DECLARATION OF THE LEADERS THE MAJOR ECONOMIES FORUM ON ENERGY AND CLIMATE
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Noi, i leaders of Australia, Brazil, Canada, China, the European Union, France, Germany, India, Indonesia, Italy, Japan, the Republic of Korea, Mexico, Russia, South Africa, the United Kingdom, and the United States ci siamo riuniti come “ the Major Economies Forum on Energy and Climate” a L’Aquila, Italia, il 9 luglio 2009, e dichiariamo quanto segue:
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Il cambiamento climatico è una delle più grandi sfide del nostro tempo. Come leaders delle maggiori economie mondiali, sia sviluppate che in via di sviluppo, intendiamo rispondere vigorosamente alla sfida, essendo convinti che questo ponga un evidente pericolo che richieda una risposta globale straordinaria, che la risposta debba rispettare le priorità economiche e lo sviluppo sociale dei paesi in via di sviluppo, che avviarsi verso una economia “low carbon” è una opportunità per promuovere una crescita economica continuativa ed uno sviluppo sostenibile, che il bisogno e la messa a disposizione di tecnologie di trasformazione energetica pulita al minor costo possibile sono urgenti e che la risposta deve includere una attenzione bilanciata alla mitigazione ed all’adattamento.
Noi riaffermiamo l’obiettivo, le previsioni ed principi del UN Framework Convention on Climate Change. Ricordando la Dichiarazione che le Economie Maggiori adottarono a Toyako, Giappone, nel Luglio 2008, e prendendo in piena considerazione le decisioni prese a Bali, Indonesia, nel Dicembre 2007, prendiamo la risoluzione di non risparmiare alcuno sforzo per raggiungere a Copenaghen, tra noi e la altre Parti, una ulteriore esecuzione della Convenzione. La nostra visione per una futura cooperazione sul cambiamento climatico, consistente con l’equità e le nostre comuni ma differenti responsabilità e capacità, include i seguenti punti:
1: In accordo con gli obbiettivi della Convenzione della scienza:
I nostri paesi intraprenderanno azioni di mitigazione trasparenti e nazionalmente appropriate soggette a misurazioni, rapporti e verifiche e prepareranno piani per la crescita del low-carbon. I paesi sviluppati tra noi assumeranno la guida sottoponendosi prontamente a robuste riduzioni, in maniera aggregata ed individuale nel medio termine, consistenti con i nostri rispettivi ambiziosi obiettivi di lungo termine, e lavoreranno insieme prima di Copenaghen, per ottenere un forte risultato a questo riguardo.
I paesi in via di sviluppo tra noi intraprenderanno prontamente azioni il cui effetto proiettato sulle emissioni rappresenta una significativa deviazione dal “business as usual” (= ordinaria amministrazione; BAU è definizione ricorrente dispregiativa nel rapporto di Stern) nel medio termine, nel contesto di uno sviluppo sostenibile, supportato da finanziamenti, tecnologia e costruzione di capacità.
Il raggiungimento del picco di emissioni globali e nazionali dovrebbe realizzarsi il prima possibile, (da notare che la locuzione “as soon as possible” in inglese non esprime l’urgenza della locuzione italiana) riconoscendo che la tempistica sarà più lunga per i paesi in sviluppo, tenendo conto che lo sviluppo sociale ed economico e lo sradicamento della povertà sono le prime e più importanti priorità nei paesi in via di sviluppo e che lo sviluppo del “low-carbon” è indispensabile allo sviluppo sostenibile. (Si fa riferimento ai problemi reali dei paesi “in via di sviluppo” e che il programma ambientalista è subordinato a questo, e non viceversa).
Noi riconosciamo (non “concordiamo con”) il punto di vista (view) scientifico che l’aumento della media della temperatura globale al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrebbe superare i 2 gradi°C. (Non si parla di verità scientifiche, ma di punti di vista; il condizionale è determinante; inoltre porre un indice di temperatura a 2°C anche se efficace come immagine climatofila, potrebbe svuotare il significato del tutto, considerato che la Terra avrebbe avuto in cento anni un aumento di 0,74°C, e che negli ultimi 10 anni si riscontra un arresto se non un raffreddamento; da notare che non viene menzionato l’IPCC) A questo riguardo e nel contesto dell’obiettivo conclusivo della Convenzione e del Piano di Azione di Bali, lavoreremo tra ora e Copenaghen tra noi e sotto la Convenzione, per identificare un obiettivo globale di sostanziale riduzione delle emissioni entro il 2050. (C’e tempo per sviluppare il nucleare) Il progresso verso l’obiettivo globale sarebbe rivisto regolarmente, prendendo nota dell’importanza di inventari frequenti, completi ed accurati. Compiremo passi a livello nazionale ed internazionale, anche sotto la Convenzione, per ridurre le emissioni derivanti dalla deforestazione e dal degrado forestale, per massimizzare la rimozione dei gas serra ad opera delle foreste, massimizzando il sostegno ai paesi in via di sviluppo per questi propositi. (E su questo possiamo essere d’accordo)

2. l’adattamento agli effetti avversi del cambiamento climatici è essenziale. Questi effetti stanno già avvenendo. Inoltre, mentre gli sforzi per la mitigazione ridurranno gli impatti del clima, anche gli sforzi di mitigazione più aggressivi non elimineranno il bisogno di un sostanziale adattamento particolarmente nei paesi in via di sviluppo che ne saranno colpiti in maniera sproporzionata. (Una delle accuse fatte al catastrofismo climatico era proprio di non considerare a sufficienza le capacità di adattamento alle variazioni climatiche che naturalmente avverrebbero nelle aree interessate; ipotesi del “contadino scemo”) C’e in particolare un immediato bisogno di assistere i più poveri e più vulnerabili per adattarsi a questi effetti. Non solo ne sono i più colpiti, ma sono anche quelli che hanno dato il minor contributo all’accumulo dei gas serra nell’atmosfera. Un ulteriore supporto dovrà essere mobilitato, basato sulla necessità, ed includerà risorse in aggiunta all’esistente assistenza finanziaria. Noi lavoreremo per sviluppare, disseminare e trasferire come appropriato tecnologie che accelerano gli sforzi di adattamento.

3. Noi stiamo stabilendo delle Global Partnership per guidare tecnologie di trasformazione low-carbon, e amiche del clima. Noi aumenteremo drasticamente e coordineremo gli investimenti del settore pubblico nella ricerca, sviluppo e verifica di queste tecnologie, con la prospettiva di raddoppiare questi investimenti entro il 2015, riconoscendo al tempo stesso l’importanza dell’investimento privato, della partnership pubblico-privato, e della cooperazione internazionale inclusi i centri di innovazione regionali. Disegnando in base alle migliori politiche applicative mondiali, ci faremo carico di rimuovere barriere, stabilire incentivi, massimizzare la costruzione di capacità, ed attuare misure appropriate per accelerare aggressivamente la divulgazione ed il trasferimento di esistenti nuove tecnologie chiave e low-carbon, in accordo alle circostanze nazionali. (Il riferimento alle situazioni nazionali è costante; sembra non si voglia mettere al mondo la camicia di forza) Noi auspichiamo che singoli paesi si assumano la guida per distribuire gli sforzi tra i paesi interessati per portare avanti tecnologie come l’efficienza energetica; l’energia solare; smart grids; cattura, uso e stoccaggio del carbonio; veicoli progrediti; tecnologie ad alta efficienza e bassa emissione; bio-energia; ed altre tecnologie pulite. (Obiettivi concreti e condivisibili in un’ottica di diversificazione purché accettabili economicamente; eccettuato a mio avviso lo “stoccaggio del carbonio”, se vuol dire lo sprofondamento della CO2 sotto terra che richiederebbe investimenti altissimi, esiti incerti, sarebbe applicabile solo in qualche sito industriale, non potrebbe diffondersi alla maggioranza delle fonti di emissioni, riscaldamento domestico, veicoli, ecc.) I paesi guida riferiranno entro Novembre 15, 2009, sui piani d’azione, road-maps, e sottoporranno piani per raccomandare per ulteriori progressi. Noi prenderemo in considerazione idee per approcci e strutture organizzative appropriate per promuovere sviluppi tecnologici, divulgazione e riapplicazione.

4. Le risorse finanziarie per la mitigazione e l’adattamento dovranno essere aumentate urgentemente e sostanzialmente, e dovrebbero includere risorse per sostenere i paesi in via sviluppo. Il finanziamento per affrontare il cambiamento climatico deriverà da molteplici fonti, includendo sia fondi pubblici che privati e i mercati del carbonio. (Menzione molto preoccupante; sembra alludere alle distorsioni intenzionali del mercato del carbonio, con carbon tax, commercio di quote, che fanno parte del più deplorevole armamentario dell’aggressione ambientalista) Investimenti aggiuntivi nei paesi in via di sviluppo dovrebbero essere mobilitati, con l’inclusione della creazione di incentivi e la rimozione di barriere per il flusso dei finanziamenti. Dovrebbe essere promossa una maggiore prevedibilità del sostegno internazionale. Il finanziamento delle azioni di sostegno dovrebbe essere misurabile, rendicontabile, e verificabile. L’esperienza delle istituzioni esistenti dovrebbe essere riprodotta, e queste istituzioni dovrebbero lavorare in modo inclusivo e dovrebbero essere rese più rispondenti ai bisogni dei paesi in via di sviluppo. I finanziamenti per il clima dovrebbero essere di complemento agli sforzi per promuovere lo sviluppo in accordo con le priorità nazionali; e questo può includere sia approcci basati su programmi che su progetti. Il meccanismo di assegnazione dei fondi dovrebbe essere trasparente, equo, efficace, efficiente, e riflettere rappresentazioni bilanciate. Dovrebbe essere assicurata la responsabilizzazione nell’uso delle risorse. Un sistema per far fronte ad esigenze diverse di finanziamento e risorse dovrebbe essere creato per utilizzare quando appropriato, competenze pubbliche e private. Noi concordiamo di considerare ulteriori proposte per stabilire un meccanismo internazionale di finanziamento, includendo la proposta del Messico per un Fondo Verde.

5. I nostri paesi continueranno a lavorare assieme costruttivamente per rinforzare la capacità del mondo di combattere il cambiamento climatico, anche attraverso il Major Ecoconomies Forum on Energy and Climate. In particolare i nostri paesi continueranno ad incontrarsi nel prosieguo dell’anno in modo da facilitare l’accordo a Cpenaghen.
IL PDL ATTACCA IL NOTO GIORNALE : Bondi ‘La Repubblica’ è diventata una specie di ’superpartito’

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‘La Repubblica’ è diventato “una specie di ’superpartito’, che concentra in sé la dimensione politica, quella economica, quella culturale e perfino quella giudiziaria. La mia opinione è che l’azione di questo ’superpartito’ costituisca da tempo l’insidia più grande per la nostra democrazia”. Lo scrive il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, in una lettera inviata al quotidiano, in risposta all’editoriale di Eugenio Scalfari pubblicato oggi.
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“Eugenio Scalfari – afferma il ministro dei Beni Culturali – cerca di dipingere il quadro politico e l’atmosfera di questi giorni come se ci trovassimo nuovamente alla vigilia della caduta di un regime, con il corollario di servi, gerarchi e cortigiani, fra i quali vengo annoverato maliziosamente anch’io, in procinto di tradire e di abbandonare la nave. La maestria di Scalfari, bisogna ammetterlo, consiste da sempre nella capacità di divulgare e accreditare nell’opinione pubblica una visione storiografica, politica e culturale che è esattamente agli antipodi della realtà. Quello che sta avvenendo in questi giorni è la conferma più clamorosa di quanto sostengo”.
Secondo Bondi, “Scalfari è abile nel descrivere un regime corrotto e morente, contro il quale il suo quotidiano ha lanciato l’offensiva finale, trascinando con sé anche il Corriere della Sera e ciò che resta della sinistra, mentre la realtà è che un governo democraticamente eletto subisce un’aggressione sistematica da parte di un centro di potere economico e politico, che non può vantare alcuna legittimità democratica né morale, sulla base di una campagna scandalistica paragonabile alla pesca con lo strascico”. “Alle porte – sostiene il ministro – non vi è la caduta di un regime, egregio direttore, né la fuga di gerarchi felloni, ma vi sarebbe, nell’ipotesi abbia successo il progetto del Suo giornale, l’indebolimento della nostra democrazia e la rovina dell’Italia”.
Bondi sottolinea poi l’affetto e la considerazione che ha di Berlusconi e il merito che ha avuto “di impedire nel 1994 alla gioiosa macchina da guerra della sinistra capitanata da Achille Occhetto di conquistare il potere”. Poi avverte: “Noi non cederemo mai, mai, di fronte alla campagna di odio e di delegittimazione orchestrata da Lei e dal Suo giornale, in combutta con una sinistra ormai al traino di tutte le battaglie più misere e sconclusionate. Se sapremo sconfiggere anche quest’ultimo disperato attacco contro il governo e contro Berlusconi, la nostra democrazia sarà più salda, il nostro futuro più sereno. Questo gli italiani lo sanno e domani avranno la possibilità di testimoniarlo con il loro voto”.
Beppe Grillo candidato alla segreteria del PD
Il 25 ottobre ci saranno le primarie del PDmenoelle. Voterà ogni potenziale elettore. Chi otterrà più voti potrà diventare il successore di gente del calibro di Franceschini, Fassino e Veltroni. Io mi candiderò.
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Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c’è il Vuoto. Un Vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini. Una sinistra senza programmi, inciucista, radicata solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali. Muta di fronte alla militarizzazione di Vicenza e all’introduzione delle centrali nucleari. Alfiere di inceneritori e della privatizzazione dell’acqua. Un mostro politico, nato dalla sinistra e finito in Vaticano. La stampella di tutti i conflitti di interesse. Una creatura ambigua che ha generato Consorte, Violante, D’Alema, riproduzioni speculari e fedeli dei piduisti che affollanno la corte dello psiconano. Un soggetto non più politico, ma consortile, affaristico, affascinato dal suo doppio berlusconiano. Una collezione di tessere e distintivi. Una galleria di anime morte, preoccupate della loro permanenza al potere. Un partito che ha regalato le televisioni a Berlusconi e agli italiani l’indulto.

