lo stesso nel caso in cui cada una torre eolica o perda una delle pale ( e puo succedere, con una probabilità almeno paragonabile).

Riguardo alla tua idea, se guardi tra i link a idee simili, esiste ma ha una produttività di circa un decimo ( o meno) perche’ l’aquilone spazza una superfice enormemente superiore, cosi “estraendo” energia da un’area anche essa enormemente superiore. Vi sono poi alcuni problemi seri di sicurezza per gli aerostati, in caso di eventi meteo estremi, che qui non approfondirò.Negli stessi casi l’aquilone può essere recuperato in poche decine di secondi.

Questo in sintesi.Ovviamente molto c’e’ da dire e molto c’e’ da conoscere, ad esempio nel settore dell’automazione e della controllistica automatica ( c’e’ anche un po di matematica superiore da conoscere, per convincersi che tali controlli automatici possono funzionare, siamo infatti allo stato dellarte del settore, in un campo dove si fanno i dottorati di ricerca proprio sui fondamenti matematico/numerici della faccenda).

Tutto questo è bla bla bla.

Il punto è che il kite già ESISTE ed ha accumuilato migliaia di ore di funzionamento in cui è stato propro sottoposto a test e stress per verificare il recupero in emegenza etc etc.

Ne è uscito alla grande già il prototipo KSU1 ( che si vede volare in alcuni brevi spezzoni all’interno della demo) e le prospettive per lo STEM sono di gran lunga migliori.

3. AndreaX, undefined, ore 13:21

Speriamo allora che vada in porto, per una volta saremo orgogliosi di essere italiani.

4. Dr Ganzetti Francesco, undefined, ore 13:51

Bene, letto anche l’articolo su theoildrum ; a naso credo anche che il solare a concentrazione di Rubbia abbia una lifespan molto superiore  al fotovoltaico ; quello che sottolinerei della tecnologia kitegen, come del solare a concentrazione, fra gli altri aspetti già descritti , è che non è una rinnovabile “democratica”, nel senso che non sarà possibile afffidarlo al singolo privato….Socialmente quindi sarà piutosto differente dal minieolico o dai fotovoltaico su abitazioni private ; cmq non credo sia possibile riconvertire tutti gli occupati nel settore automotive ( o più precisamente quelli che perderanno il lavoro nei prossimi anni) nelle rinnovabili, così come specificatamente in Italia convertire il trasporto su gomma o su nave senza perdere ulteriori occupati…Non si può salvare capra e cavoli : evidentemente non è termodnamicamente possibile.

5. daniele.spagli, undefined, ore 14:24

Il Kitegen mi ha sempre affascinato e devo ammettere che ne sono rimasto subito folgorato… ma questo filmato è davvero entusiasmante.

Da progettista posso dire che il progetto sembra effettivamente la “quadratura del cerchio”… poche volte posso dire di aver visto un progetto così ben calibrato e studiato.

Da Architetto posso notare principalmente gli aspetti strutturale e posso dire che strutturalmente è un capolavoro: l’uso di materiale in tensione e non in flessione-compressione permette di ridurre al minimo il materiale utilizzato(specie se confrontato con le torri tradizionali).

Anche dinamicamente è un piccolo capolavoro: il cambio di forma per il recupero e il comportamento a yo-yo sono esattamente quanto è necessario per sfruttare al meglio le capacità del vento di “tirare” e quindi sfruttare al massimo l’energia del vento.

Il carosello mi aveva sempre lasciato un po perplesso, specie così come era stato rappresentato nel sito del kitegen, ma questo stem mi sembra semplicissimo e sicuramente pronto per la messa in produzione.

I miei più vivi complimenti.

6. Freddoloso, undefined, ore 15:38

Io ritengo che l’energia in abbondanza semi-gratuita per tutti sia invece la chiave di volta per cambiare la societa’ attuale.

Il fatto di non dover pagare la bolletta e fare il pieno di benzina ci permettera’ di vivere con molto meno, specie visti gli stipendi ridicoli che ci sono adesso e la disoccupazione.

In uno scenario di sovrappopolazione mondiale e quindi di sovrapproduzione e’ ovvio che non possono lavorare tutti, perche’ non ce n’e’ abbastanza per tutti. Pero’ tutti hanno bisogno di campare.

Ecco allora la soluzione: meno lavoro per tutti, una vita e una societa’ piu’ umane e solidali. Energia gratis per tutti e piu’ nessuno spettro di crepare di fame.

Bello no?

7. Boston George, undefined, ore 18:06

questi sono ripieghi…

la soluzione stà nella RIDUZIONE DELLA POPOLAZIONE MONDIALE…

con il benessere ed economia che tira… ci sarebbe un aumento di popolazione…probabilmente le soluzioni ci sono già, ma non è possibile che ne traggano beneficio tutti…

ci sono troppi interessi economici…

La Cina sempre più dura nei confronti della censura in Rete: filtri obbligatori anche sui PC

Pubblicato in INFORMATICA, POLITICA, SOCIETA' da Gabriele Pierattelli il 25/06/2009

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Ci risiamo: la Cina continua a colpire e lo fa sempre più forte. Dopo aver censurato qui e lì tutto quello che poteva in Rete adesso è il turno dei PC. Non sono bastati gli accordi con Google per “taroccare” le ricerche degli utenti, adesso lo Stato ha deciso di applicare dei filtri direttamente sui computer in modo che non possano accedere ai siti internet vietati, e la lista, ainoi, è piuttosto lunga.

