LIBERTA' DI PAROLA

Rifkin boccia l’accordo dei grandi “È ridicolo, non salverà il pianeta”

Pubblicato in ECOLOGIA, ECONOMIA, POLITICA, SALUTE, SOCIETA', TECNOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 11/07/2009

Rifkin boccia l'accordo dei grandi "È ridicolo, non salverà il pianeta"

L’economista americano non ha dubbi: servono misure concrete e nuovi impianti puliti
“Dobbiamo lanciare la terza rivoluzione industriale:traguardi sulle industrie da rilanciare


Jeremy Rifkin

di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA – “Per mettere d’accordo tutti hanno deciso di andare alla velocità del più lento: così è facile raggiungere un’intesa”. Jeremy Rifkin risponde al telefono da Montecarlo, in una pausa dell’incontro con il principe di Monaco che vuole varare un piano per frenare i gas serra. E il giudizio del presidente della Foundation on Economic Trends sul risultato del G8 è secco: “Un accordo ridicolo”.
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Eppure è stato fissato il tetto di 2 gradi all’aumento di temperatura del pianeta: finora gli Stati non avevano dato un’indicazione così precisa.


“D’accordo, ma cosa si deve fare per non superare i 2 gradi? Non basta esprimere un pio desiderio, bisogna prima di tutto capire a che livello di concentrazione di anidride carbonica in atmosfera corrisponde un aumento di 2 gradi e poi organizzare un sistema energetico coerente”.

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L’Ipcc ritiene che, per restare entro un aumento di 2 gradi, la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera non debba superare le 400 – 450 parti per milione.

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“L’Ipcc è molto cauta e i suoi precedenti rapporti, spesso definiti allarmisti, sono stati superati dai fatti: l’accelerazione del disordine climatico è stata più drammatica di quella prevista. Jim Hansen, uno dei più accreditati climatologi, dopo aver studiato le carote di ghiaccio che raccontano il passaggio da un’era glaciale a una interglaciale, offre un quadro della situazione molto diverso: quando in passato si è mantenuta per un certo periodo una concentrazione di 450 parti per milione di anidride carbonica l’effetto è stato un balzo della temperatura di 6 gradi, non di 2. E un rapido aumento di 6 gradi non è compatibile con il mantenimento della società umana così come noi la conosciamo”.

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Secondo Jim Hansen l’obiettivo è portare la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera a 350 parti per milione, cioè ridurla rispetto al presente portandola più vicina a quota 280, il livello preindustriale. Questo vorrebbe dire attuare una politica di tagli drastici e immediati che molti considerano incompatibili con lo sviluppo economico.


“Io credo che sia vero l’opposto: l’errore sta nel pensare solo ai tagli delle emissioni che invece dovrebbero essere un effetto secondario di politiche virtuose capaci di rilanciare l’economia, altro che affossarla. Per uscire dalla tre crisi che ci soffocano, quella economica, quella energetica e quella ambientale, non possiamo limitarci a magiare un po’ meno della vecchia minestra inquinante: dobbiamo lanciare la terza rivoluzione industriale pensando in positivo, cioè fissando traguardi sulle industrie da rilanciare. Non bisogna dire ai vari paesi quante emissioni tagliare, ma quanti impianti puliti costruire”.

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Più industrie e meno emissioni?

“Esattamente. La terza rivoluzione industriale è quella che permette uno sviluppo economico che si concilia perfettamente con la riduzione delle emissioni. Ad esempio con le smart grid, con l’energia diffusa e decentrata, ogni casa sfruttando il sole può diventare una vera e propria piccola centrale di produzione di elettricità e calore. Se adottassimo questo modello il settore delle costruzioni, che oggi è il primo fattore di riscaldamento del pianeta, potrebbe diventare parte della soluzione al problema”.

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Le case come elemento trainante del nuovo modello energetico?


“Uno dei quattro pilastri. Il primo è costituito dalle energie rinnovabili. Il secondo è rappresentato dagli edifici sostenibili. Il terzo dalle tecnologie basate sull’idrogeno che serve a immagazzinare l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili. Il quarto pilastro dalle reti intelligenti per distribuire l’energia secondo il modello del web”.

MEDICI ED INCENERITORI

Pubblicato in ECOLOGIA, SALUTE da Gabriele Pierattelli il 10/07/2009

inceneritori

Molti ricorderanno le tranquillizzanti parole del Prof. Umberto Veronesi intervistato da Fazio a “Che tempo che fa” circa l’innocuità degli inceneritori quando, con assoluta sicurezza, affermò: “zero rischio…”


Tuttavia certamente un numero minore di cittadini ha potuto ascoltare le parole dell’illustre oncologo quando intervistato su youtube affermava: “non sono un esperto di inceneritori” e che, quanto all’assenza di danni, si rimetteva ai suoi esperti affermando:“i miei esperti mi hanno giurato”.

Spiace davvero dover contraddire il Prof. Veronesi, ma proprio per la serietà in passato dimostrata e per la gratitudine che gli dobbiamo per gli indiscutibili miglioramenti nella chirurgia del carcinoma mammario, sentiamo il dovere di consigliargli di scegliere meglio i suoi esperti.

Siamo, infatti, venuti a conoscenza di lavori che recano anche la sua firma, quali ad esempio: “Il recupero di energia da rifiuti: la pratica, le implicazioni ambientali e l’impatto sanitario – Veronesi U, Giugliano M. Grasso M e Foà V” in cui, con grande stupore, abbiamo dovuto constatare che sono stati letteralmente stravolti risultati di lavori scientifici ed epidemiologici in modo da assolvere gli impianti di incenerimento, con buona pace dell’onestà intellettuale e del rigore scientifico.

Qualche esempio chiarirà meglio la questione: nel capitolo “L’ impatto sanitario” di Vito Foà, nelle pagine 54-55 vengono presi in esame quattro studi: quello di Franchini M. e altri, pubblicato sugli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità nel 2004, quello di P. Elliot, del 1996, quello di Hu S.W. e al. e infine lo studio denominato Enhance Health.

Di tutti viene fatto un utilizzo inappropriato, in particolare:

- lo studio di M. Franchini viene mutilato e ne sono totalmente ignorate le considerazioni sulla relazione fra inceneritori e cancro, in particolare che:“associazioni statisticamente significative sono riportate da due terzi degli studi che hanno preso in considerazione il cancro (mortalità, incidenza o prevalenza)”.

- Lo studio di P. Elliott viene capovolto nel suo significato, aggiungendo una negazione alla frase in cui si afferma che il rischio per diversi tipi di cancro diminuisce via via che ci si allontana dalla fonte emissiva. Vito Foà a proposito di esso scrive infatti: “La conclusione degli Autori è che non è stata trovata alcuna evidenza di diversità d’incidenza e mortalità per cancro nei 7.5 chilometri di raggio studiati ed in particolare nessun declino con la distanza dall’inceneritore per tutti i tumori: stomaco,colon-retto e polmone oltre che per linfoma di Hodgkin e sarcomi dei tessuti molli.”

Peccato che nell’originale sia scritto: “Observed-expected ratios were tested for decline in risk with distance up to 7.5 km. … Over the two stages of the study was a statistically significant (P<0.05) decline in risk with distance from incinerators for all cancers combined, stomach, colorectal, liver and lung cancer”. Ovvero:“I rapporti osservati-attesi furono verificati in base al declino del rischio con la distanza fino a 7.5 km. … Dopo i due stadi dello studio c’era un declino statisticamente significativo (p<0,05) nel rischio con la distanza dagli inceneritori per tutti i cancri riuniti, stomaco, colon retto, fegato e polmone.”

- Dello studio di Hu S.W. si riporta solo una frase “rassicurante”:“Alcuni anni prima, nel 2001, Hu e Shy avevano condotto una revisione degli studi epidemiologici pubblicati fino ad allora.

Questi Autori avevano considerato tutti i possibili effetti che potevano essere o che sono collegati alla presenza di un inceneritore di rifiuti sia municipali che industriali, arrivando alla conclusione che gli studi epidemiologici esaminati erano stati concordi nel descrivere più elevati livelli corporei di metalli pesanti, ma nessun aumento di sintomi respiratori o di declino della funzione polmonare. Le analisi effettuate avevano fornito risultati inconsistenti per rischio di cancro e di effetti sulla riproduzione” e si omette viceversa l’affermazione che attesta l’esistenza di rischio: “Several studies showed significant associations between waste incineration and lower male-to-female ratio, twinning, lung cancer, laryngeal cancer, ischemic heart disease, urinary mutagens and promutagens, or blood levels of certain organic compounds and heavy metals”.

Ovvero: “Diversi studi hanno evidenziato associazioni significative tra inceneritori ed alterato rapporto maschi / femmine alla nascita, cancro al polmone, cancro alla laringe, malattie ischemiche cardiache, mutageni e pro-mutageni nelle urine, o livelli elevati nel sangue di alcuni composti organici e metalli pesanti.”

patrizia gentilini

- Dello studio di Coriano Foà scrive:“Gli estensori e gli esecutori del progetto avevano ovviamente condotto una ampia analisi della letteratura già allora esistente e sono arrivati anche loro alla conclusione: non esistono prove concrete di un legame fra l’esposizione alle emissioni di inceneritori ed un aumento di tumori.

Dove sono stati osservati effetti apparentemente rilevanti questi effetti erano spesso legati ad inceneritori siti vicino ad altre fonti di emissione potenzialmente pericolose”. Peccato che ciò che viene riportanto come “conclusione” è viceversa una frase tratta dall’introduzione allo studio e, nel riportare i risultati, Foà omette di evidenziare i gravi danni per la salute femminile ed il rischio di sarcomi in entrambi i sessi, messo ampiamente in risalto dagli estensori nella “discussione” dello studio.