Io mi candido, sarò il quarto con Franceschini, Bersani e Marino. Partecipo per rifondare un movimento che ha tolto ogni speranza di opposizione a questo Paese, per offrire un’alternativa al Nulla.
Il mio programma sarà quello dei Comuni a Cinque Stelle a livello nazionale, la restituzione della dignità alla Repubblica con l’applicazione delle leggi popolari diParlamento Pulito e un’informazione libera con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico, a partire da Silvio Berlusconi. Temi troppo duri per le delicate orecchie di un Rutelli e di un Chiamparino. Ci sono milioni di elettori del PDmenoelle che vorrebbero avere un PDcinquestelle. Con questo apparato affaristico e venduto non hanno alcuna speranza. Il PDmenoelle è l’assicurazione sulla vita di Berlusconi, è arrivato il momento di non rinnovare più la polizza. Arrivederci al 25 ottobre!
Travaglio:
”Grillo alle primarie
del Pd? E’ la notizia più
divertente del decennio”
(Adnkronos/Ign) – Il giornalista commenta la candidatura del comico-blogger: ”Prenderebbe un sacco di voti, basta mettere qualcuno che dica cose vere e la gente lo vota”. Adinolfi: ”Se fa sul serio benvenuto tra noi, ora i burocrati non impediscano la sua corsa alla segreteria”. Li Gotti (Idv): “E’ un comico usa tutti i mezzi per fare spettacolo”
Quanto alle eventuali reazioni degli altri candidati alle primarie, Travaglio aggiunge: “Non so come reagiranno, ma se non ricordo male quando alle primarie si candidarono personaggi come Di Pietro, Furio Colombo e Pannella si trovarono dei geroglifici formali per non farli candidare”.
Dal canto suo Mario Adinolfi, candidato alla segreteria del Pd e membro della direzione nazionale, commenta: “Se lo fa con serietà, se non è una boutade estiva, se conosce e accetta le regole e si sottopone al vaglio degli iscritti al Pd iscrivendosi lui stesso entro i termini stabiliti, a me viene da dire solo una cosa a Beppe Grillo: benvenuto tra noi”.
“Ho paura che tra qualche giorno – aggiunge – scoprirà che le modalità di presentazione al congresso sono complesse e burocratiche, ma deve essere serio e evitare grida qualunquiste. Io faccio fin d’ora appello ai burocrati del Pd affinché non impediscano nei fatti la candidatura di Beppe Grillo: i circoli siano veramente aperti e raccolgano le iscrizioni di tutti, ‘grillini’ compresi. E’ una grande occasione per accogliere all’interno del nostro partito migliaia di persone che, sbagliando, in passato abbiamo confinato nel segmento della cosiddetta ‘antipolitica”.
“Un’unica nota: quando si chiede informazione seria per sé, bisogna anche offrirla. Sul suo blog Grillo si candida come ‘quarto’ candidato. E’ in realtà il quinto. Rispetti i candidati concorrenti e si ricordi che, comunque, è l’ultimo arrivato. Gli sarà utile, se fa sul serio”, conclude.
Taglia corto, invece, Luigi Li Gotti dell’Idv: “E’ un uomo di spettacolo, un comico e si comporta come tale”. “Un comico usa tutti i mezzi per fare spettacolo ma – dice all’ADNKRONOS – cosa diversa è fare politica. Finché si tratta di provocazione va bene, ma guai se quello di Grillo si trasformasse in impegno politico diretto”.
MA IL “PD” NON VUOLE !
Il Pd si schiera contro «l’invasore». Ai big del Partito democratico, con l’eccezione di Ignazio Marino, non piace l’autocandidatura del comico Beppe Grillo a partecipante alla corsa per futuro leader del partito. Una candidatura che potrebbe non concretizzarsi mai visto che per statuto Grillo dovrebbe ottenere prima la tessera del partito, cosa che sembrava difficile da ottenere dopo gli attacchi sui media di questi ultimi mesi alla formazione guidata da Franceschini. Tuttavia il comico è deciso a portare avanti la sua candidatura e ai microfoni di Sky ha dichiarato: «Oggi mi sono iscritto al Pd». A smorzare la sicurezza di Grillo ci pensava però poco dopo Maurizio Migliavacca, responsabile dell’organizzazione del Partito democratico: «Le regole per iscriversi al Pd sono chiare e precise. Mi sembra molto difficile che la richiesta di iscrizione al partito di Beppe Grillo contenga i presupposti e abbia i requisiti necessari per il rilascio della tessera del Pd».
MELANDRI E VIOLANTE – Del resto alle dure dichiarazioni dell’ex segretario dei Ds Piero Fassino di domenica contro la candidatura di Grillo, si erano aggiunte oggi le critiche di altri autorevoli esponenti del partito. «A Grillo vorrei dire che il Pd non è un tram su cui si può salire all’occorrenza» dichiarava Giovanna Melandri, dirigente del Pd. «Uno che ha sputato veleno sul partito fin dalla sua nascita non può candidarsi a guidarlo – sottolineava la Melandri- inoltre credo che prima dei colpi di scena, chi sceglie di impegnarsi in politica debba avere rispetto per migliaia di cittadini che, a diverso titolo, si sono impegnati per costruire il Pd e che, rispettandolo, ci credono veramente».
Più interlocutorio l’intervento di Luciano Violante per il quale Grillo «Non è solo un comico, interpreta uno stato d’animo. La sua candidatura è il frutto della crisi del sistema politico».
E lo stesso Fassino tornava oggi a parlare della vicenda Grillo in un videoforum su Repubblica tv: «Non c’è alcuna ragione per pensare che Grillo possa essere candidato alla segreteria del Pd». Secondo Fassino, quella del comico genovese «è una boutade», «una delle tante provocazioni di un uomo di spettacolo». Fassino spiegava che «il partito non è un taxi, dove si si paga la corsa e si scende, ma è una cosa seria». E le regole che scandiscono la dinamica congressuale «sono cose serie, non meritano di essere irrise».
MARINO E BONINO – Il senatore Ignazio Marino, anche lui candidato alla segreteria del Pd, ribadiva invece di non avere pregiudizi nei confronti della eventuale candidatura di Grillo alle primarie. Intervistato da Radio 24, spiegava: «Seguendo le regole della democrazia, chiunque ha le carte e le firme lo può fare. Io non giudico le persone, se Grillo arriverà con una mozione strutturata e risposte concrete sui temi che preoccupano le persone che vivono nel Paese, non vedo perchè debba essere escluso».
Una tesi quella di Marino che riaccendeva la polemica rinfocolata dalla radicale Emma Bonino sulle regole per la candidatura contenute nello statuto del Pd: «Io ancora non ho capito bene – dichiarava la Bonino – se le regole di questo Statuto del Pd, che ogni giorno di più risulta più pasticciato, consentono o no la candidatura di Beppe Grillo. Se lo consentono il dibattito deve essere politico, non esistono “vade retro Satana”, si deve discutere di quello che propone. Grillo è abituato a lanciare anatemi e a fare monologhi, ma non è mai stato disponibile a dialoghi o confronti. Se poi parliamo del programma che Grillo ha enunciato io trovo che ci siano delle sciocchezze».
LE TESI DI GRILLO – Per quanto lo riguardava, tuttavia Grillo andava avanti e parlava già da aspirante leader del Pd . Tanto da rivelare ad «Affari italiani» la lista dei possibili futuri alleati di un partito democratico con lui alla guida. «Certo, – spiegava Grillo – con Antonio Di Pietro avremo dei contatti sicuramente. Abbiamo degli obiettivi in comune da molti anni. Ed è uno che fa opposizione alla grande a questo governo». E Pierferdinando Casini? «Ma cos’è l’Udc? Ma che cosa sta dicendo? Lei è giovane è già vecchio dentro», risponde il comico genovese. «Sono sigle che non vogliono dire nulla». Un’intesa con Nichi Vendola e i comunisti di Ferrero e Diliberto? Che ne pensa? «Non penso proprio nulla. Sono il vuoto. Il vuoto totale».
LA DIFESA DI DI PIETRO – E in difesa di Grillo arrivava proprio colui che il comico genovese vede come unico possibile alleato del Pd, vale a dire Antonio Di Pietro. «Vedo che molti nel Pd fanno a gara per irridere la candidatura di Grillo a segretario di quel partito, eppure il suo è l’unico programma esposto, molto più articolato delle idee che finora abbiamo sentito dagli altri candidati» sottolineava il presidente dell’Italia dei Valori . «Il Parlamento pulito, la legge sul conflitto d’interessi, l’acqua pubblica, il no al nucleare e lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, il massimo di due legislature per i parlamentari, wi-fi gratuito, l’informazione libera, con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico: sono tutti punti – spiegava Di Pietro – che l’IdV sta portando avanti da tempo e che, per questo, condivide. Insomma, un programma serio, concreto e che, forse, proprio per questo porta i soloni della politica a irriderlo».
Rifkin boccia l’accordo dei grandi “È ridicolo, non salverà il pianeta”
L’economista americano non ha dubbi: servono misure concrete e nuovi impianti puliti
“Dobbiamo lanciare la terza rivoluzione industriale:traguardi sulle industrie da rilanciare“
Jeremy Rifkin
ROMA – “Per mettere d’accordo tutti hanno deciso di andare alla velocità del più lento: così è facile raggiungere un’intesa”. Jeremy Rifkin risponde al telefono da Montecarlo, in una pausa dell’incontro con il principe di Monaco che vuole varare un piano per frenare i gas serra. E il giudizio del presidente della Foundation on Economic Trends sul risultato del G8 è secco: “Un accordo ridicolo”.
Eppure è stato fissato il tetto di 2 gradi all’aumento di temperatura del pianeta: finora gli Stati non avevano dato un’indicazione così precisa.
“D’accordo, ma cosa si deve fare per non superare i 2 gradi? Non basta esprimere un pio desiderio, bisogna prima di tutto capire a che livello di concentrazione di anidride carbonica in atmosfera corrisponde un aumento di 2 gradi e poi organizzare un sistema energetico coerente”.
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L’Ipcc ritiene che, per restare entro un aumento di 2 gradi, la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera non debba superare le 400 – 450 parti per milione.
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“L’Ipcc è molto cauta e i suoi precedenti rapporti, spesso definiti allarmisti, sono stati superati dai fatti: l’accelerazione del disordine climatico è stata più drammatica di quella prevista. Jim Hansen, uno dei più accreditati climatologi, dopo aver studiato le carote di ghiaccio che raccontano il passaggio da un’era glaciale a una interglaciale, offre un quadro della situazione molto diverso: quando in passato si è mantenuta per un certo periodo una concentrazione di 450 parti per milione di anidride carbonica l’effetto è stato un balzo della temperatura di 6 gradi, non di 2. E un rapido aumento di 6 gradi non è compatibile con il mantenimento della società umana così come noi la conosciamo”.
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Secondo Jim Hansen l’obiettivo è portare la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera a 350 parti per milione, cioè ridurla rispetto al presente portandola più vicina a quota 280, il livello preindustriale. Questo vorrebbe dire attuare una politica di tagli drastici e immediati che molti considerano incompatibili con lo sviluppo economico.
“Io credo che sia vero l’opposto: l’errore sta nel pensare solo ai tagli delle emissioni che invece dovrebbero essere un effetto secondario di politiche virtuose capaci di rilanciare l’economia, altro che affossarla. Per uscire dalla tre crisi che ci soffocano, quella economica, quella energetica e quella ambientale, non possiamo limitarci a magiare un po’ meno della vecchia minestra inquinante: dobbiamo lanciare la terza rivoluzione industriale pensando in positivo, cioè fissando traguardi sulle industrie da rilanciare. Non bisogna dire ai vari paesi quante emissioni tagliare, ma quanti impianti puliti costruire”.
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Più industrie e meno emissioni?
“Esattamente. La terza rivoluzione industriale è quella che permette uno sviluppo economico che si concilia perfettamente con la riduzione delle emissioni. Ad esempio con le smart grid, con l’energia diffusa e decentrata, ogni casa sfruttando il sole può diventare una vera e propria piccola centrale di produzione di elettricità e calore. Se adottassimo questo modello il settore delle costruzioni, che oggi è il primo fattore di riscaldamento del pianeta, potrebbe diventare parte della soluzione al problema”.
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Le case come elemento trainante del nuovo modello energetico?
“Uno dei quattro pilastri. Il primo è costituito dalle energie rinnovabili. Il secondo è rappresentato dagli edifici sostenibili. Il terzo dalle tecnologie basate sull’idrogeno che serve a immagazzinare l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili. Il quarto pilastro dalle reti intelligenti per distribuire l’energia secondo il modello del web”.
G8 e MEF concordano sui 2 gradi: la palla passa a Copenaghen

