LIBERTA' DI PAROLA

NUOVO INDIRIZZO BLOG….NUOVO INDIRIZZO BLOG….NUOVO INDIRIZZO BLOG….

Pubblicato in CELLULARI, ECOLOGIA, ECONOMIA, INFORMATICA, NEWS IN ENGLISH, POLITICA, SALUTE, SOCIETA', TECNOLOGIA, VARIE da Gabriele Pierattelli il 16/07/2009

NUOVO INDIRIZZO BLOG….http://libertadipensiero.netsons.org/

NUOVO INDIRIZZO BLOG….http://libertadipensiero.netsons.org/

NUOVO INDIRIZZO BLOG….http://libertadipensiero.netsons.org/

NUOVO INDIRIZZO BLOG….http://libertadipensiero.netsons.org/

NUOVO INDIRIZZO BLOG….http://libertadipensiero.netsons.org/

NUOVO INDIRIZZO BLOG….http://libertadipensiero.netsons.org/

NUOVO INDIRIZZO BLOG….http://libertadipensiero.netsons.org/

NUOVO INDIRIZZO BLOG….http://libertadipensiero.netsons.org/

NUOVO INDIRIZZO BLOG….http://libertadipensiero.netsons.org/

NUOVO INDIRIZZO BLOG….http://libertadipensiero.netsons.org/

NUOVO INDIRIZZO BLOG….http://libertadipensiero.netsons.org/

NUOVO INDIRIZZO BLOG….http://libertadipensiero.netsons.org/

NUOVO INDIRIZZO BLOG….http://libertadipensiero.netsons.org/

NUOVO INDIRIZZO BLOG….http://libertadipensiero.netsons.org/

NUOVO INDIRIZZO BLOG….http://libertadipensiero.netsons.org/

NUOVO INDIRIZZO BLOG….http://libertadipensiero.netsons.org/

DECLARATION OF THE LEADERS THE MAJOR ECONOMIES FORUM ON ENERGY AND CLIMATE

Pubblicato in ECOLOGIA, POLITICA da Gabriele Pierattelli il 15/07/2009

.

Noi, i leaders of Australia, Brazil, Canada, China, the European Union, France, Germany, India, Indonesia, Italy, Japan, the Republic of Korea, Mexico, Russia, South Africa, the United Kingdom, and the United States ci siamo riuniti come “ the Major Economies Forum on Energy and Climate” a L’Aquila, Italia, il 9 luglio 2009, e dichiariamo quanto segue:

.

Il cambiamento climatico è una delle più grandi sfide del nostro tempo. Come leaders delle maggiori economie mondiali, sia sviluppate che in via di sviluppo, intendiamo rispondere vigorosamente alla sfida, essendo convinti che questo ponga un evidente pericolo che richieda una risposta globale straordinaria, che la risposta debba rispettare le priorità economiche e lo sviluppo sociale dei paesi in via di sviluppo, che avviarsi verso una economia “low carbon” è una opportunità per promuovere una crescita economica continuativa ed uno sviluppo sostenibile, che il bisogno e la messa a disposizione di tecnologie di trasformazione energetica pulita al minor costo possibile sono urgenti e che la risposta deve includere una attenzione bilanciata alla mitigazione ed all’adattamento.

Noi riaffermiamo l’obiettivo, le previsioni ed principi del UN Framework Convention on Climate Change. Ricordando la Dichiarazione che le Economie Maggiori adottarono a Toyako, Giappone, nel Luglio 2008, e prendendo in piena considerazione le decisioni prese a Bali, Indonesia, nel Dicembre 2007, prendiamo la risoluzione di non risparmiare alcuno sforzo per raggiungere a Copenaghen, tra noi e la altre Parti, una ulteriore esecuzione della Convenzione. La nostra visione per una futura cooperazione sul cambiamento climatico, consistente con l’equità e le nostre comuni ma differenti responsabilità e capacità, include i seguenti punti:


1: In accordo con gli obbiettivi della Convenzione della scienza:
I nostri paesi intraprenderanno azioni di mitigazione trasparenti e nazionalmente appropriate soggette a misurazioni, rapporti e verifiche e prepareranno piani per la crescita del low-carbon. I paesi sviluppati tra noi assumeranno la guida sottoponendosi prontamente a robuste riduzioni, in maniera aggregata ed individuale nel medio termine, consistenti con i nostri rispettivi ambiziosi obiettivi di lungo termine, e lavoreranno insieme prima di Copenaghen, per ottenere un forte risultato a questo riguardo.
I paesi in via di sviluppo tra noi intraprenderanno prontamente azioni il cui effetto proiettato sulle emissioni rappresenta una significativa deviazione dal “business as usual” (= ordinaria amministrazione; BAU è definizione ricorrente dispregiativa nel rapporto di Stern) nel medio termine, nel contesto di uno sviluppo sostenibile, supportato da finanziamenti, tecnologia e costruzione di capacità.
Il raggiungimento del picco di emissioni globali e nazionali dovrebbe realizzarsi il prima possibile, (da notare che la locuzione “as soon as possible” in inglese non esprime l’urgenza della locuzione italiana) riconoscendo che la tempistica sarà più lunga per i paesi in sviluppo, tenendo conto che lo sviluppo sociale ed economico e lo sradicamento della povertà sono le prime e più importanti priorità nei paesi in via di sviluppo e che lo sviluppo del “low-carbon” è indispensabile allo sviluppo sostenibile. (Si fa riferimento ai problemi reali dei paesi “in via di sviluppo” e che il programma ambientalista è subordinato a questo, e non viceversa).
Noi riconosciamo (non “concordiamo con”) il punto di vista (view) scientifico che l’aumento della media della temperatura globale al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrebbe superare i 2 gradi°C. (Non si parla di verità scientifiche, ma di punti di vista; il condizionale è determinante; inoltre porre un indice di temperatura a 2°C anche se efficace come immagine climatofila, potrebbe svuotare il significato del tutto, considerato che la Terra avrebbe avuto in cento anni un aumento di 0,74°C, e che negli ultimi 10 anni si riscontra un arresto se non un raffreddamento; da notare che non viene menzionato l’IPCC) A questo riguardo e nel contesto dell’obiettivo conclusivo della Convenzione e del Piano di Azione di Bali, lavoreremo tra ora e Copenaghen tra noi e sotto la Convenzione, per identificare un obiettivo globale di sostanziale riduzione delle emissioni entro il 2050. (C’e tempo per sviluppare il nucleare) Il progresso verso l’obiettivo globale sarebbe rivisto regolarmente, prendendo nota dell’importanza di inventari frequenti, completi ed accurati. Compiremo passi a livello nazionale ed internazionale, anche sotto la Convenzione, per ridurre le emissioni derivanti dalla deforestazione e dal degrado forestale, per massimizzare la rimozione dei gas serra ad opera delle foreste, massimizzando il sostegno ai paesi in via di sviluppo per questi propositi. (E su questo possiamo essere d’accordo)


2. l’adattamento agli effetti avversi del cambiamento climatici è essenziale. Questi effetti stanno già avvenendo. Inoltre, mentre gli sforzi per la mitigazione ridurranno gli impatti del clima, anche gli sforzi di mitigazione più aggressivi non elimineranno il bisogno di un sostanziale adattamento particolarmente nei paesi in via di sviluppo che ne saranno colpiti in maniera sproporzionata. (Una delle accuse fatte al catastrofismo climatico era proprio di non considerare a sufficienza le capacità di adattamento alle variazioni climatiche che naturalmente avverrebbero nelle aree interessate; ipotesi del “contadino scemo”) C’e in particolare un immediato bisogno di assistere i più poveri e più vulnerabili per adattarsi a questi effetti. Non solo ne sono i più colpiti, ma sono anche quelli che hanno dato il minor contributo all’accumulo dei gas serra nell’atmosfera. Un ulteriore supporto dovrà essere mobilitato, basato sulla necessità, ed includerà risorse in aggiunta all’esistente assistenza finanziaria. Noi lavoreremo per sviluppare, disseminare e trasferire come appropriato tecnologie che accelerano gli sforzi di adattamento.