A partire dal prossimo mese per tutti i PC messi in vendita sarà obbligatorio un blocco restrittivo che ancora una volta minaccia pesantemente la facoltà di scelta degli utenti asiatici.

I produttori dunque potranno scegliere (anche se mai parola fu meno appropriata) se vendere i computer già con il software oppure venderlo separatamente nel momento in cui le macchine vengono acquistate.

Una terza ipotesi si affaccia, ma più che altro sembra una presa in giro: i commercianti potranno decidere di ribellarsi a questa legge ma in questo modo saranno consapevoli di tagliarsi automaticamente fuori dal mercato cinese.

Un bel dilemma, ma la questione diventa inaccettabile anche a livello di sicurezza, e non sto parlando dei siti a rischio, ma bensì di possibili attacchi e virus che potrebbero infestare il PC di tutti coloro che installeranno il programma in questione.

E’ probabile infatti che l’equilibrio dei computer inizierebbe a vacillare, motivo per il quale la Hewlett-Packard sta cercando di trovare una soluzione alternativa o più efficace per risolvere la spinosa questione in accordo con lo Stato cinese e continuare a commerciare i propri hardware in oriente dove è leader.

Il sistema attuale prevede che i computer si connettano in Rete con un database dove sono elencati i siti bannati e che in questo modo ne blocchino l’accesso senza che l’utente possa intervenire in nessun modo.

Sbaglio o questa potrebbe essere definita dittatura? Non sbilanciamoci, concordo, ma improvvisamente sono a corto di parole. Diversa è la spiegazione fornita dello Stato cinese che ha dichiarato di voler proteggere in questo modo i ragazzi da contenuti ritenuti pericolosi, come la pornografia.

A questo punto lascio la parola al popolo libero (ancora per quanto?) della Rete e del mondo che ci circonda che ha ribattezzato la casa che ha sviluppato il filtro scelto da Pechino Jinhui Computer System Engineering Co. con il nome di Green Dam-Youth Escort.

A voi ulteriori commenti, finché ci saranno concessi.

BLOGSFERE

Si calcola che in Italia quasi due terzi delle connessioni wi-fi casalinghe siano accessibili senza dover forzare alcuna protezione….Si può entrare in una rete wi-fi protetta in 60 secondi

Pubblicato in CELLULARI, INFORMATICA, TECNOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 25/06/2009

La connessione wireless per uso domestico è ormai molto diffusa e sono già decine di migliaia gli italiani che hanno in casa una rete wi-fi per accedere ad internet. Ma, anche se il nuovo protocollo è molto diffuso, risulta meno diffusa la conoscenza sulla sicurezza del wireless. Infatti, spesso, chi compra un Access Point, si aspetta che il prodotto funzioni al primo avvio con le impostazioni di default: ma per farlo, il produttore deve settare l’accesso wi-fi con livello di sicurezza medio-basso (criptografia WEP o senza protezione) poiché sa che, basta avere un Windows XP SP1 o un Windows Mobile 4 per i dispositivi palmari, per non far funzionare la criptografia più evoluta e sicura di tipo WPA o WPA2. Ecco il perché della presenza di settaggi sul router wireless che possono compromettere la propria sicurezza e la propria privacy.

Craccare il WEP in 60 secondi

Infatti , non tutti sanno che abilitare la protezione WEP su una connessione Wi-Fi, equivale, nel giro di 60 secondi, a lasciare l’accesso senza protezione. Sembra infatti che i ricercatori dell’Università della Tecnologia di Darmstadt  in Germania, hanno scoperto che una rete wireless “protetta” dal metodo WEP puo’ essere craccata in meno di 60 secondi!
Fino ad oggi infatti per craccare una chiave WEP da 104 bit era necessario intercettare dai 4 ai 6 milioni di pacchetti. Ora tramite questo nuovo tipo di attacco basta intercettare 40.000 pacchetti per avere 50% di possibilità di craccare la chiave; con 85.000 le possibilità salgono al 95%. Il tutto effettuato in pochi secondi! Un buon motivo per ripassare subito al WPA (o meglio ancora al WPA2).


Perche i router wirelesse usano ancora il WEP?

Indubbiamente, nonostante sia obsoleto, la presenza del WEP sui router è dovuta al fatto che non tutti i dispositivi supportano ancora la criptografia WPA/WPA2. Io a casa ho un palmare Asus con Windows Mobile 4, un PC desktop con Windows XP SP2, e un portatile Acer con Ubuntu installato. Ebbene, solo su XP riesco a gestire le chiavi WPA; sul palmare con WM4 funziona solo il WEP (ma solo dopo molti tentativi… il più delle volte si è costretti a lasciare sprotetta temporaneamente la rete… il che rende l’uso del palmare una cosa molto pericolosa) mentre su Ubuntu 7.04, Feisty Fawn (dopo le prime difficoltà ad installare i driver proprietari della scheda wi-fi, usando Ndiswrapper) ho scoperto che il gestore di reti, network-manager, per quanto user friendly e in grado di gestire in modo automatico e semplice tutte le connessioni di rete (sia quelle wired che quelle wireless), supporta nativamente solo la crittografia WEP. Per abilitare il WPA su Ubuntu, occorre seguire una non troppo semplice procedura per installare Wpa Supplicant . Recentemente sono arrivate notizie  secondo le quali in Gnome 2.20 (previsto in Ubuntu Gutsy Gibbon) verrà integrato anche WPA: non resta che aspettare il 18 Ottobre 2007, data in cui verrà rilasciata Ubuntu 7.10.


