LIBERTA' DI PAROLA

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Pubblicato in CELLULARI, ECOLOGIA, ECONOMIA, INFORMATICA, NEWS IN ENGLISH, POLITICA, SALUTE, SOCIETA', TECNOLOGIA, VARIE da Gabriele Pierattelli il 16/07/2009

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Si calcola che in Italia quasi due terzi delle connessioni wi-fi casalinghe siano accessibili senza dover forzare alcuna protezione….Si può entrare in una rete wi-fi protetta in 60 secondi

Pubblicato in CELLULARI, INFORMATICA, TECNOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 25/06/2009

La connessione wireless per uso domestico è ormai molto diffusa e sono già decine di migliaia gli italiani che hanno in casa una rete wi-fi per accedere ad internet. Ma, anche se il nuovo protocollo è molto diffuso, risulta meno diffusa la conoscenza sulla sicurezza del wireless. Infatti, spesso, chi compra un Access Point, si aspetta che il prodotto funzioni al primo avvio con le impostazioni di default: ma per farlo, il produttore deve settare l’accesso wi-fi con livello di sicurezza medio-basso (criptografia WEP o senza protezione) poiché sa che, basta avere un Windows XP SP1 o un Windows Mobile 4 per i dispositivi palmari, per non far funzionare la criptografia più evoluta e sicura di tipo WPA o WPA2. Ecco il perché della presenza di settaggi sul router wireless che possono compromettere la propria sicurezza e la propria privacy.

Craccare il WEP in 60 secondi

Infatti , non tutti sanno che abilitare la protezione WEP su una connessione Wi-Fi, equivale, nel giro di 60 secondi, a lasciare l’accesso senza protezione. Sembra infatti che i ricercatori dell’Università della Tecnologia di Darmstadt  in Germania, hanno scoperto che una rete wireless “protetta” dal metodo WEP puo’ essere craccata in meno di 60 secondi!
Fino ad oggi infatti per craccare una chiave WEP da 104 bit era necessario intercettare dai 4 ai 6 milioni di pacchetti. Ora tramite questo nuovo tipo di attacco basta intercettare 40.000 pacchetti per avere 50% di possibilità di craccare la chiave; con 85.000 le possibilità salgono al 95%. Il tutto effettuato in pochi secondi! Un buon motivo per ripassare subito al WPA (o meglio ancora al WPA2).


Perche i router wirelesse usano ancora il WEP?

Indubbiamente, nonostante sia obsoleto, la presenza del WEP sui router è dovuta al fatto che non tutti i dispositivi supportano ancora la criptografia WPA/WPA2. Io a casa ho un palmare Asus con Windows Mobile 4, un PC desktop con Windows XP SP2, e un portatile Acer con Ubuntu installato. Ebbene, solo su XP riesco a gestire le chiavi WPA; sul palmare con WM4 funziona solo il WEP (ma solo dopo molti tentativi… il più delle volte si è costretti a lasciare sprotetta temporaneamente la rete… il che rende l’uso del palmare una cosa molto pericolosa) mentre su Ubuntu 7.04, Feisty Fawn (dopo le prime difficoltà ad installare i driver proprietari della scheda wi-fi, usando Ndiswrapper) ho scoperto che il gestore di reti, network-manager, per quanto user friendly e in grado di gestire in modo automatico e semplice tutte le connessioni di rete (sia quelle wired che quelle wireless), supporta nativamente solo la crittografia WEP. Per abilitare il WPA su Ubuntu, occorre seguire una non troppo semplice procedura per installare Wpa Supplicant . Recentemente sono arrivate notizie  secondo le quali in Gnome 2.20 (previsto in Ubuntu Gutsy Gibbon) verrà integrato anche WPA: non resta che aspettare il 18 Ottobre 2007, data in cui verrà rilasciata Ubuntu 7.10.