3. Noi stiamo stabilendo delle Global Partnership per guidare tecnologie di trasformazione low-carbon, e amiche del clima. Noi aumenteremo drasticamente e coordineremo gli investimenti del settore pubblico nella ricerca, sviluppo e verifica di queste tecnologie, con la prospettiva di raddoppiare questi investimenti entro il 2015, riconoscendo al tempo stesso l’importanza dell’investimento privato, della partnership pubblico-privato, e della cooperazione internazionale inclusi i centri di innovazione regionali. Disegnando in base alle migliori politiche applicative mondiali, ci faremo carico di rimuovere barriere, stabilire incentivi, massimizzare la costruzione di capacità, ed attuare misure appropriate per accelerare aggressivamente la divulgazione ed il trasferimento di esistenti nuove tecnologie chiave e low-carbon, in accordo alle circostanze nazionali. (Il riferimento alle situazioni nazionali è costante; sembra non si voglia mettere al mondo la camicia di forza) Noi auspichiamo che singoli paesi si assumano la guida per distribuire gli sforzi tra i paesi interessati per portare avanti tecnologie come l’efficienza energetica; l’energia solare; smart grids; cattura, uso e stoccaggio del carbonio; veicoli progrediti; tecnologie ad alta efficienza e bassa emissione; bio-energia; ed altre tecnologie pulite. (Obiettivi concreti e condivisibili in un’ottica di diversificazione purché accettabili economicamente; eccettuato a mio avviso lo “stoccaggio del carbonio”, se vuol dire lo sprofondamento della CO2 sotto terra che richiederebbe investimenti altissimi, esiti incerti, sarebbe applicabile solo in qualche sito industriale, non potrebbe diffondersi alla maggioranza delle fonti di emissioni, riscaldamento domestico, veicoli, ecc.) I paesi guida riferiranno entro Novembre 15, 2009, sui piani d’azione, road-maps, e sottoporranno piani per raccomandare per ulteriori progressi. Noi prenderemo in considerazione idee per approcci e strutture organizzative appropriate per promuovere sviluppi tecnologici, divulgazione e riapplicazione.

4. Le risorse finanziarie per la mitigazione e l’adattamento dovranno essere aumentate urgentemente e sostanzialmente, e dovrebbero includere risorse per sostenere i paesi in via sviluppo. Il finanziamento per affrontare il cambiamento climatico deriverà da molteplici fonti, includendo sia fondi pubblici che privati e i mercati del carbonio. (Menzione molto preoccupante; sembra alludere alle distorsioni intenzionali del mercato del carbonio, con carbon tax, commercio di quote, che fanno parte del più deplorevole armamentario dell’aggressione ambientalista) Investimenti aggiuntivi nei paesi in via di sviluppo dovrebbero essere mobilitati, con l’inclusione della creazione di incentivi e la rimozione di barriere per il flusso dei finanziamenti. Dovrebbe essere promossa una maggiore prevedibilità del sostegno internazionale. Il finanziamento delle azioni di sostegno dovrebbe essere misurabile, rendicontabile, e verificabile. L’esperienza delle istituzioni esistenti dovrebbe essere riprodotta, e queste istituzioni dovrebbero lavorare in modo inclusivo e dovrebbero essere rese più rispondenti ai bisogni dei paesi in via di sviluppo. I finanziamenti per il clima dovrebbero essere di complemento agli sforzi per promuovere lo sviluppo in accordo con le priorità nazionali; e questo può includere sia approcci basati su programmi che su progetti. Il meccanismo di assegnazione dei fondi dovrebbe essere trasparente, equo, efficace, efficiente, e riflettere rappresentazioni bilanciate. Dovrebbe essere assicurata la responsabilizzazione nell’uso delle risorse. Un sistema per far fronte ad esigenze diverse di finanziamento e risorse dovrebbe essere creato per utilizzare quando appropriato, competenze pubbliche e private. Noi concordiamo di considerare ulteriori proposte per stabilire un meccanismo internazionale di finanziamento, includendo la proposta del Messico per un Fondo Verde.

5. I nostri paesi continueranno a lavorare assieme costruttivamente per rinforzare la capacità del mondo di combattere il cambiamento climatico, anche attraverso il Major Ecoconomies Forum on Energy and Climate. In particolare i nostri paesi continueranno ad incontrarsi nel prosieguo dell’anno in modo da facilitare l’accordo a Cpenaghen.

I TEDESCHI ALLA CONQUISTA DEL DESERTO!?!? NO! DEL SOLE DEL DESERTO !!!

Pubblicato in ECOLOGIA, ECONOMIA, POLITICA da Gabriele Pierattelli il 15/07/2009

-

Qui l’aggettivo faraonico calza a pennello. Non soltanto perché siamo nell’Africa sahariana, ma anche e soprattutto per la natura del progetto.

-

Su imbeccata del Club di Roma, un consorzio di giganti del settore energetico tedesco- tra cui persino le tanto vituperate RWE, E.on e Siemens- ha lanciato stamane un’iniziativa a dir poco imponente quanto a costi di investimento e rischio di impresa: raccogliere energia solare direttamente dove il sole batte di più (che si tratti di un’implicita ammissione che piazzare pannelli a Lubecca serve a poco?), ossia nel deserto, per poi trasportarla in Europa.

L’obiettivo consiste nel soddisfare la sempre maggiore domanda energetica, nell’aiutare l’ambiente e nel contribuire a realizzare l’ormai fantomatica indipendenza energetica (sic) della Repubblica federale dal cattivo zar Putin. Peccato che il Sahara non sia esattamente terra di nessuno, ma corrisponda a fette di territorio più o meno grandi, appartenenti a Stati non proprio “democratici”. Al di là del buonismo di maniera sugli standard di democraticità di questi paesi (più importante è capire il grado di affidabilità che essi garantiscono per la continuità dell’opera), ci permettiamo modestamente di ricordare che l’approccio al progetto trasuda di un colonialismo un po’ d’antan. Ricordate la boutade di Tremonti sulle centrali in Albania? Ecco, il substrato culturale non è poi molto diverso. Tutti paiono preoccuparsi dei benefici che un’opera simile produrrà per i cittadini tedeschi ed europei, senza porsi l’interrogativo fondamentale. A questi paesi africani sta bene? Non vogliono niente in cambio?

In secondo luogo, resta ignota l’entità dell’esborso e il nome dei soggetti che dovranno sobbarcarselo. Per quanto riguarda il primo, pare che la cifra si aggiri intorno ai 400 miliardi in uno spazio di quarant’anni… Per quanto attiene i secondi, noi avremmo già un’ideuzza. Inizia per c, finisce per i e ha dodici lettere. Resta solo da capire di quale paese.