Consigli su come proteggersi sul wardriving

Insomma, nel mondo informatico, il ventaglio di opzione è molto ampio e l’unico modo per garantire la riservatezza dei proprio dati e l’accesso alla propria connessione internet, è quella di approfondire il discorso sulla sicurezza wi-fi. Ma, nonostante, i router wireless siano pieni di opzioni di sicurezza, non tutti sanno che l’unica scelta valida da fare è settare la criptografia della connessione wi-fi con una chiave WPA-PSK abbastanza lunga, alfanumerica e non banale (io, poi, personalmente consiglio anche di disattivare l’accesso wi-fi quando non serve o non la si usa per molti giorni).
Infatti, come si legge da AleXit Blog , ecco cosa fanno e non fanno le varie opzioni di sicurezza: – disabilitare se possibile il DHCP, in questo modo un intruso non può ricevere automaticamente un ip valido per connettersi.
CONTRO: dovrete utilizzare ip statici nella vostra rete, e ciò non può essere fattibile se i client sono variabili e molti. Inoltre basta conoscere la classe di ip esatta e chiunque, impostando un ip statico (casuale ma valido), può connettersi.

- filtrare gli indirizzi MAC delle schede di rete, in modo da abilitare solo quelle conosciute.
CONTRO: infattibile se i client sono molti e variabili; Non tutti sanno che l’indirizzo MAC di una scheda di rete può essere cambiato Su linux è facilissimo… è un semplice comando da terminale. Conoscendo quindi un mac abilitato, l’intruso può connettersi indisturbato.

- abilitare la protezione WEP . Questa è la prima protezione introdotta per i sistemi wireless 802.11, ed è ESTREMAMENTE insicura. Per ottenere una chiave WEP bastano un comune pc, uno sniffer e pochi pacchetti da analizzare. In rete si trovano facilmente tutti i tool e le guide necessarie. In 2 ore si può ottenere una qualsiasi chiave WEP alfanumerica di lunghezza variabile. Non è un problema della password, è proprio una vulnerabilità del protocollo di sicurezza! Chiunque può essere in grado di farlo. Non serve essere un hacker!
E’ estremamente sconsigliato utilizzare il WEP per proteggere la propria rete, certo è meglio di niente, ma è come chiudere la porta e lasciare la chiave nella serratura…

- la modalità preferibile tra tutte quelle elencate è dunque il WPA. Questo protocollo di sicurezza è stato introdotto per arginare la grave insicurezza del WEP. In effetti è sufficientemente sicuro da permetterci sonni tranquilli. Il WPA nella sua prima versione è comunque solo una transizione verso il WPA2  (802.11i) che introduce anche un nuovo algoritmo di crittografia (AES) molto più sicuro del precedente (RC4), e che alcuni dispositivi supportano già ad oggi (ma non tutti).
A sua volta il WPA può essere suddiviso in WPA(2)-Personal e WPA(2)-Enterprise. Il Wpa-Personal usa il metodo PSK a chiave condivisa (ed è il sistema più utilizzato dagli utenti finali), mentre il Wpa-Enterprise utilizza un server di autenticazione esterno (RADIUS), è più sicuro ma anche più difficile e costoso da implementare.

La legislazione italiana sul wardriving


Se si seguono questi consigli, quindi, sarà quasi impossibile che qualcuno non autorizzato accedi alla nostra rete wireless casalinga. Infatti c’è gente che, per divertimento o mestiere, fa del sano wardriving, ovvero quell’attività di cercare connessioni wi-fi andando in giro in auto) se a piedi si definisce warwalking).
Il wardriving, di per sé, non è un reato ma, tuttavia, può diventarlo quando, ad esempio, si rimuovono forzatamente le misure di sicurezza (quindi se si trova un accesso libero e la si usa solo per navigare, in teoria, non si dovrebbe commettere reato). Infatti, anche se la legislazione italiana a riguardo è alquanto nebulosa, sembra che non sia reato il wardriving che non incontri misure a protezione della rete, poiché in tal caso siamo di fronte alla tacita rinuncia del titolare al diritto di escludere dall’accesso i terzi.
Si commette reato, però, anche in presenza di connessioni wi-fi senza protezione, se si arreca un danno all’utente cui ci si connette, rallentando o impedendo il suo accesso al web (tecnicamente piggybacking), oppure quando si accede a dati sensibili, o ancora, quando si scaricano file protetti da copyright o si commettono altri generi di reati più gravi. In quest’ultimo caso, configurandosi il reato di sostituzione di persona (poiché si naviga con una connessione con un IP assegnato a qualcun altro), le ricerche e le indagini porterebbero infatti al titolare del contratto, e sarebbe assai difficile smascherare il vero colpevole.
Quindi, installare una rete wireless senza protezione non è consigliabile, perché se da una parte si è responsabili civilmente e penalmente per tutto ciò che fanno gli utenti collegati alla propria rete, dall’altra si rompe un obbligo contrattuale col fornitore che vincola a non cedere a terzi la connessione internet (trasformandoci in una sorta di provider privato che fornisce accesso pubblico al web, illegale senza una esplicita autorizzazione).
In linea generale, quindi, si può dire che, non sempre il wardriving costituisce reato, ma solo al verificarsi di specifici presupposti, tale da rendere non sostenibile la perseguibilità a priori di questa attività.