Consigli su come proteggersi sul wardriving

Insomma, nel mondo informatico, il ventaglio di opzione è molto ampio e l’unico modo per garantire la riservatezza dei proprio dati e l’accesso alla propria connessione internet, è quella di approfondire il discorso sulla sicurezza wi-fi. Ma, nonostante, i router wireless siano pieni di opzioni di sicurezza, non tutti sanno che l’unica scelta valida da fare è settare la criptografia della connessione wi-fi con una chiave WPA-PSK abbastanza lunga, alfanumerica e non banale (io, poi, personalmente consiglio anche di disattivare l’accesso wi-fi quando non serve o non la si usa per molti giorni).
Infatti, come si legge da AleXit Blog , ecco cosa fanno e non fanno le varie opzioni di sicurezza: – disabilitare se possibile il DHCP, in questo modo un intruso non può ricevere automaticamente un ip valido per connettersi.
CONTRO: dovrete utilizzare ip statici nella vostra rete, e ciò non può essere fattibile se i client sono variabili e molti. Inoltre basta conoscere la classe di ip esatta e chiunque, impostando un ip statico (casuale ma valido), può connettersi.

- filtrare gli indirizzi MAC delle schede di rete, in modo da abilitare solo quelle conosciute.
CONTRO: infattibile se i client sono molti e variabili; Non tutti sanno che l’indirizzo MAC di una scheda di rete può essere cambiato Su linux è facilissimo… è un semplice comando da terminale. Conoscendo quindi un mac abilitato, l’intruso può connettersi indisturbato.

- abilitare la protezione WEP . Questa è la prima protezione introdotta per i sistemi wireless 802.11, ed è ESTREMAMENTE insicura. Per ottenere una chiave WEP bastano un comune pc, uno sniffer e pochi pacchetti da analizzare. In rete si trovano facilmente tutti i tool e le guide necessarie. In 2 ore si può ottenere una qualsiasi chiave WEP alfanumerica di lunghezza variabile. Non è un problema della password, è proprio una vulnerabilità del protocollo di sicurezza! Chiunque può essere in grado di farlo. Non serve essere un hacker!
E’ estremamente sconsigliato utilizzare il WEP per proteggere la propria rete, certo è meglio di niente, ma è come chiudere la porta e lasciare la chiave nella serratura…

- la modalità preferibile tra tutte quelle elencate è dunque il WPA. Questo protocollo di sicurezza è stato introdotto per arginare la grave insicurezza del WEP. In effetti è sufficientemente sicuro da permetterci sonni tranquilli. Il WPA nella sua prima versione è comunque solo una transizione verso il WPA2  (802.11i) che introduce anche un nuovo algoritmo di crittografia (AES) molto più sicuro del precedente (RC4), e che alcuni dispositivi supportano già ad oggi (ma non tutti).
A sua volta il WPA può essere suddiviso in WPA(2)-Personal e WPA(2)-Enterprise. Il Wpa-Personal usa il metodo PSK a chiave condivisa (ed è il sistema più utilizzato dagli utenti finali), mentre il Wpa-Enterprise utilizza un server di autenticazione esterno (RADIUS), è più sicuro ma anche più difficile e costoso da implementare.

La legislazione italiana sul wardriving


Se si seguono questi consigli, quindi, sarà quasi impossibile che qualcuno non autorizzato accedi alla nostra rete wireless casalinga. Infatti c’è gente che, per divertimento o mestiere, fa del sano wardriving, ovvero quell’attività di cercare connessioni wi-fi andando in giro in auto) se a piedi si definisce warwalking).
Il wardriving, di per sé, non è un reato ma, tuttavia, può diventarlo quando, ad esempio, si rimuovono forzatamente le misure di sicurezza (quindi se si trova un accesso libero e la si usa solo per navigare, in teoria, non si dovrebbe commettere reato). Infatti, anche se la legislazione italiana a riguardo è alquanto nebulosa, sembra che non sia reato il wardriving che non incontri misure a protezione della rete, poiché in tal caso siamo di fronte alla tacita rinuncia del titolare al diritto di escludere dall’accesso i terzi.
Si commette reato, però, anche in presenza di connessioni wi-fi senza protezione, se si arreca un danno all’utente cui ci si connette, rallentando o impedendo il suo accesso al web (tecnicamente piggybacking), oppure quando si accede a dati sensibili, o ancora, quando si scaricano file protetti da copyright o si commettono altri generi di reati più gravi. In quest’ultimo caso, configurandosi il reato di sostituzione di persona (poiché si naviga con una connessione con un IP assegnato a qualcun altro), le ricerche e le indagini porterebbero infatti al titolare del contratto, e sarebbe assai difficile smascherare il vero colpevole.
Quindi, installare una rete wireless senza protezione non è consigliabile, perché se da una parte si è responsabili civilmente e penalmente per tutto ciò che fanno gli utenti collegati alla propria rete, dall’altra si rompe un obbligo contrattuale col fornitore che vincola a non cedere a terzi la connessione internet (trasformandoci in una sorta di provider privato che fornisce accesso pubblico al web, illegale senza una esplicita autorizzazione).
In linea generale, quindi, si può dire che, non sempre il wardriving costituisce reato, ma solo al verificarsi di specifici presupposti, tale da rendere non sostenibile la perseguibilità a priori di questa attività.

