LIBERTA' DI PAROLA

Dimagrire senza dieta è possibile

Pubblicato in SALUTE da Gabriele Pierattelli il 21/06/2009

Buone notizie dalla ricerca. Individuato un enzima cruciale per il controllo del metabolismo dei grassi. Se viene disattivato, si rimane magri nonostante una dieta ricca di grassi e il deficit di un ormone che sopprime l’appetito.


Almeno è stato cosi per i topolini, su cui un gruppo di ricercatori dell’Università della California ha condotto degli esperimenti descritti sulla rivista Nature. L’enzima in questione è una specifica fosfolipasi indicata dalla sigla ‘AdPLA‘ (acronimo di adipose-specific phospholipase A2), che si trova in abbondanza solo nel tessuto adiposo e che entra in una catena di eventi che aumentano i livelli di una molecola di segnalazione nota come prostaglandina ‘E2′ (’PGE2′), che inibisce l’idrolisi dei grassi.

Dai risultati è emerso che i topi che non possiedono ‘AdPLA’ hanno piu’ bassi livelli di ‘PGE2′ e un metabolismo dei grassi piu’ veloce. ”Quando i livelli di ‘PGE2′ diminuiscono a causa di una mancanza di ‘AdPLA’, la lisi dei grassi procede senza controllo, dando come risultato la magrezza anche in animali che mangiano tutto il giorno”, ha spiegato Robin Duncan, che ha partecipato alla ricerca. In particolare, i ricercatori hanno notato che la mancanza di ‘AdPLA’ non cambiava il numero di cellule adipose, ma semplicemente impediva l’accumulo di grasso in eccesso.

(dietologica.it)


LE VERE CAUSE DELLA DEFORESTAZIONE IN AMAZZONIA

Pubblicato in ECOLOGIA, ECONOMIA, POLITICA, SALUTE da Gabriele Pierattelli il 20/06/2009

Le vacche al posto degli alberi, i pascoli dei boschi e delle foreste. Greenpeace in un rapporto della scorsa settimana dimostra che la scomparsa dell’Amazzonia dipende dall’aumento illegale di aree destinate a pascolo a causa della domanda delle grandi catene internazionali e dei brand del lusso.


La massaia che compra al supermercato una bistecca, o in un negozio del centro un paio di scarpe, una borsa di marca o un cosmetico è complice inconsapevole della distruzione della più grande area verde del pianeta.

L’industria della carne e del cuoio vale cinque miliardi di euro all’anno per il Brasile che vuole raddoppiarla in breve tempo. E’ il solito vecchio gioco del denaro, delle multinazionali. Trasformare il pianeta in merce. L’ambiente in azioni di Borsa. Senza lasciare impronte. Il mandante è sempre coperto.

L’azienda committente è alla fine della catena e al riparo da sguardi indiscreti. Si dovrebbe introdurre in ogni Paese l’assoluto divieto di intervenire sull’ambiente per fini di lucro. L’ambiente appartiene agli abitanti della Terra. La carne è il nuovo dollaro. Rispetto alla banconota verde ha un vantaggio: si può mangiare. Ma anche uno svantaggio: distrugge il pianeta.
Nel mondo ci sono più di un miliardo di vacche, un quarto della superficie terrestre serve per il bestiame. Negli USA la carne è un business formidabile. 36 miliardi di dollari, il 7% del volume di affari dei supermercati, ma solo lo 0,2% dell’intera forza lavoro USA. Un plusvalore stratosferico. Il mondo è un immenso scannatoio a ciclo continuo. Solo negli Stati Uniti sono macellate 100.000 vacche al giorno.


Da Ecocidio di Jeremy Rifkin:

“Il 70% dei cereali prodotto negli Stati Uniti viene utilizzato per l’alimentazione animale. Sfortunatamente, fra gli animali domestici, i bovini sono i convertitori meno efficienti di energia. Per fare un kg di carne di manzo all’ingrasso, ci vogliono nove kg di mangimi: di questi sei consistono di “cereali e sottoprodotti, e tre di fibra”. Solo l’11% del mangime finisce per produrre carne… Negli Stati Uniti, ogni anno vengono utlizzate 157 milioni di tonnellate di cereali, legumi e altre proteine vegetali adatte all’alimentazione umana per nutrire il bestiame destinato a produrre i 28 milioni di tonnellate di carne consumate dall’uomo”. Il panino imbottito di carne è l’ultima arma di distruzione di massa.


Dal sito di Grenpeace:

“Le prove raccolte dimostrano, infatti, che i giganti del mercato della carne e della pelle brasiliani – Bertin, JBS, Marfrig – vengono regolarmente riforniti da allevamenti che hanno tagliato a raso la foresta ben oltre i limiti consentiti dalla legge. Le materie prime, frutto di crimini forestali, ‘sporcano’ le filiere produttive di tantissimi marchi globali e distributori. Tra questi: Adidas, BMW, Geox, Chateau d’Ax, Carrefour, EuroStar, Ford, Honda, Gucci, Ikea, Kraft, Cremonini, Nike, Tesco, Toyota, Wal-Mart”.

“COME VIVERE PIU’ A LUNGO E SENTIRSI MEGLIO” di Linus PAULING

Pubblicato in SALUTE da Gabriele Pierattelli il 20/06/2009

“Se avete un grave problema di salute, dovete consultare il vostro medico ilquale vi prescriverà una medicina. Spesso essa non riuscirà a tenere sotto controllo la malattia, anzi, può anche darsi che provochi qualche effetto collaterale dannoso. Talvolta viene prescritta una seconda medicina per contrastare gli effetti collaterali della prima.”

Intervista virtuale a Linus Pauling
Di Marcello Pamio – www.disinformazione.it

Per omaggiare e soprattutto far conoscere al pubblico il suo importante lavoro, abbiamo pensato di intervistare virtualmente Linus Pauling (1901 – 1994).
Le risposte sono estrapolate dal libro: «Come vivere più a lungo e sentirsi meglio», senza ovviamente modificare il senso delle parole e il pensiero del grandissimo scienziato americano.

D: Dottor Pauling, lei è l’unico scienziato al mondo ad aver ricevuto ben due Premi Nobel per categorie diverse: quali sono queste categorie?
R: Ho ricevuto il Premio Nobel per la Chimica nel 1954, e per la Pace nel 1962.

D: Nonostante i numerosi studi, pubblicazioni e ricerche, ha avuto persino il tempo per codificare la cosiddetta «medicina ortomolecolare». Ci può spiegare cos’è?
R: Ho coniato il termine «medicina ortomolecolare» per indicare il mantenimento della buona salute e il trattamento delle malattie attraverso la variazione della concentrazione di sostanze che sono generalmente presenti nel corpo umano e sono necessarie per la salute.
Per la Vitamina C, credo che il trattamento di una malattia attraverso il ricorso a sostanze che, come, l’acido ascorbico, sono normalmente presenti nel corpo umano e necessarie alla vita, sia da preferirsi a un trattamento che comporti il ricorso a potenti sostanze sintetiche o a estratti delle piante che possono avere, e generalmente hanno, effetti collaterali indesiderabili.
L’uso terapeutico di grandi quantità di vitamine, che viene chiamato «terapia megavitaminica», è un procedimento molto importante nella medicina ortomolecolare.

D: Quindi lei sostiene l’importanza delle vitamine nella terapia di moltissime malattie: cosa ci può dire a proposito della Vitamina C?
R: La Vitamina C rafforza i naturali meccanismi di difesa, in particolar modo del sistema immunitario e aumenta l’efficacia degli enzimi nel catalizzare le reazioni biochimiche. E’ necessaria per le reazioni vitali di idrossilazione, in particolare nell’ormone adrenalina e nella sintesi della molecola del collagene. Il collagene è una delle più abbondanti proteine presenti nel corpo che va a costituire il tessuto connettivo (la materia plastica naturale del corpo: cartilagini, tendini, vasi sanguigni, ecc.).
Un’elevata assunzione di Vitamina C aiuta a controllare molte malattie: non solo il comune raffreddore, ma anche altre, virali e batteriche, come l’epatite, e altre ancora, assolutamente non correlate fra loro, come la schizofrenia, i disturbi cardiovascolari e il cancro.
Il dott. Claus W. Jungerblut, dell’Università della Columbia, nel 1935 riferì che la Vitamina C ad alte dosi rende inattivo il virus della poliomielite, dell’herpes, del vaiolo bovino e quello dell’epatite. Non solo, la Vitamina C rende inattivi pure i batteri e le loro tossine (difterite, stafilococco, dissenteria, ecc.)

D: Uno dei problemi più seri della nostra società sono le malattie cardiovascolari.
Nonostante l’immenso bagaglio farmaceutico messo a disposizione dalle corporazioni della chimica, ogni anno muoiono moltissime persone nel mondo. In questo caso la Vitamina C può essere d’aiuto, oppure no?
R: Le patologie cardiache costituiscono la principale causa di morte nei paesi industrializzati. Sono convinto che il tasso di mortalità relativo a queste patologie a ogni età potrebbe essere diminuito in maniera notevole, probabilmente ridotto a metà, attraverso un uso appropriato della Vitamina C.