Si sono chiusi il 10 luglio all’Aquila i tre giorni di lavoro del G8, che includevano nella giornata di giovedì anche il MEF (Major Economy Forum), incontro voluto da Barack Obama per raccogliere intorno al tavolo i 16 paesi responsabili di più dell’80% delle emissioni mondiali di CO2.
Il nuovo impegno a contenere entro i 2°C l’innalzamento della temperatura
Il documento finale del G8 ribadisce l’importanza di mantenere l’innalzamento della temperatura sotto i 2°C attraverso una riduzione sostanziale delle emissioni a livello globale, riconoscendo di fatto la soglia che la comunità scientifica ritiene non debba essere superata.
Si tratta di un passo importante in direzione della Conferenza di Copenhagen di dicembre dell’UNFCCC, che viene ribadito essere il tavolo di negoziazione principale. La portata dell’impegno sembra però essere sfuggita a una buona parte dei media nazionali, che in molti casi non hanno saputo leggere l’esito del G8 e del MEF all’interno del processo negoziale di Copenhagen, così come è ormai universalmente riconosciuto, dopo il cambio di direzione degli USA, con Obama.
Proprio i 2 °C erano stati, meno di due anni fa, nella Conferenza di Bali dell’UNFCCC, uno dei punti importanti di discussione, vista l’impossibilità di riferire dati precisi del IV Rapporto IPCC all’interno della Bali Action Plan, cosi come avrebbe gradito la Ue. Davanti all’indisponibilità di alcuni paesi, tra cui gli USA, l’unica via di uscita di allora fu di inserire un riferimento non nel testo principale, ma solo come nota al documento.
Ora il G8, così come il testo del MEF, ribadendo la volontà di mantenere l’innalzamento della temperatura al di sotto dei due gradi riconosce, seppure in modo esplicito solo per il lungo periodo (2050), il percorso proposto dal IV Rapporto IPCC. L’accordo tra i paesi del G8 (non presente però nel documento del MEF) esplicita la volontà di ridurre le emissioni entro il 2050 dell’80% per i paesi sviluppati e del 50% a livello globale. Anche se il testo non è preciso nel definire gli obiettivi (non definisce ad esempio rispetto a che anno di partenza è da considerare l’impegno del 50 % di riduzione delle emissioni globali), non va dimenticato che il tavolo negoziale del G8 non è vincolante, porta solo a dichiarazioni politiche, che però definiscono degli indirizzi generali futuri dei paesi G8. Altra cosa è il tavolo negoziale dell’UNFCCC che definirà gli impegni nel dettaglio, a Copenhagen.
Importante passo avanti rispetto al passato
Anche in questo caso si evidenzia un passo avanti rispetto al G8 di Hokkaido dello scorso anno. In quel caso Bush aveva voluto inserire, scatenando le ire dell’India e degli altri paesi in via di sviluppo, il solo obiettivo di riduzione globale del 50%, evitando di far assumere delle responsabilità dirette ai paesi sviluppati.
All’Aquila il cambio di direzione di Obama è stato invece netto.
Il presidente americano ha voluto fortemente che nel documento finale comparisse anche l’impegno di riduzione dell’80% per i paesi sviluppati.
Ciò che è sicuramente assente nel documento del G8 è l’impegno di riduzione dei paesi sviluppati per il 2020, che l’IPCC propone in un range variabile dal 25 al 40%. Anche in questo caso, però, non bisogna dimenticare che l’Aquila è solo un momento negoziale intermedio e, come ricorda Fredrick Reinfeldt, primo ministro svedese e nuovo presidente di turno della Ue, la trattativa finisce solo all’ultima ora della Conferenza di Copenhagen.
I capi di governo del G8 e del MEF riconoscono nei loro documenti finali anche le responsabilità che le attività umane hanno sulla modifica del clima e di conseguenza sui danni che mettono a rischio non solo l’ambiente e l’ecosistema, ma la base stessa della nostra prosperità presente e futura.
Posizione questa che di fatto sconfessa in pieno le molte voci della maggioranza di governo in Italia, culminata questa primavera nell’approvazione di una discutibile mozione del Senato, in cui veniva messa in discussione la responsabilità umana sui cambiamenti climatici.
La transizione verso un’economia a basso contenuto di carbonio
Nel documento finale del G8 è richiesta una transizione verso un’economia a basso contenuto di carbonio, che deve necessariamente coinvolgere anche i paesi che stanno attuando il loro processo di sviluppo. Per consentire ciò è necessario facilitare il trasferimento di tecnologie verso i paesi in via di sviluppo attraverso l’eliminazione o la riduzione delle barriere tariffarie e non tariffarie ed intervenendo anche a livello dei diritti di proprietà intellettuale.
Altro tema presente nel documento finale è quello del mercato del carbonio su cui sempre Reinfeldt aveva manifestato in apertura del G8 un particolare interesse.
L’obiettivo, che ha trovato il forte interesse degli USA, è quello di creare un unico mercato internazionale della CO2, già esistente oggi nella Ue, al fine di innescare un ciclo virtuoso attraverso il riconoscimento economico per chi decide di investire in efficienza energetica.
Climalteranti
Testo di Daniele Pernigotti, con il contributo di Stefano Caserini, Claudio Cassardo e Aldo Pozzoli
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Primo Sciopero Italiano dei Blogger
Primo Sciopero Italiano dei Blogger
CONTRO LA LEGGE “AMMAZZA INTERNET “
Qualche volta anche il sindacato dei giornalisti ne imbrocca una, e tra queste c’è la
Una giornata di silenzio dei blogger, per protestare insieme ai giornalisti, credo che sarebbe un bellissimo segno. Senza dire che il primo “sciopero dei blog” avrebbe un impatto mediatico straordinario - forse perfino superiore a quello dei professionisti. Il primo videoblogger a gettare la spugna è FreedomAndDemocracy. Dopo 1445 video pubblicati in quasi due anni, ha deciso di chiudere il suo canale YouTube. «Il rischio è che dal punto di vista economico sei danneggiato».
Bloggers e Bloggerini, siamo tutti sulla stessa barca, affrettiamoci compatti ad aderire all’iniziativa prima che non ci possa essere più un iniziativa libera. Questo è il link di Repubblica – L’Espresso Blog, dove c’è la lista dei Blogs che già partecipano, fra cui questo Blog, ByoBlu e molti altri…
Lista Adesioni 14 Luglio: Il Bavaglio
Come si partecipa? si postano messaggi sul tema – a piacere, in abbondanza – da qui al 14 luglio, sui propri blog e su tutte le piattaforme esistenti per far più casino possibile; infine il 14 luglio si posta sul proprio blog solo il banner contro il decreto Alfano. Probabilmente uscirà un articolo su una grande testata che descrive lo sciopero.
decisione di fare un giorno di silenzio dell’informazione il 14 luglio contro la legge bavaglio sulle intercettazioni: quella fortemente voluta da Berlusconi e fortemente gradita da criminali di ogni sorta (specie quelli della finanza). Il ridicolo obbligo di rettifica inserito nel decreto medesimo andrà a colpire e a soffocare chi blogga, chi twitta, chi immette contenuti nei siti di condivisione e via dicendo. Guido Scorza, che insegna informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, parla senza giri di parole di «una legge ammazza-internet».
IL GRANELLO DI SABBIA
Questa è la lettera di addio apparsa oggi sul CORRIERA_della_SERA ad opera di Rita Clementi, 47 anni, 3 figli, ricercatrice precaria che scoperse l’origine genetica di alcune forme di linfoma maligno, che ci aiuta ad introdurre in maniera esemplare il concetto di granello di sabbia, un granello o macigno come lo vogliate chiamare, che da sempre blocca l’ingranaggio della ricerca, dell’innovazione, l’ingranaggio di una società pulita, fondata sulla meritocrazia, sull’onestà, sulla verità, una lettera che riassumo nelle sue conclusioni finali……
” Desidero evidenziare pro prio questo: il sistema antimeri tocratico danneggia non solo il singolo ricercatore precario, ma soprattutto le persone che vivono in questa Nazione. Una «buona ricerca» può solo aiuta re a crescere; per questo moti vo numerosi Stati europei ed extraeuropei, pur in periodo di profonda crisi economica, han no ritenuto di aumentare i fi nanziamenti per la ricerca.
È sufficiente, anche in Italia, incrementare gli stanziamenti? Purtroppo no. Se il malcostu me non verrà interrotto, se chi è colpevole non sarà rimosso, se non si faranno emergere i migliori, gli onesti, dare più soldi avrebbe come unica con seguenza quella di potenziare le lobby che usano le Universi tà e gli enti di ricerca come feu do privato e che così facendo distruggono la ricerca.
Con molta amarezza, signor presidente, la saluto.
Rita Clementi.
Non si tratta solo dell’innovazione o della ricerca, si tratta di qualunque settore della vita economica e sociale di questo paese, che ha bisogno di uno scatto di orgoglio, ha bisogno di un atto di dignità, che lo faccia uscire da un sistema feudale, di intrecci politico/finanziari/imprenditoriali che sono come macigni che dalla notte dei tempi sostano negli ingranaggi dei sogni di ogni uomo. Questa è la scelta di Icebergfinanza, la Verità è Figlia del Tempo, oggi più che mai, momento imperdibile di cambiamento, il momento del coraggio di tutti coloro che si riconoscono in queste parole….
” Succhiare il midollo della vita non significa strozzarsi con l’osso, c’è un tempo per il coraggio ed un tempo per la cautela ed il vero uomo sa come distinguerli. …….
Come scrive Wikipedia, Il criterio di efficienza (o di compensazione) di Kaldor-Hicks è una teoria economica introdotta da due economisti, Nicholas Kaldor e John Richard Hicks, nel 1939 e tratta i problemi di confronti in termini di benessere sociale.
Secondo il criterio di efficienza, una modificazione nell’allocazione delle risorse è efficiente se il benessere ottenuto da alcune componenti supera le perdite di benessere subite da altri componenti. Perché vi sia efficienza è fondamentale che coloro che subiscono una perdita di benessere rimangano in una situazione migliore rispetto a coloro verso i quali la modificazione dell’allocazione ha operato favorevolmente.
Tutto ciò ovviamente in questa crisi non è avvenuto, ma a me importava riportare una metafora di Hicks, secondo il quale, nel sistema finanziario, di tanto in tanto, bisognerebbe inserire dei granelli di sabbia, in maniera da rallentarne la velocità!
Molti di voi ricorderanno certamente la ormai leggendaria discussione sullaTOBINTAX che vi invito a rileggere sempre su Wikipedia, ma ben pochi conoscono le parole di James Tobin, premio nobel all’economia pronunciate nel suo “On the Efficiency of the Financial System”, Fred Hirsch Memorial Lecture, New York, Lloyds Bank Review
I have decided … to voice some sceptical views of the efficiency of our vast system of financial markets and institutions. These views run against current tides – not only the general enthusiasm for deregulation and unfettered competition but my profession’s intellectual admiration for the efficiency of financial markets.
Un sistema troppo grande ed inefficiente quello finanziario, che ai suoi tempi forniva solo il 7/8 % dei profitti al netto delle tasse contro percentuali attuali che seconso alcune analisi vanno dal 30 al 80 %.
La finanza in questi anni ha distrutto valore…..come disse Tobin:
(…) Ho paura che stiamo dedicando sempre più risorse, incluse l’energia dei nostri migliori giovani, per attività finanziarie che nulla hanno a che fare con la produzione di beni e servizi, attività che procurano alti compensi, decisamente fuori misura rispetto alla loro valenza sociale. Ho il sospetto che l’immenso potere dei computer venga messo a servizio di questa economia di carta, non per avere transazioni a minor costo, ma per gonfiare quantità e varietà degli scambi finanziari
Willem Buiter nel suo recente post dal titolo “Useless finance, harmful finance and useful finance” QUI ci parla di finanza tra gioco d’azzardo, azzardo morale e biglietti della lotteria…
(…) The collective hubris of the banking sector (broadly defined to include all the shadow-banking sector institutions like hedge funds, private equity funds, SIVs, conduits, other investment funds, AIG-style insurance companies etc.) means that enormous volumes of bets are placed on the behaviour of endogenous variables. The first consequence of this is that, since derivatives trading is not costless, scarce skilled resources are diverted to what are not even games of pure redistribution. Instead these resources are diverted towards games involving the redistribution of a social pie that shrinks as more players enter the game.
Wiston Churchill, disse di voler un giorno assistere ad una finanza meno superba e ad un’industria più contenta.
Confesso che ancora oggi osservo meravigliato al fiume di analisi e ragionamenti su questa crisi che alla fine, girano sempre intorno, evitandolo, a quel piccolo granellino di sabbia che con il tempo è diventato un autentico macigno, ovvero quello relativo all’intreccio tra finanza e politica, spesso allargato all’impresa, un meccanismo quello della finanza e dell’economia, oliato quotidianamente dalle lobbies, una dinamica quella di questa crisi che secondo la mia opinione verrà deviata dal classico granellino di sabbia nell’immenso ingranaggio.
Qualunque azione intrapresa in questa crisi ha visto l’immancabile presenza dell’interesse privato e delle lobbies di potere prevalere sempre e comunque sull’interesse collettivo.
Torno a ribadire per l’ennesima volta che secondo il mio parere il granello di sabbia per eccellenza di questa crisi e quello che ha originato la Grande Depressione sta nascosto negli ingranaggi della disuguaglianza dei redditi, una bilancia che ha visto scendere i redditi a favore dei profitti, un mancanza di “peso” che la storia ha sempre compensato attraverso il ricorso al debito.
Oggi il circuito virtuoso del risparmio, la riflessione che è in atto sul fallimento di alcuni meccanismi dell’economia capitalista è l’essenza di un processo economico che non può prescindere dalla “droga” del consumo, un consumo abbinato all’avidità e alla redditività di breve termine, che ha distrutto la sostenibilità di qualsiasi processo produttivo.
Chiunque legga da sempre Icebergfinanza sa che la disintegrazione di questo sistema economico e finanziario ha origini di natura antropologica, ma per restare in tema di analisi economica, questa quei sotto è una delle tante prove di un sovrapproduzione mondiale in molti dei settori produttivi:
” TORINO (awp/ats/ansa) I produttori d’auto sono troppi, bisogna razionalizzare per contrastare la sovracapacità produttiva dell’industria europea. Questa volta il richiamo arriva dal vicepresidente della Fiat, John Elkann (…) “L’auspicio – dice Elkann – è che alla fine di questa crisi ci possano essere meno produttori di auto. Sfortunatamente quello che sta accadendo oggi è il contrario”. La Fiat, spiega, si è trovata a dover fare fronte a un crollo del mercato del 25 per cento. “Questo calo – ha detto Elkann – nonostante il sostegno di molti governi europei, è ancora più forte per un settore che soffre di sovracapacità. Abbiamo la capacità di produrre il 50% di auto in più di quelle che vengono comprate. Dunque, speriamo che con questa crisi ci siano soluzioni di consolidamento”.