varcc

Fonte:WebMasterpoint.org (http://www.webmasterpoint.org)

Addio ai cavi, arriva TransferJet

Pubblicato in CELLULARI, INFORMATICA, TECNOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 21/06/2009
Sony Toshiba TransferJet 375 Mbps

La tecnologia sviluppata da Sony, Toshiba e altre 13 aziende manderà in pensione i cavi usati per connettere i vari dispositivi elettronici.

La tecnologia TransferJet, ideata per permettere lo scambio di dati tra vari dispositivi semplicemente accostandoli e annunciata da Sony quasi un anno fa, finalmente acquista una certa concretezza: Toshiba ha infatti svelato al Ces i primi prototipi funzionanti di apparecchi che sfruttano questa tecnologia.

Toshiba ha mostrato come sia possibile trasmettere alcuni file di immagine tra un Pds, un laptop e un televisore senza più la necessitù di affidarsi ai cavi ma sfruttando il TransferJet Pad, integrato nel Pc e sul quale è stato appoggiato il Pda.

La tecnologia sviluppata dal TransferJet Consortium (di cui Toshiba e Sony fanno parte insieme ad altre 13 compagnie) permette di raggiungere una velocità di trasferimento massima di 375 megabit al secondoa una distanza di circa 3 centimetri.

ZEUS News

I cellulari !?!?!? TROPPO COMPLICATI DA USARE

Pubblicato in CELLULARI, SOCIETA', TECNOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 21/06/2009

C’era una volta il telefonino e faceva solo una cosa: telefonare. Adesso è diventato un vero e proprio computer in miniatura che spedisce e riceve e-mail, si collega al Web, scatta foto e registra video.


Solo per fare qualche esempio delle nuove funzionalità. Per alcuni è una libidine avere tra le mani tutte queste attività. Per altri, invece, è fonte di stress e frustrazione. A dirlo è una recente indagine condotta dalla software house inglese Mformation su 4.000 utenti inglesi e americani.

Il verdetto è che ben l’85% degli intervistati confessa di sentirsi confuso e frustrato al momento di acquistare un nuovo cellulare. Il motivo? Il “terrore” di passare il proprio tempo a smanettare sulla tastiera per capire come configurarlo e soprattutto come usarlo. Con il risultato che 6 utenti su 10 (pari al 61%), ammette che finisce poi col rinunciare a sfruttare le funzionalità più avanzate limitandosi a telefonare e spedire messaggini. Però, un incredibile 95%, ossia la quasi totalità, rivela che sarebbe disposto a “impegnarsi” di più se le featurepiù evolute fossero più semplici da usare.

(PC PROFESSIONALE)

Il MIT scopre come produrre batterie ecologiche grazie all’uso di VIRUS

Pubblicato in CELLULARI, ECOLOGIA, TECNOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 19/06/2009

Progettate dal Mit, potranno essere realizzate in modo economico e rispettoso dell’ambiente. Il virus batteriofago M13 è stato modificato geneticamente e trasformato in un piccolo elettrodo


UN microorganismo per alimentare batterie per cellulari, lettori MP3 e persino automobili. Per la prima volta la scienza parla concretamente di “tecnologia pulita” e lo fa con un progetto già presentato all’attenzione del presidente americano Barack Obama. I ricercatori del Mit, il Massachusetts Institute of Technology, sono infatti riusciti a progettare geneticamente dei virus per ottenere il polo negativo e quello positivo di una batteria agli ioni di litio.

“Il nuovo virus produci-batterie – spiega Angela Belcher, docente di Scienza dei materiali e ingegneria biologica che ha condotto la ricerca – ha la stessa capacità energetica e la stessa potenza delle batterie ricaricabili che usiamo oggi per caricare la macchina, ma potranno essere utilizzate anche per caricare i normali dispositivi elettronici”. Le nuove batterie potranno essere realizzate in modo economico e rispettoso dell’ambiente, senza solventi pericolosi né materiali tossici.