Desta sgomento scoprire che questi lavori “scientifici” sono quelli su cui varie Amministrazioni Pubbliche (Provincia di Grosseto e Firenze, Regione Sicilia ad es.) fondano le proprie scelte irriducibilmente “inceneritoriste”, senza alcuna attenzione verso le tante alternative immediatamente percorribili per la gestione dei rifiuti e con una drammatica sottostima per le ricadute sulla salute pubblica.

Ma ancora più sgomento desta constatare che anche coloro che sono vincolati dal giuramento di Ippocrate e dall’art. 30 del Codice Deontologico possono, ci auguriamo solo per distrazione, incorrere in gravi omissioni che non fanno onore né a loro né alla categoria dei Medici cui tutti noi apparteniamo.

Ad evitare futuri “scivoloni” ricordo a cosa ci vincola l’art.30, relativo al conflitto di interesse:“Il medico deve evitare ogni condizione nella quale il giudizio professionale riguardante l’ interesse primario, quale è la salute dei cittadini, possa essere indebitamente influenzato da un interesse secondario. Il conflitto di interesse riguarda aspetti economici e non, e si può manifestare nella ricerca scientifica, nella formazione e nell’aggiornamento professionale, [….]e nei rapporti individuali e di gruppo con industrie, enti, organizzazioni e istituzioni, nonché con la Pubblica Amministrazione.”

Ci sono altri conflitti, non citati nel Codice Deontologico, che riguardano quelli con la propria coscienza: fortunatamente questi, al pari dei precedenti, non ci appartengono ed almeno questa consolazione nessuno potrà togliercela: di certo nessuno potrà mai dirci: “se i medici sapevano, perché hanno taciuto?”

BIBLIOGRAFIA

Veronesi U., Giugliano M., Grosso M e Foà V. (2007) “ Il recupero di energia da rifiuti: la pratica, le implicazioni ambientali e l’ impatto sanitario” Quaderni di Ingegneria Ambientale, Vol. 45 CIPA Editore Milano

Franchini M. , Rial M, Buratti E., Bianchi F., “Health effect of exposure to waste incinerator emissions: a review of epidemiological studies” Ann. Ist. Sup. Sanità 2004; 40 , 105- 115

Elliot P., Shaddick G, Kleinschmidt I., “Cancer incidence near municipal solid waste incinerators in Great Britain” British J of Cancer 1996; 73, 702-710

Hu S.W. , Shy C.M., “ Health effects of waste incineration: a review of epidemiological studies” J. Air and Waste Manag. Assoc. 2001; 51 1100-1109

Enhance Heath Report finale – febbraio 2004-marzo 2007. sistema di sorveglianza ambientale e sanitaria in aree urbane in prossimità di impianti di incenerimento e complessi industriali; n 2 E 0041 programma INTERREG IIIC zona Est Comune di Forlì

TERRANAUTA.IT

IL GRANELLO DI SABBIA

Pubblicato in ECONOMIA, POLITICA, SALUTE, SOCIETA' da Gabriele Pierattelli il 02/07/2009

Questa è la lettera di addio apparsa oggi sul CORRIERA_della_SERA ad opera di Rita Clementi, 47 anni, 3 figli, ricercatrice precaria che scoperse l’origine genetica di alcune forme di linfoma maligno, che ci aiuta ad introdurre in maniera esemplare il concetto di granello di sabbia, un granello o macigno come lo vogliate chiamare, che da sempre blocca l’ingranaggio della ricerca, dell’innovazione, l’ingranaggio di una società pulita, fondata sulla meritocrazia, sull’onestà, sulla verità, una lettera che riassumo nelle sue conclusioni finali……

” Desidero evidenziare pro prio questo: il sistema antimeri tocratico danneggia non solo il singolo ricercatore precario, ma soprattutto le persone che vivono in questa Nazione. Una «buona ricerca» può solo aiuta re a crescere; per questo moti vo numerosi Stati europei ed extraeuropei, pur in periodo di profonda crisi economica, han no ritenuto di aumentare i fi nanziamenti per la ricerca.

È sufficiente, anche in Italia, incrementare gli stanziamenti? Purtroppo no. Se il malcostu me non verrà interrotto, se chi è colpevole non sarà rimosso, se non si faranno emergere i migliori, gli onesti, dare più soldi avrebbe come unica con seguenza quella di potenziare le lobby che usano le Universi tà e gli enti di ricerca come feu do privato e che così facendo distruggono la ricerca.

Con molta amarezza, signor presidente, la saluto.

Rita Clementi.

Non si tratta solo dell’innovazione o della ricerca, si tratta di qualunque settore della vita economica e sociale di questo paese, che ha bisogno di uno scatto di orgoglio, ha bisogno di un atto di dignità, che lo faccia uscire da un sistema feudale, di intrecci politico/finanziari/imprenditoriali che sono come macigni che dalla notte dei tempi sostano negli ingranaggi dei sogni di ogni uomo. Questa è la scelta di Icebergfinanza, la Verità è Figlia del Tempo, oggi più che mai, momento imperdibile di cambiamento, il momento del coraggio di tutti coloro che si riconoscono in queste parole….

” Succhiare il midollo della vita non significa strozzarsi con l’osso, c’è un tempo per il coraggio ed un tempo per la cautela ed il vero uomo sa come distinguerli. …….

Come scrive Wikipedia, Il criterio di efficienza (o di compensazione) di Kaldor-Hicks è una teoria economica introdotta da due economisti, Nicholas Kaldor e John Richard Hicks, nel 1939 e tratta i problemi di confronti in termini di benessere sociale.

Secondo il criterio di efficienza, una modificazione nell’allocazione delle risorse è efficiente se il benessere ottenuto da alcune componenti supera le perdite di benessere subite da altri componenti. Perché vi sia efficienza è fondamentale che coloro che subiscono una perdita di benessere rimangano in una situazione migliore rispetto a coloro verso i quali la modificazione dell’allocazione ha operato favorevolmente.

Tutto ciò ovviamente in questa crisi non è avvenuto, ma a me importava riportare una metafora di Hicks, secondo il quale, nel sistema finanziario, di tanto in tanto, bisognerebbe inserire dei granelli di sabbia, in maniera da rallentarne la velocità!

Molti di voi ricorderanno certamente la ormai leggendaria discussione sullaTOBINTAX che vi invito a rileggere sempre su Wikipedia, ma ben pochi conoscono le parole di James Tobin, premio nobel all’economia pronunciate nel suo “On the Efficiency of the Financial System”, Fred Hirsch Memorial Lecture, New York, Lloyds Bank Review

I have decided … to voice some sceptical views of the efficiency of our vast system of financial markets and institutions. These views run against current tides – not only the general enthusiasm for deregulation and unfettered competition but my profession’s intellectual admiration for the efficiency of financial markets.

Un sistema troppo grande ed inefficiente quello finanziario, che ai suoi tempi forniva solo il 7/8 % dei profitti al netto delle tasse contro percentuali attuali che seconso alcune analisi vanno dal 30 al 80 %.

La finanza in questi anni ha distrutto valore…..come disse Tobin:

(…) Ho paura che stiamo dedicando sempre più risorse, incluse l’energia dei nostri migliori giovani, per attività finanziarie che nulla hanno a che fare con la produzione di beni e servizi, attività che procurano alti compensi, decisamente fuori misura rispetto alla loro valenza sociale. Ho il sospetto che l’immenso potere dei computer venga messo a servizio di questa economia di carta, non per avere transazioni a minor costo, ma per gonfiare quantità e varietà degli scambi finanziari

Willem Buiter nel suo recente post dal titolo “Useless finance, harmful finance and useful finance” QUI ci parla di finanza tra gioco d’azzardo, azzardo morale e biglietti della lotteria…

(…) The collective hubris of the banking sector (broadly defined to include all the shadow-banking sector institutions like hedge funds, private equity funds, SIVs, conduits, other investment funds, AIG-style insurance companies etc.) means that enormous volumes of bets are placed on the behaviour of endogenous variables. The first consequence of this is that, since derivatives trading is not costless, scarce skilled resources are diverted to what are not even games of pure redistribution. Instead these resources are diverted towards games involving the redistribution of a social pie that shrinks as more players enter the game.

Wiston Churchill, disse di voler un giorno assistere ad una finanza meno superba e ad un’industria più contenta.

Confesso che ancora oggi osservo meravigliato al fiume di analisi e ragionamenti su questa crisi che alla fine, girano sempre intorno, evitandolo, a quel piccolo granellino di sabbia che con il tempo è diventato un autentico macigno, ovvero quello relativo all’intreccio tra finanza e politica, spesso allargato all’impresa, un meccanismo quello della finanza e dell’economia, oliato quotidianamente dalle lobbies, una dinamica quella di questa crisi che secondo la mia opinione verrà deviata dal classico granellino di sabbia nell’immenso ingranaggio.

Qualunque azione intrapresa in questa crisi ha visto l’immancabile presenza dell’interesse privato e delle lobbies di potere prevalere sempre e comunque sull’interesse collettivo.

Torno a ribadire per l’ennesima volta che secondo il mio parere il granello di sabbia per eccellenza di questa crisi e quello che ha originato la Grande Depressione sta nascosto negli ingranaggi della disuguaglianza dei redditi, una bilancia che ha visto scendere i redditi a favore dei profitti, un mancanza di “peso” che la storia ha sempre compensato attraverso il ricorso al debito.