varcc

Fonte:WebMasterpoint.org (http://www.webmasterpoint.org)

Nvidia lancia gli occhiali per videogiocare in 3D

Pubblicato in INFORMATICA, TECNOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 21/06/2009
Nvidia GeForce 3D Vision videogiochi

Bastano un paio di occhiali speciali, il software adatto e l’hardware compatibile per “immergersi” davvero nei propri videogiochi preferiti.

Nonostante sia evidente come la tridimensionalità abbia un enorme potenziale specialmente nel settore videoludico, finora la soluzioni proposte non sono riuscite a ottenere il successo sperato, vuoi per la qualità non eccelsa dei risultati vuoi per le difficoltàdi configurazione che il loro uso comportava.

Tutto ciò potrebbe presto cambiare anche grazie agli sforzi di Nvidia che, conscia delle possibilità che le si aprono, ha creato i GeForce 3D Vision, un paio di occhiali che aggiungono un effetto 3D estremamente realistico a un gran numero di videogiochi.

Il principio che ne permette il funzionamento, in sé, non è particolarmente nuovo: gli occhiali speciali sono dotati di lenti con otturatore in grado di aprirsi e chiudersi rapidamente. A determinare il ritmo di apertura è il software sviluppato di Nvidia, che lo comunica agli occhiali tramite il ricevitore a infrarossi, collegato al Pc via Usb.

Il tutto, a detta di chi l’ha provato, è incredibilmente efficiente e semplicissimo da usare: basta collegare il ricevitore al computer, installare il software e indossare gli occhiali: non serve nient’altro. In più è compatibile con un buon numero di giochi, recenti e non, elencati sul sito di Nvidia; il costo è di 199 dollari.

In questo scenario quasi paradisiaco per gli appassionati di videogiochi esiste purtroppo un lato negativo ed è rappresentato dalla necessità di disporre di dispositivi (monitor, Tv, Pc) compatibili. Ciò richiede, dunque, un ulteriore esborso a meno di non possedere già l’hardware adatto.

La lista degli apparecchi compatibili è sfortunatamente un po’ limitata. Oltre alla necessità di possedere almeno una scheda video Nvidia GeForce 8800 GT, tra i requisiti di sistema è elencato Windows Vista abbinato a un processore Core 2 Duo o Athlon X2 e a pochi selezionati display tra i quali scegliere: schermi Crt da almeno 100 Hz, due schermi Lcd particolari (uno di Samsung e l’altro di ViewSonic), il proiettore DepthQ di LightSpeed Design e alcuni televisori HD.

[ZEUS News - www.zeusnews.com - 12-01-2009]

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Addio ai cavi, arriva TransferJet

Pubblicato in CELLULARI, INFORMATICA, TECNOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 21/06/2009
Sony Toshiba TransferJet 375 Mbps

La tecnologia sviluppata da Sony, Toshiba e altre 13 aziende manderà in pensione i cavi usati per connettere i vari dispositivi elettronici.

La tecnologia TransferJet, ideata per permettere lo scambio di dati tra vari dispositivi semplicemente accostandoli e annunciata da Sony quasi un anno fa, finalmente acquista una certa concretezza: Toshiba ha infatti svelato al Ces i primi prototipi funzionanti di apparecchi che sfruttano questa tecnologia.

Toshiba ha mostrato come sia possibile trasmettere alcuni file di immagine tra un Pds, un laptop e un televisore senza più la necessitù di affidarsi ai cavi ma sfruttando il TransferJet Pad, integrato nel Pc e sul quale è stato appoggiato il Pda.

La tecnologia sviluppata dal TransferJet Consortium (di cui Toshiba e Sony fanno parte insieme ad altre 13 compagnie) permette di raggiungere una velocità di trasferimento massima di 375 megabit al secondoa una distanza di circa 3 centimetri.

ZEUS News

Eee Keyboard, la tastiera che nasconde un vero Pc

Pubblicato in INFORMATICA, TECNOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 21/06/2009
Asus Eee Keyboard tastiera netbook touchscreen 4,3

Sembra una tastiera ma è un netbook “travestito” che consente di trasformare qualunque schermo in quello di un Pc.

È un Pc, ma sembra una tastiera: si tratta della Eee Keyboard di Asus, l’ultima creazione dell’azienda taiwanese presentata al Ces di Las Vegas.

Apparentemente pare proprio una tastiera retroilluminata; a rivela che si tratta di qualcosa in più è innanzitutto un piccolo schermo touchscreen da 4,3 pollici posto all’estremità destra, nella posizione solitamente occupata dal tastierino numerico.