In una batteria tradizionale, gli ioni di litio scorrono tra l’anodo negativo, in genere di grafite, e il catodo positivo, generalmente di ossido di litio e cobalto. Nell’aprile del 2006 un gruppo di scienziati del MIT guidato dalla Belcher annunciò di aver trovato un modo per utilizzare i virus per formare cavi nanoscopici adatti a costruire batterie agli ioni di litio ultra sottili, e dotati di tre volte la normale densità di energia. Da allora è stata fatta molta strada.

Nell’ultimo lavoro, il team si è concentrato sulla costruzione di un catodo ad altissima potenza, da equilibrare con l’anodo. I catodi sono infatti più difficili da costruire poiché devono essere degli ottimi conduttori, mentre la maggior parte dei materiali candidati a riprodurli sono altamente isolanti. Per ottenerli, i ricercatori Gerbrand Ceder e Michael Strano hanno progettato dei virus che prima si ricoprono di fosfato di ferro, poi afferrano i nanotubi di carbonio così da creare una rete di materiale ad altissima conduttività.


Un Rinascimento per la Terra…L’AUGURIO di CARLO d’INGHILTERRA

Pubblicato in CELLULARI, ECOLOGIA, ECONOMIA, INFORMATICA, POLITICA, SALUTE, SOCIETA', TECNOLOGIA, VARIE da Gabriele Pierattelli il 19/06/2009

“Le previsioni degli scienziati sono sempre più allarmanti: è nostra responsabilità invertire subito la tendenza in atto”

HO visitato l’Italia diverse volte negli anni passati ed ho un caro ricordo sia dei luoghi che ho visto sia delle persone che ho incontrato. Ricordo bene la mia ultima visita ufficiale qui cinque anni fa, durante la quale ho partecipato ad una serie di eventi per promuovere il movimento “Slow Food” che ha fatto molto per sostenere le risorse locali e la produzione di prodotti alimentari sostenibili. Senza alcun dubbio in questi giorni, prima in Italia e durante il mio incontro con il Papa al Vaticano ed in seguito in Germania riprenderò il tema della sostenibilità ambientale, sottolineando la problematica del cambiamento climatico ed il bisogno da parte di tutti di raggiungere una maggiore sostenibilità a livello globale se vogliamo proteggere il nostro pianeta per le generazioni future. Basta riflettere sull’aumento della regolarità di alluvioni a Venezia o di cambiamenti nei tempi dello scioglimento delle nevi in montagna (che provocano il rilascio di flussi d’acqua) per vedere gli effetti dei cambiamenti climatici. E la situazione non farà altro che peggiorare se non si agisce subito.

Credo fermamente che la risposta che diamo alla sfida che ci troviamo ad affrontare definirà la nostra era. Nello stesso modo in cui il Rinascimento ha definito per molti di noi in Europa un risveglio dell’identità culturale ed intellettuale alla fine del periodo medievale, le nostre azioni di oggi potrebbero essere ricordate come il rinascimento del nostro modo di vivere, come l’inizio di una nuova epoca con una gestione efficiente dei nostri Paesi.

Se ciò suona come un’ambizione troppo grande, dobbiamo riflettere brevemente sulla scienza dei cambiamenti climatici per iniziare a vedere quello che succederà se non agiamo subito. In molti tra coloro che sostengono che questa scienza è sbagliata dovrebbero approfondire la loro conoscenza: basta infatti visitare la sede dell’Istituto Statistico Britannico sull’Antartico a Cambridge e chiedere di poter vedere i campioni di ghiaccio estratti da 3 chilometri di profondità che raccolgono il livello di presenza di diossido di carbonio degli ultimi mille anni circa, per vedere con i propri occhi. Il grafico oscilla in modo regolare e stabile tra periodo glaciale ed interglaciale fino alla metà del XVIII secolo, proprio quando iniziò la rivoluzione industriale, ed inizia poi ad accelerare in misura di parti di CO2 per milione fino alla nostra era che è il punto in cui il grafico indica la gravità della situazione.