Oggi il circuito virtuoso del risparmio, la riflessione che è in atto sul fallimento di alcuni meccanismi dell’economia capitalista è l’essenza di un processo economico che non può prescindere dalla “droga” del consumo, un consumo abbinato all’avidità e alla redditività di breve termine, che ha distrutto la sostenibilità di qualsiasi processo produttivo.

Chiunque legga da sempre Icebergfinanza sa che la disintegrazione di questo sistema economico e finanziario ha origini di natura antropologica, ma per restare in tema di analisi economica, questa quei sotto è una delle tante prove di un sovrapproduzione mondiale in molti dei settori produttivi:

” TORINO (awp/ats/ansa) I produttori d’auto sono troppi, bisogna razionalizzare per contrastare la sovracapacità produttiva dell’industria europea. Questa volta il richiamo arriva dal vicepresidente della Fiat, John Elkann (…) “L’auspicio – dice Elkann – è che alla fine di questa crisi ci possano essere meno produttori di auto. Sfortunatamente quello che sta accadendo oggi è il contrario”. La Fiat, spiega, si è trovata a dover fare fronte a un crollo del mercato del 25 per cento. “Questo calo – ha detto Elkann – nonostante il sostegno di molti governi europei, è ancora più forte per un settore che soffre di sovracapacità. Abbiamo la capacità di produrre il 50% di auto in più di quelle che vengono comprate. Dunque, speriamo che con questa crisi ci siano soluzioni di consolidamento”.

Il 50 % in più di quanto il mercato ha bisogno, mentre ieri una percentuale pari al 50% se non di più delle vendite era supportata dagli incentivi del credito al consumo e del leasing.

Negli ultimi anni questo eccesso di produzione è stato assorbito dalle più svariate forme di incentivi all’indebitamento, sino alle formule esotiche che invogliavano a cambiare macchina almeno ogni due o tre anni, senza che nessuno abbia mai messo in dubbio la sostenibilità di questo ritmo di produzione.

A distanza di quasi ottantanni, l’ombra dell’eccesso di produzione e di indebitamento della Grande Depressione ritorno come un’ombra, un fantasma della storia, riproponendo in un’epoca inedita, la spirale della deflazione da debiti, una deflazione cattiva, che la storia ha conosciuto più volte negli ultimi cento anni.

Si è trattato di una inevitabile spirale che ha origine da uno sproporzionato ed esponenziale sbilanciamento della ricchezza all’interno dei paesi occidentali, riflesso condizionato dallo sfruttamento del lavoro dei paesi emergenti che ha assicurato per lunghi anni beni e servizi a basso costo, facendo scendere i redditi ed aumentando in maniera esponenziale i profitti delle imprese occidentali.

Ne in Italia, ne a livello mondiale abbiamo ancora assistito ad un solo intervento che miri ad una equa ridistribuzione dei redditi, un solo intervento che tenda a riprendere in mano la bilancia dell’economia mondiale.

JK Galbraith con la sua proverbiale ed efficace ironia direbbe che è bene che ogni tanto i soldi vengano separati dagli imbecilli e di imbecilli in questa crisi se ne sono visti a grappoli!

Nel frattempo l’intreccio finanza e politica, prosegue inesorabile oliando quotidianamente il supremo interesse del profitto esponenziale.

Come scrive Caroline Baum su Bloomberg, uno degli aspetti del controverso piano di Obama sulla ristrutturazione dell’impianto regolatore finanziario è che la Federal Reserve è stata investita della qualifica di supremo regolatore del rischio sistemico, un mix di dimensione, leva finanziaria ed interconessione, che potrebbe costituire una minaccia per la stabilità finanziaria, se non affidato a mani consapevoli e responsabili.

” In other words, the same folks who missed, or did nothing to prevent, the worst crisis since the Great Depression will definitely, absolutely, positively be able to anticipate the next one.”

In altre parole, gli stessi geni che si sono addormentati al timone della nave o che non hanno fatto nulla per evitare la peggiore crisi dopo la Grande Depressione, saranno un domani in grado di anticipare positivamente e prevenire la prossima crisi….. Uh-huh. Uh-huh.

Ma ci sarebbe di peggio! Invece che eliminare il dogma del ” too big to fail ” e l’azzardo morale di un salvataggio onnipresente dello Stato, il piano di Obama, istituzionalizza e si espande in questa direzione.

“All systemically important companies will be subject to enhanced regulation,” says Peter Wallison, senior fellow at the American Enterprise Institute, a conservative Washington think tank. “What could that possibly mean? It means they are too big to fail.

La coppia di agenzie immobiliari governative Freddie & Fannie, 19 grandi istituti bancari, due aziende automobilistiche e un’impresa assicurativa che fungeva da hedge fund, AIG, ecco l’elenco dei colossi, too big to fail!

“We need to get rid of too big to fail,” says Allan Meltzer, professor of political economy at Carnegie Mellon University in Pittsburgh.

Per evitare il rischio sistemico si dovrebbe ridurre l’entità di queste vere e proprie centrali nucleari del rischio ed invece, questa crisi crea autentici colossi di argilla, che non possono assolutamente fallire!

Ed invece cosa accade…….

(…) No wonder small banks are voicing reservations about the plan, which has the potential “to destroy competition in every corner of the economy where you identify too big to fail,” Wallison says.

Nessuno ha il coraggio di eliminare Freddie & Fannie, perchè è politicamente impopolare, democratici e repubblicani, ne hanno fatto una sorgente da cui attingere il voto popolare.

Franks, democratico ci dice che ci sono istituzioni che non amano essere regolamentate. La regolamentazione incide sui loro profitti, quindi hanno usato la politica per sabotare, reindirizzare, annullare o deregolamentare il quadro normativo esistente.

Ecco che abbiamo scoperto che l’acqua è bagnata.

(…) The George W. Bush administration elevated this strategy to a snickering, sarcastic art form. George W. It gave us a Food and Drug Administration that sometimes looked as though it was taking orders from Big Pharma, an Environmental Protection Agency that could never rouse itself from the recliner, an energy policy that might well have been dictated by Enron, and a Consumer Product Safety Commission that moved like a rusty wind-up toy.

Per quanto riguarda il sistema bancario nulla di nuovo sotto il sole…..democratici e repubblicani, uniti sotto un unico grande disegno, l’intreccio, politica, finanza ed inprenditoria, che in Italia è a livelli spesso spettacolari!

Magari qualcuno parlerà di ideologia, di libero mercato, di autoregolamentazione, io parlo di avidità, di tracotanza di quella voglia di farsi gli affari propri senza dover rendere conto a nessuno.

Certo qualche scienziato economico pazzo ha certamente contribuito all’idealismo dell’autoregolamentazione, del mercato efficiente, sostenuto magari da modelli teorici e dati empirici, ma chiunque non abbia in se il seme dell’ingenuità comprende che il fine è sempre quello, della massimizzazione degli affari propri.

Non esistono mercati razionali, non esistono mercati perfetti, esistono equilibri delicati che vanno monitorati costantemente, senza tralasciare nulla.

Ma ecco che all’improvviso, noi di Icebergfinanza abituati al brivido, leggiamo….

(…)Besides keeping Bernanke, Obama’s options include appointing Summers or Janet Yellen [San Francicso Fed President] Summers, 54, a former Treasury secretary who heads Obama’s National Economic Council, is considered the front-runner should the president want a change.

Summers, il probabile nuovo comandante in capo della Federal Reserve, wow…… una volpe a guardia del pollaio!

“Il dopo Bernanke è già cominciato. Il suo mandato scade a gennaio. Ma sul mercato le voci corrono veloci e gli operatori hanno iniziato a chiedersi se Ben Bernanke guiderà ancora la Federal Reserve dopo quella data. Ieri, al primo di due giorni di incontri del comitato monetario della Fed stessa, è stato proprio lui a dominare il dibattito politico e mediatico attorno alla banca centrale. Al punto che un quesito in merito è stato posto anche al presidente Barack Obama all’inizio della sua conferenza stampa di ieri. “Ha fatto un buon lavoro”, ha risposto il capo della Casa Bianca, aggiungendo un laconico “no darò notizie sul futuro del chairman della Fed” e precisando che la Banca centrale “è nelle condizioni giuste per monitorare i rischi finanziari sistemici”. Secondo le prime indiscrezioni Larry Summers, oggi capo dei consiglieri economici di Obama, sarebbe in pole position a prendere in mano la Fed nel 2010.” Yahoo

Probabilmente non si potrà discutere della buona fede di Bernanke nella vicenda Merrill Lynch e Bank of America ( …….molti dubbi restano invece su Geithner e in maniera particolare sul Paulson ) ma del suo integralismo ideologico che ci ha accompagnati attraverso la madre di tutte le crisi, io non ho alcun dubbio, per quanto riguarda invece l’integrità…….

” Bernanke replica di aver sempre informato chi ne aveva diritto e rivendica alla Fed di aver gestito col «più alto grado di integrità» una vicenda complessa e inusuale, in un momento drammatico della storia finanziaria del Paese. Il passaggio per lui più difficile è stato forse quello in cui Darrell Issa, un deputato repubblicano della California che è stato il suo accusatore più accanito, ha tirato fuori una mail nella quale Jeffrey Lacker (capo della Fed di Richmond, uno dei «governatori» locali dell’ Istituto federale) racconta a terzi che Bernanke gli aveva detto di essere pronto a sostituire il management della Bank of America, se Ken Lewis si fosse rifiutato di concludere l’ acquisizione di Merrill Lynch. Bernanke_resiste_al processo_ Merrill_

” Summers wants the job, Senator Robert Bennett of Utah [said].Asked if he would support Summers for Fed chairman, Bennett said: “I am told that Larry would very much like me to. I would have no objection to Larry.