D: Viste le proprietà eccezionali di questa vitamina, non capisco perché le case farmaceutiche non s’interessano della Vitamina C!
O meglio, so bene qual è il motivo, ma vorrei sentire la sua opinione!

R: La mancanza d’interesse delle multinazionali risiede nel fatto che la Vitamina C è una sostanza naturale che è disponibile a bassi costi e che non può essere brevettata!

Proprio come pensavo. Sempre la solita minestra: una sostanza, nonostante le proprietà terapeutiche, non viene presa in considerazione dalle corporazioni della chimica se non produce ritorni economici enormi.

D: Dottor Pauling, la RGR della Vitamina C (Razione Giornaliera Raccomandata) consigliata dal ministero dell’Alimentazione e della Nutrizione è di 60 milligrammi al giorno. Lei invece parla di svariati grammi al giorno…
R: Le RGR relative alle vitamine, sono le dosi che hanno la probabilità di prevenire nelle persone «di salute normalmente buona» la morte per scorbuto, beri-beri, pellagra, o altre malattie da carenza vitaminica, ma non sono le dosi che fanno acquistare alla gente uno stato ottimale di salute.
Per un essere umano, 2300 milligrammi (2,3 grammi) al giorno di acido ascorbico sono inferiori al tasso ottimale di assunzione di questa vitamina. Da numerosi studi risulta che l’assunzione ottimale di Vitamina C per un essere umano adulto varia da 2,3 grammi a 10 grammi al giorno. Le differenze biochimiche individuali sono tali che, su una vasta popolazione, il tasso di assunzione può essere incluso tra i 250 milligrammi e i 20 grammi, o anche più, al giorno.

D: Ma dosi così elevate non sono pericolose per la salute?
R: L’acido ascorbico nella letteratura medica è descritto come «virtualmente non tossico». Alcune persone hanno ingerito dai 10 a 20 grammi di Vitamina C al giorno per 25 anni senza che si producessero calcoli renali o altri effetti collaterali. Un ammalato di cancro ne ha presi 130 grammi al giorno per 9 anni, ricavandone beneficio. Non è mai stato segnalato alcun caso di morte per una ingestione massiccia di acido ascorbico e neppure alcuna malattia seria.

D: Ma non basta la Vitamina C contenuta negli alimenti?
R: Il ricercatore Irwin Stone, nel 1965, rilevò che gli esseri umani e altri primati come la scimmia rheus, non sanno sintetizzare la Vitamina C e la richiedono come vitamina integrativa.
Una volta che una specie ha perso tale capacità di produrla autonomamente, essa dipende, per la sua esistenza, dalla possibilità di trovarla nel cibo a disposizione. Però, visto che la maggior parte delle specie animali non hanno perso questa capacità (ad esclusione dell’uomo), significa che la quantità di acido ascorbico generalmente presente nel cibo non è sufficiente a fornire la dose ottimale.

D: Quindi se ho capito bene: l’uomo, avendo perso la capacità di sintetizzare la Vitamina C autonomamente, necessità di un apporto esterno attraverso il cibo. Ma il cibo non è ricco a sufficienza per soddisfare questo fabbisogno!
Come possiamo allora integrare l’acido ascorbico?

R: La Vitamina C, o acido ascorbico, è una polvere bianca cristallina che si scioglie in acqua.
La sua soluzione ha un sapore acido, che ricorda quello dell’arancia. Essa può essere assunta oralmente, anche sotto forma di sali dell’acido ascorbico, in particolare come ascorbato di sodio e ascorbato di calcio. Tuttavia solo questi ultimi due, che sono sali, possono essere iniettati per via endovenosa, poiché diversamente la soluzione acida danneggia le vene e i tessuti.

D: Lei ha criticato molto lo zucchero, come mai? Ci sono evidenze scientifiche della sua pericolosità per la salute?
R: Da numerosi studi siamo portati a concludere che gli uomini che ingeriscono molto zucchero corrono rischi di gran lunga maggiori di ammalarsi di cuore, in un’età variante fra i 45 e i 65 anni, rispetto a quelli che ne ingeriscono quantità inferiori. L’incidenza di malattie coronariche, inclusa l’angina pectoris, va di pari passo con l’aumentato consumo di zucchero, e non è affatto correlata con il consumo di grassi animali o dei grassi in genere.
Il metabolismo del saccarosio (zucchero) produce al primo stadio uguali quantità di glucosio e di fruttosio. Il glucosio entra direttamente nei processi metabolici che forniscono l’energia alle cellule del corpo, il metabolismo del fruttosio invece procede in parte per una direzione diversa, che prevede la produzione di acetato, precursore del colesterolo che sintetizziamo nelle cellule del fegato. In uno studio clinico della massima serietà, è stato dimostrato che l’ingestione del saccarosio porta a un aumento della concentrazione di colesterolo nel sangue.

D: Per concludere, qual è la sua ricetta, se ne ha una, per stare bene e vivere a lungo?
R: Ecco i punti fondamentali del regime:
1)     Integrare l’alimentazione con notevoli quantità di Vitamina C (da 6 a 18 grammi), Vitamina A, E, B.
2)     Assumere minerali (calcio, ferro, rame, magnesio, zinco, cromo, selenio, ecc.)
3)     Ridurre l’assunzione di zucchero
4)     Mangiare ciò che piace, ma in maniera moderata
5)     Bere molta acqua e pochi alcolici
6)     Fare attività fisica
7)     Non fumare
8)     Evitare ogni forma di stress

La caratteristica principale rimane comunque l’apporto di vitamine, soprattutto di Vitamina C!


Interamente tratto dal libro

“COME VIVERE PIU’ A LUNGO E SENTIRSI MEGLIO”

di Linus PAULING (Ha ricevuto due premi Nobel, il primo per la chimica nel 1954 e il secondo per lapace nel 1962)


La ragione per cui la maggior parte delle medicine si può ottenere solo con una ricetta medica è che sono tutte pericolose: e tali restano anche se a prescriverle è un medico.

Nel suo libro Matters of Life and Death (Della vita e della morte), citato nel capitolo 1, il dottor Eugene D. Robin dice:

“L’opinione del medico non è infallibile; non siete obbligati a rimanere passivi.

È il vostro futuro a essere in discussione. Ricordate che voi, come paziente, avete la più alta voce in capitolo nella decisione, siete quello che ha più da guadagnare o più da perdere. Voi, il paziente, se siete capace di prendere la decisione giusta, siete l’artefice della vostra felicità. Non lasciate che il vostro medico, anche se armato delle migliori intenzioni di questo mondo, calpesti questo vostro diritto».

Questo consiglio può assumere un’importanza particolare nel caso delle vitamine e della nutrizione in generale. Anche gli specialisti in campo nutriziona - le in genere non sono attendibili, perché quello che vanno insegnando è rimasto pressoché immutato da trent’anni a questa parte, e le nuove conoscenze sull’efficacia delle megavitamine sono guardate con diffidenza.Inoltre, non dovete credere che i farmaci che non richiedono prescrizionemedica, perfino l’aspirina, siano innocui. La vostra salute sarà migliore se nonne prendete nessuno.

Diffida te della pubblicità televisiva: per esempio, per curare le emorroidi, anziché ricorrere a preparati farmaceutici, è probabilmente meglio prendere della vitamina C in dosi abbastanza alte da assicurare delle feci molli e liquide, e applicare localmente la vitamina E.

I farmaci sono dannosi, le vitamine sono innocue. Le vitamine sono essenzialmente dei cibi, necessari agli esseri umani per sopravvivere e mantenersi inbuona salute.Sono innocue anche se prese in grandi quantità.Gli effetti collaterali sono rari, e raramente sono gravi (capitolo 27); inoltre, le vitamine costano poco rispetto alle medicine. In questo capitolo mi riferirò in particolar modo alla vitamina C, prendendola come esempio e confrontandola con le medicine che non richiedono prescrizione medica e che vengono vendute come rimedi per il raffreddore comune.

Le medicine che vengono usate in dosi elevate per il trattamento del raffreddore comune sono molto diverse dalla vitamina C per il fatto di essere nocive e pericolose, responsabili a loro volta di altre malattie e talora della morte.

Esse non tengono sotto controllo l’infezione virale ma solo, in qualche misura, i suoi sintomi, mentre la vitamina C tiene sotto controllo l’infe zione stessa, e anche i suoi sintomi.

L’aspirina è l’esempio di un farmaco che viene dichiarato a bassa tossicità e generalmente privo di effetti collaterali. Questa sostanza farmaceutica, che è,chimicamente parlando, acido acetilsalicilico, è presente in quasi tutte le medicine che combattono il raffreddore. La dose letale per un adulto va da 20 a 30 g. Una normale compressa di aspirina ne contiene 324 mg; quindi da sessanta a novanta compresse possono uccidere un adulto, e una quantità inferiore può uccidere un bambino.

L’aspirina è il veleno più comunemente usato dai suicidi (è secondo solo al gruppo di sostanze contenute nei sonniferi). Circa il 15 per cento delle morti di bambini per avvelenamento accidentale è causato dall’aspirina. Molte vite verrebbero salvate se l’armadietto dei medicinali contenesse vitamina C al posto dell’aspirina e delle altre medicine contro il raffreddore.