Da:http://www.chicago-blog.it/

FINALMENTE!!! Cambia la scuola: promosso chi studia

Pubblicato in POLITICA, SOCIETA' da Gabriele Pierattelli il 15/07/2009

-

Una brutta notizia in realtà molto positiva. Le bocciature dei nostri studenti non dovrebbero essere accolte con favore, ma se riflettiamo su come si è ridotta la nostra scuola dal Sessantotto in avanti, l’aumento di quasi il 20 per cento dei respinti agli esami di maturità, a cui si deve aggiungere anche il numero in crescita dei non ammessi a quella prova, fa sensatamente sperare in un definitivo cambiamento di rotta dell’insegnamento scolastico. Un cambiamento profondo.

-

Il ministro della Pubblica istruzione ha intrapreso un cammino che i suoi detrattori avevano giudicato irrilevante: solo provvedimenti di facciata, dicevano. Per esempio il voto in condotta, la sostituzione dei giudizi con i vecchi e tradizionali numeri arabi per indicare il grado di profitto degli studenti, le normative contro il bullismo. Poi ci si è messo anche il ministro Brunetta a perseguire i fannulloni nella scuola, che costituiscono una realtà scandalosa per cui l’opinione pubblica ha finito col fare di tutt’un’erba un fascio, confondendo insegnanti eccellenti (ce ne sono: siatene certi) con quelli lavativi e incapaci (ce ne sono molti: siatene certi).

Insomma, un insieme di provvedimenti legislativi che ha segnalato e imposto la volontà governativa di procedere con convinzione verso una scuola seria, attenta al profitto degli studenti e alla capacità degli insegnanti. Ma a questo lodevole impegno c’è da aggiungere dell’altro.

La chiave di volta per costruire la scuola come un edificio stabile sono i professori.

Accorgersi del tempo che passa è quasi sempre molto malinconico. «Quasi», però. Nella scuola, il tempo che passa significa pensionamento degli insegnanti sessantottini, quelli che hanno usufruito di innumerevoli ipocrisie sindacali per superare concorsi fasulli o addirittura per non farli, per ottenere lauree concesse senza nessuna vera qualificazione da parte di docenti universitari demagoghi nella loro ideologia antimeritocratica. Un disastro figlio di troppe complicità che ha danneggiato tutti: una scuola che non funziona è una sciagura per l’intera collettività.

In questo caso, bisogna dire che il tempo che passa è galantuomo, è una ramazza che fa pulizia. Sono convinto che nessun provvedimento di legge abbia effetto se non ci sia anche un tessuto sociale pronto ad accoglierlo. Ora è indubbio che da alcuni anni si è fatta strada l’idea che la difesa del merito e il dovere di premiarlo siano una condizione necessaria per lo sviluppo civile. Quest’idea è sempre stato un punto di forza della cultura liberale che però ha dovuto assistere, in anni passati, alla sua denigrazione e, quindi, all’onda montante di uno sconfortante egualitarismo con il quale si sono avvantaggiati i peggiori. Ma quell’idea era stata umiliata dal radicalismo di sinistra, non annientata. Lentamente, i governi liberali di questi ultimi quindici anni sono riusciti a ridarle forza, a imporla culturalmente nella nostra società. La sinistra ha dovuto ammettere i suoi errori di valutazione, e oggi nessuno, se non qualche irriducibile cretino, ritiene che la difesa del merito nella scuola, come in ogni realtà lavorativa, sia un’offesa alla democrazia.

Una scuola seria, capace di formare e selezionare, in grado di preparare i giovani alla ricerca scientifica e alla professione, la vogliono anche gli insegnanti di sinistra che non hanno nulla a che spartire (se non altro per motivi anagrafici), con la demagogia sessantottina. Il numero in aumento dei bocciati alla maturità vuol dire proprio questo, significa che la scuola è ormai avviata a un cambiamento nel segno della qualità, a cui partecipano tutti gli insegnanti. Loro potranno discutere, secondo i diversi orientamenti di pensiero, sul modo di instaurare stabilmente la meritocrazia della scuola, ma non di affossarla.

L’accortezza del ministro dovrà essere perciò quella di inserire lentamente e progressivamente, senza rotture che possano essere recepite come provocazioni da una parte del corpo docente, normative idonee per proseguire sul cammino della serietà negli studi, e darci finalmente una riforma universitaria adeguata al nuovo clima culturale, ricordando che dagli atenei escono i futuri insegnanti insieme alla classe dirigente del Paese.

fonte

Taggato con:

IL PDL ATTACCA IL NOTO GIORNALE : Bondi ‘La Repubblica’ è diventata una specie di ’superpartito’

Pubblicato in POLITICA, SOCIETA' da Gabriele Pierattelli il 15/07/2009

-

‘La Repubblica’ è diventato “una specie di ’superpartito’, che concentra in sé la dimensione politica, quella economica, quella culturale e perfino quella giudiziaria. La mia opinione è che l’azione di questo ’superpartito’ costituisca da tempo l’insidia più grande per la nostra democrazia”. Lo scrive il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, in una lettera inviata al quotidiano, in risposta all’editoriale di Eugenio Scalfari pubblicato oggi.

-

“Eugenio Scalfari – afferma il ministro dei Beni Culturali – cerca di dipingere il quadro politico e l’atmosfera di questi giorni come se ci trovassimo nuovamente alla vigilia della caduta di un regime, con il corollario di servi, gerarchi e cortigiani, fra i quali vengo annoverato maliziosamente anch’io, in procinto di tradire e di abbandonare la nave. La maestria di Scalfari, bisogna ammetterlo, consiste da sempre nella capacità di divulgare e accreditare nell’opinione pubblica una visione storiografica, politica e culturale che è esattamente agli antipodi della realtà. Quello che sta avvenendo in questi giorni è la conferma più clamorosa di quanto sostengo”.

Secondo Bondi, “Scalfari è abile nel descrivere un regime corrotto e morente, contro il quale il suo quotidiano ha lanciato l’offensiva finale, trascinando con sé anche il Corriere della Sera e ciò che resta della sinistra, mentre la realtà è che un governo democraticamente eletto subisce un’aggressione sistematica da parte di un centro di potere economico e politico, che non può vantare alcuna legittimità democratica né morale, sulla base di una campagna scandalistica paragonabile alla pesca con lo strascico”. “Alle porte – sostiene il ministro – non vi è la caduta di un regime, egregio direttore, né la fuga di gerarchi felloni, ma vi sarebbe, nell’ipotesi abbia successo il progetto del Suo giornale, l’indebolimento della nostra democrazia e la rovina dell’Italia”.

Bondi sottolinea poi l’affetto e la considerazione che ha di Berlusconi e il merito che ha avuto “di impedire nel 1994 alla gioiosa macchina da guerra della sinistra capitanata da Achille Occhetto di conquistare il potere”. Poi avverte: “Noi non cederemo mai, mai, di fronte alla campagna di odio e di delegittimazione orchestrata da Lei e dal Suo giornale, in combutta con una sinistra ormai al traino di tutte le battaglie più misere e sconclusionate. Se sapremo sconfiggere anche quest’ultimo disperato attacco contro il governo e contro Berlusconi, la nostra democrazia sarà più salda, il nostro futuro più sereno. Questo gli italiani lo sanno e domani avranno la possibilità di testimoniarlo con il loro voto”.