Al momento stiamo esaurendo rapidamente le riserve di carburante fossile della Terra, bruciando più risorse di quelle disponibili. Facendo così, inquiniamo l’atmosfera con grandi quantità di diossido di carbonio che cattura l’energia solare provocando il riscaldamento globale. In parole più semplici, stiamo distruggendo il pianeta con una doppia azione: prima di tutto bruciando troppi carburanti fossili, e poi cambiando in modo significativo la temperatura del nostro pianeta.

Il problema che stiamo creando per le nostre generazioni future è così grande che gli scienziati continuano a rivedere le loro valutazioni sugli effetti catastrofici del cambiamento climatico.
In base alle ultime relazioni, il livello del mare potrebbe aumentare di un metro in questo secolo con gravi conseguenze per 600 milioni di persone e occupando ampie fasce di terra. Paesi come l’Egitto e l’India ne subirebbero enormi conseguenze, mentre le isole più piccole scomparirebbero del tutto.

In base alle previsioni, il numero di persone a rischio alluvione aumenterà su base annuale dagli attuali cinque milioni a 370 milioni entro la fine di questo secolo. In paesi costieri come l’Italia o la Gran Bretagna, queste previsioni sono decisamente allarmanti.

Ma l’aumento del livello del mare è solo una delle diverse conseguenze dei cambiamenti climatici, tra cui vi è anche la riduzione drastica delle riserve d’acqua e condizioni climatiche estreme che provocherebbero seri danni sia sulle proprietà che sulle persone.
Se si considerano le conseguenze che questi fattori avranno sul movimento di una popolazione in continua crescita, si prevedono letteralmente centinaia di milioni di rifugiati ambientali.

Se, come me, pensate che abbiamo raggiunto un punto di svolta nella nostra storia e che ciò che faremo nei prossimi anni creerà le basi per come saremo giudicati dalle generazioni a venire, sarete senza dubbio d’accordo sul fatto che sia necessaria una collaborazione tra comunità, nazioni e continenti per fornire una risposta globale a questa sfida mondiale. Durante la mia visita in Italia cercherò di definire le modalità di azione ed i principi che possono aiutarci nella nostra ricerca di una maggiore sostenibilità ambientale.

Ma indipendentemente dai dettagli, il punto fondamentale che vorrei sottolineare è che è necessario agire ora, con urgenza. Mi piacerebbe che non fosse così e che fosse possibile continuare a portare avanti il business nello stesso modo.
Sfortunatamente non e così, e se dovessimo continuare ad usare le stesse modalità, lasceremmo un’eredità terribile ed avvelenata ai nostri figli e nipoti. Spero sinceramente che i nostri due Paesi, le cui storie si sono incrociate per più di 2000 anni, si uniscano nuovamente con un obiettivo unico verso un futuro equo, sicuro e sostenibile.

AMBIENTE : CELLUALRI ANCORA POCO GREEN

Pubblicato in CELLULARI, ECOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 18/06/2009

Le ricerche di mercato dicono che potrebbe fruttare molti soldi, e le normative in materia si fanno sempre più stringenti. Eppure, il mercato dei cellulari ecologici stenta a decollare. Certo, tutti i produttori hanno programmi di riciclaggio dei vecchi apparecchi, ma quasi nessuno investe in nuovi modelli “green”. Perché, spiega un recente report di ABI Research, non garantirebbero sufficienti ritorni economici.

Le aziende del settore, racconta ABI, hanno chiare le potenzialità del “mercato verde”. Sanno che i modelli “sostenibili” potrebbero avere appeal per una fetta crescente del pubblico, e registrano con attenzione l’irrigidirsi delle leggi in materia di riciclaggio e ambiente. Per questo, quando si tratta di prototipi non lesinano gli sforzi: sono sempre più numerosi, documenta il report, i progetti-pilota e i concept products sviluppati in questo campo.

Ma lo slancio innovativo si arresta sulla porta degli impianti di produzione. Per mancanza di economie di scala, e incertezza sui ritorni economici, sono pochi i player che passano dalla fase prototipale alla produzione vera e propria. Dice in proposito il direttore di ABI Kevin Burden: “Solo pochissimi attori- quelli cioé che hanno dimensioni sufficienti per produrre a basso costo – si mostrano fortemente motivati a realizzare linee di cellulari ecologici. Per il resto, ci si concentra sulla ricerca della conformità alle norme, e sull’inserimento di componenti verdi selezionate all’interno dei processi tradizionali”.