Il 50 % in più di quanto il mercato ha bisogno, mentre ieri una percentuale pari al 50% se non di più delle vendite era supportata dagli incentivi del credito al consumo e del leasing.
Negli ultimi anni questo eccesso di produzione è stato assorbito dalle più svariate forme di incentivi all’indebitamento, sino alle formule esotiche che invogliavano a cambiare macchina almeno ogni due o tre anni, senza che nessuno abbia mai messo in dubbio la sostenibilità di questo ritmo di produzione.
A distanza di quasi ottantanni, l’ombra dell’eccesso di produzione e di indebitamento della Grande Depressione ritorno come un’ombra, un fantasma della storia, riproponendo in un’epoca inedita, la spirale della deflazione da debiti, una deflazione cattiva, che la storia ha conosciuto più volte negli ultimi cento anni.
Si è trattato di una inevitabile spirale che ha origine da uno sproporzionato ed esponenziale sbilanciamento della ricchezza all’interno dei paesi occidentali, riflesso condizionato dallo sfruttamento del lavoro dei paesi emergenti che ha assicurato per lunghi anni beni e servizi a basso costo, facendo scendere i redditi ed aumentando in maniera esponenziale i profitti delle imprese occidentali.
Ne in Italia, ne a livello mondiale abbiamo ancora assistito ad un solo intervento che miri ad una equa ridistribuzione dei redditi, un solo intervento che tenda a riprendere in mano la bilancia dell’economia mondiale.
JK Galbraith con la sua proverbiale ed efficace ironia direbbe che è bene che ogni tanto i soldi vengano separati dagli imbecilli e di imbecilli in questa crisi se ne sono visti a grappoli!
Nel frattempo l’intreccio finanza e politica, prosegue inesorabile oliando quotidianamente il supremo interesse del profitto esponenziale.
Come scrive Caroline Baum su Bloomberg, uno degli aspetti del controverso piano di Obama sulla ristrutturazione dell’impianto regolatore finanziario è che la Federal Reserve è stata investita della qualifica di supremo regolatore del rischio sistemico, un mix di dimensione, leva finanziaria ed interconessione, che potrebbe costituire una minaccia per la stabilità finanziaria, se non affidato a mani consapevoli e responsabili.
” In other words, the same folks who missed, or did nothing to prevent, the worst crisis since the Great Depression will definitely, absolutely, positively be able to anticipate the next one.”
In altre parole, gli stessi geni che si sono addormentati al timone della nave o che non hanno fatto nulla per evitare la peggiore crisi dopo la Grande Depressione, saranno un domani in grado di anticipare positivamente e prevenire la prossima crisi….. Uh-huh. Uh-huh.
Ma ci sarebbe di peggio! Invece che eliminare il dogma del ” too big to fail ” e l’azzardo morale di un salvataggio onnipresente dello Stato, il piano di Obama, istituzionalizza e si espande in questa direzione.
“All systemically important companies will be subject to enhanced regulation,” says Peter Wallison, senior fellow at the American Enterprise Institute, a conservative Washington think tank. “What could that possibly mean? It means they are too big to fail.
La coppia di agenzie immobiliari governative Freddie & Fannie, 19 grandi istituti bancari, due aziende automobilistiche e un’impresa assicurativa che fungeva da hedge fund, AIG, ecco l’elenco dei colossi, too big to fail!
“We need to get rid of too big to fail,” says Allan Meltzer, professor of political economy at Carnegie Mellon University in Pittsburgh.
Per evitare il rischio sistemico si dovrebbe ridurre l’entità di queste vere e proprie centrali nucleari del rischio ed invece, questa crisi crea autentici colossi di argilla, che non possono assolutamente fallire!
Ed invece cosa accade…….
(…) No wonder small banks are voicing reservations about the plan, which has the potential “to destroy competition in every corner of the economy where you identify too big to fail,” Wallison says.
Nessuno ha il coraggio di eliminare Freddie & Fannie, perchè è politicamente impopolare, democratici e repubblicani, ne hanno fatto una sorgente da cui attingere il voto popolare.
Franks, democratico ci dice che ci sono istituzioni che non amano essere regolamentate. La regolamentazione incide sui loro profitti, quindi hanno usato la politica per sabotare, reindirizzare, annullare o deregolamentare il quadro normativo esistente.
Ecco che abbiamo scoperto che l’acqua è bagnata.
(…) The George W. Bush administration elevated this strategy to a snickering, sarcastic art form. George W. It gave us a Food and Drug Administration that sometimes looked as though it was taking orders from Big Pharma, an Environmental Protection Agency that could never rouse itself from the recliner, an energy policy that might well have been dictated by Enron, and a Consumer Product Safety Commission that moved like a rusty wind-up toy.
Per quanto riguarda il sistema bancario nulla di nuovo sotto il sole…..democratici e repubblicani, uniti sotto un unico grande disegno, l’intreccio, politica, finanza ed inprenditoria, che in Italia è a livelli spesso spettacolari!
Magari qualcuno parlerà di ideologia, di libero mercato, di autoregolamentazione, io parlo di avidità, di tracotanza di quella voglia di farsi gli affari propri senza dover rendere conto a nessuno.
Certo qualche scienziato economico pazzo ha certamente contribuito all’idealismo dell’autoregolamentazione, del mercato efficiente, sostenuto magari da modelli teorici e dati empirici, ma chiunque non abbia in se il seme dell’ingenuità comprende che il fine è sempre quello, della massimizzazione degli affari propri.
Non esistono mercati razionali, non esistono mercati perfetti, esistono equilibri delicati che vanno monitorati costantemente, senza tralasciare nulla.
Ma ecco che all’improvviso, noi di Icebergfinanza abituati al brivido, leggiamo….
(…)Besides keeping Bernanke, Obama’s options include appointing Summers or Janet Yellen [San Francicso Fed President] Summers, 54, a former Treasury secretary who heads Obama’s National Economic Council, is considered the front-runner should the president want a change.
Summers, il probabile nuovo comandante in capo della Federal Reserve, wow…… una volpe a guardia del pollaio!
“Il dopo Bernanke è già cominciato. Il suo mandato scade a gennaio. Ma sul mercato le voci corrono veloci e gli operatori hanno iniziato a chiedersi se Ben Bernanke guiderà ancora la Federal Reserve dopo quella data. Ieri, al primo di due giorni di incontri del comitato monetario della Fed stessa, è stato proprio lui a dominare il dibattito politico e mediatico attorno alla banca centrale. Al punto che un quesito in merito è stato posto anche al presidente Barack Obama all’inizio della sua conferenza stampa di ieri. “Ha fatto un buon lavoro”, ha risposto il capo della Casa Bianca, aggiungendo un laconico “no darò notizie sul futuro del chairman della Fed” e precisando che la Banca centrale “è nelle condizioni giuste per monitorare i rischi finanziari sistemici”. Secondo le prime indiscrezioni Larry Summers, oggi capo dei consiglieri economici di Obama, sarebbe in pole position a prendere in mano la Fed nel 2010.” Yahoo
Probabilmente non si potrà discutere della buona fede di Bernanke nella vicenda Merrill Lynch e Bank of America ( …….molti dubbi restano invece su Geithner e in maniera particolare sul Paulson ) ma del suo integralismo ideologico che ci ha accompagnati attraverso la madre di tutte le crisi, io non ho alcun dubbio, per quanto riguarda invece l’integrità…….
” Bernanke replica di aver sempre informato chi ne aveva diritto e rivendica alla Fed di aver gestito col «più alto grado di integrità» una vicenda complessa e inusuale, in un momento drammatico della storia finanziaria del Paese. Il passaggio per lui più difficile è stato forse quello in cui Darrell Issa, un deputato repubblicano della California che è stato il suo accusatore più accanito, ha tirato fuori una mail nella quale Jeffrey Lacker (capo della Fed di Richmond, uno dei «governatori» locali dell’ Istituto federale) racconta a terzi che Bernanke gli aveva detto di essere pronto a sostituire il management della Bank of America, se Ken Lewis si fosse rifiutato di concludere l’ acquisizione di Merrill Lynch. Bernanke_resiste_al processo_ Merrill_
” Summers wants the job, Senator Robert Bennett of Utah [said].Asked if he would support Summers for Fed chairman, Bennett said: “I am told that Larry would very much like me to. I would have no objection to Larry.
Noi ad essere sinceri qualche obiezione ce l’abbiamo, basta guardare la storia e non dimenticare, come scrive Bloomberg, Larry Summers è sorridente…….
The Obama administration economist, whose name is never invoked without “brilliant” attached to it, has been touted as a likely successor to Federal Reserve Chairman Ben Bernanke . Bernanke’s four-year term ends in February, and the subject of his reappointment is starting to preoccupy the political class in Washington. (…)
Financial-market types, on the other hand, were quick to declare Bernanke toast, crown Summers as the heir apparent and concoct a conspiracy theory to fit the facts. ( Bloomberg )
Comunque vada tra finanza che riesce ad ottenere i maggiori profitti della sua storia e finanza che non trova altro che radoppiare gli stipendi base per aggirare il problema dei bonus, torniamo alla nostra amata economia reale, senza dimenticare che alle volte ci vorrebbe non solo un granellino negli ingranaggi, ma sempre più spesso un macigno, per ricordare alla finanza la sua funzione di ancella dell’economia.
Calculated Risk ci ricorda come The Leveraged Loan “Wall of Worry” la minaccia del credito non sia riferita solo alle OPITION ARMs ed ai CRE Loans, ma 75 miliardi di debiti leveraged in scadenza nel 2012, ai 150 miliardi in scadenza nel 2013 e ai 215 miliardi in scadenza nel 2014…….ma come dirà certamente qualcuno, nessun problema, tanto la madre di tutte le crisi si concluderà alla fine dell’anno o al massimo il prossimo.
Chi legge Icebergfinanza da almeno un anno sa che da sempre sostengo che non è possibile credere alla favola degli stimoli fiscali che molti continuano a raccontare come esempio per una futura ripresa dei consumi.
Come per quanto riguarda la ormai leggendaria favola del decoupling, ovvero la possibilità che altre economie raccolgano il testimone della crescita economica mondiale, anche quella delle magiche proprietà degli stimoli fiscali è stata definitivamente smascherata dagli ultimi dati americani.
Reddito personale che cresce del 1,4 % e quello disponibile del 1,6 % in maggio lasciano il tempo che trovano di fronte all’anemica crescita dei consumi ( 0,3 % ) Lo stimolo fiscale è chiaramente al lavoro, peccato che la sua inutilità abbia sostenuto la più alta percentuale di risparmio dal 1993, un impulso fine a se stesso, temporaneo.
L’immenso oceano di debito in circolazione verrà lentamente prosciugato da una inevitabile dinamica visrtuosa del risparmio, che inevitabilmente continuerà a rappresentare una seria ipoteca sui consumi.
Di una cosa possiamo essere certi, che il prossimo dato relativo al PIL del secondo trimestre non beneficerà più di tanto del contributo positivo dei consumi (PCE), magari qualcuno rispolvererà, l’arma non convenzionale del deflattore, amplificando gli effetti dell’inflazione energetica, per assicurare un dato macroeconomico, in linea con la favola dei teneri germigli verdi, ma la percentuale di risparmio al servizio del debito, preannuncia per l’autunno un tramonto infuocato dei consumi.
Sembra quasi che il Giappone abbia una fantasma per amico……la deflazione:
Calo record dei prezzi al consumo in Giappone.
Il ministero degli Affari interni e delle Comunicazioni conferma che l’indice generale è diminuito dello 0,4% mensile e dell’1,5% annuo.
Anche l’indice core, ovvero al netto dei prezzi volatili degli alimentari freschi, ha subito una frenata dell’1,1% annuo a maggio, contro lo 0,1% di aprile. La rapida decelerata, destinata per gli analisti a continuare, rilancia i timori sulla deflazione. Si tratta, infatti, della terza contrazione consecutiva su base mensile.
Il calo dei prezzi al consumo in giappone è stato causato dalla discesa dei prezzi dell’energia e dalla crisi occupazionale che induce i consumatori a tagliare le spese. Anche l’indice core dell’area metropolitana di Tokyo, considerato un anticipatore del trend dell’indice nazionale, è calato dell’1,3% annuo, contro l’1,1% previsto dagli economisti. ( SOLE 24 ORE )
Date un’occhiata a ciò che si scriveva della deflazione giapponese nel lontanoMAGGIO_2007 ……certo ma in fondo a noi non succederà mai e quindi tutti a parlare di inflazione, come ad esempio l’ennesimo fantasma di GREENSPAN_sul_FINANCIALTIMES che nel suo sproloquio sussurra che l’economia reale dipende in tutto e per tutto dall’andamento delle quotazioni dei mercati finanziari, la droga dell’economia reale è sempre più l’economia di carta.
Qualsiasi sua considerazione sull’inflazione la lascio al Vostro divertimento, ormai ” il maestro” è un fantasma del suo passato al punto tale che il suo vice di alcuni anni fa alla Federal Reserve, Alan Blinder, deve ricordarli che ….. ‘Why Inflation Isn’t the Danger’ QUI
Un giorno discuteremo anche della leggenda metropolitana che vede la deflazione come un terribile drago dalle mille teste, per tutti coloro che hanno un debito, dimenticando che il problema non è tanto il debito, quanto la spirale della deflazione in rapporto all’occupazione, visto che la deflazione diminuisce l’onere del servizio dal debito, attraverso una riduzione delle rate di ammortamento dei mutui.
A proposito di “Lost Decade” anche Edmund Phelps non ha peli sulla lingua……
Edmund Phelps, winner of the Nobel Prize in economics in 2006 and a professor at Columbia University in New York, said it may take as long as 15 years for households to rebuild what they lost in the recession.
Quindici anni sono tanti anche per il sottoscritto, mi auguro che non si debba aspettare cosi tanto per una naturale ricomposizione dell’immenso ed esponenziale debito prodotto in questi anni.
“The only way we’re going to get a healthy, full recovery is over a long period of time, involving households rebuilding their balance sheets,” Phelps said in an interview on June 22 with Bloomberg TV. “There’s no silver bullet that’s going to get us into good shape quickly.”
Alquanto interessante inoltre l’articolo qui sotto riportato dall’ Economist che ci ricorda come secondo una ricerca sono molti quelli che preferiscono abbandonare le loro case ogni qualvolta la dinamica dei prezzi fa si che il valore della loro abitazione diventi inferiore al mutuo residuo, amplificando ulteriormente con il tempo l’espansione delle foreclosures……..
It is easier to dump a home loan if a friend has done so too.
HOUSE prices in America have fallen so far that as many as one in five households have mortgage debt greater than the value of their homes. In a few states, borrowers are not liable for the shortfall between an unpaid loan and the resale value of the home it is secured upon. Even where borrowers are on the hook, lenders often find it too costly to pursue unpaid debts. So some homeowners may be tempted to default and escape the burden of negative equity. Economist