Alcune persone hanno un’alta sensibilità all’aspirina, per esempio, presentano un rallentamento della circolazione del sangue e difficoltà respiratorie dopo averne ingerito da 0,3 a 1 g. (da una a tre compresse).

I sintomi di un avvelenamento leggero da aspirina sono: dolori brucianti in bocca, alla gola e all’addome, difficoltà di respirazione, sonnolenza, vomito,ronzii alle orecchie, capogiri. Un avvelenamento più grave provoca delirio,febbre, sudorazione, mancanza di coordinamento, coma, convulsio ni, cianosi,disfunzione renale, gravi difficoltà respiratorie e infine la morte.

L’aspirina, come altri salicilati, ha la proprietà, in soluzione concentrata, di attaccare e ledere i tessuti: una compressa di aspirina nello stomaco può attaccare la parete gastrica e causare la formazione di un’ulcera sanguinante.

I Centers for Disease Control (Centri per il controllo delle malattie) degli Stati Uniti hanno riferito che, se si da dell’aspirina a bambini e adolescenti che soffrono di influenza o di varicella, essi hanno una probabilità da quindici a venti volte superiore di sviluppare la sindrome di Reye, un’encefalopatia acuta con degenerazione lipidica dei visceri, che causa la morte nel 40 per cento dei casi.

Nel 1982, il Department of Health and Humane Services (Dipartimento per la Salute e i Servizi umani) ha annunciato che avrebbe richiesto l’apposizione obbligatoria, sulle confezioni di aspirina, di un’etichetta che ne sconsigliasse l’uso nelle malattie infantili; tuttavia esso ritirò la proposta, dopo la reazione contraria dell’industria farmaceutica. Nel 1985, però, il Subcommittee on Health of the House of Representatives Energy e il Commerce Committee hanno dichiarato non valida quest’ultima decisione, e hanno votato la richiesta che tutte le confezioni di aspirina portassero un avvertimento esplicito sulla sua pericolosità per bambini e adolescenti, in particolare della possibile insorgenza della sindrome di Reye.

L’aspirina è stata venduta come farmaco che non richiede prescrizione, messa sul banco di vendita a disposizione del cliente per più di un secolo, prima che, nel 1971, si scoprissero le basi fisiologiche della sua azione antidolorifica e antipiretica. In seguito si trovò che l’aspirina agisce su un sistema centrale di controllo degli ormoni.

La storia di come furono scoperti i suoi effetti terapeutici è abbastanza tortuosa.

Se un laboratorio farmaceutico la mettesse oggi sul mercato, certamente essa verrebbe sottoposta all’obbligo della prescrizione.

LA DECRESCITA FELICE E LA FINE DI UN’EPOCA….

Pubblicato in ECOLOGIA, ECONOMIA, POLITICA, TECNOLOGIA, VARIE da Gabriele Pierattelli il 19/06/2009

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La crisi economica mondiale sta producendo una recessione che diviene ogni giorno più profonda. Stando alle stime dell’Ocse il Pil italiano scenderà del 4,3% (il calo medio previsto per l’area euro è del 4,1%) nel corso del 2009. La produzione industriale nel mese di marzo è diminuita del 20,1% rispetto a marzo 2008. Il tasso di disoccupazione è previsto in crescita nell’anno in corso dal 6,8 al 9,2%, per arrivare al 10,7% nel 2010. Perfino l’ottimismo modello Unieuro di Silvio Berlusconi sembra venire meno, di fronte al fatto che durante il G8 di Roma è stata ventilata la perdita di 20 milioni di posti di lavoro a livello mondiale entro il 2010.


Consumi che si contraggono notevolmente, fabbriche che chiudono o delocalizzano la produzione nei paesi a basso costo di manodopera, opportunità di lavoro che si riducono drasticamente, tenore di vita di molte famiglie in caduta libera, insofferenza sociale che in alcuni paesi (non l’Italia) sta iniziando a raggiungere il livello critico, sono tutti elementi di una nuova realtà, per molti versi antitetica rispetto a quella degli ultimi decenni del secolo scorso, vissuti all’insegna della crescita e dello sviluppo.


Alcuni elementi di questa nuova realtà, la diminuzione del Pil e della produzione su tutti, potrebbero indurre a credere che la profonda recessione (parola sdoganata solo di recente) in cui siamo entrati, somigli in fondo molto da vicino alla società della decrescita, teorizzata da lungo tempo da molti studiosi, fra i quali Serge Latouche, Maurizio Pallante, Nicholas Georgescu-Roegen, Alain De Benoist e Gilbert Rist. Sempre più frequentemente chi ha una conoscenza parcellare dell’argomento, non avendo potuto o voluto studiarlo più in profondità, sta maturando la percezione che la decrescita felice di Pallante o quella serena di Latouche non siano molto diverse dall’Italia (o per meglio dire l’Europa) che giocoforza sarà costretto a vivere nel corso dei prossimi anni.


Questa percezione, basata sul fatto che la diminuzione del Pil e la riduzione dei consumi superflui costituiscono parte integrante della filosofia della decrescita, risulta profondamente sbagliata, poiché il pensiero della decrescita rappresenta in realtà l’antitesi della situazione che stiamo vivendo, caratterizzata da una società profondamente malata che non riesce più a crescere, pur rimanendo fondata sui dogmi della crescita e dello sviluppo.

Nel pensiero di tutti coloro che hanno teorizzato e praticato fino ad oggi la decrescita, il calo del Pil e dei consumi superflui s’inserisce in maniera armonica all’interno di un contesto profondamente diverso da quello attuale ed è finalizzato ad ottenere un maggiore benessere individuale e ad una migliore qualità della vita. Il tutto ovviamente nell’ottica della consapevolezza che il pianeta non sarebbe in grado di sostenere a lungo (tanto ambientalmente quanto socialmente) una crescita bulimica come quella sperimentata nella seconda metà del 900.


La diminuzione del Pil a lungo auspicata dai fautori della decrescita non è quella determinata dalla chiusura generalizzata delle fabbriche e degli esercizi commerciali, che si traduce nella profonda disoccupazione, nella carestia e nell’emarginazione sociale. Bensì una riduzione del Pil ottenuta riducendo gli sprechi ed i consumi superflui, per indirizzare le risorse risparmiate verso la creazione di opportunità occupazionali più abbondanti e gratificanti di quelle finora offerte dalla società della crescita. Così come la diminuzione del consumo di merci (acquistate per mezzo del denaro contribuendo ad innalzare il Pil) non sottende stenti e privazioni, dal momento che esse saranno sostituite dai beni ottenuti attraverso l’autoproduzione, lo scambio ed il dono, che non incrementeranno il Pil ma risulteranno di maggiore qualità.


Nel pensiero della decrescita si auspica la costruzione di una società che sostituisca la macroeconomia globalizzata con microeconomie autocentrate, che valorizzi le risorse locali e le identità culturali, interpretando la diversità come un valore aggiunto da non disperdere attraverso l’appiattimento e l’omologazione.


L’individuo che attraverso l’autoproduzione, gli scambi non mercantili e la reciprocità, riduce la propria dipendenza da merci e servizi acquistati per mezzo del denaro è un individuo più felice e più libero. Acquistare in piccoli punti vendita di prossimità prodotti alimentari locali di qualità che non hanno compiuto viaggi di migliaia di chilometri prima di arrivare sulle nostre tavole è sicuramente preferibile rispetto all’acquisto fra gli scaffali di un ipermercato di alimenti che arrivano dai quattro angoli del globo, trasportati da mezzi energivori ed inquinanti.

Ripopolare le campagne e le montagne riscoprendo un rapporto armonico con l’ambiente nel quale viviamo, recuperando la ciclicità dei ritmi naturali è certo più stimolante rispetto a continuare a vivere nelle periferie delle grandi metropoli atomizzate, incolonnandosi sulle tangenziali nelle ore di punta per poi rinchiudersi fra il cemento dei quartieri dormitorio.


Destinare i soldi delle nostre tasse alla creazione di occupazione che consenta di ridurre gli sprechi e gli impatti ambientali è sicuramente più costruttivo che dissiparli nella costruzione di ciclopiche opere cementizie che devasteranno i territori in cui viviamo.


Riscoprire i rapporti di vicinato, la convivialità, la capacità di donare e ricevere, accresce la nostra interiorità molto più di quanto non accada oggi nella nostra realtà quotidiana sterilizzata dove “gli altri” vengono considerati semplicemente degli avversari con i quali competere in maniera sfrenata. Lavorare in prossimità delle proprie abitazioni rifuggendo il pendolarismo esasperato, valorizzando le proprie qualità, in un clima sereno dove la cooperazione sostituisca la competizione, rappresenta senza dubbio un’esperienza più creativa rispetto a quella che generalmente sperimentano milioni di persone fra i gironi di quell’inferno dantesco che è il “mondo del lavoro” attuale.


In sostanza la decrescita è quanto di più lontano possa esistere dalla società basata sulla crescita e sui consumi smodati, che stiamo vivendo nella sua fase terminale, costituita da una profonda recessione. Al tempo stesso ne costituisce l’alternativa naturale, probabilmente l’unica in grado di fare fronte agli effetti devastanti determinati dal crollo di un modello di sviluppo dimostratosi impraticabile.