Al Qaeda: Useremo l’arsenale atomico pakistano contro gli Stati Uniti

Pubblicato in POLITICA, TECNOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 15/07/2009

.

Se riuscira’ a mettere le mani sull’arsenale atomico pakistano al Qaeda lo usera’ contro gli Stati Uniti.

.

Questa la minaccia lanciata dagli schermi di al Jazira da Mustafa Abu al-Yazid, leader qaedista in Afghanistan. “Se dio vorra’ le bombe atomiche (pakistane) non cadranno nelle mani degli americani e i mujahideen le prenderanno per usarle contro gli americani”, ha minacciato l’egiziano Abu al-Yazid. Il capo qaedista ha ricordato che l’esercito di Islamabad sta combattendo una battaglia all’ultimo sangue nella valle dello Swat contro i talebani alleati di al Qaeda ad appena 100 chilometri dalla capitale, e “sta perdendo”.

CREARE MALATI PER LEGGE ?!?!? ECCO COME FANNO !!

Pubblicato in ECONOMIA, POLITICA, SALUTE da Gabriele Pierattelli il 14/07/2009

.

E’ proprio quello che è accaduto qualche anno fa, quando il 21 maggio 2004 il Governo italiano ha approvato un decreto legge in attuazione della Direttiva numero 2002/46/CE del “Parlamento Europeo e del Consiglio” teso ad uniformare le discipline degli Stati membri sugli integratori alimentari.Un esempio per tutti è la Vitamina C (acido ascorbico o sodio ascorbato). “L’apporto giornaliero è ammesso fino al 300% del valore di riferimento”.

Siccome il valore di riferimento (RDA) è un tristissimo 60 mg al giorno (che serve solo a prevenire lo scorbuto), significa che la Direttiva europea – tanto voluta delle lobbies del farmaco – impone un massimo giornaliero di 180 mg di Vitamina C (60 mg x 3 = 180 mg).Una offesa alla nostra intelligenza, alla memoria del doppio premio Nobel Linus Pauling, il quale ha dimostrato scientificamente l’utilità di grammi giornalieri, e soprattutto un attacco mirato alla nostra salute.

.

.

Il Codex da una parte è un’arma micidiale nelle mani delle lobbies agroalimentari, della chimica e farmaceutica (i cui proprietari sono gli stessi delle corporation delle armi, energia, telecomunicazioni, ecc.), dall’altra sarà lo strumento principe del mercato globale, quindi nelle mani della stessa Élite dominante.

Se per esempio il Codex definisce i “supplementi nutrizionali”, gli “integratori vitaminici” come delle “tossine” invece di semplici alimenti, sarà possibile imporre (per legge) una soglia “minima di dannosità”.

—————

Il Codex Alimentarius, è un insieme di regole su tutto quello che riguarda l’alimentazione, adottate da 181 paesi (il 97% della popolazione mondiale).Codici che vanno dalla produzione degli alimenti, all’etichettatura, regolamentazioni sui livelli di sostanze chimiche permesse (inquinanti, pesticidi, tossine, additivi, ecc.), sul trasporto e la tracciatura, nonché le norme igieniche, ecc.Circa 200 codici per gli alimenti, 40 di igiene e 3200 limiti massimi di residui di pesticidi farmaci veterinari.

—————–


Ecco perché non si trovano più, se non con grande fatica, in erboristeria gli integratori di compresse da 1 grammo di Vitamina C: sono illegali!

Sono stati molto sottili, perché non hanno “imposto per legge” la soppressione delle compresse da 1 grammo , hanno semplicemente abbassato il limite massimo del principio attivo, ed il gioco è fatto.

La medesima cosa avviene nella creazione di nuovi malati: abbassano le soglie (colesterolo, Psa, pressione arteriosa, glucosio, ecc.) et voilà per magia ecco milioni di nuovi consumatori di droghe, cioè di farmaci.

Tutti i 181 paesi membri del Codex, entro e non oltre il 31 dicembre 2009, non avranno più proroghe: dovranno accettare, per esempio, la Direttiva europea vista prima, sulle vitamine e minerali (Direttiva 2002/46/EC).Che piaccia o non piaccia a noi sudditi europei, entro quest’anno le normative del Codex dovranno essere recepite dai singoli governi firmatari.

Il Codex – visti gli sponsor – non poteva non essere un grande promotore dei prodotti biotech, cioè degli alimenti geneticamente modificati. Siccome tali cibi pericolosi hanno proprio il sigillo Codex, sarà sempre più difficile per un paese proteggere la salute dei suoi cittadini impedendone l’entrata in commercio.

Quindi tutti i prodotti marchiati Codex, che facciano bene alla salute o siano pericolosi, in quanto accettati dall’ente certificatore delle lobbies (appunto il Codex), entreranno nei circuiti di vendita e consumo, e nessun paese potrà rifiutarsi, pena sanzioni.

Non a caso parlo di prodotti “pericolosi per la salute”. L’aspartame (codice 951) per esempio, il dolcificante di sintesi estremamente tossico è un edulcorante così ben accettato dal Codex (nonostante sempre più studi indipendenti lo mettano all’indice) che le soglie di “concentrazione massima” rasentano il ridicolo.

AFRICA,PETROLIO,GAS…INQUINAMENTO E GUERRE – IL RUOLO DELL’ ENI E DELLE MULTINAZIONALI COME…DOVE E PERCHE’ AVREMO UN NUOVO “GOLFO”

Pubblicato in ECOLOGIA, ECONOMIA, POLITICA da Gabriele Pierattelli il 13/07/2009

La Repubblica del Congo va verso le elezioni del 12 luglio, mentre le multinazionali del petrolio, con in testa l’Eni, cercano nuovi giacimenti sfruttando le sabbie bituminose (vedi Ae 105).

“Le elezioni saranno caratterizzate da una totale mancanza di non trasparenza. Il governo non ha accettato di istituire una commissione elettorale indipendente, così come chiesto dai partiti di opposizione e dalla Commissione Episcopale. Nemmeno l’Ue manderà degli osservatori, dando per scontata l’irregolarità delle votazioni”. Brice Makosso è uno degli esponenti di punta della Commissione “Giustizia e pace” della Repubblica del Congo. Nei suoi anni di attivismo ha potuto comprendere molto bene quali sono le conseguenze dello sfruttamento petrolifero in Africa.


Che clima pre-elettorale vive la popolazone del tuo Paese?

Dopo 30 anni di dittatura comunista e guerra civile, il presidente Denis Sassou-Nguesso sta

usando la carta della paura. “Se non votate per me la violenza tornerà a devastare il Paese” è il suo messaggio. I congolesi sono ormai rassegnati a non avere alternativa, ma se ci fossero delle elezioni veramente libere non ho dubbi che Nguesso non vincerebbe.


La tua organizzazione, la Commissione “Giustizia e pace” , si batte da anni per cambiare le cose. In che modo?

Insieme alla chiesa locale, già nel 2000 abbiamo avviato una riflessione sul rapporto tra il petrolio e la guerra, il debito, le dittature e la corruzione in Africa Centrale. Per farlo abbiamo collaborato con i nostri omologhi in Ciad, che nel frattempo avevano seguito da vicino i devastanti impatti dell’oleodotto Ciad-Camerun.