Noi ad essere sinceri qualche obiezione ce l’abbiamo, basta guardare la storia e non dimenticare, come scrive Bloomberg, Larry Summers è sorridente…….

The Obama administration economist, whose name is never invoked without “brilliant” attached to it, has been touted as a likely successor to Federal Reserve Chairman Ben Bernanke . Bernanke’s four-year term ends in February, and the subject of his reappointment is starting to preoccupy the political class in Washington. (…)

Financial-market types, on the other hand, were quick to declare Bernanke toast, crown Summers as the heir apparent and concoct a conspiracy theory to fit the facts. ( Bloomberg )

Comunque vada tra finanza che riesce ad ottenere i maggiori profitti della sua storia e finanza che non trova altro che radoppiare gli stipendi base per aggirare il problema dei bonus, torniamo alla nostra amata economia reale, senza dimenticare che alle volte ci vorrebbe non solo un granellino negli ingranaggi, ma sempre più spesso un macigno, per ricordare alla finanza la sua funzione di ancella dell’economia.

Calculated Risk ci ricorda come The Leveraged Loan “Wall of Worry” la minaccia del credito non sia riferita solo alle OPITION ARMs ed ai CRE Loans, ma 75 miliardi di debiti leveraged in scadenza nel 2012, ai 150 miliardi in scadenza nel 2013 e ai 215 miliardi in scadenza nel 2014…….ma come dirà certamente qualcuno, nessun problema, tanto la madre di tutte le crisi si concluderà alla fine dell’anno o al massimo il prossimo.

Chi legge Icebergfinanza da almeno un anno sa che da sempre sostengo che non è possibile credere alla favola degli stimoli fiscali che molti continuano a raccontare come esempio per una futura ripresa dei consumi.

Come per quanto riguarda la ormai leggendaria favola del decoupling, ovvero la possibilità che altre economie raccolgano il testimone della crescita economica mondiale, anche quella delle magiche proprietà degli stimoli fiscali è stata definitivamente smascherata dagli ultimi dati americani.

Reddito personale che cresce del 1,4 % e quello disponibile del 1,6 % in maggio lasciano il tempo che trovano di fronte all’anemica crescita dei consumi ( 0,3 % ) Lo stimolo fiscale è chiaramente al lavoro, peccato che la sua inutilità abbia sostenuto la più alta percentuale di risparmio dal 1993, un impulso fine a se stesso, temporaneo.

L’immenso oceano di debito in circolazione verrà lentamente prosciugato da una inevitabile dinamica visrtuosa del risparmio, che inevitabilmente continuerà a rappresentare una seria ipoteca sui consumi.

Di una cosa possiamo essere certi, che il prossimo dato relativo al PIL del secondo trimestre non beneficerà più di tanto del contributo positivo dei consumi (PCE), magari qualcuno rispolvererà, l’arma non convenzionale del deflattore, amplificando gli effetti dell’inflazione energetica, per assicurare un dato macroeconomico, in linea con la favola dei teneri germigli verdi, ma la percentuale di risparmio al servizio del debito, preannuncia per l’autunno un tramonto infuocato dei consumi.

Sembra quasi che il Giappone abbia una fantasma per amico……la deflazione:

Calo record dei prezzi al consumo in Giappone.

Il ministero degli Affari interni e delle Comunicazioni conferma che l’indice generale è diminuito dello 0,4% mensile e dell’1,5% annuo.

Anche l’indice core, ovvero al netto dei prezzi volatili degli alimentari freschi, ha subito una frenata dell’1,1% annuo a maggio, contro lo 0,1% di aprile. La rapida decelerata, destinata per gli analisti a continuare, rilancia i timori sulla deflazione. Si tratta, infatti, della terza contrazione consecutiva su base mensile.

Il calo dei prezzi al consumo in giappone è stato causato dalla discesa dei prezzi dell’energia e dalla crisi occupazionale che induce i consumatori a tagliare le spese. Anche l’indice core dell’area metropolitana di Tokyo, considerato un anticipatore del trend dell’indice nazionale, è calato dell’1,3% annuo, contro l’1,1% previsto dagli economisti. ( SOLE 24 ORE )

Date un’occhiata a ciò che si scriveva della deflazione giapponese nel lontanoMAGGIO_2007 ……certo ma in fondo a noi non succederà mai e quindi tutti a parlare di inflazione, come ad esempio l’ennesimo fantasma di GREENSPAN_sul_FINANCIALTIMES che nel suo sproloquio sussurra che l’economia reale dipende in tutto e per tutto dall’andamento delle quotazioni dei mercati finanziari, la droga dell’economia reale è sempre più l’economia di carta.

Qualsiasi sua considerazione sull’inflazione la lascio al Vostro divertimento, ormai ” il maestro” è un fantasma del suo passato al punto tale che il suo vice di alcuni anni fa alla Federal Reserve, Alan Blinder, deve ricordarli che ….. ‘Why Inflation Isn’t the Danger’ QUI

Un giorno discuteremo anche della leggenda metropolitana che vede la deflazione come un terribile drago dalle mille teste, per tutti coloro che hanno un debito, dimenticando che il problema non è tanto il debito, quanto la spirale della deflazione in rapporto all’occupazione, visto che la deflazione diminuisce l’onere del servizio dal debito, attraverso una riduzione delle rate di ammortamento dei mutui.

A proposito di “Lost Decade” anche Edmund Phelps non ha peli sulla lingua……

Edmund Phelps, winner of the Nobel Prize in economics in 2006 and a professor at Columbia University in New York, said it may take as long as 15 years for households to rebuild what they lost in the recession.

Quindici anni sono tanti anche per il sottoscritto, mi auguro che non si debba aspettare cosi tanto per una naturale ricomposizione dell’immenso ed esponenziale debito prodotto in questi anni.

“The only way we’re going to get a healthy, full recovery is over a long period of time, involving households rebuilding their balance sheets,” Phelps said in an interview on June 22 with Bloomberg TV. “There’s no silver bullet that’s going to get us into good shape quickly.”

Alquanto interessante inoltre l’articolo qui sotto riportato dall’ Economist che ci ricorda come secondo una ricerca sono molti quelli che preferiscono abbandonare le loro case ogni qualvolta la dinamica dei prezzi fa si che il valore della loro abitazione diventi inferiore al mutuo residuo, amplificando ulteriormente con il tempo l’espansione delle foreclosures……..

It is easier to dump a home loan if a friend has done so too.

HOUSE prices in America have fallen so far that as many as one in five households have mortgage debt greater than the value of their homes. In a few states, borrowers are not liable for the shortfall between an unpaid loan and the resale value of the home it is secured upon. Even where borrowers are on the hook, lenders often find it too costly to pursue unpaid debts. So some homeowners may be tempted to default and escape the burden of negative equity. Economist

New research based on a survey of 1,000 homeowners suggests that one in four mortgage defaults are “strategic” —by people who could meet their payments but who choose not to. The main drivers of strategic default are the scale of negative equity, and moral and social considerations. Few would opt to renege on their mortgage if the equity gap were below 10% of their home’s value, the authors find, partly because of the costs of moving. But one in six would bail out if loans were underwater by a half.

Freddie Mac Delinquency Rate and Unemployment Rate

Questa dinamica che ci propone sempre CalculatedRisk non ha bisogno di commenti!

Click on graph for large image.

Come non credo abbia bisogno di ulteriori commenti questa immagine che ci ricorda come oggi il problema numero uno è la disoccupazione……. A lost decade for Jobs…

Private sector job growth was almost non-existent over the past ten years. Take a look at this horrifying chart:

longjobs1.gif

Between May 1999 and May 2009, employment in the private sector sector only rose by 1.1%, by far the lowest 10-year increase in the post-depression period. http://www.businessweek

Come diceva Galileo Galilei, non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono.

I granelli di sabbia della finanza sono molteplici, alle volte sono autentici macigni, non è facile riuscire a ripulire gli ingranaggi di questo sistema, ci vorrà tempo, pazienza e speranza, tanta speranza, gli stessi occhi che vedono e sanno che in fondo, dietro l’angolo ci sono uomini e donne, che da tempo lavorano e vivono per un mondo migliore, un mondo dove l’uomo sia protagonista della sua vita, della sua essenza, un mondo che già esiste, da riscoprire, da coccolare, da conoscere consapevolmente per poterlo un giorno abbracciare.

” Succhiare il midollo della vita non significa strozzarsi con l’osso, c’è un tempo per il coraggio ed un tempo per la cautela ed il vero uomo sa come distinguerli. …….

e ancora, come canta Jovanotti……

(…) sconfiggere il nemico è guardarsi dentro

cercare il proprio centro e dargli vita come a un fuoco quasi spento renderlo vivo

e dargli movimento.

Rita Clementi tra le righe lascia anche questo messaggio di rassegnazione…(…)Vado via con rab bia, con la sensazione che la mia abnegazione e la mia dedi zione non siano servite a nulla.

Si perchè alle volte ………

Il nemico si nasconde si mimetizza tra le pieghe della coscienza

la sua violenza è subdola il suo passo di gatto

difficile davvero coglierlo sul fatto

il nemico è tra noi è dentro di noi

per farlo fuori occorre rinunciare ad una parte di noi stessi

se un tempo era più facile lottare contro ciò che non andava

perché il nemico una faccia ce l’aveva

una voce, una bandiera

sapevi dove andare a prenderlo in giro la sera

aveva nomi e facce, ma non è più

così adesso non si vede ma lui è ancora lì più forte che mai

e sotto sotto spinge col suo dai e dai

e ha stipulato un patto con le coscienze addormentate

nella pubblicità di una realtà falsificata……

No, Cari compagni di viaggio, non esiste solo la sensazione che tutto ciò che facciamo non serva a nulla, noi abbiamo l’obbligo e il dovere di seminare, le nostre speranze, le nostre certezze, anche se, probabilmente non avremo sempre e comunque, il privilegio di assistere al raccolto finale, non almeno in questo nostro mondo.