All’interno, la Eee Keyboard ospita un processore Intel Atom N270 a 1,6 GHz accompagnato da 1 Gbyte di Ram Ddr2 e un disco Ssd da 16 o 32 Gbyte.

La dotazione hardware comprende anche il supporto a Wi-fi 802.11b/g/n, Bluetooth 20 e Ultra Wideband Hdmi, oltre ai classici connettori per cuffie e microfono, a 2 porte Usb e alle uscite Vga e Hdmi. Il software che gestisce tutto quanto è Windows Xp Home, lo stesso sistema installato su molti netbook.

Con gli ultraportatili la Eee Keyboard ha parecchio in comune, anche il peso (poco meno di un chilo), mentre diverso è l’obiettivo: trasformare qualunque dispositivo sia in grado di mostrare immagini (un televisore, uno schermo da Pc, un videoproiettore) in un computer pronto per accedere a Internet.

Lo schermo integrato serve per consentirne l’uso anche quando non c’è un display esterno a disposizione, potendo contare sulla comodità che offre la digitazione su una tastiera di dimensioni tradizionali.

Il prezzo della Eee Keyboard non è ancora noto ma pare che non sarà molto diverso da quello dei netbook di fascia media (intorno ai 300 euro), mentre l’arrivo sul mercato è atteso entro l’estate.

[ZEUS News - www.zeusnews.com - 11-01-2009]

62 Brevi suggerimenti per aumentare il traffico del vostro blog!

Pubblicato in INFORMATICA, TECNOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 21/06/2009

Qualcosa che tutti procuriamo, Incessantemente, è traffico per i nostri blog. Ieri ho scritto un articolo nel quale accennavo al fatto che il traffico è molto importante per chi monetizza blogs attraverso il sistema delle affiliazioni.

Un buon livello di traffico si rivela importante anche per molte altre cose, come per esempio, il numero degli iscritti, per aumentare il numero dei commenti, per la creazione di backlinks, per migliorare il ranking Alexa e quello Technorati, ecc…

Il traffico è essenziale per la vita di qualunque blog o sito, per questo più alto sarà il livello, maggiore sarà la probabilità di far diventare il nostro blog un riferimento ed uno spazio redditizio. Pensando in questo, ho compilato una lista di brevi suggerimenti che hanno lo scopo di fare aumentare il vostro volume di traffico, di facile quanto immediata esecuzione!

1. Utilizzate le liste con maggiore regolarità (come questa);

2. Imparate a diventare un riferimento nel vostro mercato;

3. Scrivete notizie nel momento giusto (distacco);

4. Scrivete articoli usando “long tail”, che attirano traffico nel tempo;

5. Condividete le vostre conoscenze gratuitamente per creare creare dipendenza negli altri;

6. Scrivete più articoli con meno parole;

7. Evitate di scrivere della vostra vita e di dove avete cenato l’ultima volta;

8. Scrivete articoli completi ed estremamente informativi;

9. Tentate di essere un poco provocatori con la vostra concorrenza;

10. Obbligate i vostri concorrenti a linkarvi per risspondere a qualcosa che avete detto su di loro;l

11. Inviate link verso altri blog ed aspettate l’azione di riflesso;

12. Includete votazioni e sistemi per creare una comunità;

12. Usate tags di qualità per i vostri articoli;

13. Cercate di intervistare qualcuno degli esperti della vostra area;

14. Rispondete alle emai con link verso i vostri articoli o pagine;

15. Usate le immagini negli articoli: Cercate tra più di 60 siti di fotografia;

16. Usate le reti sociali e gli aggregatori di notizie;

17. Incitate i vostri lettori a votare nei vostri articoli inseriti nelle reti sociali;

18. Collocate le vostre foto nel vostro account Flickr;

19. Incoraggiate i vostri lettori ad abbonarsi ai vostri Rss e newsletter;

20. Inserite l’icona degli RSS in evidenza;

21. Create un routine, quotidiana ed attiva nel vostr blog. Obbligate i lettori a tornare;

22. Permettete che i lettori commentino liberamente;

23. Incitate la creazione di una comunità intorno al vostro blog;

24. Mantenetevi motivati con la crescita del blog;

25. Create sempre contenuti di qualità per i vostri nuovi lettori;

26. Collocate i vostri articoli migliori in evidenza nel blog;

27. Create articoli offrendo strumenti e download;

28. Puntate, linkando, verso articoli poco conosciuti;

29. Scrivete su argomenti che attraggono;

30. Scrivete su servizi e strumenti di Google;

31. utilizzate pubblicità contestuale di qualità;

32. Scrivete articoli che includano link verso altri articoli;

33. Evitate di riempire il vostro blog di pubblicità;

34. Continuate a lavorare nel vostro template e miglioratelo ogni volta di più;

35. Mantenetevi aggiornato su quanto gli altri scrivono;

36. inventate qualcosa dentro la vostra nicchia;