Nel 2002 la Conferenza episcopale congolese ha emesso una dichiarazione in cui si chiedeva alle imprese petrolifere una maggiore trasparenza sull’utilizzo dei proventi. Nel 2006, ovvero quando il governo ha chiesto alla Banca mondiale che il Congo fosse inserito nella lista dei Paesi più indebitati, sono iniziati i problemi. Noi ci siamo opposti alla richiesta e abbiamo suggerito alla World Bank di attendere prima un’analisi dei proventi e della gestione dell’industria petrolifera.

La qualifica ha subito un ritardo, noi siamo stati accusati di essere dei servi dell’imperialismo e di lavorare contro gli interessi della Repubblica. Io e altri attivisti siamo stati arrestati con la scusa di aver stornato fondi della nostra organizzazione -cosa che i nostri donatori hanno subito smentito- e abbiamo trascorso tre settimane in prigione e un paio di anni al soggiorno obbligato. Allora Paul Wolfowitz, che era presidente della Banca mondiale, minacciò il blocco dei prestiti al Congo: altrimenti non saremmo usciti di prigione dopo sole tre settimane…


Parliamo del petrolio. La gestione dei proventi ha dato adito a parecchie perplessità, ci pare di capire.

Fin dall’inizio dello sfruttamento dei giacimenti congolesi, le compagnie pagavano le royalty non al ministero del Tesoro, ma su conti correnti presenti in varie paradisi fiscali sparsi per tutto il mondo. Come se non bastasse, il nostro esecutivo mpegnava già i proventi del petrolio non ancora estratto, finendo solo per accrescere il nostro debito estero. Adesso con la nuova iniziativa internazionale sulla trasparenza le cose potrebbero migliorare, ma è ancora presto per dirlo.


Qual è il ruolo giocato dall’Eni nel contesto congolese?

L’Eni ha iniziato le sue attività da noi fin da anni Settanta. Prima operava solo offshore, mentre dal 2007 è presente anche sul territorio nazionale. Da quel momento sono nati i “classici” problemi legati allo sfruttamento petrolifero in Africa, tra cui il flaring, che ha enormi impatti negativi su ambiente e popolazione locale. L’Eni dice che il petrolio, però, non ha nulla a che fare con il degrado ambientale. Tuttavia di recente ha preso la decisione di costruire delle centrali elettriche nelle vicinanze dei giacimenti dove si verifica il gas flaring, anche perché tale pratica entro il 2010 sarà considerata illegale per decreto governativo. Una da 50 megawatt è già in funzione, un’altra da 300 megawatt è in costruzione. Si badi bene, le centrali producono energia destinata alle imprese private -e in particolare per le operazioni di estrazione in una miniera di potassio- e non alla popolazione locale.


Ora si parla di impiegare le sabbie bituminose per produrre petrolio. Quali sono gli ultimi sviluppi?

Per il momento sappiamo che l’Eni ha siglato un accordo con il nostro governo. Lo ha confermato anche Paolo Scaroni, l’amministratore delegato dell’impresa italiana, in varie interviste rilasciate alla stampa. Però non si capisce se le sabbie bituminose serviranno per realizzare strade o per ricavarne petrolio. Il governo sembrerebbe indicare la prima possibilità, l’Eni parla di previsioni operativi in termini di barili, ovviamente di greggio. Nella realtà dei fatti, noi siamo molto preoccupati perché non si sa quali saranno gli impatti e come verranno protette le popolazioni locali una volta che, a partire dal 2011, inizierà lo sfruttamento delle sabbie. Val la pena ricordare che la produzione di un barile di sabbie bituminose, al momento sfruttate solo in Canada, provoca un alto tasso di inquinamento, impoverimento delle risorse idriche ed emissioni di gas serra tra le tre e le cinque volte più alte del corrispettivo di petrolio convenzionale. Chiediamo quindi all’Eni di dirci la verità sul destino di questa risorse e, qualora volessero tirarne fuori il petrolio, vogliamo sapere che tecniche saranno impiegate e come si limiteranno al minimo gli impatti, così devastanti e diffusi nell’esempio canadese. Per adesso però il rappresentante dell’Eni a Ponte Noire non appare intenzionato a darci la minima informazione.

La Nigeria sotto scacco petrolifero dice basta al gas flaring. Voci dal “GsOtto”

“Noi proponiamo di lasciare tutto il ‘nuovo’ petrolio nel sottosuolo. Le multinazionali dovrebbero gestire solo i giacimenti già aperti, che sono in via di esaurimento, impegnandosi però a investire sulle fonti energetiche alternative come il solare o l’eolico, che da noi non mancano di certo”. Nnimmo Bassey (nella foto) è uno storico attivista di ERA/Friends of the Earth Nigeria. Da anni conduce campagne contro il gas flaring e lo sfruttamento petrolifero indiscriminato nel Delta del Niger. Lo abbiamo incontrato al Gsott8, dal 2 al 6 luglio nel Sulcis Iglesiente.


Perché è importante mettere fine al flaring, evitando così di bruciare all’aria aperta il gas collegato all’estrazione del petrolio dal sottosuolo?

Secondo una stima conservativa, lo spreco di questo gas ha privato la Nigeria di una cifra che si aggira intorno ai 2,5 miliardi di dollari l’anno, aumentando invece le emissioni di gas serra nell’atmosfera. Come se non bastasse, e a prescindere dai costi economici, il flaring costituisce un

gigantesco attacco contro l’ambiente e ha serie conseguenze sulla salute delle persone, causando malattie come il cancro, la bronchite, l’asma, complicazioni renali e circolatorie di diverso tipo. A subire gli effetti negativi di questa pratica è anche la produzione alimentare, che è diminuita. L’aspettativa di vita in Nigeria è di 47 anni per le donne e 46 per gli uomini, ma nel Delta del Niger cala vertiginosamente, arrivando a soli 41 anni. Paradossalmente, quella stessa regione, ricca di petrolio, è tra le più povere di tutto il Paese.

Eppure le grandi oil corporation come la Shell e l’Eni sembrano non farci caso…

Il gas flaring si verifica nei giacimenti nigeriani fin dall’inizio dello sfruttamento petrolifero,

ovvero dagli anni Cinquanta. Le comunità locali si sono sempre battute contro questa pratica.

Anche il governo coloniale, prima che la Nigeria conquistasse la sua indipendenza, vi si è opposto, tuttavia le multinazionali petrolifere hanno continuato a vivere al di sopra della legge e senza considerare le sentenze delle corti nigeriane che hanno decretato che il gas flaring è illegale. Ora il governo ha posto una nuova data limite per far cessare questa pratica: il 2011. Ma le multinazionali vorrebbero già rinviare tutto al 2013.


In Nigeria opera una compagnia italiana come l’Eni, che tra l’altro per il 30% è di proprietà dello Stato. Quali sono gli impatti delle sue attività?

Anche l’Eni, così come la Shell o la Chevron, causa enormi conseguenze negative all’ambiente e alle popolazioni locali. Oltre al flaring, l’Eni è responsabile della scarsa manutenzione degli oleodotti che attraversano in lungo e in largo il Delta del Niger, che assai di frequente hanno delle pericolosissime perdite di petrolio. Per citare dei dati, nel biennio 2006-2007 la Nigerian Agip Oil Company, la controllata dell’Eni nel nostro Paese, ha fatto registrare il numero più alto di sversamenti, ben 264.