ICEBERGFINANZA

Ecco il segreto della leucemia “Così si attacca alla radice”

Pubblicato in SALUTE da Gabriele Pierattelli il 22/06/2009

Un’équipe italiana ha individuato una molecola responsabile dell’immortalità delle cellule staminali del cancro


Proliferano indisturbate, immortali, rendendo spesso inguaribili i tumori. Ora il segreto della forza delle cellule staminali del cancro – radice e serbatoio infinito della malattia – è stato svelato da un gruppo di scienziati italiani, che hanno individuato in una specifica molecola quello che potrebbe diventare il bersaglio farmacologico tanto a lungo cercato per estirpare i tumori alla radice, uccidendone le cellule madri.


Studiando la leucemia mieloide acuta, l’équipe guidata da Pier Giuseppe Pelicci, Direttore Scientifico del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia, in collaborazione con le Università di Milano e Perugia, sembra aver trovato un modo per estirpare definitivamente il cancro partendo dalla sua origine.

In una ricerca pubblicata su Nature, gli scienziati danno finalmente una spiegazione all’immortalità delle cellule staminali del cancro: la chiave è racchiusa in “P21″, una proteina del ciclo cellulare che blocca temporaneamente la proliferazione di quel tipo di cellule e dà loro il tempo di riparare il proprio Dna prima di ripartire, ovvero prima di ricominciare a produrre altre cellule tumorali.

Colpendo P21 nelle staminali delle leucemie, l’équipe di Pelicci è infatti riuscita a renderle “mortali”: senza P21 le staminali hanno cominciato ad accumulare danni al genoma e quindi a morire, e con loro anche l’intero tumore.
Negli ultimi decenni l’oncologia ha fatto passi importanti, trovando farmaci risolutivi per molti tumori: il problema è che in molte neoplasie questi farmaci non bastano, il tumore torna, spesso più feroce di prima. Si è scoperto che ciò dipende dal fatto che dietro milioni di cellule tumorali che le terapie spesso riescono ad uccidere, c’è, ben nascosto, un gruppetto di cellule staminali capostipiti della malattia. Queste staminali, numericamente esigue rispetto alla massa tumorale, sono il serbatoio del cancro, e sono in grado di produrre all’infinito altre cellule malate. E non rispondono ai farmaci oncologici oggi in uso: questi farmaci, infatti, sono attivi solo contro cellule in rapida riproduzione come quelle del tumore, mentre le staminali del cancro si riproducono lentamente e sfuggono alle cure.

Con la scoperta italiana il cerchio si chiude. Il gruppo di Pelicci si è accorto che la lentezza con cui le staminali del cancro si riproducono è la loro salvezza anche per un altro motivo: garantisce loro più tempo per “fare la revisione” e ripartire in quarta alimentando nuovamente il tumore. La proteina P21 in pratica fa fare loro il “pit stop” durante il quale le staminali riparano il proprio Dna. Senza questa pausa le staminali pian piano accumulerebbero danni genetici, invecchierebbero e morirebbero come tutte le cellule.

“La nostra scoperta – ha commentato Pelicci – definisce un metodo per eliminare le cellule staminali del cancro: bloccare i loro sistemi di riparazione del genoma. In questo modo, infatti, le cellule staminali del cancro accumuleranno danno genomico, invecchieranno e moriranno, come fanno normalmente le cellule staminali dei nostri tessuti. Nuovi farmaci che inibiscono la riparazione del Dna stanno muovendo i primi passi della sperimentazione clinica nell’uomo. Sapremo nei prossimi 5-10 anni quanto sono importanti nella cura dei tumori”.

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Addio chirurgia invasiva e dolorosa per riparare fratture e lesioni allo scheletro

Pubblicato in SALUTE da Gabriele Pierattelli il 22/06/2009

In futuro potremo dire addio alle graffe per ossa o a operazioni chirurgiche invasive per sistemare le parti lesionate dello scheletro: sarà sufficiente un’iniezione.Dal Regno Unito arriva infatti l’osso iniettabile: una sostanza che all’apparenza è simile al dentifricio e può essere iniettata nel corpo, dove si indurisce e favorisce la ricrescita delle ossa.


In pratica è come se venisse iniettata una sorta di ”impalcatura liquida” che, una volta induritasi, offra il sostegno necessario alla riformazione dei vasi sanguigni e dei tessuti ossei; inoltre è in grado di far arrivare cellule staminale direttamente laddove c’è bisogno di riparare un osso.

Frature, difetti, malformazioni: non sarà più necessario ricorrere alla chirurgia e anche le aree circostanti alla parte da trattare ne avranno beneficio.

Se infatti i prodotti usati finora si riscaldano quando induriscono – uccidendo le cellule circonstanti – l’osso iniettabile si indurisce alla temperatura corporea creando una struttura porosa, resistente e biodegradabile.

Il materiale iniettato, infatti, svolge il proprio compito e poi viene riassorbito dal corpo.

Secondo i ricercatori delle RegenTec che l’hanno realizzato, l’osso iniettabile sarà disponibile negli Stati Uniti entro i prossimi 18 mesi.

(ZEUSNEWS)

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Pesticidi nel piatto 2009: la metà della frutta è contaminata ACCUSA di LEGAMBIENTE E REPLICA di AGROFARMA

Pubblicato in ECOLOGIA da Gabriele Pierattelli il 20/06/2009

Oggi più che mai sale la voglia di mangiare Bio. I dati per niente incoraggianti presentati daLegambiente sui residui di fitofarmaci  nei prodotto ortofrutticoli la fanno apparire forse come una scelta necessaria per essere sicuri (o quasi) di non ingerire pesticidi insieme a frutta, verdura e derivati. Sì perché stando al rapporto annuale “Pesticidi nel piatto 2009“, solo un frutto su due tra quelli analizzati ne è risultato totalmente privo.


Se negli anni passati su questo fronte si era assistito ad un lieve ma costante miglioramento, l’edizione 2009 del dossier, elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl elaboratori zoo profilattici di diverse regioni italiane, segna una triste inversione di tendenza.

Nonostante una significativa diminuzione dei campioni analizzati – 1300 in meno rispetto allo scorso anno – si è riscontrato un incremento sia dei campioni irregolari (in cui cioè la concentrazione di residui di agro farmaci è superiore ai limiti stabiliti dalla legge) sia di quelli regolari, ma comunque con residui.

In tutto sono stati presi considerazione 8764 campioni provenienti dalle coltivazioni tradizionali di tutta Italia e 586 provenienti da agricoltura biologica, un numero troppo esiguo per assumere una rilevanza statistica e che chiama praticamente fuori dall’analisi i prodotti bio.

E’ la frutta a farla da padrone tra i prodotti risultati “più inquinati” e il verdetto è di quelli veramente poco incoraggianti: solo il 53,8%, in pratica un frutto su due tra quelli  che arrivano sulle nostre tavole, è privo di residui chimici. Su 3507 campioni esaminati, per la precisione, 81 (il 2,3%) sono irregolari (+ 0,7% rispetto al 2008) mentre il 43,9% con uno o più residui chimici.


“Gli ultimi dati Istat - ha dichiarato Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente che ha presentato il rapporto nel corso della conferenza stampa - ci dicono che già nel 2007 la quantità totale dei fitosanitari distribuiti per uso agricolo in Italia era aumentata del 3% rispetto al 2006, passando da 148,9 a 153,4 mila tonnellate. Un dato questo, abbastanza preoccupante, perché sembra indicare che lo sforzo sinora sostenuto dall’agricoltura italiana per offrire ai consumatori prodotti sempre più sani e per ridurre l’inquinamento abbia subito uno stop”.

Nel complesso mele e agrumi i frutti risultati più contaminati, mentre tra i prodotti derivati spicca il vino: su 639 campioni analizzati, 191 presentano uno o più residui tra cui ilProcimidone (possibile cancerogeno secondo l’EPA, Agenzia americana per la Protezione ambientale), le cui tracce sono state rilevate sia nell’uva che nel suo derivato.

“Siamo preoccupati per l’inversione di tendenza dei risultati delle analisi sui campioni esaminati – ha dichiarato Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del cittadino  -. Ci auguriamo che non ci sia un allentamento dell’attenzione da parte delle aziende agricole sull’uso delle sostanza chimiche. Come associazione dei consumatori, dobbiamo rilanciare campagne di informazione sui comportamenti corretti nell’utilizzo di frutta e verdura e campagne di sensibilizzazione sull’acquisto di prodotti biologici”.

Per maggiori informazioni e per il dettaglio di tutte le tabelle è possibile scaricare il pdf del Dossier “Pesticidi nel piatto 2009


LA RISPOSTA DI AGROFARMA

Da Legambiente solo allarmismo. Lo dice in una nota Agrofarma, Associazione nazionale imprese agrofarmaci, che fa parte di Federchimica. In Italia, spiega l’associazione, “le produzioni agroalimentari sono estremamente controllate e le rigorose verifiche effettuate su migliaia di campioni forniscono un quadro del tutto rassicurante per il consumatore che smentisce i toni allarmistici diffusi da Legambiente”. L’ultimo rapporto ufficiale del Ministero del Welfare, prosegue la nota, conferma che frutta e verdure sono sempre più sicure. Solo l’1.1% dei campioni analizzati è infatti risultato sopra la soglia di legge. In due casi su tre (66.7%) i campioni sono risultati del tutto privi di residui. Negli altri casi il 32.2% rientra comunque nei limiti di legge.