37. Scrivete regolarmente e sempre durante la settimana;

38. Create articoli divisi in più di 2 o 3 parti;

39. Scrivete nel fine settimana per andare contro la routine;

40. Create le pagine statiche obbligatorie del vostro blog;

41. Non auto-promuovetevi esageratamente;

42. Promuovete i vostri articoli ed i vostri eBooks;

43. Abbiate pazienza;

44. Date il guiusto credito a chi lo possiede;

45. Fate ping verso diversi servizi. Qui una lista;

46. Scrivete in una nicchia precisa ed evitate di scrivere su tutto;

47. Scrivete nelle lingue più parlate al mondo: Mandarino, Inglese, Spagnolo, Portoghese, Italiano;

48. Non siate particolarmente prolissi nei vostri discorsi;

49. Scrivete appena l’essenziale ed in modo diretto e conciso;

50. Scrivete articoli ispiranti che devono essere letti immediatamente;

51. Incoraggiate i vostri lettori a creare blog;

52. Scrivete contenuti che glia ltri vogliono leggere e raccomandare;

53. Editate i titoli deio vostri articoli più popolari;

54. Ottimizzate i vostri migliori articoli, quelli più poplari;

55. Evitate contenuti duplicati;

56. Scrivete su quanto i vostri lettori amano;

57. Rispondete ai commenti nei vostri blog – Regolarmente!

58. Comprate un vostro dominio;

59. Commentate e partecipate attivamente ai commenti di altri blog;

60. Ottimizzate le immagini con testo ALT e tags;

61. Fate domande ai vostri lettori;

62. Commentate con qualità in questo articolo!

Se per caso avete qualche altro breve suggerimento da aggiungere, suggeritelo nei commenti, sarà un piaciere aumentare questa lista!

Alla prossima!

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La Francia va all’attacco di internet, l’Italia è sempre più tentata a fare i conti con la rete.

Pubblicato in INFORMATICA, TECNOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 19/06/2009

La Francia va all’attacco dei pirati di internet, niente più collegamento ai pirati che verranno scoperti, niente più notti insonni passate sul web a scaricare, via computer, la musica e i film preferiti, per chi non rispetta i diritti d’autore.


La legge francese promette di diventata inesorabile e punire così severamente, gli irriducibili che ancora si attarderanno su Emule e su BitTorrent.
La legge, fortemente voluta dal presidente Francese Sarkozy e ostacolata dalla sinistra, sta per arrivare ora in porto, nonostante le perplessità e lo scettiticismo.
In pratica in Francia ci si promette di sospendere l’accesso a Internet, da due a dodici mesi, per chi scarica illegalmente dopo essere stato avvertito per due volte.
La punizione sarà messa in atto da un’autorità amministrativa, mentre i colpevoli potranno far ricorso a un giudice.
“Una legge farraginosa e inapplicabile, già superata dall’evoluzione delle tecnologie”, dicono tutti gli esperti ed i critici.
Tra gli emendamenti passa il principio che esenta i pirati dal pagare il canone in caso di sospensione, e qui saranno più gli svantaggi che ne deriveranno per le compagnie che i vantaggi reali della legge ed i diritti d’autore.
Ora , dopo l’approvazione all’Assemblea nazionale, e quando sembrava che la legge fosse in dirittura d’arrivo, ecco profilarsi all’orizzonte uno scoglio forse insormontabile.
Sembra infatti che il Parlamento europeo si stia preparando ad iscrivere Internet tra i “diritti fondamentali” dei cittadini , se così sarà ,la legge francese diventerà inapplicabile.
Questa lascia ben sperare anche sul fronte Italiano, dove le tentazioni di fare definitivamnete i conti con il mondo di internet stavano prendendo piede anche nella nostra maggioranza di governo, anche con alcune stravaganti proposte, come le proposte di legge della Carlucci.
La tanto vituperata Europa ancora una volta arriva in soccorso dei diritti di tutti i suoi cittadini, nonostante le piccole “idiosincrasie” di alcuni governi.
Si spera che ancora una volta riesca a salvare, non solo in questo caso la Francia , ma anche l’Italia da quelle tentazioni autoritarie che rischiano di ledere, ostacolare e compromettere alcune libertà individuali e fondamentali legate alla rete

Facebook: moda, marketing o necessità?

Pubblicato in INFORMATICA, TECNOLOGIA, VARIE da Gabriele Pierattelli il 19/06/2009

Facebook è la vera rivoluzione web a cavallo tra 2008 e 2009 [...]. Uno scoppio furibondo di accessi. Un successo imprevisto da molti, ma assolutamente calcolato dai diretti interessati.
Un mostro basato sull’amicizia (con la A minuscola!!!) che in pochi mesi ha fagocitato i navigatori internet di decine di altri social network, che oggi ne pagano amare conseguenze: primo fra tutti MySpace.
Ma conoscete le origini di Facebook?


Le origini “sociali”

Facebook inizia la sua “carriera” come progetto per connettere studenti americani di college diversi. Il suo nome originale era Thefacebook. Il fondatore è Mark Zuckerberg.
L’evoluzione del libro delle facce (o libro faccia) passa per un progetto di business ben definito: catalogare biografie, immagini e curricula per conto di aziende.
Nel 2006 il prodotto inizia ad assumere una forma simile a quella attuale, mantenendo però il target studentesco. E’ a metà
dicembre 2006 che Facebook svolta verso l’attualità:
Facebook is a social utility that connects you with the people around you.
Il sito è pronto per partire con un nuovo progetto:
(wide) social network, rete sociale senza confini. Se desiderate leggere l’evoluzione del mostro2.0 potete leggervi la storia di Facebook o sfogliarne le versioni nel tempo. Come funziona oggi sono certo che lo sapete benissimo. E sono certo che molti di voi sanno pure come superare le barriere degli amministratori di rete delle varie aziende accedendo tramite il mobile site oppure usando uno dei tanti Facebook proxy online.