Non appare casuale, in questo senso, che tra le aziende più “virtuose” segnalate dal report vi siano Nokia e Samsung. Il produttore coreano ha annunciato l’estate scorsa due modelli costruiti con derivati del mais (bioplastica), che dovrebbero entrare in produzione a partire dal 2010. Il tutto mentre i laboratori Nokia continuano lo sviluppo di Remade, un innovativo modello realizzato in larghissima parte con materiali recuperati (da lattine, bottiglie in plastica, pneumatici).

Come documentato, il mancato smaltimento e reimpiego dei componenti dei cellulari potrebbe creare seri problemi all’ambiente. Secondo le stime ABI, solo il 5 per cento degli apparecchi venduti ogni anno viene effettivamente recuperato attraverso programmi di riciclaggio o riuso.

Giovanni Arata

Arriva il “Facebook-phone”: voip e social networking in un piccolo dispositivo

Pubblicato in CELLULARI da Gabriele Pierattelli il 17/06/2009
Dopo il buon successo di vendite dello Skypephone, realizzato in collaborazione con Skype, 3 si appresta a commercializzare un altro telefono figlio del web, attraverso la sua rete di negozi.

INQ1 (si legge “ink one”) è un telefono cellulare, con connettività UMTS/HSDPA, dedicato a Facebook, destinato a cavalcare l’onda del social networking, che sta invadendo la rete e la nostra vita, che fa del più giovane e popolare tra i social network il suo centro nevralgico di utilizzo.

Troveremo inoltre Skype che permetterà, come il precedente Skypephone sempre commercializzato da 3, di chiamare gratuitamente gli utenti che utilizzano il famoso servizio voip, via pc o telefono, senza costi aggiuntivi oltre il piano tariffario per la connessione.

Inoltre si potrà essere sempre in linea con Windows Live Messenger e controllare le novità musicali che i vostri amici vi propongono su Last.fm

Una fotocamera di 3,2 Mpx e un display da 2,2 pollici trovano posto in un corpo di 110 grammi. Lo spazio per immagazzinare dati è pari a 50 MB, espandibili fino a 4 GB tramite uno slot per MicroSD.

Presentato in questi giorni, INQ1 sarà venduto dal prossimo mese nel Regno Unito, in Australia e ad Honk Hong, abbinato, così come l’attuale Skypephone, ad un piano tariffario dedicato.

Il prezzo è interessante. Le servizi utilizzabili in questo telefonino, sono naturalmente disponibili da qualsiasi costoso smartphone. Per questo motivo, INQ1 si pone come alternativa economica dedicata a chi vuole un dispositivo semplice e immediato, che consenta di essere costantemente in contatto con i servizi che più si utilizzano.

Nel Regno Unito, INQ1 può essere acquistato senza alcun costo iniziale, con un contratto vincolante per 18 mesi, che prevede, al costo di 15 sterline al mese, connettività illimitata verso Facebook, Last.fm, Windows Live Messenger e Skype, email illimitate, 1 GB di traffico web mensile, telefonate illimitate verso gli altri clienti 3 e 75 minuti di chiamate gratis al mese verso utenti di altri operatori.

Spendendo invece 79,99£ al momento dell’acquisto, l’accesso ai servizi via internet costa soltanto 5 sterline al mese.

È dato per certo l’arrivo di INQ1 anche in Italia, ma non si sa ancora nulla riguardo ai tempi e ai prezzi.

Ho deciso di parlarne perché ancora più di uno smartphone, un telefonino come questo rappresenta la penetrazione nella vita quotidiana delle nuove forme di comunicazione e di socialità legate al web.
Lo smartphone è paragonabile a un piccolo e costoso computer da tasca, che trova clientela soltanto tra professionisti e appassionati, i primi per necessità, i secondi per un utilizzo fine a se stesso più che per una reale utilità.

La commercializzazione di telefoni a buon mercato, dedicati a chi usa la tecnologia come un mezzo e non come un fine, va ad accontentare un utenza più vasta che già ha iniziato a percepire in modo diverso le relazioni interpersonali grazie all’utilizzo dei servizi per questo adibiti, facendoci capire quanto sta diventando importante nella nostra società il social networking legato al web.
Adesso manca solo una migliore consapevolezza delle immense potenzialità di servizi come Facebook.

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