“Questi dati, oltre a dirci che tutti noi consumatori possiamo stare tranquilli, sono dovuti al fatto che gli agricoltori italiani, anche grazie all’attività di formazione di Agrofarma, sono sempre più preparati sul corretto impiego degli agrofarmaci e li utilizzano secondo le raccomandazioni prescritte – ha dichiarato Luigi Radaelli, Presidente di Agrofarma – inoltre l’abbattimento dei residui è dovuto anche all’impegno delle aziende del settore che hanno finalizzato la loro ricerca verso prodotti sempre più selettivi, efficaci e a basse dosi d’impiego.

Per quanto riguarda i dati Istat 2007 sull’uso di agrofarmaci, proprio questi dicono che, testualmente, ‘nel decennio 1997-2007 i prodotti fitosanitari distribuiti per uso agricolo diminuiscono complessivamente di 13,7 mila tonnellate (-8,2 per cento), scendendo da 167,1 a 153,4 mila tonnellate’. Dobbiamo poi considerare il trend di lungo periodo, il quale ci dice che addirittura dal 1990 anni l’impiego di agrofarmaci è diminuito del 30%.


GREENME.it

“COME VIVERE PIU’ A LUNGO E SENTIRSI MEGLIO” di Linus PAULING

Pubblicato in SALUTE da Gabriele Pierattelli il 20/06/2009

“Se avete un grave problema di salute, dovete consultare il vostro medico ilquale vi prescriverà una medicina. Spesso essa non riuscirà a tenere sotto controllo la malattia, anzi, può anche darsi che provochi qualche effetto collaterale dannoso. Talvolta viene prescritta una seconda medicina per contrastare gli effetti collaterali della prima.”

Intervista virtuale a Linus Pauling
Di Marcello Pamio – www.disinformazione.it

Per omaggiare e soprattutto far conoscere al pubblico il suo importante lavoro, abbiamo pensato di intervistare virtualmente Linus Pauling (1901 – 1994).
Le risposte sono estrapolate dal libro: «Come vivere più a lungo e sentirsi meglio», senza ovviamente modificare il senso delle parole e il pensiero del grandissimo scienziato americano.

D: Dottor Pauling, lei è l’unico scienziato al mondo ad aver ricevuto ben due Premi Nobel per categorie diverse: quali sono queste categorie?
R: Ho ricevuto il Premio Nobel per la Chimica nel 1954, e per la Pace nel 1962.

D: Nonostante i numerosi studi, pubblicazioni e ricerche, ha avuto persino il tempo per codificare la cosiddetta «medicina ortomolecolare». Ci può spiegare cos’è?
R: Ho coniato il termine «medicina ortomolecolare» per indicare il mantenimento della buona salute e il trattamento delle malattie attraverso la variazione della concentrazione di sostanze che sono generalmente presenti nel corpo umano e sono necessarie per la salute.
Per la Vitamina C, credo che il trattamento di una malattia attraverso il ricorso a sostanze che, come, l’acido ascorbico, sono normalmente presenti nel corpo umano e necessarie alla vita, sia da preferirsi a un trattamento che comporti il ricorso a potenti sostanze sintetiche o a estratti delle piante che possono avere, e generalmente hanno, effetti collaterali indesiderabili.
L’uso terapeutico di grandi quantità di vitamine, che viene chiamato «terapia megavitaminica», è un procedimento molto importante nella medicina ortomolecolare.

D: Quindi lei sostiene l’importanza delle vitamine nella terapia di moltissime malattie: cosa ci può dire a proposito della Vitamina C?
R: La Vitamina C rafforza i naturali meccanismi di difesa, in particolar modo del sistema immunitario e aumenta l’efficacia degli enzimi nel catalizzare le reazioni biochimiche. E’ necessaria per le reazioni vitali di idrossilazione, in particolare nell’ormone adrenalina e nella sintesi della molecola del collagene. Il collagene è una delle più abbondanti proteine presenti nel corpo che va a costituire il tessuto connettivo (la materia plastica naturale del corpo: cartilagini, tendini, vasi sanguigni, ecc.).
Un’elevata assunzione di Vitamina C aiuta a controllare molte malattie: non solo il comune raffreddore, ma anche altre, virali e batteriche, come l’epatite, e altre ancora, assolutamente non correlate fra loro, come la schizofrenia, i disturbi cardiovascolari e il cancro.
Il dott. Claus W. Jungerblut, dell’Università della Columbia, nel 1935 riferì che la Vitamina C ad alte dosi rende inattivo il virus della poliomielite, dell’herpes, del vaiolo bovino e quello dell’epatite. Non solo, la Vitamina C rende inattivi pure i batteri e le loro tossine (difterite, stafilococco, dissenteria, ecc.)

D: Uno dei problemi più seri della nostra società sono le malattie cardiovascolari.
Nonostante l’immenso bagaglio farmaceutico messo a disposizione dalle corporazioni della chimica, ogni anno muoiono moltissime persone nel mondo. In questo caso la Vitamina C può essere d’aiuto, oppure no?
R: Le patologie cardiache costituiscono la principale causa di morte nei paesi industrializzati. Sono convinto che il tasso di mortalità relativo a queste patologie a ogni età potrebbe essere diminuito in maniera notevole, probabilmente ridotto a metà, attraverso un uso appropriato della Vitamina C.

D: Viste le proprietà eccezionali di questa vitamina, non capisco perché le case farmaceutiche non s’interessano della Vitamina C!
O meglio, so bene qual è il motivo, ma vorrei sentire la sua opinione!

R: La mancanza d’interesse delle multinazionali risiede nel fatto che la Vitamina C è una sostanza naturale che è disponibile a bassi costi e che non può essere brevettata!

Proprio come pensavo. Sempre la solita minestra: una sostanza, nonostante le proprietà terapeutiche, non viene presa in considerazione dalle corporazioni della chimica se non produce ritorni economici enormi.

D: Dottor Pauling, la RGR della Vitamina C (Razione Giornaliera Raccomandata) consigliata dal ministero dell’Alimentazione e della Nutrizione è di 60 milligrammi al giorno. Lei invece parla di svariati grammi al giorno…
R: Le RGR relative alle vitamine, sono le dosi che hanno la probabilità di prevenire nelle persone «di salute normalmente buona» la morte per scorbuto, beri-beri, pellagra, o altre malattie da carenza vitaminica, ma non sono le dosi che fanno acquistare alla gente uno stato ottimale di salute.
Per un essere umano, 2300 milligrammi (2,3 grammi) al giorno di acido ascorbico sono inferiori al tasso ottimale di assunzione di questa vitamina. Da numerosi studi risulta che l’assunzione ottimale di Vitamina C per un essere umano adulto varia da 2,3 grammi a 10 grammi al giorno. Le differenze biochimiche individuali sono tali che, su una vasta popolazione, il tasso di assunzione può essere incluso tra i 250 milligrammi e i 20 grammi, o anche più, al giorno.

D: Ma dosi così elevate non sono pericolose per la salute?
R: L’acido ascorbico nella letteratura medica è descritto come «virtualmente non tossico». Alcune persone hanno ingerito dai 10 a 20 grammi di Vitamina C al giorno per 25 anni senza che si producessero calcoli renali o altri effetti collaterali. Un ammalato di cancro ne ha presi 130 grammi al giorno per 9 anni, ricavandone beneficio. Non è mai stato segnalato alcun caso di morte per una ingestione massiccia di acido ascorbico e neppure alcuna malattia seria.

D: Ma non basta la Vitamina C contenuta negli alimenti?
R: Il ricercatore Irwin Stone, nel 1965, rilevò che gli esseri umani e altri primati come la scimmia rheus, non sanno sintetizzare la Vitamina C e la richiedono come vitamina integrativa.
Una volta che una specie ha perso tale capacità di produrla autonomamente, essa dipende, per la sua esistenza, dalla possibilità di trovarla nel cibo a disposizione. Però, visto che la maggior parte delle specie animali non hanno perso questa capacità (ad esclusione dell’uomo), significa che la quantità di acido ascorbico generalmente presente nel cibo non è sufficiente a fornire la dose ottimale.

D: Quindi se ho capito bene: l’uomo, avendo perso la capacità di sintetizzare la Vitamina C autonomamente, necessità di un apporto esterno attraverso il cibo. Ma il cibo non è ricco a sufficienza per soddisfare questo fabbisogno!
Come possiamo allora integrare l’acido ascorbico?

R: La Vitamina C, o acido ascorbico, è una polvere bianca cristallina che si scioglie in acqua.
La sua soluzione ha un sapore acido, che ricorda quello dell’arancia. Essa può essere assunta oralmente, anche sotto forma di sali dell’acido ascorbico, in particolare come ascorbato di sodio e ascorbato di calcio. Tuttavia solo questi ultimi due, che sono sali, possono essere iniettati per via endovenosa, poiché diversamente la soluzione acida danneggia le vene e i tessuti.