Come mutano le abitudini

La bomba Facebook in Italia inizia nell’agosto/settembre 2008 passando da una media di 50-100 mila (10-20 milioni dato mondiale) visitatori unici al giorno ai 600mila (38 milioni d.m.)di ottobre 2008, da 1 milione (40 milioni d.m.) di novembre fino a spiccare all’apice storico di dicembre con 1.4 milioni al giorno (45 milioni d.m.). Chiamarlo fenomeno forse è riduttivo, specie in Italia.
Infatti mentre a livello mondiale la crescita è costante durante tutto il periodo 2007-2009 in Italia è una bomba impazzita che coinvolge web, uffici, addetti ai lavori, novizi del web ma soprattutto i
media tradizionali. Al primo campanello di allarme televisione, radio e carta stampata tutta non hanno una velina su cui non ci sia scritto Facebook. La domanda nasce spontanea: fenomeno di advertising gestito perfettamente o sbalordimento dei media? E il povero MySpace secondo voi cosa ne pensa? Date una occhiata ai grafici e potreste intravedere i segnali di una grossa crisi: o forse è già tardi?
Il coinvolgimento globale ha causato molti cambiamenti nelle abitudini degli utenti. La
messaggistica in tempo reale e in differita oggi passa per Facebook. L’abitudine di comunicare al mondo cosa si sta facendo passa dall’oligarchia della blogosfera con Twitter, all’uso comune non perdendo occasione di dire a tutti gli amici cosa si sta facendo tramite il Facebook State.
Lancio un’altra piccola provocazione, che non posso provare. Nel grafico ho inserito la comparazione degli andamenti di
Facebook e Flickr: secondo voi quelle flessioni negative di Flickr a cosa sono dovute? Io una mezza idea ce l’ho… la versione 2 di FB ha un gestore delle foto fantastico, senza contare la magica possibilità di contrassegnare le persone con i profili (tagging): geniale.
Per non parlare poi dei gruppi, di ogni tipo, genere e virtù. Ai quali si affiancano le applicazioni, veri e propri cavalli di troia per raccogliere informazioni. Ah… non lo sapevate? Mo vi spiego una cosa… Quando accettate l’invito per partecipare a una applicazione su Facebook, con il vostro consenso
accettate che l’autore di tale applicazione abbia accesso completo al vostro profilo, numeri di telefono inclusi. Ma non è tutto quello che Facebook non dice. Provate ad accedere al sito mobile anche dal vostro normale browser (http://m.facebook.com). Tra i link trovate “rubrica telefonica” e puff.., i numeri di cellulare di tutti i vostri amici che l’hanno inserito: se non l’avete capito e avete il vostro numero su FB sappiate che sarà in centinaia di liste, che lo vogliate o no!
Vuoi diventare mio amico? Beh, magari pensaci bene. Sia prima di accettare, sia quando decidi di mettere le tue informazioni più delicate alla mercé del mondo intero… o si dice degli amici???
Quando avete un attimo date una letta all’articolo del grande Massimo Mantellini su Punto Informatico:
[…] il social network di moda del momento del quale evidentemente quasi nessuno legge le pagine del
contrattoscritte nell’usuale “corpo 8″. Se ci prendessimo la briga di farlo scopriremmo che, nel momento in cui iscrivendoci ne accettiamo le condizioni d’uso, Facebook diviene proprietario e giudice di tutto ciò che scriviamo, delle foto che pubblichiamo, che si riserva il diritto di cambiare le condizioni contrattuali senza darcene notizia, che può cancellarci l’account senza darne spiegazione, che non ci fornisce alcuna garanzia sui software che rende disponibili e che rimanda invece all’utente per qualsiasi questione legale causata […] (via Punto Informatico)
E ricordati che se vuoi
cancellarti da Facebook puoi farlo in un attimo. Ma cancellare per sempre i tuoi dati non è proprio così facile. Vuoi sapere come farlo? Ecco qualche consiglio di esperti.


Un successo previsto

Prima avevo cercato di introdurvi la pulce nell’orecchio in merito alla genuinità della crescita di Facebook. Successo puramente meritocratico o una campagna di marketing (viral, ninja, media, ‘zine, …) di dimensioni colossali?
Faccio solamente un piccolo appunto, specie per i non addetti ai lavori, per quelli che non hanno mai avuto modo di gestire un server web. Una crescita simile di utenti “non prevista” potrebbe
fare crollare qualsiasi hosting del mondo.
In poco più di quattro mesi sono passati da meno di 10 milioni di visitatori a oltre 45 milioni (+450%). Ma non è tutto. Le stesse abitudini dei naviganti sono cambiate. Il quadruplicarsi dei registrati comporta una
crescita esponenziale nelle relazioni e conseguentemente nel traffico di foto, messaggi, poke e sfide a qualsiasi applicazione i programmatori abbiano dato vita. Ho reso l’idea? Altrimenti vi faccio fare qualche esempio numerico da quel genio di K76, che con i server web ormai ha rapporti genetici.
Io propongo il
nobel per il marketing: tutto ciò che è oggi presente in Facebook non è una novità. FB è composto da strumenti che nel web esistevano da tempo, ma che venivano usati da una piccolissima fetta di utilizzatori. Il merito del Zuckerberg Project attuale è proprio questo: aver raccolto in un ambiente perfettamente usabile gli strumenti di relazione che già erano patrimonio di una cerchia di “eletti2.0”.