La Decrescita serena/felice non ci sarà. Il mercato ha avuto bisogno di creare debito per crescere ulteriormente. Il debito contratto dai privati non era sostenibile e quindi le banche sono tecnicamente fallite. Le banche, che non possono fallire, sono e saranno sostenute dai governi attraverso emissione di altro debito (vedi G20 di oggi). Parlano di trilioni di dollari come se fossero noccioline (stamperanno moneta e quindi causeranno iperinflazione). Per pagare gli interessi sul debito e restituire i capitali gli stati devono puntare alla crescita ed all’aumento del Pil altrimenti non incassano le imposte e vanno in default. La maggior parte della gente (che oggi sta rottamando l’auto) domani invece di autoprodursi il pane e farsi l’orto sul balcone e nei giardini spaccherà le vetrine dei panettieri e dei supermercati.



COMMENTI VARI


siamo entrati in una spirale talmente vorticosa che uscirne sara’ lunga e difficile, il punto di non ritorno potrebbe anche non essere arrivato , con i loro trilioni di dollari potranno prorogare ancora un po’ la fine di questa società, ma poi venirne fuori per noi e molto piu’ probabilmete per i nostri figli e nipoti , se ci saranno , sara’ durissima se non allucinante, senza tutto il mondo comodo e luccicante che abbiamo trovato e contribuito a far crescere , credo tornerenno all’eta’ della pietra. anche la natura dara’ una mano a questa fine, forse arrivera’ prima lei , dei nostri trilioni di dollari.


l’uscita ci potrebbe anche essere, perche’ la speranza va’ sempre alimentata. ma uscire potremo forse farlo solo noi del mondo occidentale ricco e strabordante di tutto il possibile ed immaginabile, ma anche per noi sara’ così dura, E’ una questione di cultura, di apertura mentale, di vedere al di la’ del proprio naso, di saper cogliere le avvisalgie delle fine, ma…….


e tutti gli altri popoli del mondo , quelli che senza andare lontano abitano i nostri confini, quelli che hanno visto alla televisione, che ne hanno sentito parlare delle nostre case belle e calde, delle nostre autombili , della nostra acqua che corre veloce dal rubinetto allo scarico, dei nostri armadi pieni di vestiti, dei nostri frigoriferi e dei nostri congelatori pieni di ogni ben di dio, che glielo dice a loro che la festa e’ finita????? e che loro sono arrivati tardi,

Io lavedo brutta, proprio brutta, ci mangeranno vivi, ci faranno a fette, non credo sara’ facile spiegarlo a loro che la storia ad un certo punto ha preso la strada sbagliata, che siamo stati, noi popolo cosi’ stupidi da pensare di arrivare alla stanza dove si decide , che tutti fossimo uguali ed abbiamo lasciato in cambio di quanto sopra descritto ad altri il potere d decidere del futuro dell’umanita’ e che questi altri ci abbiamo riempito la testa di televisione, automobili sempre piu’ belle e piu’ veloci, vestiti sempre nuovi case sempre piu’ confortevoli ,, giocattoli sempre piu’ interessanti ed intanto loro, incapaci quanto noi hanno deviato il corso della storia credendo di riempire le loro tasche, i loro conti correntei di tanto denaro da non riuscire nenche a contarlo come se il denaro fosse tutto .


abbiamo dimenticato e buttato in cantina cose molto piu’ valide ed importanti, per giocare con tutti qusti giocattoli inutili abbiamo lasciato a persone non molto capaci il destino dell’umanita’ credevamo di essere arrivati e di poterci riposare ed invece era quello il momento di cui dopo tanta strada non avremmo dovuto sederci soddisfatti , ma avremo dovuto continuare ad essere partecipi

invece ci siamo seduti ed abbiamo guardato il grande fratello alla tv , abbiamo organizzato le nostre vacanze nelle isole felici. ma felici non lo siamo a questo punto credo non lo siamo stati e mai lo saremo, almeno noi

per i nostri figli capire questo sara’ probabilmente impossibile

il ritorno alla ricerca della felicita’ sara’ forse compito dei nostri nipoti che partiranno da zero.


Non vorrei che il pensiero di coloro che maldestramente scambiano questa recessione per decrescita, sia ad arte mediaticamente indirizzata proprio contro i fautori di questo stile di vita alternativo all’economia consumistica che oggi è definitivamente arrivata al capolinea. Mi è parso di averne avuto un assaggio, nell’ultima puntata di Anno Zero, rispetto alle giuste conclusioni e denunce riferite ad un sistema capitalistico da condannare, liquidate come semplice arrabbiatura, pur compresa, del fautore del discorso di denuncia in merito, da parte di un esponente del capitalismo nostrano.


La decrescita dovrebbe essere invece sottolineata, per i benefici che realmente potrebbe portare e non solo, nell’attuale fase recessiva. Quando si sottolinea la perdita di potere d’acquisto della popolazione, dovrebbe parimenti sottolinearsi il positivo riscontro che una politica della decrescita, porterebbe, prima di tutto proprio alle tasche della popolazione che, nell’illusoria predilezione di un modello di vita basato sugli sprechi e sugli eccessi, ha in definitiva raccolto solo frustrazioni e delusioni.


L’ultima puntata di Report, ci ha spiegato per sommi capi le contraddizioni su un possibile ritorno al nucleare. Ciò che, mi ha fatto riflettere sono ste le parole iniziali del dott. Sertorio, relative ai Kilovatt consumati igni giorno da un italiano. Se la differenza fra iol consumo di sussistenza di un essere umano ed il consumo indotto dalla società è pari ad una differena di 4000 vv di spreco, rispetto al totale di 5000vv realmente consumati, allora una società fondata sulla decrescita eliminerebbe quello spreco che costringe inutilmente a profondere energie inutile nell’illusione di stare meglio rispetto ai propri nonni, creando la crisi nella quale ci troviamo. E’ l’unico modello possibile e che sempre più vaste parti della società siano in gerado di comprenderlo è la prova della bontà del modello che la decrescita indica come faro nel mare in tempesta. Concedetemi la licenza poetica!


Le riflessioni di Cedolin sono sempre utilissime, per me,ma qualche motivo di cambiamente io riesco ad avvertirlo.Quel che faranno i governi è un aspetto, quel che faranno le pubbliche amministrazioni locali è influenzabile più “velocemente”, specie sotto i 10mila abitanti.In ogni caso, l’ottimismo dell’azione è meglio del pessimismo del pensiero.Oggi che ho tempo ritengo utile condividere con voi un tema del quale non ho sentito alcun politico dell’intero arco costituzionale occuparsi, nemmanco di sfuggita.


Nella recessione nella quale ci troviamo… (vedasi il maestro Pallante nella registrazione della tavola rotonda con Ruotolo al convegno di Melpignano, come risponde sul tema decrescita a chi la “confonde” con la recessione)…è più utile dare 40 euro al mese con la social card, o poter dare cibo gratuitamente a chi si trova in situazioni per usare un eufemismo, disagiate?


Abitando a Roma, dove gli sprechi sono forse maggiori che nelle altre città, mi capita spesso di notare persone che cercano qualcosa da mangiare nei cassonetti.Occupandomi di rifiuti, e lavorando ogni tanto sui quartieri che stanno passando al porta a porta, il problema si nota ancora di più quando i cassonetti vengono rimossi, perchè vengono presidiati per “consigliare” a chi ancora non ha preso dimestichezza, di utilizzare correttamente il nuovo sistema porta a porta appena iniziato.(i due sistemi coesistono per qualche giorno, fino a quando i cassonetti non vengono rimossi definitivamente).Fino all’ultimo si vedono persone, anziani, che vanno a ravanare dentro…c’è una povertà in Italia che non si vuole ammettere…ma esiste.Con la necessaria consapevolezza e volontà politica si può evitare spreco di tonnellate di cibo, e farlo avere a chi ne ha bisogno, compresi i canili.So che nell’ultimo libro di Boschini e Dotti, L’anticasta, se ne parla diffusamente. La mia proposta alle persone vicine a MDF è di regalarlo al proprio Sindaco.Partire con l’evitare gli sprechi di cibo è forse il sistema migliore di gestione rifiuti: evitare che il cibo divenga “rifiuto”.Il rifiuto infatti è un problema culturale e organizzativo, non un problema tecnologico.Per chi progetta sistemi di selezione spinta dei rifiuti, si tratta dell’ABC. Non credo però che tutti gli 8100 Sindaci in Italia ne siano in moltissimi casi neppure lontanamente a conoscenza, di soluzioni come il Last minute market


La raccolta differenziata non è un fine ultimo, è qualcosa da pianificare correttamente, se non si riesce a fare di meglio:

ridurre, riusare, aggiustare, condividere, etc. Si può fare molto, nonostante le scelte dei Governi. Concedetemi la licenza…sistemica: il LMM è solo un esempio fra molti.Metteteli tutti insieme e si ottiene Ponte nelle Alpi, Colorno, Capannori etc. Si ottiene benessere invece che sviluppo.