D: Lei ha criticato molto lo zucchero, come mai? Ci sono evidenze scientifiche della sua pericolosità per la salute?
R: Da numerosi studi siamo portati a concludere che gli uomini che ingeriscono molto zucchero corrono rischi di gran lunga maggiori di ammalarsi di cuore, in un’età variante fra i 45 e i 65 anni, rispetto a quelli che ne ingeriscono quantità inferiori. L’incidenza di malattie coronariche, inclusa l’angina pectoris, va di pari passo con l’aumentato consumo di zucchero, e non è affatto correlata con il consumo di grassi animali o dei grassi in genere.
Il metabolismo del saccarosio (zucchero) produce al primo stadio uguali quantità di glucosio e di fruttosio. Il glucosio entra direttamente nei processi metabolici che forniscono l’energia alle cellule del corpo, il metabolismo del fruttosio invece procede in parte per una direzione diversa, che prevede la produzione di acetato, precursore del colesterolo che sintetizziamo nelle cellule del fegato. In uno studio clinico della massima serietà, è stato dimostrato che l’ingestione del saccarosio porta a un aumento della concentrazione di colesterolo nel sangue.

D: Per concludere, qual è la sua ricetta, se ne ha una, per stare bene e vivere a lungo?
R: Ecco i punti fondamentali del regime:
1)     Integrare l’alimentazione con notevoli quantità di Vitamina C (da 6 a 18 grammi), Vitamina A, E, B.
2)     Assumere minerali (calcio, ferro, rame, magnesio, zinco, cromo, selenio, ecc.)
3)     Ridurre l’assunzione di zucchero
4)     Mangiare ciò che piace, ma in maniera moderata
5)     Bere molta acqua e pochi alcolici
6)     Fare attività fisica
7)     Non fumare
8)     Evitare ogni forma di stress

La caratteristica principale rimane comunque l’apporto di vitamine, soprattutto di Vitamina C!


Interamente tratto dal libro

“COME VIVERE PIU’ A LUNGO E SENTIRSI MEGLIO”

di Linus PAULING (Ha ricevuto due premi Nobel, il primo per la chimica nel 1954 e il secondo per lapace nel 1962)


La ragione per cui la maggior parte delle medicine si può ottenere solo con una ricetta medica è che sono tutte pericolose: e tali restano anche se a prescriverle è un medico.

Nel suo libro Matters of Life and Death (Della vita e della morte), citato nel capitolo 1, il dottor Eugene D. Robin dice:

“L’opinione del medico non è infallibile; non siete obbligati a rimanere passivi.

È il vostro futuro a essere in discussione. Ricordate che voi, come paziente, avete la più alta voce in capitolo nella decisione, siete quello che ha più da guadagnare o più da perdere. Voi, il paziente, se siete capace di prendere la decisione giusta, siete l’artefice della vostra felicità. Non lasciate che il vostro medico, anche se armato delle migliori intenzioni di questo mondo, calpesti questo vostro diritto».

Questo consiglio può assumere un’importanza particolare nel caso delle vitamine e della nutrizione in generale. Anche gli specialisti in campo nutriziona - le in genere non sono attendibili, perché quello che vanno insegnando è rimasto pressoché immutato da trent’anni a questa parte, e le nuove conoscenze sull’efficacia delle megavitamine sono guardate con diffidenza.Inoltre, non dovete credere che i farmaci che non richiedono prescrizionemedica, perfino l’aspirina, siano innocui. La vostra salute sarà migliore se nonne prendete nessuno.

Diffida te della pubblicità televisiva: per esempio, per curare le emorroidi, anziché ricorrere a preparati farmaceutici, è probabilmente meglio prendere della vitamina C in dosi abbastanza alte da assicurare delle feci molli e liquide, e applicare localmente la vitamina E.

I farmaci sono dannosi, le vitamine sono innocue. Le vitamine sono essenzialmente dei cibi, necessari agli esseri umani per sopravvivere e mantenersi inbuona salute.Sono innocue anche se prese in grandi quantità.Gli effetti collaterali sono rari, e raramente sono gravi (capitolo 27); inoltre, le vitamine costano poco rispetto alle medicine. In questo capitolo mi riferirò in particolar modo alla vitamina C, prendendola come esempio e confrontandola con le medicine che non richiedono prescrizione medica e che vengono vendute come rimedi per il raffreddore comune.

Le medicine che vengono usate in dosi elevate per il trattamento del raffreddore comune sono molto diverse dalla vitamina C per il fatto di essere nocive e pericolose, responsabili a loro volta di altre malattie e talora della morte.

Esse non tengono sotto controllo l’infezione virale ma solo, in qualche misura, i suoi sintomi, mentre la vitamina C tiene sotto controllo l’infe zione stessa, e anche i suoi sintomi.

L’aspirina è l’esempio di un farmaco che viene dichiarato a bassa tossicità e generalmente privo di effetti collaterali. Questa sostanza farmaceutica, che è,chimicamente parlando, acido acetilsalicilico, è presente in quasi tutte le medicine che combattono il raffreddore. La dose letale per un adulto va da 20 a 30 g. Una normale compressa di aspirina ne contiene 324 mg; quindi da sessanta a novanta compresse possono uccidere un adulto, e una quantità inferiore può uccidere un bambino.

L’aspirina è il veleno più comunemente usato dai suicidi (è secondo solo al gruppo di sostanze contenute nei sonniferi). Circa il 15 per cento delle morti di bambini per avvelenamento accidentale è causato dall’aspirina. Molte vite verrebbero salvate se l’armadietto dei medicinali contenesse vitamina C al posto dell’aspirina e delle altre medicine contro il raffreddore.

Alcune persone hanno un’alta sensibilità all’aspirina, per esempio, presentano un rallentamento della circolazione del sangue e difficoltà respiratorie dopo averne ingerito da 0,3 a 1 g. (da una a tre compresse).

I sintomi di un avvelenamento leggero da aspirina sono: dolori brucianti in bocca, alla gola e all’addome, difficoltà di respirazione, sonnolenza, vomito,ronzii alle orecchie, capogiri. Un avvelenamento più grave provoca delirio,febbre, sudorazione, mancanza di coordinamento, coma, convulsio ni, cianosi,disfunzione renale, gravi difficoltà respiratorie e infine la morte.

L’aspirina, come altri salicilati, ha la proprietà, in soluzione concentrata, di attaccare e ledere i tessuti: una compressa di aspirina nello stomaco può attaccare la parete gastrica e causare la formazione di un’ulcera sanguinante.

I Centers for Disease Control (Centri per il controllo delle malattie) degli Stati Uniti hanno riferito che, se si da dell’aspirina a bambini e adolescenti che soffrono di influenza o di varicella, essi hanno una probabilità da quindici a venti volte superiore di sviluppare la sindrome di Reye, un’encefalopatia acuta con degenerazione lipidica dei visceri, che causa la morte nel 40 per cento dei casi.

Nel 1982, il Department of Health and Humane Services (Dipartimento per la Salute e i Servizi umani) ha annunciato che avrebbe richiesto l’apposizione obbligatoria, sulle confezioni di aspirina, di un’etichetta che ne sconsigliasse l’uso nelle malattie infantili; tuttavia esso ritirò la proposta, dopo la reazione contraria dell’industria farmaceutica. Nel 1985, però, il Subcommittee on Health of the House of Representatives Energy e il Commerce Committee hanno dichiarato non valida quest’ultima decisione, e hanno votato la richiesta che tutte le confezioni di aspirina portassero un avvertimento esplicito sulla sua pericolosità per bambini e adolescenti, in particolare della possibile insorgenza della sindrome di Reye.

L’aspirina è stata venduta come farmaco che non richiede prescrizione, messa sul banco di vendita a disposizione del cliente per più di un secolo, prima che, nel 1971, si scoprissero le basi fisiologiche della sua azione antidolorifica e antipiretica. In seguito si trovò che l’aspirina agisce su un sistema centrale di controllo degli ormoni.

La storia di come furono scoperti i suoi effetti terapeutici è abbastanza tortuosa.

Se un laboratorio farmaceutico la mettesse oggi sul mercato, certamente essa verrebbe sottoposta all’obbligo della prescrizione.

Scoperto in Italia il gene che blocca le METASTASI !!

Pubblicato in SALUTE da Gabriele Pierattelli il 19/06/2009

Un gene in grado di bloccare le metastasi e quindi impedire che il tumore si diffonda per tutto l’organismo. È la scoperta effettuata da un team di ricercatori italiani delle università di Padova e di Modena e Reggio Emilia, guidato da Stefano Piccolo, docente del Dipartimento di biotecnologie mediche dell’Università di Padova, e pubblicata sulla prestigiosa rivista “Cell”.

La ricerca – finanziata da AIRC e dalla Fondazione Cariparo di Padova – si basa sul presupposto che una massa tumorale dalla cosiddetta sede primaria si può diffondere per l’organismo attraverso il sangue, interessando tutti i distretti del corpo: questo processo è noto col nome di metastasi.

Le metastasi rappresentano il maggior pericolo per questo tipo di malattie, visto che nella maggioranza dei casi sono proprio questi processi a provocare la morte per tumore. Specificatamente gli scienziati hanno individuato un gruppo di geni in grado di difenderci dalle neoplasie, codificando particolari proteine. La proteina più importante è stata battezzata p63. Quest’ultima – in caso di neoplasie particolarmente aggressive – perde la sua capacità di difendere l’organismo: «Questo fenomeno si verifica quando alcuni geni vanno incontro a mutazioni durante la malattia – dice a Libero Michelangelo Cordenonsi, dell’Università di Padova -. Sulla base di questo dato, grazie a indagini di natura molecolare, i medici possono quindi capire se un tumore avrà maggiore o minore probabilità di sviluppare metastasi».