Quale può essere una soluzione ideale per risolvere i problemi legati allo sfruttamento petrolifero?

Noi proponiamo di lasciare tutto il “nuovo” petrolio nel sottosuolo. Le multinazionali dovrebbero gestire solo i giacimenti già aperti, che sono in via di esaurimento, impegnandosi però a investire sulle fonti energetiche alternative come il solare o l’eolico, che da noi non mancano di certo. Nel frattempo la Nigeria potrebbe rivitalizzare un settore come quello agricolo che, prima dell’inizio dello sfruttamento petrolifero, era tra i più sviluppati. Tanto il petrolio finirà comunque nell’arco di pochi anni, meglio trovare delle valide alternative già da adesso.

Per approfondire il tema, potete leggere il libro “Il prossimo golfo”

altraconsapevolezza

BALLANDO SULL’ORLO DEL VULCANO – LA CRISI E LA DISOCCUPAZIONE VERA AL 16.5% NELGI USA

Pubblicato in ECONOMIA, POLITICA da Gabriele Pierattelli il 13/07/2009


Ormai l’economia mondiale da tempo sta ballando sull’orlo del vulcano della disoccupazione, gli ultimi dati a livello globale testimoniano che il magma del lavoro è un composto ad alta pressione e temperatura, complesso che una volta eruttato diventa pura lava.

La parola “lava” ha origine dal latino “labes” che significa caduta, scivolamento, lo stesso scivolamento che quotidianamente ci viene comunicato in formato rallentato dai dati macroeconomici.

I lettori di Icebergfinanza conoscono da tempo la presenza delle cosidette “misure alternative” di rilevazione della disoccupazione in America, la famosa Table A-12. Alternative measures of labor underutilization che riporta la percentuale di complessiva tra disoccupazione e sottoccupazione, comprendendo i cosidetti lavoratori scoraggiati ovvero coloro che hanno smesso di cercare lavoro in quanto sfiduciati da mesi di ricerca e che il BLS non considera più nella cosidetta forza lavoro e i lavoratori part-time per causa di forza maggiore economica, lavoratori che vorrebbero lavorare l’intera giornata, ma che spesso devono adattarsi al ritmo della produzione di beni e servizi richiesta in questo momento dal mercato.

Ebbene oggi questo tasso, seguendo la dinamica del tasso ufficiale, ha superato il 16 % della forza lavoro raggiungendo la percentuale di 16,5 % ( 9,5 % quello ufficiale ) , una dinamica in via di rallentamento negli ultimi mesi.


[table-a12-2009-06.png]

Non c’è alcun dubbio che nella peggiore delle ipotesi la disoccupazione ufficiale il prossimo anno potrà raggiungere la percentuale del 11/12 % che è ben lontana dal 25 % del picco della Grande Depressione come potete vedere da questo grafico qui sotto comparso in una recente analisi di Asha Bengalore su Northern Trust.


[DepressionUnemploymentRate.jpg]

Ciò non toglie che se prendiamo come riferimento il dato relativo alle misure alternative, il divario si ridurrebbe notevolmente, sino a ridurre la forbice differenziale percentuale dei due periodi in questione.

Penso che nella migliore delle ipotesi, una simil ripresa produrrà un aumento delle ore lavorate o tuttalpiù il ritorno a pieno ritmo dei lavorati part.time, ma che la disoccupazione continuerà ad aumentare.

“Qualunque cosa accada sui tempi della ripresa – ha spiegato Strauss-Kahn – la disoccupazione aumenterà nel 2010 e forse nel 2011, dipende dai Paesi”. Il direttore generale del Fmi ha detto che questo accade a causa dei ritardi con cui la crisi si ripercuote sul mercato del lavoro rispetto all’andamento del Pil. “Il picco – ha osservato – può ritardare fino ad un anno”. Pertanto, ha concluso Strauss-Kahn, “anche con la ripresa, se non si approntano sforzi energici contro la disoccupazione potremmo essere incapaci di affrontarne gli effetti”. Rainews24.rai.it

Detto questo anche gli analisti di Northern Trust sostengono che il tasso di disoccupazione è un

(…) It is a lagging economic indicator, which peaks after the end of a recession (…)

….un indicatore ritardato che raggiunge il picco dopo la fine della recessione!


Graph: Civilian Unemployment Rate

Come avete visto dala grafico qui sopra, il tutto è assolutamente ineccepibile, solo che per l’ennesima volta, nella madre di tutte le crisi, io ritengo utile non fossilizzarsi troppo su questa dimensione, la dimensione di un indicatore ritardato che con il tempo sta assumendo sempre più la sua nuova dimensione di “puro indicatore” e ora spiegherò il perchè.

Mai in passato abbiamo assistito alla presenza combinata di una serie di nemesi che hanno colpito il consumatore americano, travolto da una perdita di ricchezza epocale, una dinamica combinata e correlata che va dalla scomparsa della dimensione infinita dell’accesso al credito al totale esaurimento della ricchezza presunta che riusciva ad infondere il continuo aumento del valore della case, sino al virtuosismo indispensabile di un tasso di risparmio in continua ascesa e un rientro dal debito esponenziale.

Questa è l’ultima dinamica del credito al consumo, diminuito in otto degli ultimi dieci mesi con le carte di credito che registrano una delle peggiori contrazioni mensili degli ultimi anni…….


FRED Graph

Quindi la mia visione mi porta a sottolineare che oggi il tasso di disoccupazione, la sua dinamica, probabilmente per la prima volta nella storia va assunto come puro indicatore economico e non come un indicatore ritardato.

Un ulteriore esempio di quello che sta accadendo nel mercato del lavoro è dato dai dati relativi ai sussidi di disoccupazione che ieri hanno visto arretrare le richieste settimanali di oltre 52.000 unità a fronte di una revisione negativa del dato della precedente settimana.

Il nuovo record relativo alle richieste continuative, settimana dopo settimana, ha visto un’esplosione di 159.000 nuove richieste che non ci sorprende più di tanto visto che recentemente avevo sottolineato come nelle prossime settimane assisteremo ad uno tsunami di richieste, conseguenza diretta del fallimento del sistema automobilistico americano  e del prevedibile contagio all’industria dell’indotto.

Tralasciando l’estrema variabilità di questi due indicatori, sottolinerei come l’indicatore principe resta quello relativo alla media a quattro settimane, che resta tuttora oltre le 600.000 unità, nonostante la discesa di 10.000 richieste.

Troppo poco per segnalare una svolta, una svolta che avrà bisogno di ulteriori conferme nelle prossime settimane e che comunque facendo riferimento alla doppia recessione ravvicinata degli anni ‘80 non significa sostanzialmente che questa dinamica possa segnalare la fine di una recessione di cosi vasta portata e correlazione.


Graph: 4-Week Moving Average of Initial Claims

Probabilmente i sussidi di disoccupazione hanno raggiunto il picco di questo ciclo economico, ma difficilmente assisteremo ad una fase di ripresa dell’occupazione, che vedrà piuttosto un aumento delle ore lavorative e un ritorno a medio regime di tutti coloro che sono stati costretti ad “subire” il part-time per cause economiche.