New research based on a survey of 1,000 homeowners suggests that one in four mortgage defaults are “strategic” —by people who could meet their payments but who choose not to. The main drivers of strategic default are the scale of negative equity, and moral and social considerations. Few would opt to renege on their mortgage if the equity gap were below 10% of their home’s value, the authors find, partly because of the costs of moving. But one in six would bail out if loans were underwater by a half.

Questa dinamica che ci propone sempre CalculatedRisk non ha bisogno di commenti!
Click on graph for large image.
Come non credo abbia bisogno di ulteriori commenti questa immagine che ci ricorda come oggi il problema numero uno è la disoccupazione……. A lost decade for Jobs…
Private sector job growth was almost non-existent over the past ten years. Take a look at this horrifying chart:

Between May 1999 and May 2009, employment in the private sector sector only rose by 1.1%, by far the lowest 10-year increase in the post-depression period. http://www.businessweek
Come diceva Galileo Galilei, non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono.
I granelli di sabbia della finanza sono molteplici, alle volte sono autentici macigni, non è facile riuscire a ripulire gli ingranaggi di questo sistema, ci vorrà tempo, pazienza e speranza, tanta speranza, gli stessi occhi che vedono e sanno che in fondo, dietro l’angolo ci sono uomini e donne, che da tempo lavorano e vivono per un mondo migliore, un mondo dove l’uomo sia protagonista della sua vita, della sua essenza, un mondo che già esiste, da riscoprire, da coccolare, da conoscere consapevolmente per poterlo un giorno abbracciare.
” Succhiare il midollo della vita non significa strozzarsi con l’osso, c’è un tempo per il coraggio ed un tempo per la cautela ed il vero uomo sa come distinguerli. …….
e ancora, come canta Jovanotti……
(…) sconfiggere il nemico è guardarsi dentro
cercare il proprio centro e dargli vita come a un fuoco quasi spento renderlo vivo
e dargli movimento.
Rita Clementi tra le righe lascia anche questo messaggio di rassegnazione…(…)Vado via con rab bia, con la sensazione che la mia abnegazione e la mia dedi zione non siano servite a nulla.
Si perchè alle volte ………
Il nemico si nasconde si mimetizza tra le pieghe della coscienza
la sua violenza è subdola il suo passo di gatto
difficile davvero coglierlo sul fatto
il nemico è tra noi è dentro di noi
per farlo fuori occorre rinunciare ad una parte di noi stessi
se un tempo era più facile lottare contro ciò che non andava
perché il nemico una faccia ce l’aveva
una voce, una bandiera
sapevi dove andare a prenderlo in giro la sera
aveva nomi e facce, ma non è più
così adesso non si vede ma lui è ancora lì più forte che mai
e sotto sotto spinge col suo dai e dai
e ha stipulato un patto con le coscienze addormentate
nella pubblicità di una realtà falsificata……
No, Cari compagni di viaggio, non esiste solo la sensazione che tutto ciò che facciamo non serva a nulla, noi abbiamo l’obbligo e il dovere di seminare, le nostre speranze, le nostre certezze, anche se, probabilmente non avremo sempre e comunque, il privilegio di assistere al raccolto finale, non almeno in questo nostro mondo.
ICEBERGFINANZA
Quel difetto di modernità

VIVERE DI PASSATO (E POCO DI FUTURO)
Nessuno sa quan do e come uscire mo dalla crisi. La ragione è che il mondo non procede verso un obiettivo
razionalmente prevedibile, ma grazie a mi lioni di uomini che perse guono autonomamente i propri interessi non coordi nati da una sorta di raziona lità storica. È perciò che gli economisti paiono capaci solo di «predire il passato» e qualsiasi intervento della politica, che non si limiti a fissare le regole del gioco, rischierebbe di produrre al tri danni invece di benefici. Per uscirne, e ripartire, l’Ita lia dovrebbe, piuttosto, ri flettere sui propri ritardi e realizzare quelle riforme che l’aiutino davvero a mo dernizzarsi, come ha scrit to ieri Mario Monti.
Non c’è settore — sia del lo Stato, sia del sistema pro duttivo, a parte certe picco le nicchie industriali — che non registri forti ritardi nell’innovazione. L’Italia della cultura, della politica, dell’economia ha fatto la sua rivoluzione industriale prima di essere una società civile strutturata. Rispetto alla gentry dell’Inghilterra agraria, diventata borghe sia cittadina con la rivolu zione industriale e mercan tile, e cosmopolita col colo nialismo trionfante cantato da Kipling, l’Italia ha avuto i latifondisti reazionari rac contati da Verga, un capita lismo assistito, un naziona lismo tardo e straccione. Ri spetto alla grande borghe sia francese post rivoluzio naria — che, con l’Ecole po litecnique e l’Ena, ha gene rato i commis di Stato re pubblicani e democratici — la società italiana ha espresso una piccola bor ghesia post unitaria priva di coscienza di classe che ha rifiutato la modernità e, con essa, il capitalismo e la libera concorrenza, rifu giandosi nel corporativi smo e nell’autarchia del fa scismo, ieri; nell’assisten zialismo, nel protezioni smo parassitario e nella bu rocrazia del pubblico impie go, poi.
Ci siamo affacciati alla contemporaneità senza aver letto un libro — qual cosa di simile alla letteratu ra liberale inglese e france se sulla quale si sono forma te le borghesie di quei Pae si — ma solo attraverso la televisione; che ci ha intro dotti alla modernità «ame ricana » senza aiutarci a en trare in quella «europea». La nostra etica pubblica è bigotta, moralista, pauperi sta; scimmiotta il puritane simo anglosassone senza averne i fondamenti stori ci, sociali, religiosi, che ne legittimano politica e capi talismo. La nostra idea di democrazia — come si è vi sto negli ultimi tempi — coincide con lo scandali smo fine a se stesso, con il ribellismo alle regole, con il rivoluzionarismo velleita rio che una minoranza esprime spaccando le vetri ne e vorrebbe concretare in rivoluzione col benestare dei carabinieri.
Nella sinistra riformista c’è chi ha elogiato la tassa zione, per perpetuare l’ec cesso di spesa pubblica e gli sprechi dello «Stato ca naglia », non accorgendosi che i lavoratori, ora, votano a destra, dove i tributi non li si riduce, ma almeno non li si esalta. Il terrorismo di matrice rivoluzionaria ha ammazzato i riformisti che volevano fare dell’Italia un Paese liberale, democrati co, giusto, e non se l’è pre sa con i conservatori che sullo statu quo ci campava no.
editoriale del CORRIERE DELLA SERA
di Piero Ostellino postellino@corriere.it
Ancora lontano un secondo accordo sul Clima
Si è chiusa il 12 giugno una importante sessione della Convenzione sui cambiamenti climatici dell’ONU, tenutasi a Bonn.
Il resoconto dei 15 giorni di negoziazione non è semplice, e la quantità di decisioni prese è disponibile sul sito della Conferenza di Bonn dell’UNFCCC, o si può leggere dall’Earth Negotiations Bulletin, un bollettino autorevole e tempestivo sulle negoziazioni internazionali realizzato dall’International Institute for Sustainable Development (il link a tutti i servizi dell’IISD sul clima è disponibile nella nuova sezione “link” di Climalteranti)
In italiano è disponibile una ampia sintesi dei risultati della conferenza nell’Edizione Speciale della Newsletter del Focal Point IPCC per l’Italia, interamente dedicata ai principali risultati inerenti la conferenza di Bonn.
Anche se il segretario dell’UNFCCC Yvo de Boer ha parlato nella conferenza stampa finale di “importanti avanzamenti” e di “segnali incoraggianti”, chi ha partecipato alla conferenza non ha potuto notare chiari segni di preoccupazione e di malcontento per lo stato delle negoziazioni, in seguito raccontati.
Ancora lontani da una visione condivisa
Visto che giugno è il mese degli esami, non ha stupito vedere distribuire le pagelle al termine dell’incontro di Bonn dell’UNFCCC. In gioco c’è la preparazione della conferenza di Copenhagen di dicembre, destinata a dare un futuro al Protocollo di Kyoto dopo il 2012, ed a consegnarle è stata l’ONG Friends of the Earth International.
Bocciati tutti i paesi sviluppati: la Ue che dorme in classe, l’Australia considerata un’alunna pigra, il Canada accusato di non comprendere la differenza tra discutere del Protocollo di Kyoto e puntare alla sua eliminazione, gli USA per il loro comportamento considerato ancora irresponsabile nonostante le innegabili responsabilità storiche e il Giappone chiamato a ripetere in matematica visto il misero target di riduzione delle emissioni proposto per il 2020.
Secondo l’ONG ambientalista passano l’esame solo i paesi in via di sviluppo, che dimostrano una sempre maggiore consapevolezza della gravità del problema da affrontare a livello internazionale, anche perché in ampie aree del pianeta sono spesso costretti a toccare con mano gli impatti causati dai cambiamenti climatici.
A Bonn gli USA sono arrivati a chiedere la creazione di un nuovo Trattato a Copenhagen, per evitare di essere costretti a mettere in discussione il loro storico rifiuto ad aderire al Protocollo di Kyoto.
In realtà l’aspetto formale di creare un nuovo accordo o di modificare il Protocollo già esistente sembra essere un problema di secondo ordine, visto che si è ancora lontani dal trovare una visione condivisa sulla sostanza dell’accordo.
Le diverse posizioni in gioco sono raccolte in un documento di oltre 200 pagine che al momento è una semplice raccolta dei diversi orientamenti.
“Sommando anche tutti i giorni di negoziazione che ci separano da Copenhagen”, sottolinea il Capo delegazione dell’Unione europea, Artur Runge-Metzer, “dovremmo riuscire a discutere e revisionare ben 8 pagine al giorno. È evidente che è necessario un cambio di velocità e di approccio nei prossimi incontri”.
La proposta brasiliana
Il vero nodo della questione restano però gli impegni di riduzione delle emissioni per i paesi sviluppati rispetto al 2020, dove l’ipotesi di un accordo resta per il momento solo una possibilità remota.
Voci informali provenienti dai gruppi di lavoro chiusi raccontano del tentativo della Russia di voler impedire l’inserimento di ogni possibile numero nella bozza di revisione del Protocollo di Kyoto, cercando di fatto l’affossamento della negoziazione sul Kyoto II.
Ci hanno però pensato 37 paesi in via di sviluppo, guidati dal Brasile ma che comprendono anche Cina e Sudafrica, a presentare un documento contenente le ipotesi di riduzione per tutti i Paesi sviluppati. La presentazione di numeri concreti di riduzione delle emissioni era di fatto essenziale, perché in caso contrario non ci sarebbero più stati i tempi tecnici previsti dall’UNFCCC per arrivare ad una loro trattativa in visione della Conferenza di Copenhagen.La novità di Bonn è che i paesi in via di sviluppo hanno iniziato a manifestare la loro disponibilità ad intraprendere azioni concrete per invertire i propri processi di sviluppo a favore di percorsi a minore contenuto di carbonio.