Cosa ne pensa la gente

Lavorando nel web da molto tempo purtroppo ho perso molta sensibilità nell’analizzare gli strumenti presenti online. Il mio occhio è troppo critico: si sofferma su cose che gli utilizzatori tradizionali magari non vedono e non vede ciò che i niubbi apprezzano maggiormente.
Ho quindi cercato di sfruttare un po’ di amici di varia natura sottomettendoli a due banali domande:

  1. Cosa è per te Facebook?
  2. Cosa manca a Facebook per diventare perfetto?

Vi sottopongo le risposte più interessanti e simpatiche: ci sono delle vere chicche.

Cos’è per te Facebook?

  1. Un trastullo che ti tiene compagnia al lavoro ;)
  2. E’ un immenso mosaico costituito dalla nostra rete di tessere colorate.
  3. La versione web delle ciacole da parrucchiera o da mercato del martedì.
  4. Lo vedono come chat…altro che web 3.0, web 1/2 forse. Il digital divide comunque ha una grossa parte di colpa di questo.
  5. La macchinetta del caffè di Internet, dove si ca**eggia qualche minuto tra un lavoro e l’altro.
  6. Un luogo virtuale sempre più reale,  ma anche un posto dove perdere molto tempo.
  7. Un modo simpatico per rimanere in contatto con i tuoi amici.
  8. Una gran perdita di tempo e un’opportunità.
  9. Un contenitore dove per la legge dei grandi numeri, riesco a trovare tanti vecchi amici :)
  10. Un ottimo strumento per fare self marketing.
  11. Un diversivo serale… una droga.
  12. Una piazza virtuale dove ognuno può sparare ca**ate e postare foto con il risultato che la privacy va a farsi benedire.
  13. Lo strumento perfetto per farsi i ca**i degli altri, cosa che altrimenti non ti verrebbe manco in mente di fare.
  14. E’ un’arma potente, che permette di creare gruppi sia per cause buone che per scopi malevoli, perché c’é poco controllo ancora.

Cosa manca a Facebook per diventare perfetto?

  1. I  feed (rss).
  2. Una migliore gestione dei tag, una migliore gestione dei commenti (che ogni tanto spariscono e non si capisce perché)
  3. La possibilità di sapere chi viene a sbirciare il tuo profilo ;D
  4. Facebook è solo marketing! ;)
  5. Praticamente un sito che ingloba TUTTI i servizi digitali degli utenti, cioè ti fa vedere lo stato di tutti i tuoi account sparsi per la rete, twitter, stumble, digg, ecc. ecc.
  6. Mi sembra già perfetto così…
  7. Se pagasse i suoi utenti mi iscriverei!
  8. In realtà mi sembra già perfetto… altrimenti non mi spiego il suo successo.
  9. Si dovrebbe essere sicuri che il Profilo corrisponda alla persona: non la possibilità di inventarsi delle identità.
  10. Qualche operatore telefonico mobile fornisca qualche tariffa di connessione decente, così si potrebbero sfruttare tutte queste applicazioni web definite “social networking”.
  11. Manca una specie di pannello di controllo dove dire cose di questo tipo: non voglio più iscrivermi ai gruppi.
  12. Una busta paga.

Ed in ultima battuta…

Vi chiedo scusa per essermi dilungato così tanto. Chiedo venia a chi si fosse annoiato non trovando fino alla fine informazioni interessanti. A chi invece si fosse divertito non faccio che inchinarmi nel ringraziamento.
Lascio però alcuni piccoli spunti di riflessione:

  1. Dopo la crisi degli ultimi mesi Facebook sta lentamente ricrescendo. Ma quanto durerà? Sono sempre di più i vecchi utenti che ormai sono esausti del giochino vecchio e si cancellano, e sempre di più le regole in mano agli amministratori di rete per bloccare gli accessi dagli uffici.
  2. Quale sarà la reazione di MySpace? Cederà le armi o si scatenerà in innovative soluzioni tecniche o di marketing?
  3. Il colosso Google farà qualche mossa per contrastare tutto ciò, ma soprattutto per contrastare l’evoluzione di uno strumento di Advertising quasi 1-to-1, in grado di targettizzare le pubblicità non soltanto per zona geografica ma per tutti i dati che il profilo dei registrati mette a disposizione. O farà morire anche Orkut, mai realmente decollato?
  4. E mamma Microsoft avrà subito un calo di utilizzo del suo mega contenitore chat Live Messenger, visto che milioni di utenti ogni giorni si lasciano messaggi e chattano direttamente dentro a Facebook, il grande integratore2.0?

Webography

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