Date un’occhiata a questo sito Esd.wa.gov si tratta delle estensioni ai sussidi di disoccupazioni previsti da una legge che prevede un massimo di ulteriori 33 settimane di sussidi di disoccupazione la Emergency Unemployment Compensation (EUC). Secondo Mike Shedlock questa legge crea una distorsione statistica che porterebbe il numero delle settimane continuative dei sussidi più vicini ai 9,4 milioni che al record di 6,883 milioni segnato oggi.

Inoltre secondo Bloomberg in aprile il numero record di 33, 8 milioni di cittadini americani ha ricevuto i cosidetti  ” Food Stamps ” oltre il 20 % rispetto all’anno prima, che ricordano dannatamente la cosidetta social card di Tremonti.

Il ” Food stamps program ” avviane attraverso una carta elettronica consegnata a coloro che vivono sotto la soglia della dignità, accreditata mensilmente dal governo e finalizzata all’acquisto di alimentari nei supermercati.

July 7 (Bloomberg) — A record 33.8 million people received food stamps in April, up 20 percent from a year earlier, as unemployment surged toward a 26-year high, government figures show. Spending also jumped, as the average benefit rose.

It was the fifth straight month of record participation in the Supplemental Nutrition Assistance Program , according to the US Department of Agriculture, and up 1.8 percent from the prior month. Total spending was $4.5 billion, up 19 percent from the previous all-time high reached in March, the USDA said.

Se qualcuno ha dato un’occhiata in profondità ai dati rilasciati da Alcoa invece che esaltarsi per il meno peggio di quello che nessuno sa analizzare, forse sarebbe interessante mettere un bel microscopio sulle voce contenimento dei costi, figlia di una continua erosione dell’occupazione.

July 8 (Bloomberg) — Alcoa Inc., the largest U.S. aluminum producer, reported a second-quarter loss that was smaller than analysts’ estimates after production cuts and workforce reductions helped the company save money.

Taglio alla produzione e taglio all’occupazione ecco il leit-move della prossima campagna di trimestrali.

E qui farei una interessante premessa in riferimento alla stagione delle trimestrali che si sta aprendo in America, nuova stagione che vedrà focalizzata l’attenzione sulla fantasia contabile delle istituzioni finanziarie americane e sulla percentuale di minori perdite o maggiori guadagni che l’erosione della forza lavoro e la riduzione della produzione produce, palliativi di breve termine che lasciano come spesso accade il tempo che trova.

Sarà inoltre interessante assistere agli orizzonti previsti dalle varie aziende, aspettative che ci diranno quanto sia reale o sostenibile un’eventuale ripresa dell’economia.

Si assistere alle dichiarazioni di ottimismo dei vari amministratori delegati, visto che negli ultimi tre mesi i cosidetti ” insider dealing ” i ceo di circa 252 aziende hanno venduto azioni proprie delle proprie società per un totale di 1,2 miliardi di dollari, più o meno come accadde nel giugno 2007, nove venditori che credono nelle potenzialità della loro azienda ogni misero compratore…..

Executives at 252 companies in the S&P 500 unloaded shares since March 10, with total net sales reaching $US1.2 billion, according to data compiled by Princeton, New Jersey-based InsiderScore, which tracks stocks. Companies with net sellers outnumbered those with buyers by almost 9-to-1 last week, versus a ratio of about 1-to-1 in the first week of the rally. Businessday

Un esempio lampante ci è stato fornito da uno dei mostri sacri della finanza nostrana, il quale sostiene che ……

ROMA (MF-DJ)–”La Borsa e’ pronta a 12 anni di rialzi”. Lo ha detto l’a.d. diMediolanum, Ennio Doris, in un’intervista a Il Giornale. “Non chiedetemi cosa faranno i mercati da qui a un anno – ha continuato – troppi sono gli elementi di incertezza. D’altra parte non mi interessa chi cerca ritorni di breve termine. La crisi e’ una grande opportunita’ di investimento. Le Borse sono tornate ai livelli del 1996, quindi 12 anni in cui i guadagni sono stati nulli. Periodi del genere erano gia’capitati nel ‘37-’49, nel ‘63-’74, a esempio. E ogni volta sono stati seguiti da periodi altrettanto lunghi di forti guadagni. E’ quello che ci aspetta ora: altri 12 anni di ripresa”, ha concluso.

Dodici anni di ripresa che mandano in frantumi la mia teoria di una nuova “lost decade”, dodici anni di ripresa sul semplice assunto che la storia si ripete inesorabilmente e che se abbiamo avuto dodici anni di rendimenti nulli ora avremo dodici anni di miracoli continui…..potenza dell’analisi fondamentale.

ICEBERGFINANZA

Beppe Grillo candidato alla segreteria del PD

Pubblicato in POLITICA, VARIE da Gabriele Pierattelli il 12/07/2009

BEPPE GRILLO

Il 25 ottobre ci saranno le primarie del PDmenoelle. Voterà ogni potenziale elettore. Chi otterrà più voti potrà diventare il successore di gente del calibro di Franceschini, Fassino e Veltroni. Io mi candiderò.

.

Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c’è il Vuoto. Un Vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini. Una sinistra senza programmi, inciucista, radicata solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali. Muta di fronte alla militarizzazione di Vicenza e all’introduzione delle centrali nucleari. Alfiere di inceneritori e della privatizzazione dell’acqua. Un mostro politico, nato dalla sinistra e finito in Vaticano. La stampella di tutti i conflitti di interesse. Una creatura ambigua che ha generato Consorte, Violante, D’Alema, riproduzioni speculari e fedeli dei piduisti che affollanno la corte dello psiconano. Un soggetto non più politico, ma consortile, affaristico, affascinato dal suo doppio berlusconiano. Una collezione di tessere e distintivi. Una galleria di anime morte, preoccupate della loro permanenza al potere. Un partito che ha regalato le televisioni a Berlusconi e agli italiani l’indulto.

MarxBeppe.jpg

Io mi candido, sarò il quarto con Franceschini, Bersani e Marino. Partecipo per rifondare un movimento che ha tolto ogni speranza di opposizione a questo Paese, per offrire un’alternativa al Nulla.
Il mio programma sarà quello dei Comuni a Cinque Stelle a livello nazionale, la restituzione della dignità alla Repubblica con l’applicazione delle leggi popolari diParlamento Pulito e un’informazione libera con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico, a partire da Silvio Berlusconi. Temi troppo duri per le delicate orecchie di un Rutelli e di un Chiamparino. Ci sono milioni di elettori del PDmenoelle che vorrebbero avere un PDcinquestelle. Con questo apparato affaristico e venduto non hanno alcuna speranza. Il PDmenoelle è l’assicurazione sulla vita di Berlusconi, è arrivato il momento di non rinnovare più la polizza. Arrivederci al 25 ottobre!


Travaglio:

”Grillo alle primarie

del Pd? E’ la notizia più

divertente del decennio”


(Adnkronos/Ign) – Il giornalista commenta la candidatura del comico-blogger: ”Prenderebbe un sacco di voti, basta mettere qualcuno che dica cose vere e la gente lo vota”. Adinolfi: ”Se fa sul serio benvenuto tra noi, ora i burocrati non impediscano la sua corsa alla segreteria”. Li Gotti (Idv): “E’ un comico usa tutti i mezzi per fare spettacolo”

Quanto alle eventuali reazioni degli altri candidati alle primarie, Travaglio aggiunge: “Non so come reagiranno, ma se non ricordo male quando alle primarie si candidarono personaggi come Di Pietro, Furio Colombo e Pannella si trovarono dei geroglifici formali per non farli candidare”.