L’incontro tedesco ha visto anche i lavori dei due Organismi sussidiari, il SBI (Subsidiary Body for
Implementation) deputato a verificare lo stato di attuazione della Convenzione sui cambiamenti climatici ed il SBSTA (Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice) che fornisce una sorta di supporto scientifico diretto ai lavori dell’UNFCCC.
Non si è ancora spenta la delusione per i pochi passi avanti compiuti a Bonn, che l’attenzione si sposta già al prossimo incontro internazionale rappresentato dal G8 e dal MEF (Major Economies Forum) a L’Aquila.
L’Italia e il Consiglio Artico
A riguardo è curioso osservare il comportamento schizofrenico del governo italiano in merito alla situazione dei ghiacci artici.
Da una parte ha dato parere favorevole alla nota mozione approvata dal Senato in Aprile in cui si metteva in discussione il grave stato di salute dei ghiacci artici, prendendo spunto dalla famosa bufala apparsa sui giornali a gennaio di quest’anno.
Dall’altra, il Ministro Frattini ha fatto una dichiarazione di senso completamente diverso, in occasione dell’incontro del Consiglio Artico a fine aprile, Consiglio che raccoglie le 6 nazioni che si affacciano al Polo nord, a cui si aggiungono in qualità di osservatori altri paesi fra cui Italia, Cina e altri paesi europei.
In quella occasione, davanti alla presentazione di dati sempre più preoccupanti sulla fusione dei ghiacci artici, Frattini ha preso atto della gravità del problema ed ha promesso di portare l’istanza sul tavolo del G8 di luglio.
Bisognerà adesso stare a vedere se tale promessa sarà mantenuta, visto le ancora scarse notizie che trapelano sull’incontro, tanto che a meno di un mese dalla data prevista non è ancora stato ufficializzato se il MEF si sarebbe tenuto all’interno dei 3 giorni del G8 o in coda ad esso.
Curioso che nel frattempo il Canada abbia già trasmesso alla stampa le informazioni per le richieste di accredito del G8 che si terrà nello stato americano nel 2010.
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Testo di Daniele Pernigotti, con il contributo di Stefano Caserini
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Tags: Copenhagen, G8, ONU, UNFCC
Climalteranti on Giu 23rd 2009 Categorie: Dibattito, Mitigazione, Negoziazioni, Politiche, Protocollo di Kyoto, Stati Uniti, unfcccStampa questo articolo
26 responses so far
26 Responses to “Ancora lontano un secondo accordo sul Clima”
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# Junobon Giu 24th 2009 at 11:37
Complimenti, bel pezzo.
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# Giulioon Giu 24th 2009 at 12:13
I paesi in via di sviluppo si mostrano volenterosi nel perseguire un accordo non certo perchè temono il cambiamento climatico o hanno a cuore la salute del pianeta, bensì perchè più prosaicamente ciò significherebbe un trasferimento di tecnologia e di ricchezza dai paesi sviluppati verso di loro.
I paesi sviluppati dal canto loro, non pensano certo di farsi dissanguare per il bene di altre nazioni, poichè nonostante le dichiarazioni di facciata, l’animo dell’uomo è profondamente egoista. E così, tutti in frenata: Obama, nonostante tutta la sua buona volontà, non riuscirà a far approvare dal Congresso delle misure alquanto misere per il 2020, neanche degne del già miserrimo Kyoto; il Giappone propone quote ridicole; il Canada non si capisce neanche cosa propone; l’Europa si muove in ordine sparso, con i paesi dell’est già sull’orlo del collasso a causa della crisi che hanno altro a cui pensare che non ad un gas in tracce, ma anche la verde Germania che inizia a porre dei distinguo, per esempio per salvaguardare la sua industria pesante.
Il nostro paese, giustamente allineato con i più recalcitranti stati europei, mira a salvaguardare la sua produttività cercando di non commettere l’errore di Kyoto, ovvero firmare un protocollo inutile che non saremo capaci di mantenere, con il conseguente ulteriore e pesantissimo giogo di dover poi pagare delle multe che sarebbero la mazzata finale per le nostre dissestate finanze.
In effetti però il nostro governo dovrebbe assumere una posizione più netta, seppur si capisce come le parole di Frattini rientrino nel normale rituale politico e diplomatico di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Le parole citate nell’articolo tuttavia se le poteva risparmiare, poichè qualcuno dovrebbe spiegare all’Italia, così come al resto del mondo, cosa c’è di preoccupante nell’eventuale (e per adesso remota dato che tra l’altro la banchisa è in ripresa dal 2007) fusione dei ghiacci marini artici.
E così tutto va com’era ovvio, accordi ridicoli che forse verranno faticosamente raggiunti dopo un grave sperpero di tempo, che verranno da più parti non mantenuti come sta avvenendo per Kyoto, che in ogni caso non avranno alcun effetto sul clima, i soliti furbi che si faranno i loro guadagni ed il mondo che andrà avanti come ha sempre fatto, ovvero progresso graduale delle tecnologie ed utilizzo delle materie prime più convenienti fino a che saranno appunto convenienti; dopo di che si passerà a nuovi modi, sperabilmente rinnovabili e sostenibili e magari con ogni nazione autosufficiente per il proprio benessere (sognare non costa niente).
Nel frattempo la natura se ne infischierà di modelli, di accordi e di CO2 ed il clima fluttuerà come ha sempre fatto seguendo le proprie leggi e le proprie bizze.
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# Claudio Costaon Giu 24th 2009 at 12:28
@ Giulio
Pensa che Silvestrini ( direttore scientifico Kyoto club..e molto altro) ha avuto l’ardire di affermare domenica 21 06 2009 su raitre che Obama vuole ridurre le emissioni dell’80%!
Se inizio a ridere adesso smetto quando iniziano a cadere le foglie. -
# Junobon Giu 24th 2009 at 14:35
@ Giulio
ma il problema esiste. e la mobilitazione complessiva, anche dal basso, è un fatto. Così come è un fatto la complessiva insostenibilità ambientale – e sottolineo ambientale – delle aree urbane e industriali.
Per stimolare il dialogo: tu cosa proporresti considerato che la questione ambientale è empiricamente evidente? -
# Maurizio Morabitoon Giu 24th 2009 at 17:02
“dati sempre più preoccupanti sulla fusione dei ghiacci artici”
a quali dati ci si riferisce, nell’affermazione qui sopra?
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# Maurizio Morabitoon Giu 24th 2009 at 17:04
@Claudio Costa
La promessa di Obama e’ per il 2050, anno in cui potremo chiederne conto all’arzillo ottantanovenne, sicuramente al suo undicesimo mandato consecutivo…
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# Giulioon Giu 24th 2009 at 17:20
@ Costa
spero che Silvestrini si riferisse al 2050. Peccato che se anche fosse riconfermato per una seconda candidatura, Obama non può governare oltre il 2016. Quindi, comunque la mettiamo, se quelle sono esattamente le sue parole, Silvestrini ha detto una castroneria. Inoltre tutti sono bravi a far promesse lontanissime nel tempo e dalla propria responsabilità. Chissà che questa non sarà proprio la piega che prenderanno gli accordi di Copenaghen.
@Junob
Concordo che un problema di sostenibilità esiste, eccome se esiste! Vogliamo far qualcosa di davvero utile e concreto per cercare di migliorare l’ambiente e muoverci verso una rinnovabilità delle fonti energetiche?
Perchè invece di sperperare soldi in folli progetti di sequestro del carbonio non mettiamo in piedi una vera rete di riciclaggio e di smaltimento sostenibile dei rifiuti e/o di sistemazione idro-sismo-geologica del territorio (in questo caso mi riferisco soprattutto al caso italiano), prevenendo così inquinamento del suolo e disastri che causano migliaia di vittime, quelle sì, vittime reali ed attuali?
Perchè l’unione europea invece di incentivare l’uso di biocarburanti e biocombustibili (etanolo, biodiesel, pellets, ect) che forse, e sottolineo forse, avranno un bilancio zero del carbonio, ma durante la combustione producono più particolato di un normale autovettura diesel, proprio quel particolato che a sua volta genera quegli aerosol appestanti in tutte le grandi aree urbane della Terra, causa prima del proliferare di tumori nel mondo occidentale, tumori che causano centinaia di migliaia se non milioni di vittime, quelle sì, vittime vere del nostro stesso progresso, non crea una vera infrastruttura per una mobilità elettrica che consumi energia per un terzo dell’attuale e che liberi totalmente le aree abitate da gas nocivi, quelli sì, nocivi per davvero, non come la CO2?
Perchè invece di imporre quote generali ad ogni paese e poi sanzioni che vanno ad impoverire i paesi stessi, tutte le risorse disponibili non vengono utilizzate per incentivare e sviluppare in maniera massiccia l’uso di fonti di energia rinnovabile che hanno il principale pregio di poter rendere energeticamente indipendente ogni popolo della Terra poichè presenti ovunque e non lasciamo in pace tutte quelle industrie o comunque apparati produttivi che per loro natura adesso producono enormi quantità di CO2, ma producono anche quella ricchezza necessaria a fare ricerca e a sviluppare i mezzi futuri di produzione di energia di cui poco sopra?
Forse la novella dell’AGW era nata con nobili intenti, anche se in realtà ne dubito. Ma adesso che è diventata una religione sta portando decisamente a degenerazioni che non solo non hanno niente a che vedere con l’ambiente, ma che anzi porta a decisioni con esclusivi intenti politici ed economici che vanno sicuramente contro il rispetto dell’ambiente e dell’uomo.
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# Paolo R.on Giu 24th 2009 at 19:02
@Morabito
Guarda che sui ghiacci artici non c’è – purtroppo – molto da fare
Ad esempio qui http://www-nsidc.colorado.edu/arcticseaicenews/
trovi scritto
“According to scientific measurements, Arctic sea ice has declined dramatically over at least the past thirty years, with the most extreme decline seen in the summer melt season.Dai, ormai l’ammette anche Frattini…
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# Paolo C.on Giu 24th 2009 at 20:30
E’ stato pubblicato il rapporto di sintesi del convegno climatico di Copenhagen dello scorso marzo:
http://www.pik-potsdam.de/news/press-releases/files/synthesis-report-web.pdf
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# La redazioneon Giu 24th 2009 at 22:28
Si chiede cortesemente di fare il possibile per attenersi al tema trattato dal post, ossia lo stato delle nogoziazioni pre-COP15Copenhagen.
Sulla fenomenologia dei cambiamenti cliamtici avremo tanti altri post
Sul tema del report della conferenza di Copenhagen ne parleremo a breve, è in corso la traduzione dell’ultimo post di Realclimate che servirà come base di discussione
http://www.realclimate.org/index.php/archives/2009/06/a-warning-from-copenhagen/
Grazie -
# Claudio Costaon Giu 25th 2009 at 07:35
Intanto in Francia si avanzano dubbi
http://alternativenergetiche.forumcommunity.net/?t=28889638&view=getlastpost#lastpost
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# Diegoon Giu 25th 2009 at 10:32
@ Giulio
Posso chiederle cosa intende quando dice che “… Forse la novella dell’AGW era nata con nobili intenti, anche se in realtà ne dubito”?
In che senso? Con quali intenti sarebbe nata? E perché non applica la stessa logica alle voci negazioniste? Magari verrebbe fuori che sono finanziate e sostenute da lobby, gruppi di potere e industrie che hanno a disposizione denaro e strumenti imponenti, dispiegati con lo scopo precipuo di seminare dubbi, incertezze e confusioni in modo da rallentare processi di innovazione che non sono solo tecnologici, ma anche (e forse soprattutto) normativi…
E, per restringere un po’ il discorso, secondo lei non c’è proprio nessuna relazione tra la posizione del “nostro paese, giustamente allineato con i più recalcitranti stati europei” (wow!) e la storica incapacità del nostro paese di innovare, snellire, favorire la competizione e scardinare monopoli e posizioni di rendita, uscendo dalle strette di quel capitalismo familiare che poteva andare bene (forse) negli anni Cinquanta, ma che oggi denuncia limiti sempre più evidenti in termini di competitività? su un mercato che, sarà un caso, sta individuando nella “green economy” una via di uscita da una situazione insostenibile?
Grazie -
# Claudio Costaon Giu 25th 2009 at 14:11
@ Diego
forse ti possono interessare questi miei articoletti sugli scopi politici dell’IPCC
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# Diegoon Giu 25th 2009 at 18:59
Grazie Costa, l’ho letto, ed è davvero straordinario. Anche se ritira fuori Battaglia (ah beh, allora…), anche se contesta, citando Lindzen, l’utilità del passaggio a un’economia non dipendente dai combustibili fossili (ma lei, Costa, ha mai sentito parlare di inquinamento o geopolitica? Secondo lei, come mai gli “Angloamericani” hanno invaso l’Iraq? Per esportare la democrazia?), anche se rilancia la storia delle pressioni politiche sulla stesura delle Sintesi per i decisori politici (che ci sono state e ci sono, ma in senso opposto a quello che lei ritiene, dia un’occhiata agli atti della Conferenza di Bali, tanto per dirne una), ci regala uno squarcio di chiarezza quando scrive:
“In termini politici si potrebbe interpretare, maliziosamente, così: la Russia ha un economia che si basa sulla vendita di gas e petrolio all’Unione Europea, che invece per colpa del protocollo di Kyoto sta effettuando scelte energetiche dannose alla Russia, come: risparmio energetico, carbone pulito e nucleare, l’eolico e il biogas. Questo per i più furbi, per gli altri, il solare e la bioenergia. Di fatto il protocollo di Kyoto danneggia la Russia, quindi non ha fondamenti scientifici!”
Lo dice lei: i governi (ma per fortuna parecchie cose stanno cambiando) osteggiano l’implementazione del protocollo e delle misure di regolamentazione perché ritengono che possano danneggiare le loro economie.
Adesso mi è tutto più chiaro, grazie.
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# NoWayOuton Giu 25th 2009 at 23:32
“le emissioni di gas a effetto serra sono essenzialmente una conseguenza diretta dell’uso dei combustibili fossili, e i bisogni dell’umanità sono tali che essa utilizzerà tutte le risorse disponibili in ogni momento, perché questa è una necessità assoluta per lo sviluppo e perché intere comunità possano uscire dalla miseria”
Questa citazione dal primo dei due link di Costa ai miei occhi rende palese come dietro gli “scettici” ci sia spesso l’ideologia per giudicare la scienza, cosa che invece criticano ai “serristi”. Una particolare idea della societa’, dell’uomo e dei suoi comportamenti sociali, infatti, cos’e’ se non ideologia?