La RIDUZIONE, questa sconosciuta:

Ormai gli esempi di riduzione sono conclamati, ma vai a chiedere ai Sindaci “importanti” se sono a conoscenza di un sistema per eliminare gli sprechi di cibo: http://www.lastminutemarket.org/

O se (come a Colorno), nelle mense delle scuole di XXX si beve acqua in caraffa dal rubinetto o se ancora i bambini bevono da bottiglie usa e getta.

O se in questa cittadina negli asili si usano i pannolini lavabili o quelli usa e getta (vedasi http://www.comunivirtuosi.org/)

La differenza è tutta li. Volontà politica e sistemi di gestione efficienti, con personale motivato.

Il vero volto del Codex Alimentarius….

Pubblicato in SALUTE da Gabriele Pierattelli il 19/06/2009


Il Codex Alimentarius, è un insieme di importantissime regole su tutto quello che riguarda l’alimentazione, adottate da 181 paesi (il 97% della popolazione mondiale).Codici che vanno dalla produzione degli alimenti, all’etichettatura, regolamentazioni sui livelli di sostanze chimiche permesse (inquinanti, pesticidi, tossine, additivi, ecc.), sul trasporto e la tracciatura, nonché le norme igieniche, ecc.Circa 200 codici per gli alimenti, 40 di igiene e 3200 limiti massimi di residui di pesticidi farmaci veterinari.


Normative fondamentali e nessuno ne sa nulla.

Ufficialmente il Codex dovrebbe facilitare gli scambi internazionali degli alimenti. Ufficialmente.

La verità come sempre sta da un’altra parte.

“Regolamentare” spesso e volentieri è sinonimo di “controllare”.

Ogni organismo che “regolamenta” un qualcosa, ovviamente ne ha il controllo totale.

Il Codex Alimentarius (Codice o Legge Alimentare) ovviamente non è estraneo a tutto ciò, con l’aggravante che qui stanno controllando una delle cose più importante per la salute umana: l’alimentazione!

Il settore alimentare è indubbiamente anche tra i più interessanti dal punto di vista economico: secondo la FAO infatti i fatturati annui si aggirerebbero attorno ai 400 miliardi di dollari.Detto tra noi, il Codex è un sistema intergovernativo, o per meglio dire, il Sistema Sovranazionale che codifica e controlla l’alimentazione planetaria.

Un po’ di storia

Il Codex è stato creato ufficialmente nel 1963 sotto l’egida, cioè sotto le ali protettive della F.A.O. (Food and Agricolture Organization) e dell’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Cosa comprende il Codex?

- Norme per i prodotti alimentari;

- Codici di igiene;

- Valutazione dei pesticidi;

- Limiti dei residui di pesticidi;

- Linee guida dei contaminanti;

- Valutazione degli additivi alimentari;

- Valutazione dei farmaci in veterinaria.

In pratica controlla il cibo dalla produzione, alla trasformazione, al trasporto fino a quando arriva nel piatto e per ultimo nel nostro intestino.Dal punto di vista storico però il Codex non è nato nel 1963, ma è stato un passaggio lento e inesorabile, iniziato molto tempo fa.

Nel 1903 per esempio la I.D .F. (International Dairy Federation), cioè la Federazione Internazionale delle Latterie, ha sviluppato degli standard internazionali per il latte e i derivati.Proprio questa Federazione è stata un catalizzatore importante per la concezione del Codex Alimentarius.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1945 nasce la FAO con lo scopo ufficiale di gestire e controllare la nutrizione e le norme alimentari internazionali, (il vero intendimento è controllare le popolazione mediante il controllo degli alimenti!)

Nel 1948 viene creata l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con lo scopo di salvaguardare la salute globale e in particolare di stabilire norme alimentari (il vero intendimento è controllare le popolazione mediante il controllo e gestione della malattia!).Nel 1949 l’Argentina propone agli Stati latinoamericani un codice alimentare, il Còdigo Latino-Americano de Alimentos.Nel 1954-1958 l’Austria persegue attivamente la creazione di un codice alimentare regionale, il Codex Alimentarius Europaeus.Iniziano nel 1960 i primi congressi internazionali in seno alla FAO e all’Organizzazione Mondiale della Sanità (due strumenti importanti nelle mani dell’elite economico-finanziaria che controlla il Sistema) proprio per cercare di stabilire quelle norme che alcuni paesi richiedevano insistentemente.

L’anno successivo, nel novembre del 1961, con il supporto dell’OMS, la Commissione Economica Europea (ECE), l’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE) ed il Consiglio del Codex alimentarius Europaeus, l’undicesimo congresso della F.A.O. stabilisce il Codex Alimentarius e crea un programma di norme alimentari internazionali.Finalmente nel maggio del 1963, la sedicesima Assemblea Mondiale della Salute (World Health Assembly) ha adottato lo statuto della Commissione del Codex Alimentarius.Ufficialmente nasce il Codex, ma come si può evincere da questi passaggi storici, non è certamente arrivato dal cielo, di punto in bianco.

I Comitati del Codex

All’interno di questo Codice ci sono nove comitati (i centri di Potere del Codex), detti “orizzontali”, il cui lavoro viene applicato ai campioni di tutto il mondo:

- Comitato dei Principi Generali, con sede in Francia;

- Comitato delle Etichettature Alimentari, con sede in Canada;

- Comitato dei Metodi di Analisi e Campionatura, con sede in Ungheria;

- Comitato di Igiene Alimentare, con sede in USA;

- Comitato dei Residui di pesticidi, con sede in Olanda;

- Comitato degli Additivi Alimentari e Contaminanti, con sede in Olanda;

- Comitato di Ispezione Import/Export e Sistemi di Certificazione, con sede in Australia;

- Comitato di Nutrizione e Alimenti Dietetici, con sede in Germania;

- Comitato dei Residui negli Alimenti dei farmaci veterinari, con sede in USA

Oltre a questi importanti nove Comitati, ce ne sono altri tredici, questa volta definiti “verticali”, che hanno la responsabilità di sviluppare standard per specifici alimenti o classi di alimenti:

- Comitato dei Grassi e Oli, con sede in Inghilterra;

- Comitato del Pesce e prodotti ittici, con sede in Norvegia;

- Comitato del Latte e Prodotti lattei (presso la FAO /WHO), con sede in Nuova Zelanda;

- Comitato della Frutta Fresca e Verdura, con sede in Messico;

- Comitato del Cacao e prodotti a base di cioccolata, con sede in Svizzera;

- Comitato dello Zucchero, con sede in Inghilterra;

- Comitato della Frutta e Verdura trasformate, con sede in USA;

- Comitato delle Proteine Vegetali, con sede in Canada;

- Comitato dei Cereali e Legumi, con sede in USA;

- Comitato dei Prodotti di Carne e Pollo, con sede in Danimarca;

- Comitato delle Zuppe e Brodi, con sede in Svizzera;

- Comitato per l’Igiene della Carne, con sede in Nuova Zelanda;

- Comitato sulle Acque Minerali naturali, con sede in Svizzera.

Molto interessante notare come il Comitato responsabile dei prodotti a base di cioccolata abbia sede proprio nella capitale mondiale della cioccolata; come pure il Comitato di gestione delle acque minerali ha sede nel medesimo paese che da i natali – sempre per pura casualità – a società come la Nestlé.

Questa piccola transnazionale elvetica oltre a gestire la trasformazione della cioccolata, controlla circa trenta marchi di acque minerali (Panna, Vera, Evian, Lievissima, Pejo, Terrier, Recoaro, San Pellegrino, San Bernardo, ecc. ecc.).

Altrettanto interessante è venire a conoscenza che all’interno del Codex, la gestione mondiale (questa volta per i “comitati orizzontali”) dell’igiene alimentare è statunitense.

Dico questo perché nel paese dell’American Dream’s, o meglio nel paese dell’”American Nightmare”, il grande e democratico presidente Barack Obama (voluto alacremente dai Poteri Forti) ha creato, a seguito di assurde quanto ridicole intossicazioni alimentari (tipo salmonellosi), un nuovo “Gruppo di Lavoro per l’Igiene Alimentare” (Food Safety Working Group) e sta per darne la direzione a un certo Michael Taylor, un avvocato della Monsanto! Non male come conflitto di interesse.

Colui che gestisce la “sicurezza alimentare”, l’igiene degli alimenti in America, lavora per la ditta che da decenni inquina il mondo con sementi transgenici e con prodotti chimici, devasta il pianeta con pesticidi letali, dissangua i poveri contadini con le royalty (il pizzo sulle sementi) e ammala centinaia di milioni di persone con gli ormoni della crescita bovina (che poi arriva in tavola tramite la carne, il latte e tutti i derivati).

Il fine ultimo del Codex

Il Codex da una parte è un’arma micidiale nelle mani delle lobbies agroalimentari, della chimica e farmaceutica (i cui proprietari sono gli stessi delle corporation delle armi, energia, telecomunicazioni, ecc.), dall’altra sarà lo strumento principe del mercato globale, quindi nelle mani della stessa Élite dominante.

Se per esempio il Codex definisce i “supplementi nutrizionali”, gli “integratori vitaminici” come delle “tossine” invece di semplici alimenti, sarà possibile imporre (per legge) una soglia “minima di dannosità”.