Dal canto suo Mario Adinolfi, candidato alla segreteria del Pd e membro della direzione nazionale, commenta: “Se lo fa con serietà, se non è una boutade estiva, se conosce e accetta le regole e si sottopone al vaglio degli iscritti al Pd iscrivendosi lui stesso entro i termini stabiliti, a me viene da dire solo una cosa a Beppe Grillo: benvenuto tra noi”.

“Ho paura che tra qualche giorno – aggiunge – scoprirà che le modalità di presentazione al congresso sono complesse e burocratiche, ma deve essere serio e evitare grida qualunquiste. Io faccio fin d’ora appello ai burocrati del Pd affinché non impediscano nei fatti la candidatura di Beppe Grillo: i circoli siano veramente aperti e raccolgano le iscrizioni di tutti, ‘grillini’ compresi. E’ una grande occasione per accogliere all’interno del nostro partito migliaia di persone che, sbagliando, in passato abbiamo confinato nel segmento della cosiddetta ‘antipolitica”.

“Un’unica nota: quando si chiede informazione seria per sé, bisogna anche offrirla. Sul suo blog Grillo si candida come ‘quarto’ candidato. E’ in realtà il quinto. Rispetti i candidati concorrenti e si ricordi che, comunque, è l’ultimo arrivato. Gli sarà utile, se fa sul serio”, conclude.

Taglia corto, invece, Luigi Li Gotti dell’Idv: “E’ un uomo di spettacolo, un comico e si comporta come tale”. “Un comico usa tutti i mezzi per fare spettacolo ma – dice all’ADNKRONOS – cosa diversa è fare politica. Finché si tratta di provocazione va bene, ma guai se quello di Grillo si trasformasse in impegno politico diretto”.

MA IL “PD” NON VUOLE !

Il Pd si schiera contro «l’invasore». Ai big del Partito democratico, con l’eccezione di Ignazio Marino, non piace l’autocandidatura del comico Beppe Grillo a partecipante alla corsa per futuro leader del partito. Una candidatura che potrebbe non concretizzarsi mai visto che per statuto Grillo dovrebbe ottenere prima la tessera del partito, cosa che sembrava difficile da ottenere dopo gli attacchi sui media di questi ultimi mesi alla formazione guidata da Franceschini. Tuttavia il comico è deciso a portare avanti la sua candidatura e ai microfoni di Sky ha dichiarato: «Oggi mi sono iscritto al Pd». A smorzare la sicurezza di Grillo ci pensava però poco dopo Maurizio Migliavacca, responsabile dell’organizzazione del Partito democratico: «Le regole per iscriversi al Pd sono chiare e precise. Mi sembra molto difficile che la richiesta di iscrizione al partito di Beppe Grillo contenga i presupposti e abbia i requisiti necessari per il rilascio della tessera del Pd».

MELANDRI E VIOLANTE – Del resto alle dure dichiarazioni dell’ex segretario dei Ds Piero Fassino di domenica contro la candidatura di Grillo, si erano aggiunte oggi le critiche di altri autorevoli esponenti del partito. «A Grillo vorrei dire che il Pd non è un tram su cui si può salire all’occorrenza» dichiarava Giovanna Melandri, dirigente del Pd. «Uno che ha sputato veleno sul partito fin dalla sua nascita non può candidarsi a guidarlo – sottolineava la Melandri- inoltre credo che prima dei colpi di scena, chi sceglie di impegnarsi in politica debba avere rispetto per migliaia di cittadini che, a diverso titolo, si sono impegnati per costruire il Pd e che, rispettandolo, ci credono veramente».

Più interlocutorio l’intervento di Luciano Violante per il quale Grillo «Non è solo un comico, interpreta uno stato d’animo. La sua candidatura è il frutto della crisi del sistema politico».

E lo stesso Fassino tornava oggi a parlare della vicenda Grillo in un videoforum su Repubblica tv: «Non c’è alcuna ragione per pensare che Grillo possa essere candidato alla segreteria del Pd». Secondo Fassino, quella del comico genovese «è una boutade», «una delle tante provocazioni di un uomo di spettacolo». Fassino spiegava che «il partito non è un taxi, dove si si paga la corsa e si scende, ma è una cosa seria». E le regole che scandiscono la dinamica congressuale «sono cose serie, non meritano di essere irrise».

MARINO E BONINO – Il senatore Ignazio Marino, anche lui candidato alla segreteria del Pd, ribadiva invece di non avere pregiudizi nei confronti della eventuale candidatura di Grillo alle primarie. Intervistato da Radio 24, spiegava: «Seguendo le regole della democrazia, chiunque ha le carte e le firme lo può fare. Io non giudico le persone, se Grillo arriverà con una mozione strutturata e risposte concrete sui temi che preoccupano le persone che vivono nel Paese, non vedo perchè debba essere escluso».

Una tesi quella di Marino che riaccendeva la polemica rinfocolata dalla radicale Emma Bonino sulle regole per la candidatura contenute nello statuto del Pd: «Io ancora non ho capito bene – dichiarava la Bonino – se le regole di questo Statuto del Pd, che ogni giorno di più risulta più pasticciato, consentono o no la candidatura di Beppe Grillo. Se lo consentono il dibattito deve essere politico, non esistono “vade retro Satana”, si deve discutere di quello che propone. Grillo è abituato a lanciare anatemi e a fare monologhi, ma non è mai stato disponibile a dialoghi o confronti. Se poi parliamo del programma che Grillo ha enunciato io trovo che ci siano delle sciocchezze».

LE TESI DI GRILLO – Per quanto lo riguardava, tuttavia Grillo andava avanti e parlava già da aspirante leader del Pd . Tanto da rivelare ad «Affari italiani» la lista dei possibili futuri alleati di un partito democratico con lui alla guida. «Certo, – spiegava Grillo – con Antonio Di Pietro avremo dei contatti sicuramente. Abbiamo degli obiettivi in comune da molti anni. Ed è uno che fa opposizione alla grande a questo governo». E Pierferdinando Casini? «Ma cos’è l’Udc? Ma che cosa sta dicendo? Lei è giovane è già vecchio dentro», risponde il comico genovese. «Sono sigle che non vogliono dire nulla». Un’intesa con Nichi Vendola e i comunisti di Ferrero e Diliberto? Che ne pensa? «Non penso proprio nulla. Sono il vuoto. Il vuoto totale».

LA DIFESA DI DI PIETRO – E in difesa di Grillo arrivava proprio colui che il comico genovese vede come unico possibile alleato del Pd, vale a dire Antonio Di Pietro. «Vedo che molti nel Pd fanno a gara per irridere la candidatura di Grillo a segretario di quel partito, eppure il suo è l’unico programma esposto, molto più articolato delle idee che finora abbiamo sentito dagli altri candidati» sottolineava il presidente dell’Italia dei Valori . «Il Parlamento pulito, la legge sul conflitto d’interessi, l’acqua pubblica, il no al nucleare e lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, il massimo di due legislature per i parlamentari, wi-fi gratuito, l’informazione libera, con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico: sono tutti punti – spiegava Di Pietro – che l’IdV sta portando avanti da tempo e che, per questo, condivide. Insomma, un programma serio, concreto e che, forse, proprio per questo porta i soloni della politica a irriderlo».