Ed e’ propio per questo, rientrando in topic, che l’accordo sul clima e’ ancora lontanto; perche’ in fondo, al di la’ delle parole di convenienza politica, questa e’ l’ideologia dominante. Il compito a Copenhagen e’ quindi ancora piu’ difficile, non si lotta solo contro i diversi interessi delle varie nazioni ma anche contro se stessi.
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# Giulioon Giu 26th 2009 at 00:11
@ Diego
dammi del tu, per carità
.I nobili intenti sarebbero stati eventualmente quelli di indirizzare il mondo verso un’economia energetica libera da fonti fossili, che si approvigionasse da fonti sempre rinnovabili e disponibili ovunque, così che ogni nazione potesse provvedere da sola alla propria ricchezza e al proprio benessere senza danno per l’ambiente in cui viviamo.
Invece ne dubito perchè la storia dell’uomo non pullula di personaggi così magnanimi e desiderosi del bene ecumenico più che esclusivamente del proprio. Molto più probabile che l’input politico iniziale all’AGW sia partito dalla lady di ferro per proteggere gli interessi energetici d’ Oltremanica e creare una forte spinta, che facesse anche buona presa emotiva sulle folle, al nucleare. Ci potrebbero essere anche doppi fini perfino più torbidi, ma non è questo il luogo per discuterne, sarebbe decisamente OT. Una volta partito il carrozzone, molti ci sarebbero saliti sopra per gli interessi più disparati, tutti però di natura squisitamente politico-economica.
Per inciso, anche ai giorni nostri la novella CO2 servirà da alibi ai fautori del nucleare. Vedrai che la userà il nostro governo, forse avrai sentito che Gordon Brown (sinistroide, a dimostrazione che il colore politico non influisce) l’ha già usata a tal fine. Per la somma beffa degli ambientalisti, il loro furore anti CO2 servirà per disseminare il globo di scorie nucleari. Bel risultato. Se lasciassero da parte il loro fanatismo e si indirizzassero verso la giusta direzione in modo razionale invece che indottrinando le masse con la novella AGW, forse eviterebbero effetti collaterali che sono peggiori di qualsiasi altra cosa vogliano evitare.
Riguardo all’applicare la stessa logica ai negazionisti, non ho capito bene cosa intendessi, comunque se il loro scopo era quello di fermare questa follia, direi che hanno decisamente fallito. Che siano scienziati, opinionisti, giornalisti, gente comune, politici sono trattati come appestati e nessuno li ascolta. Esiste una sola religione, l’ AGW, il negazionismo è una setta misterica. Evidentemente le lobby di cui parli non sono poi così potenti, mentre altrettanto evidentemente lo sono quelle che stanno dietro l’AGW.
Del nostro paese, la coincidenza che hai evidenziato (allineamento negazionista e storica capacità ad innovare), ritengo sia casuale e nella fattispecie derivi semplicemente da una contrapposizione ideologica, anch’essa tipica italiana. L’Italia è priva di combustibili fossili e le sue industrie non producono più CO2 di qualsiasi altro paese industrializzato. Green economy? Una parola, anzi un paio, di cui tutti adesso si riempono la bocca, senza sapere bene neanche cosa vuol dire, solo perchè le ha pronunciate Obama.
Il mondo si muoverà verso il rinnovabile prima o poi (e dunque senza emettere una solo grammo di CO2), dato che, per definizione, tutto ciò che non è rinnovabile prima o poi finirà. Ma si muoverà secondo le regole che ha sempre e necessariamente seguito, ovvero quelle del mercato e della convenienza e dell’economia in genere. E non ci sarà accordo che tenga, Copenaghen, qualsiasi cosa sarà, sarà un fallimento, così come lo è stato Kyoto.
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# diegoon Giu 26th 2009 at 01:36
@Giulio
Ok per il tu.
Solo una precisazione, nella speranza di non andare troppo fuori tema o di tediare gli altri lettori.
Con buona approssimazione, credo che con “green economy” ci si riferisca, più o meno consapevolmente, a un modello economico che, prendendo spunto dai lavori di Daly, Georgescu-Roegen, Brown, Lovins, McDonough & Braungart, Boulding e Bologna cerchi di modificare l’assunto (gli assunti) su cui si basano i modelli economici “classici” e “neoclassici”. Per green economy si intende, credo, il passaggio da un sistema in cui si postulano a monte risorse inesauribili e a valle spazio infinito per stoccare i rifiuti, con al centro il sistema economico, che ha come unico fine la massimizzazione della crescita, valutata attraverso indicatori come il PIL. La green economy considera quindi l’economia come parte della biosfera, che viene presa a come modello di funzionamento (in natura non ci sono rifiuti, i cicli sono chiusi e i biomi, pur connessi alla biosfera, hanno specificità “locali). Si tratta di un ribaltamento di paradigma sostanziale, basti pensare a cosa potrebbe voler dire progettare un’automobile con l’obiettivo di non avere rifiuti o scarti al termine del suo ciclo di vita. Se ciò avvenisse, tra l’altro, davvero non starei a domandarmi se il progettista era animato dalla volontà di salvare il pianeta o dalla brama di denaro e fama.Concludo con una domanda. Perché tanto scetticismo a proposito del ruolo dell’uomo nel modificare il ciclo del carbonio? Se avverrà, saremo i principali responsabili della sesta estinzione, intanto continuiamo con indifferenza a cancellare la biodiversità a un ritmo sconosciuto in natura. Abbiamo alterato la chimica dell’atmosfera, della litosfera e dell’idrosfera, disperdendo inquinanti e interferendo con i cicli naturali come quello dell’azoto. Abiamo danneggiato lo strato di ozono, abbiamo in sostanza dimostrato la fondatezza della teoria di Crutzen sull’antropocene. E quindi mi chiedo: questo scetticismo non sarà in larga, larghissima misura determinato dal fatto che la combustione di combustibili fossili produce proprio CO2, e che la “megamacchina” (e qui faccio riferimento a Latouche prima maniera) dei combustibili fossili è la pìù ricca e capace di influenzare opinioni e atteggiamenti mai comparsa nei dodicimila anni di civilizzazione umana e ha tutto l’interesse a che nulla cambi?
Grazie
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# Claudio Costaon Giu 26th 2009 at 07:49
@ Diego, non Giulio scusate
Claudio Costa on Giu 26th 2009 at 07:39
@ GiulioI blog sono un isola felice proprio perchè contano solo i cervelli e non i galloni, questo permette che un incompetente come me possa dicutere con esperti, una vera magia possibile solo nel web, quindi dammi del tu.
” Lo dice lei: i governi (ma per fortuna parecchie cose stanno cambiando) osteggiano l’implementazione del protocollo e delle misure di regolamentazione perché ritengono che possano danneggiare le loro economie”
e aggiungo , ma soprattutto che non serve assolutamente a nulla.
Sulla sceta energetica ogni stato si gioca il futuro, e la possibilità di competere con gli altri nei costi di produzione è innegabile che ci siano interessi colossali dietro queste scelte, ti ricordo infatti che hansen e Houghton sono nuclearisti e che in Italia quelli che stanno facendo delle fortune immense grazie al protocollo di Kyoto sono Marcegaglia ( con gli inceneritori e il solare) e De Benedetti ( con la Sorgenia solare e rinnovabili)
In tutto questo non bisogna confondere, inquinamento ed emissioni, basti pensare alla combustione del metano che produce pochissimo inquinamento, mentre le verdi rinnovabili, biomasse ( legna pellets cippato colture energetiche rifiuti biogas gassificazione ecc) alla combustione danno inquinamenti enormi. Il biogas in termini di nox, solfati, e polveri sottili, il syngas potrebbe avere addirittura diossine la legna e il resto non ne parliamo neanche.
Tutte fonti inquinanti ma abbondantemente irrorare di contributi che paghiamo tutti noi perdendo competitività. -
# Daniele Pernigottion Giu 26th 2009 at 19:47
Non pensavo che il mio pezzo sui lavori di Bonn avrebbe sollevato un tale vespaio di reazioni, anche se vi confesso che molti commenti mi sono sembrati più l’espressione della voglia di creare un po’ di confusione che quella di replicare od approfondire quanto riportato nel post.
Cerco di riportare un po’ di calma e di ordine al dibattito, chiarendo però fin da subito che non ho alcuna intenzione di cercare di far cambiare parere a chi ritiene che i cambiamenti climatici siano una bufala. Se uno vuole crederlo ha tutto il diritto di farlo, anche se mi permetto di riportare il pensiero di Kofi Annan che condivido totalmente:
“Pochi ostinati scettici stanno ancora spargendo dubbi sui cambiamenti climatici. Loro dovrebbero essere visti per quello che sono: non al passo, senza argomenti e fuori dal tempo”.Ho citato Kofi Annan per cercare di trasmettere il respiro che a livello internazionale c’è su questi temi, così come la sensazione di aria sfittica che uno ha quando ritorna in Italia e sente parlare delle solite cose, come la bufala dei ghiacci che stanno tornando ad espandersi all’Artico (smentita abbondantemente da climalteranti e da altri articoli successivi nella stampa italiana), il presunto fallimento di Kyoto (ma questo meriterebbe un post ad hoc), il dibattito scientifico da bar finalizzato più a dimostrare la propria competenza al proprio interlocutore che a cercare di aumentare davvero a propria conoscenza.
Ma torniamo a Bonn e Copenhagen. Bonn è stato solo un piccolo (molto piccolo…) passo avanti, ma la vera negoziazione è in realtà appena iniziata, perché il 2008 è passato nell’attesa da parte di tutto il mondo che Bush e la sua delegazione togliesse il disturbo.
La sensazione è che adesso si faccia davvero sul serio, anche se ciò non emerge dai risultati. Del resto la negoziazione è sempre così, perché tutto si sbroglia solo all’ultimo momento quando ormai ogni risultato sembra impossibile, in quanto ognuno vuole essere sicuro di non concedere più di quello che concedono gli altri.Del resto siamo davvero davanti ad un negoziato dalla portata realmente storica e direi rivoluzionaria, perché porterà a fare intraprendere al mondo intero un diverso modello di sviluppo.
E’ questo ciò su cui vorrei invitare a riflettere e discutere. Dal mio punto di vista ciò che sta accadendo è quasi cristallino. I prossimi mesi vedranno un innalzamento della tensione negoziale e Copenhagen si svolgerà con la tensione di una corda di violino… ma alla fine il risultato ci sarà.
Posso sicuramente sbagliarmi, ma l’aumento di attenzione sul tema che si vede sempre di più a livello internazionale (nonostante il nostro torpore nazionale), mi fa pensare come il fallimento non sia una soluzione possibile.Nessuno potrebbe davvero permettersi di far fallire il nuovo accordo.
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# NoWayOuton Giu 26th 2009 at 21:46
Cito esplicitamente Daniele Pernigotti su due punti.
“Del resto la negoziazione è sempre così, perché tutto si sbroglia solo all’ultimo momento quando ormai ogni risultato sembra impossibile”
Mi viene in mente Bali e il finale al cardiopalma quando, nonostante l’intervento in prima persona del Segretario Generale Ban Ki-moon, sembrava che dovesse saltare tutto per il rifiuto degli USA, lasciati soli anche dal fidato Giappone. Un susseguirsi di interventi forti, frasi del tipo “your statement is NOT welcome and without any basis” (Sud Africa) o “we asked you to lead and if you’re not willing to lead, get out of the way” (Papua-Nuova Guinea) o Tuvalu che li invita a mettere nero su bianco la loro posizione e lascar lavorare gli altri.
Mezz’ora di interventi su questo tono, poi la “capitolazione” degli USA e la seriosa platea che esplode in un boato liberatorio.
Questa volta sarebbe bello se si riuscisse ad evitare un finale cosi’ …“Nessuno potrebbe davvero permettersi di far fallire il nuovo accordo.”
Un accordo saltera’ fuori, nessuno e’ contrario ad intervenire e tantomeno qualcuno potrebbe farsi carico del fallimento del negoziato. Il rischio e’ pero’ che questo porti a giocare al ribasso, che l’accordo si trovi su un livello minimo. Questo avrebbe una duplice nefasta conseguenza, essere inutile e dar modo ai “contrari” di sostenere che questi accordi sono inutili. Lo faranno lo stesso, anzi lo fanno gia’; ma almeno che non si presti il fianco.
A Copenhagen non basta quindi trovare un accordo, deve essere un buon accordo. Non e’ concesso fallire. Personalmente sono mediamente ottimista, ma gli agguati sono sempe dietro l’angolo. -
# Giulioon Giu 26th 2009 at 22:33
@ Diego
interessante la tua definizione di green economy, ammetto candidamente di non conoscere neanche uno degli autori che hai citato
sono tutte belle parole e bei concetti, ma preferisco guardare ai passi immediati, un mondo ideale siffatto è lungi dal realizzarsi.Non so se la tua domanda sullo scetticismo fosse riferita a me personalmente o fosse la richiesta di una interpretazione generale della posizione degli scettici. Se è giusta la seconda, sinceramente non capisco proprio dove tu veda tutto questo scetticismo. Gli scettici sono pochissimi ed in posizione isolata. Casomai ci si deve chiedere il contrario: perchè tutta questa convinzione che le emissioni umane modifichino il clima?
E’ vero che stiamo modificando la chimica del mondo in cui viviamo, ma non condivido il fatto che stiamo cancellando la biodiversità a ritmi sconosciuti; le specie viventi si sono sempre avvicendate nella bio-storia della Terra. Anche parlare di sesta estinzione mi sembra una preoccupazione ai limiti del fanatismo.No, non credo che qualcuno abbia interesse a che nulla cambi. Anche perchè, panta rei, non ci si può sottrarre al cambiamento, niente è immutabile. E le tanto vituperate compagnie petrolifere sono le prime a sapere che le risorse sono limitate, anzi, nessuno meglio di loro sa quando in realtà finiranno e stanno già prendendo le loro contromosse, in barba agli ambientalisti che le credono impegnate a contrastare le tesi dell’ AGW, mentre in realtà si stanno preparando per i tempi avvenire cercando di mantenere il monopolio sulle tecnologie future.
Nessuno può avere interesse a che niente cambi, perchè necessariamente tutto cambierà e cambierà molto presto.
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# Giulioon Giu 26th 2009 at 22:55
@ Pernigotti
Il mio primo intervento mi sembra abbastanza on topic, poi è chiaro che dialogando un pò si esce dal seminato, col rischio di creare confusione.
Com’è evidente dalle mie parole, ovviamente non credo minimamente che le emissioni umane modifichino sostanzialmente il clima, nè che un mondo più caldo sarebbe un mondo peggiore. Credo che la storia della CO2 sia una cortina fumogena per gli spettatori, dietro la quale si gioca una partita economica-politica di tutt’altra natura.
Giusto un paio di domande. Non ho ben capito quale sarebbe il piccolo passo avanti fatto a Bonn, potresti dirmelo in 2 parole? E perchè NESSUNO può permettersi un fallimento a Copenaghen, cos’è che TUTTI rischiano con un fallimento?
ps. riguardo Hannan, meglio fuori dal tempo che fuori di testa