E’ proprio quello che è accaduto qualche anno fa, quando il 21 maggio 2004 il Governo italiano ha approvato un decreto legge in attuazione della Direttiva numero 2002/46/CE del “Parlamento Europeo e del Consiglio” teso ad uniformare le discipline degli Stati membri sugli integratori alimentari.Un esempio per tutti è la Vitamina C (acido ascorbico o sodio ascorbato). “L’apporto giornaliero è ammesso fino al 300% del valore di riferimento”.

Siccome il valore di riferimento (RDA) è un tristissimo 60 mg al giorno (che serve solo a prevenire lo scorbuto), significa che la Direttiva europea – tanto voluta delle lobbies del farmaco – impone un massimo giornaliero di 180 mg di Vitamina C (60 mg x 3 = 180 mg).Una offesa alla nostra intelligenza, alla memoria del doppio premio Nobel Linus Pauling, il quale ha dimostrato scientificamente l’utilità di grammi giornalieri, e soprattutto un attacco mirato alla nostra salute.

Ecco perché non si trovano più, se non con grande fatica, in erboristeria gli integratori di compresse da 1 grammo di Vitamina C: sono illegali!

Sono stati molto sottili, perché non hanno “imposto per legge” la soppressione delle compresse da 1 grammo , hanno semplicemente abbassato il limite massimo del principio attivo, ed il gioco è fatto.

La medesima cosa avviene nella creazione di nuovi malati: abbassano le soglie (colesterolo, Psa, pressione arteriosa, glucosio, ecc.) et voilà per magia ecco milioni di nuovi consumatori di droghe, cioè di farmaci.

Dietro ovviamente c’è lo zampino del Codex.

Per spiegare invece come tale Codice sarà sempre più lo strumento globalizzante per eccellenza, basta comprendere come funziona il WTO (OMC), l’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Il WTO è l’arbitro del commercio internazionale e si rifà proprio al Codex per decidere se un paese può rifiutare oppure no l’importazione di un prodotto alimentare.

Se per esempio la carne statunitense – pregna di ormoni della crescita bovina di sintesi (della Monsanto) – viene accettata (e lo è) dal Codex, il paese o l’unione di paesi (Europa) non potrà più rifiutarne l’importazione.

Cosa che è avvenuta fino ad oggi nel Vecchio Continente e che dal 31 dicembre 2009 potrà cambiare drasticamente.

Tutti i 181 paesi membri del Codex, entro e non oltre il 31 dicembre 2009, non avranno più proroghe: dovranno accettare, per esempio, la Direttiva europea vista prima, sulle vitamine e minerali (Direttiva 2002/46/EC).Che piaccia o non piaccia a noi sudditi europei, entro quest’anno le normative del Codex dovranno essere recepite dai singoli governi firmatari.

Il Codex – visti gli sponsor – non poteva non essere un grande promotore dei prodotti biotech, cioè degli alimenti geneticamente modificati. Siccome tali cibi pericolosi hanno proprio il sigillo Codex, sarà sempre più difficile per un paese proteggere la salute dei suoi cittadini impedendone l’entrata in commercio.

Quindi tutti i prodotti marchiati Codex, che facciano bene alla salute o siano pericolosi, in quanto accettati dall’ente certificatore delle lobbies (appunto il Codex), entreranno nei circuiti di vendita e consumo, e nessun paese potrà rifiutarsi, pena sanzioni.

Non a caso parlo di prodotti “pericolosi per la salute”. L’aspartame (codice 951) per esempio, il dolcificante di sintesi estremamente tossico è un edulcorante così ben accettato dal Codex (nonostante sempre più studi indipendenti lo mettano all’indice) che le soglie di “concentrazione massima” rasentano il ridicolo.

Ecco cosa riporta il sito ufficiale del Codex:

- “Alimenti dietetici” la “concentrazione massima” di aspartame è di 1000 mg/kg di peso;- “Altri zuccheri e sciroppi”, la “concentrazione massima” è di 3000 mg/Kg di peso;- “Complementi alimentari” la “concentrazione massima” è di 5500 mg/Kg;- “Chewing gum” la “concentrazione massima” di aspartame è di 10.000 mg/Kg.

Quindi le comunissime gomme da masticare – deleterie di per sé per la dentizione – possono avere una “concentrazione massima” di aspartame pari a 10 grammi per chilo! Forse il veleno per topi fa meno male.

Per non parlare degli alimenti dietetici, integratori e bevande “free sugar”, ecc.

Questo è il Codex

Ma perché tutto ciò?

La risposta è di una semplicità disarmante: vogliono farci ammalare per controllarci meglio.

Una persona malata non è una persona libera.

E’ risaputo che una integrazione nutrizionale apporta benefici all’organismo. Sono infatti numerosi gli studi pubblicati che lo dimostrano inequivocabilmente: le vitamine sono importantissime per la vita (lo dice il nome stesso Vitamina (Vita + Ammine, quindi composti organici fondamentali per la Vita ).

E’ risaputo invece che le droghe chiamate farmaci e vendute a prezzi assurdi dalle lobbies, sono pericolose per la salute pubblica, e si potrebbero gettare nella spazzatura se una persona adottasse uno stile di vita sano e un’alimentazione non tossica.

Tutti i farmaci di sintesi, anche se apparentemente sembrano curare una malattia, in realtà non curano assolutamente nulla. L’effetto degli antinfiammatori, per fare solo un esempio, è quello di “spegnere” il sintomo (dolore, infiammazione, ecc.) andando a “bloccare” le connessioni nervose. Il problema vero, la causa che ha dato origine al dolore, all’infiammazione non viene contemplata, per cui non può essere risolta.

Per ultimo, tutte le medicine inquinano l’organismo di tossine chimiche: hanno una quantità enorme di effetti collaterali spesso pericolosi. Basta leggere i bugiardini, i foglietti illustrativi, per rendersene conto.

Un’alimentazione sana a base esclusivamente di frutta e verdura biologica o biodinamica, sono le fonti naturali per eccellenza di vitamine e minerali organici.

Modificando geneticamente le piante, gli ortaggi e le verdure in generale, immergendole in pesticidi, crittogamici e antiparassitari, stanno creando degli obbrobri pericolosi per la vita stessa.

Ecco perché le vitamine, i minerali organici, gli alimenti integrali, sono un pericolo per il Sistema a cui sta a cuore la nostra malattia e non la nostra salute.

Per tanto, avere il controllo di questi, significa controllare la salute di miliardi di persone (esattamente il 97% del pianeta), e per ultimo la loro vita.

D’altronde pensiamoci un attimo, se le lobbies del farmaco (tutte società quotate in borsa) dovessero scoprire un medicinale che cura, per esempio il diabete, chi guadagnerà più dalla vendita delle siringhe, dell’insulina, dei farmaci, ecc. per quei 170 milioni di ammalati nel mondo?

Idem per le malattie degenerative, cardiovascolari, cancro, ecc.

E’ ovvio che tali società, lucrando sulla pelle delle persone, non mirano a far scomparire le malattie, ma puntano esattamente al contrario: al loro mantenimento.

Una società costantemente malata è una società facilmente manipolabile.

Il Codex Alimentarius serve proprio a questo.

Cosa possiamo fare?

Possiamo fare molto per invertire tale processo.

- Prima di tutto informiamoci. Fintantoché non sapremo con chi o che cosa abbiamo a che fare, non prenderemo coscienza e non potremo adottare gli strumenti adeguati.

- Una volta presa coscienza è necessario passare all’azione, perché una informazione fine a sé stessa, non serve a nulla.

Se quindi il Sistema ci vuole sempre più malati, per meglio controllarci, dovremo diventare sempre più sani, e per capire come diventare sempre più sani forse è utile comprendere come fanno ad ammalarci.

Esami e screening

Mediante gli esami di massa chiamati screening, le lobbies scovano, senza tanta fatica, ogni anno milioni di nuovi malati: persone oggettivamente sane che di punto in bianco, per via di un esame, un parametro o un valore (scelto da qualcun altro) diventano malate. E si convincono di esserlo perché il medico compiacente o ignorante appoggia tale sistema di cose, con altri esami o con la prescrizione di farmaci.

Pesare attentamente qualsiasi esame è una regola importante. Quando l’esito e il responso sono stati dati, i danni (psicologici ed emotivi) possono essere deleteri. Tenendo conto anche degli innumerevoli “falsi positivi” e falsi negativi” che ogni esame ha.

Un esempio per tutti l’ipercolesterolemia. Il livello di colesterolo totale viene costantemente abbassato: oggi è 200 mg/dL di sangue (anche se c’è già chi spinge per 190 mg/dL), ma negli anni ‘80 era addirittura 280 mg/dL.

Basta a questo punto informarsi adeguatamente per comprendere la truffa enorme messa in atto dalle case farmaceutiche per vendere statine (non a caso farmaci usati da 80 milioni di persone nel mondo) e controllare la vita di centinaia di milioni di persone.

Lo stesso dicasi per l’ipertensione arteriosa, il diabete, ecc. ecc.

Lo screening (mammella, prostata, mappatura dei nei, ecc.) è il sistema per cercare il malato nel sano!

E lo trovano sempre.