Dunque quali sono le prospettive per il futuro? Secondo gli scienziati questa scoperta potrà portare allo sviluppo di nuovi farmaci in grado di ostacolare la progressione delle neoplasie. Quando? «Difficile dirlo – spiega Cordenonsi -. Cure innovative basate su questa scoperta sono prospettabili per il futuro, ma non si può dire quando. Sono ancora necessari degli studi di approfondimento. Oggi, in ogni caso, sappiamo che ci sono dei geni che possiamo colpire per modificare la risposta ai tumori».

L’idea degli scienziati è dunque quella di riuscire presto a sviluppare farmaci che siano in grado di potenziare l’azione del gene selezionato e soprattutto della proteina che controlla le metastasi. Se così fosse sarebbe possibile bloccare il tumore nella sua area di origine, estirparlo tramite una semplice operazione chirurgica e infine guarire il paziente.

Ma i vantaggi di questa scoperta non finiscono qui. L’identificazione del complesso di geni che regola la proteina p63 potrà anche aiutare i medici a comprendere il livello di letalità di un certo tumore. «Più vicina è infatti la possibilità di visualizzare quella che possiamo definire una “firma molecolare” di benignità o malignità di un tumore – conclude Cordenonsi – utile per scegliere il trattamento più opportuno, più o meno aggressivo. Questo risultato permetterà ai medici di agire su ogni singolo malato con terapie più mirate ed efficaci».

Il lavoro condotto dall’equipe di Piccolo è frutto anche delle indagini di bioinformatica svolte da Silvio Bicciato dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Lo studioso, per primo, ha evidenziato che i geni esaminati regolano anche altre proteine coinvolte nel processo metastasico, quelle che ha poi definito “firme molecolari”. L’importante lavoro scientifico è dedicato alla memoria del collega modenese prof. Stefani Ferrari, scomparso l’anno scorso.

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Quanto si riduce il rischio di cancro al polmone se si smette di fumare…

Pubblicato in SALUTE da Gabriele Pierattelli il 19/06/2009

Appare ormai evidente che l’astensione dal fumo riduce il rischio cardiovascolare, e la possibilità di sviluppare diverse neoplasie. Per quantificare esattamente il rischio, e soprattutto la riduzione del rischio di sviluppare una neoplasia polmonare, è stato condotto uno studio apposito.


La ricerca, recentemente pubblicata sul Journal of Clinical Oncology , condotta dai ricercatori della Seoul National University in Korea , ha evidenziato che smettendo di fumare si ricuce significativamente il rischio di contrarre un cancro del polmone, ormai la prima causa di morte nel mondo per tumore. Il team di ricerca ha studiato casi di pazienti fra il 1992 e il 2003. Quando i pazienti riducono il loro consumo di sigarette da forte (più di 20 sigarette al giorno) a leggero (meno di 10 sigarette al giorno) il rischio di cancro ai polmoni si riduce del 37 per cento. Ma anche dopo questa diminuzione, il rischio resta molto più elevato rispetto ai non fumatori.

Il cancro ai polmoni nei fumatori forti è risultato nove volte più alto rispetto a coloro che non hanno mai fumato, e cinque volte maggiore rispetto agli ex-fumatori che hanno smesso da un considerevole periodo di tempo. Ridurre il consumo di sigarette da forte a leggero, riduce del 32 per cento i rischi di cancro ai polmoni, ma presenta un rischio che è ancora due volte maggiore rispetto a coloro che hanno smesso del tutto e di 3,5 volte rispetto a coloro che hanno smesso da molto tempo di fumare: rispetto a coloro che non hanno mai fumato il rischio resta maggiore di sei volte.

Che altro aggiungere? Ormai si sa praticamente tutto sui rischi del fumo, eppure molti giovani continuano ad iniziare.

Questi risultati sono in contrasto rispetto a quelli relativi ad altre malattie legate al fumo. Altri tumori, come quello alla gola e all’esofago, o quello ai reni o al pancreas non hanno particolari vantaggi da una riduzione da un consumo forte di sigarette a uno leggero, il rischio però crolla di ben il 37 per cento se si smette del tutto. Sono forme tumorali meno frequenti se non si è mai stati fumatori (due terzi in meno nei non fumatori rispetto ai fumatori forti).

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Un Rinascimento per la Terra…L’AUGURIO di CARLO d’INGHILTERRA

Pubblicato in CELLULARI, ECOLOGIA, ECONOMIA, INFORMATICA, POLITICA, SALUTE, SOCIETA', TECNOLOGIA, VARIE da Gabriele Pierattelli il 19/06/2009

“Le previsioni degli scienziati sono sempre più allarmanti: è nostra responsabilità invertire subito la tendenza in atto”

HO visitato l’Italia diverse volte negli anni passati ed ho un caro ricordo sia dei luoghi che ho visto sia delle persone che ho incontrato. Ricordo bene la mia ultima visita ufficiale qui cinque anni fa, durante la quale ho partecipato ad una serie di eventi per promuovere il movimento “Slow Food” che ha fatto molto per sostenere le risorse locali e la produzione di prodotti alimentari sostenibili. Senza alcun dubbio in questi giorni, prima in Italia e durante il mio incontro con il Papa al Vaticano ed in seguito in Germania riprenderò il tema della sostenibilità ambientale, sottolineando la problematica del cambiamento climatico ed il bisogno da parte di tutti di raggiungere una maggiore sostenibilità a livello globale se vogliamo proteggere il nostro pianeta per le generazioni future. Basta riflettere sull’aumento della regolarità di alluvioni a Venezia o di cambiamenti nei tempi dello scioglimento delle nevi in montagna (che provocano il rilascio di flussi d’acqua) per vedere gli effetti dei cambiamenti climatici. E la situazione non farà altro che peggiorare se non si agisce subito.

Credo fermamente che la risposta che diamo alla sfida che ci troviamo ad affrontare definirà la nostra era. Nello stesso modo in cui il Rinascimento ha definito per molti di noi in Europa un risveglio dell’identità culturale ed intellettuale alla fine del periodo medievale, le nostre azioni di oggi potrebbero essere ricordate come il rinascimento del nostro modo di vivere, come l’inizio di una nuova epoca con una gestione efficiente dei nostri Paesi.

Se ciò suona come un’ambizione troppo grande, dobbiamo riflettere brevemente sulla scienza dei cambiamenti climatici per iniziare a vedere quello che succederà se non agiamo subito. In molti tra coloro che sostengono che questa scienza è sbagliata dovrebbero approfondire la loro conoscenza: basta infatti visitare la sede dell’Istituto Statistico Britannico sull’Antartico a Cambridge e chiedere di poter vedere i campioni di ghiaccio estratti da 3 chilometri di profondità che raccolgono il livello di presenza di diossido di carbonio degli ultimi mille anni circa, per vedere con i propri occhi. Il grafico oscilla in modo regolare e stabile tra periodo glaciale ed interglaciale fino alla metà del XVIII secolo, proprio quando iniziò la rivoluzione industriale, ed inizia poi ad accelerare in misura di parti di CO2 per milione fino alla nostra era che è il punto in cui il grafico indica la gravità della situazione.


Al momento stiamo esaurendo rapidamente le riserve di carburante fossile della Terra, bruciando più risorse di quelle disponibili. Facendo così, inquiniamo l’atmosfera con grandi quantità di diossido di carbonio che cattura l’energia solare provocando il riscaldamento globale. In parole più semplici, stiamo distruggendo il pianeta con una doppia azione: prima di tutto bruciando troppi carburanti fossili, e poi cambiando in modo significativo la temperatura del nostro pianeta.

Il problema che stiamo creando per le nostre generazioni future è così grande che gli scienziati continuano a rivedere le loro valutazioni sugli effetti catastrofici del cambiamento climatico.
In base alle ultime relazioni, il livello del mare potrebbe aumentare di un metro in questo secolo con gravi conseguenze per 600 milioni di persone e occupando ampie fasce di terra. Paesi come l’Egitto e l’India ne subirebbero enormi conseguenze, mentre le isole più piccole scomparirebbero del tutto.

In base alle previsioni, il numero di persone a rischio alluvione aumenterà su base annuale dagli attuali cinque milioni a 370 milioni entro la fine di questo secolo. In paesi costieri come l’Italia o la Gran Bretagna, queste previsioni sono decisamente allarmanti.

Ma l’aumento del livello del mare è solo una delle diverse conseguenze dei cambiamenti climatici, tra cui vi è anche la riduzione drastica delle riserve d’acqua e condizioni climatiche estreme che provocherebbero seri danni sia sulle proprietà che sulle persone.
Se si considerano le conseguenze che questi fattori avranno sul movimento di una popolazione in continua crescita, si prevedono letteralmente centinaia di milioni di rifugiati ambientali.

Se, come me, pensate che abbiamo raggiunto un punto di svolta nella nostra storia e che ciò che faremo nei prossimi anni creerà le basi per come saremo giudicati dalle generazioni a venire, sarete senza dubbio d’accordo sul fatto che sia necessaria una collaborazione tra comunità, nazioni e continenti per fornire una risposta globale a questa sfida mondiale. Durante la mia visita in Italia cercherò di definire le modalità di azione ed i principi che possono aiutarci nella nostra ricerca di una maggiore sostenibilità ambientale.

Ma indipendentemente dai dettagli, il punto fondamentale che vorrei sottolineare è che è necessario agire ora, con urgenza. Mi piacerebbe che non fosse così e che fosse possibile continuare a portare avanti il business nello stesso modo.
Sfortunatamente non e così, e se dovessimo continuare ad usare le stesse modalità, lasceremmo un’eredità terribile ed avvelenata ai nostri figli e nipoti. Spero sinceramente che i nostri due Paesi, le cui storie si sono incrociate per più di 2000 anni, si uniscano nuovamente con un obiettivo unico verso un futuro equo, sicuro e sostenibile.