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# Giulioon Giu 26th 2009 at 23:15
Annan, pardon

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# Daniele Pernigottion Giu 27th 2009 at 12:06
bene adesso mi sembra che le riflessioni siano più centrate sul tema..
@ No way out
Condivido le tue posizioni. Sarebbe bello non arrivare a quel finale al cardiopalma di Bali… ma ho paura che ci arriveremo.
Anch’io sottointendevo un buon accordo e non un accordo fine a se stesso… e rimango vigile sui possibili agguati sempre possibili@ Giulio
1) I piccoli passi avanti di Bonn sono rappresentati dall’avere inizato a ragionare sui numeri di riduzione delle emissioni e quindi a negoziare realmente i tagli, … oltre a qualcosa sul fronte trasferimento delle tecnologie.
2) E’ evidente che non puoi capire ciò che tutti rischiano, dal momento che non ritieni significativa l’azione umana sul riscaldamento del pianeta e non vedi i rischi di un mondo più caldo. Per tutti gli altri che non la vedono come Giulio il rischio è rappresentato dai danni legati ad una temperatura media del pianeta > di 2°. -
# stefanoon Giu 27th 2009 at 16:14
Un mio vecchio prof. mi diceva sempre di confrontarsi con la criosfera per capire quanto l’uomo influisce, o meno, sul clima.
Una cosa è innegabile: se l’uomo non influisce sul clima tanto di guadagnato..anche se i problemi di inquinamento ambientale sono enormi e comunque, per corollario, ciò che stà accadendo in questi ultimi 10-15 anni in artide non è mai avvenuto nella storia climatica del nostro pianeta: in questo caso (di ininfluenza cioè dell’uomo sul clima) stiamo assistendo ad uno strano fenomeno e cioè l’assenza di un fenomeno causa-effetto e la contemporanea manifestazione di un evento eccezionale per il clima artico.
A volte però la soluzione più semplice è anche quella giusta.. -
# Giulioon Giu 27th 2009 at 16:32
@ Pernigotti
E cos’altro avrebbero dovuto fare se non iniziare a ragionare sui numeri di riduzione delle emissioni? ..se questi sono i passi avanti…:-)
Nella mia seconda domanda avevo posto l’accento sul “NESSUNO può permettersi” e “TUTTI rischiano”.
Fermo restando infatti che non capisco i rischi che in generale può correre un mondo più caldo (e fermo restando che non hai risposto alla mia domanda rifugiandoti dietro la mia incapacità di comprensione), quello che in realtà volevo sapere è perchè TUTTI, ma proprio TUTTI, rischino qualcosa quando il quarto rapporto IPCC afferma testualmente: “per aumenti di temperatura media globale inferiori a 1-3° C sopra i livelli del 1990 le proiezioni indicano che alcuni impatti porteranno benefici in alcune regioni e alcuni settori…”non è la domanda oziosa o provocatoria di un negazionista quale sono, è un quesito assai lecito, dal momento che non si capisce perchè alcuni paesi dovrebbero impegnarsi a ridurre le emissioni se secondo le vostre fantaproiezioni a 90 anni tali paesi non solo non sperimenterebbero svantaggi, ma anzi ne sarebbero avvantaggiati! …tutto ciò a riprova che questi accordi globali, quando ci sono, vengono siglati non certo per un ipotetico quanto ridicolo salvataggio del clima, bensì come risultato di una partita che vede in ballo ben altra posta.
Intanto stanotte il Congresso ha approvato per il rotto della cuffia (pochi voti di scarto e con più di 40 democratici che hanno votato contro) una legge (che adesso deve passare lo scoglio del senato) secondo la quale gli USA si impegnano a ridurre le proprie emissioni del 17% rispetto al 2005. Fate pure i vostri conti e vedrete che 17% in meno del 2005 significa che gli USA si impegnano ad emettere nel 2020 circa le stesse tonnellate di CO2 del 1990….:-) oh, povero Kyoto…:-) e su queste basi voi sperate in un buon accordo a Copenaghen?
SILVIO…STAI ATTENTO A CHI TI DIFENDE!!!

Vi posto la lettera che il ministro Bondi ha indirizzato a Repubblica sulla linea antiberlusconiana di Eugenio Scalfari. Ma aggiungo qualche mia considerazione ricordandovi che proprio Scalfari, il quale insieme a Vittorio Zucconi è il conduttore di questa criminosa battaglia, è il depositario del testamento morale di Enrico Berlinguer. Quella intervista sulla questione morale in cui il leader del Pci denunciava il DOPPIO STATO di cui disse “fanno parte tutti i partiti”. Dopodichè Berlinguer è morto.
Aggiungo pertanto che Scalfari e Zucconi sono coloro che servono al potere eversivo le vittime. E non è una mia visione ma la verità che nascondono. Per cui, caro Bondi, troppo miti le sue parole che cercano di copiare le mie come è evidente. Andiamo avanti.
Ecco la lettera di Bondi Egregio direttore sono costretto per la seconda volta in pochi giorni a difendermi dal tentativo di Repubblica di denigrarmi, sia usando il «bastone», cercando di colpirmi negli affetti più cari, sia ricorrendo, come ha fatto Eugenio Scalfari in un articolo pubblicato ieri, a deliberate quanto provocatorie insinuazioni. Nel corso di un dibattito con Eugenio Scalfari svoltosi a Cortina lo scorso anno, dissi apertamente al fondatore di La Repubblica che il suo viscerale antiberlusconismo avrebbe portato la sinistra in un vicolo cieco e alla sua sconfitta definitiva. Avevo visto bene. Non avevo previsto, tuttavia, che il quotidiano che Scalfari dirige avrebbe condotto la sinistra allo snaturamento della propria identità. E ancor meno avevo previsto che l’attacco nei confronti del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sarebbe stato portato al livello di questi ultimi giorni, fino al punto cioè di mettere a repentaglio gli stessi interessi generali del nostro Paese. Al pari dei giacobini, il ristabilimento della virtù impone qualsiasi sacrificio, qualsiasi ostacolo deve essere rimosso e ogni strumento può essere utilizzato per il raggiungimento di un fine dichiarato necessario e buono. Il quotidiano La Repubblica è l’erede principale di questa cultura ed è divenuto nello stesso tempo una specie di «superpartito», che concentra in sé la dimensione politica, quella economica, quella culturale e perfino quella giudiziaria. La mia opinione è che l’azione di questo «superpartito» costituisca da tempo l’insidia più grande per la nostra democrazia. Eugenio Scalfari cerca di dipingere il quadro politico e l’atmosfera di questi giorni come se ci trovassimo nuovamente alla vigilia della caduta di un regime, con il corollario di servi, gerarchi e cortigiani, fra i quali vengo annoverato maliziosamente anch’io, in procinto di tradire e di abbandonare la nave.
La maestria di Scalfari, bisogna ammetterlo, consiste da sempre nella capacità di divulgare e accreditare nell’opinione pubblica una visione storiografica, politica e culturale che è esattamente agli antipodi della realtà. Quello che sta avvenendo in questi giorni è la conferma più clamorosa di quanto sostengo. Scalfari è abile nel descrivere un regime corrotto e morente, contro il quale il suo quotidiano ha lanciato l’offensiva finale, trascinando con sé anche il Corriere della Sera e ciò che resta della sinistra, mentre la realtà è che un governo democraticamente eletto subisce un’aggressione sistematica da parte di un centro di potere economico e politico, che non può vantare alcuna legittimità democratica né morale, sulla base di una campagna scandalistica paragonabile alla pesca con lo strascico. Alle porte non vi è la caduta di un regime, come ritiene Eugenio Scalfari, né la fuga di gerarchi felloni, ma vi sarebbe, nell’ipotesi abbia successo il progetto destabilizzante di Repubblica, l’indebolimento della nostra democrazia e la rovina dell’Italia. Io non dimentico mai che, se Berlusconi non avesse avuto il coraggio di impedire nel 1994 alla gioiosa macchina da guerra della sinistra capitanata da Achille Occhetto di conquistare il potere, l’Italia sarebbe stata governata da una torbida alleanza formata dalla sinistra comunista e da tutti quei poteri economici rappresentati da un quotidiano come La Repubblica, che avrebbe dato vita sì a un vero regime politico privo di alternative. Questo rischio esiste anche oggi, aggravato semmai dalla circostanza che la sinistra rappresenta oggi una larva di soggetto politico, mentre l’influenza di La Repubblica è divenuta dominante. Per tutte queste ragioni, e non soltanto per l’affetto che mi lega a Berlusconi e la considerazione che ho di lui come di un uomo sotto tutti gli aspetti ammirevole, come risulta anche dalle interviste pubblicate dal suo stesso giornale, noi non cederemo mai, mai, di fronte alla campagna di odio e di delegittimazione orchestrata dal gruppo editoriale L’Espresso-La Repubblica, in combutta con una sinistra ormai al traino di tutte le battaglie più misere e sconclusionate. Se sapremo sconfiggere anche quest’ultimo disperato attacco contro il governo e contro Berlusconi, la nostra democrazia sarà più salda, il nostro futuro più sereno. Questo gli italiani lo sanno e hanno la possibilità di testimoniarlo con il loro voto. Sandro Bondi *ministro per i Beni e le Attività culturali
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