Alimentazione

Siamo fatti “anche” da ciò che mangiamo. Viene da sé che la qualità dei cibi e il come li combiniamo tra loro, sono di estrema importanza per la nutrizione cellulare.

Mangiando cibi spazzatura, cibi industriali, come quelli che riempiono gli scaffali nei supermercati, pregni di chimica, additivi, aromi, coloranti, ecc. è normale che il corpo prima o poi ne risentirà.

E’ solo questione di tempo e il tempo è galantuomo: sa attendere.

Alimentandosi saggiamente con frutta e verdura di stagione e ogni tanto con qualche cereale integrale biologico, nelle giuste e corrette combinazioni, lasciamo all’organismo tutte le energie (che altrimenti sarebbero dirottate e indirizzate per smaltire tossine, veleni, proteine, ecc.) per mettere in atto processi di autoguarigione.

Durante la notte il corpo assimila i nutrienti dal cibo mangiato precedentemente, mentre la mattina, dalle 4 alle 11, espelle tutte le tossine (lingua con patina bianca, per es.).

Diventa importante di notte dormire bene in una camera bonificata dalle onde elettromagnetiche, eliminando dalle vicinanze del letto tutto ciò che emana onde: cordless, cellulare, radiosveglia, lampada alogena, ecc.

Utile anche di mattina, almeno fino alle 11, bere liquidi e mangiare solamente frutta, così da non bloccare il processo di espulsione delle tossine.

Spegnere la televisione

Un’altro strumento potente per condizionare e controllare le masse è la paura.

Il megafono principe della paura è la televisione.

Teniamola spenta il più possibile, soprattutto quando si sta mangiando.

Il rituale del pasto è sacrosanto e va consumato nella totale tranquillità interiore ed esteriore. Se mangiamo con immagini e notizie di violenza, stupri, terremoti, eutanasia, incidenti, cani impazziti, ecc. anche i cibi che mangiamo saranno inquinati da tossine emozionali, deleterie quanto quelle fisiche.

Produttori locali

Centinaia di migliaia di aziende agricole in tutta Italia hanno chiuso i battenti nell’ultimo periodo a causa della crisi economica. Crisi strumentale e veicolata dall’Élite.

Oggi queste aziende sono quasi tutte nelle mani delle banche e saranno acquistate dai grossi gruppi industriali per qualche spicciolo (esattamente come avvenne nel 1929).

Visto che abbiamo ancora la possibilità di scegliere, indirizziamo i nostri acquisti verso quei piccoli produttori locali (anche se non certificati, ma che non utilizzano chimica di sintesi) che altrimenti finirebbero schiacciati e spazzati via dalla globalizzazione.

Evitiamo quanto più possibile la grande distribuzione, aderiamo ai sempre più crescenti Gruppi di acquisto solidali (GAS), e premiamo coloro che lavorano bene (senza chimica), con passione e amore, anche se non possono vantare le certificazioni biologiche.

http://www.disinformazione.it/

Il Codex Alimetarius potrebbe essere il più grande disastro per la salute umana

Pubblicato in POLITICA, SALUTE da Gabriele Pierattelli il 19/06/2009

postato da gabriele.pierattelli@tiscali.it [22/04/2009 16:30]

Il Codex Alimetarius entrerà in vigore il 31 dicembre del 2009 e potrebbe essere il più grande disastro per la salute umana: determinerà gli standard di sicurezza alimentare e le regole in più di 160 paesi del mondo, cioè per il 97% della popolazione mondiale.

La Commessione di Commercio Codex Alimentarius (che nel 1994 dichiarò le tossine come nutrienti) è attualmente finanziata e condotta dall’OMS (che appartiene all’ONU) e dalla FAO.

Un insieme di standard internazionali aventi come scopo la protezione della “salute” dei consumatori, attraverso pratiche nel commercio per: preparati alimentari, semipreparati, crudi, l’igiene degli alimenti, gli additivi, i pesticidi, i fattori di contaminazione, l’etichettatura, i metodi di analisi. Lo scopo recondito è di mettere fuori legge ogni metodo alternativo nel campo della salute, come le terapie naturiste, l’uso di integratori alimentari, di vitamine e di tutto ciò che potrebbe essere un potenziale concorrente per l’industria chimico-farmaceutica.

La lobby della chimica farmaceutica è nata da un’associazione condotta da Rockfeller e dall’IGFarben della Germania nazista. L’IGFarben fin dal 1932 fornì ad Hitler un finanziamento di 400.000 marchi senza il quale il secondo conflitto mondiale non avrebbe potuto avere luogo e nel 1941 costruì ad Auschwitz la più grande industria chimica del mondo approfittando della mano d’opera dei campi di concentramento. Nel processo di Noriberga i responsabili della IGFarben furono dichiarati colpevoli di genocidio, di schiavitù ed altri crimini. Però un anno dopo la condanna, nel 1952, tutti i responsabili furono liberati con l’aiuto di Nelsen Rockfeller (che a quei tempi era ministro degli affari esteri in USA) e s’infiltrarono nell’economia tedesca.

Fino dagli anni 70 il consiglio direttivo della società BASF, BAYER e HOECHST era costituito da membri del partito nazista che, a partire dal 1959, finanziavano il giovane Helmut Kohl. In pratica l’organizzazione nazista associata a Rockfeller ha costituito il mercato farmaceutico del pianeta.

L’alleanza della IGFarben si è poi tramandata sotto un altro nome: “Associazione per l’industria chimica” che nel 1955 è stata raggruppata nel CODEX ALIMENTARIUS il cui spirito è la soppressione delle innovazioni scientifiche indipendenti degli ultimi 50 anni usando ogni mezzo per mantenere il suo posto sul mercato in riferimento al cancro, all’AIDS, alle malattie cardiovascolari ecc.

Un gran numero di partiti politici europei, di sinistra e di destra, sono stati finanziati da questa industria per assicurarsi una legislazione favorevole all’industria farmaceutica. Per influenzare i legislatori, condizionare gli organismi di controllo, manipolare le ricerche in campo medico ed educativo, solo nel 1961 le industrie farmaceutiche hanno fatto donazioni alle grandi università degli USA: 8 milioni di dollari ad Harvard, 8 milioni di dollari a Yale, 10 milioni di dollari a Jonh Hopkins, 1 milione di dollari a Standford, 1,7 milioni di dollari a Columbia di New York. L’informazione dei medici è interamente finanziata dalle compagnie, che nascondono con attenzione un gran numero di effetti secondari pericolosi e perfino mortali dei farmaci. Vale la pena ricordare che ogni anno solo nel Nord America muoiono 800.000 persone a causa delle medicine allopatiche. Il 13 marzo 2002 gli europarlamentari adottarono leggi a favore dell’industria farmaceutica secondo le disposizioni fissate del Codex Alimentarius, finalizzate ad elaborare una documentazione coercitiva per tutte le terapie naturiste e gli integratori alimentari. Ma nonostante 438 milioni di petizioni inviate al Parlamento Europeo le direttive del Codex sono state adottate.

Il dr. Rath Matthias, uno specialista tedesco per l’uso di trattamenti naturisti, nel 2003 ha consegnato alla Corte Internazionale di Giustizia un atto di accusa per crimini contro l’umanità. Matthias afferma: “Il vero scopo dell’industria farmaceutica mondiale è di guadagnare soldi grazie alle malattie croniche e di non preoccuparsi di prevenire o sradicare queste malattie. L’industria farmaceutica ha un interesse finanziario finalizzato alla diffusione di queste malattie, per assicurarsi il mantenimento o addirittura l’aumento dei prezzi dei medicinali. Per questo motivo i farmaci sono fatti per eliminare i sintomi e non per trattare le vere cause delle malattie… le compagnie farmaceutiche sono responsabili di un genocidio permanente e diffuso, in quanto uccidono in questo modo milioni di persone”.

A partire dal 2005 le direttive applicate mirano a:

- eliminare ogni supplemento alimentare naturale che sarà sostituito con 28 prodotti di sintesi disponibili solo in farmacia: tutto ciò che non è nella lista del Codex è considerato illegale;

- le medicine naturiste, come l’agopuntura la medicina energetica, ayurvedica, tibetana ecc. saranno progressivamente vietate;

- l’agricoltura e l’allevamento di animali saranno regolate dall’industria chimico-farmaceutica che vieta per principio l’agricoltura biologica. Questo significa che ogni mucca da latte sarà trattata con l’ormone bovino della crescita (ricombinato geneticamente) prodotto dalla Monsanto. Inoltre. Ogni animale del pianeta usato a fini nutrizionali dovrà essere trattato con antibiotici ed ormoni della crescita. Le regole del Codex permettono che gli alimenti contenti OGM non debbano più essere etichettati come tali. Non solo. Nel 2001 il Codex Alimentaris reintegra 7 delle 12 sostanze chimiche (note per essere causa di cancro) vietate unanimemente da 176 nazioni.

- l’alimentazione umana dovrà essere irradiata con Cobalto i cui livelli saranno maggiori di quelli permessi in precedenza.


IMMIGRAZIONE E DEGRADO IN CITTA’…La Lombardia e la legge anti-kebab

Pubblicato in POLITICA, SOCIETA', VARIE da Gabriele Pierattelli il 19/06/2009

postato da gabriele.pierattelli@tiscali.it [24/04/2009 13:03]

Anche per gelati e panini vietate le consumazioni sui marcipiedi dei locali

Giro di vite in Lombardia per take-away, kebaberie, ma anche gelaterie, pizzerie d’asporto, rosticcerie e piadinerie. Saracinesce giù tassativamente non oltre l’una del mattino. Posate e bicchieri usa e getta. Vietato consumare sui marciapiedi fuori dai locali. Pena sanzioni fino a 3 mila euro. Era nata dietro la spinta della Lega, per arginare il «fenomeno kebab», i locali arabi aperti giorno e notte, a centinaia solo nei capoluoghi. E per combattere «gli assembramenti» sui marciapiedi, fuori dai ritrovi etnici. Ma sei mesi di revisioni hanno trasformato il progetto di legge «anti-kebab», per ammissione degli stessi esponenti della Lega, in un provvedimento punitivo per tutti gli artigiani del fast food. Oltre seimila in Lombardia.

La leggina, varata ieri dal Consiglio regionale, in soli sei articoli mette fine «all’anarchia del take-away». Impone limiti contro l’inquinamento acustico. E orari rigidi, anche se non da coprifuoco come chiedeva una delle prime stesure del testo: «Consentita l’apertura dalle 6 del mattino alla una del giorno dopo — spiega Daniele Belotti, bergamasco e consigliere della Lega —. I kebab fino ad oggi non avevano orario». La legge pone dei limiti ai quali solo i sindaci potranno derogare. «Uno strumento in più per la sicurezza», aggiunge il capodelegazione del Carroccio in giunta, Davide Boni. Ma a far discutere è l’articolo 2-comma 2, che «vieta il consumo dei prodotti negli spazi esterni al locale». Cavillo necessario, come spiega il relatore della legge, Carlo Saffioti (Pdl), «per evitare che tali locali chiedano l’autorizzazione ad installare un dehor». Non una panchina, né sedie o ombrelloni di fortuna. Comma necessario forse, ma anche ambiguo quanto basta. «Serve ad evitare assembramenti», dicono dal fronte Lega.

«Penalizzante per tutti. Ci vietano pizza e birra — aggiungono dal centrosinistra Carlo Monguzzi dei Verdi e Ardemia Oriani del Pd —. Ve l’immaginate fuori dalla panzerotteria di Luini, dietro al Duomo, a mezzogiorno? O da Chocolat dietro alla stazione Cadorna, dove c’è la ressa in strada, inverno ed estate, di gente che gusta un cono di gelato? Ci penseranno i vigili ad allontanare gli avventori?». E mentre c’è chi si domanda a chi toccherà vigilare, esulta il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato che da settimane tiene il fiato sul collo alle 350 kebaberie della città con un’azione congiunta di vigili dell’Annonaria e veterinari della Asl. Operazione che ha portato, non più tardi di una settimana fa, ad individuare alla periferia Nord della metropoli un deposito abusivo di carne che riforniva da 3 anni i kebab di mezza regione.

corriere della sera.it

L’ombra (sempre più) lunga e infetta del bestiame avanza

Pubblicato in SALUTE da Gabriele Pierattelli il 19/06/2009

E’ scattato in questi giorni l’allarme a livello mondiale per la paura di una nuova epidemia, questa volta sostenuta da un virus che generalmente alberga nei suini.
E’ un virus portatore di sintomi influenzali e dato che dai suini si sviluppa ha preso il nome di febbre suina o porcina e i primi casi acclarati con esiti letali sono partiti da Città del Messico.


Sarebbero infatti già più di 100 le vittime e oltre un migliaio i contagiati in Messico, ma l’allerta si è già diffusa nello Stato di New York, che ha con il paese sudamericano il confine più esteso, e la paura è già arrivata oltreoceano.

Sarà l’ennesimo caso che mieterà più vittime per il panico che non per la malattia? E che determinerà disequilibri economici tra chi commercia prodotti che vengono immediatamente messi all’indice (impropriamente) come untori e chi commercia invece i rimedi (quasi sempre inutili) per non imbattersi nell’agente infettante?

Sta di fatto che le notizie viaggiano nel mondo globalizzato a velocità anche maggiore di quanto non facciano i virus, che ormai non conoscono più i confini naturali dati un tempo dai mari e dalle grandi distese di terre emerse e che spesso può più la paura che non il microbo incriminato.

Ma c’è da chiedersi comunque il motivo per cui si inneschino a intervalli più o meno regolari emergenze e riemergenze per il rischio di epidemie o ormai (in virtù della globalizzazione) di pandemie.

L´emergenza e la riemergenza di malattie infettive è influenzata, tra gli altri fattori, dalla genetica degli agenti infettivi, da quella delle specie ospiti e di quelle potenzialmente ospiti, da fattori ecologici quali l´intrusione in ambienti e la modificazione degli ambienti stessi, l´aumento e la sempre maggiore velocità delle movimentazioni di uomini, animali, prodotti di origine animale, che creano nuove interfacce tra le comunità animali allo stato libero, con la loro biodiversità, e le comunità agricolo-urbane con la loro relativa omogeneità genetica ed alta densità di popolazioni umane, di animali domestici, di vegetali. E con le pratiche sempre più diffuse di allevamenti intensivi.

Riguardo al caso dell’influenza suina, i recenti studi di biologia molecolare attribuiscono al suino un ruolo importante in quanto rappresenta una specie nella quale si sono stabiliti, e ne hanno fatto il loro serbatoio, virus influenzali che hanno circolato nell’uomo.

E’ inoltre il solo ospite naturale del virus dell’influenza che, per la presenza di particolari recettori, può essere infettato da virus di origine umana e aviare oltre che, naturalmente, da quelli propri.
Per questo motivo il suino viene considerato un contenitore di rimescolamento genetico, ovvero un organismo nel quale, nel corso di infezioni multiple da parte di virus influenzali diversi e di diversa origine animale, i geni virali possano mescolarsi tra di loro dando origine a degli ibridi.

Un fenomeno che porterebbe alla creazioni di varianti virali, ovvero di organismi in cui sono avvenute mutazioni genetiche, che li rendono, ad esempio, più aggressivi per l’uomo.

In un ospite infetto la carica virale ha infatti una componente statica ed una componente dinamica; la prima può essere considerata dal numero totale di particelle virali presenti, la seconda dal numero e tipo di genomi mutanti presenti sul totale, che si producono con una certa frequenza; è però evidente che se aumenta la popolazione che può ospitare il numero degli agenti infetti, il numero di questi aumenterà di conseguenza e maggiore diventerà la frequenza con cui le mutazioni potranno compiersi e quindi la probabilità che fra questi si selezionino agenti più virulenti, sia per l’animale che fa da serbatoio, in questo caso il suino, sia per quelli che possono essere attraverso di lui contagiati, in questo caso l’uomo.

Riguardo all’influenza suina, la maggior parte dei virus più pericolosi, sempre in riferimento all´uomo, sembra essere stata acquisita nel momento in cui la popolazione, con l´inizio delle attività agro-zootecniche, è diventata stanziale ed è aumentato il numero di individui presenti nell´unità di spazio. A questo va aggiunto il fatto che si è instaurato un più stretto e continuo contatto con gli animali, dovuto all´espandersi degli allevamenti stessi.

In questo modo si può prevedere che una perturbazione nelle interazioni ecologiche che aumenti il contatto tra specie in precedenza isolate (intrusione umana in nuovi habitat, disboscamento, stanzializzazione di popolazioni, ma anche introduzione di specie esotiche in nuovi territori) possa incrementare il rischio di esposizione ad agenti persistenti, e la possibilità che questi possano diventare agenti acuti per nuove specie.

Prima di farsi prendere dal panico, bisognerebbe quindi ripensare a questo modello, che non ha niente di sostenibile, né per l’ambiente, né per gli animali, né per l’uomo.

GREENREPORT.it

Un Rinascimento per la Terra…L’AUGURIO di CARLO d’INGHILTERRA

Pubblicato in CELLULARI, ECOLOGIA, ECONOMIA, INFORMATICA, POLITICA, SALUTE, SOCIETA', TECNOLOGIA, VARIE da Gabriele Pierattelli il 19/06/2009

“Le previsioni degli scienziati sono sempre più allarmanti: è nostra responsabilità invertire subito la tendenza in atto”

HO visitato l’Italia diverse volte negli anni passati ed ho un caro ricordo sia dei luoghi che ho visto sia delle persone che ho incontrato. Ricordo bene la mia ultima visita ufficiale qui cinque anni fa, durante la quale ho partecipato ad una serie di eventi per promuovere il movimento “Slow Food” che ha fatto molto per sostenere le risorse locali e la produzione di prodotti alimentari sostenibili. Senza alcun dubbio in questi giorni, prima in Italia e durante il mio incontro con il Papa al Vaticano ed in seguito in Germania riprenderò il tema della sostenibilità ambientale, sottolineando la problematica del cambiamento climatico ed il bisogno da parte di tutti di raggiungere una maggiore sostenibilità a livello globale se vogliamo proteggere il nostro pianeta per le generazioni future. Basta riflettere sull’aumento della regolarità di alluvioni a Venezia o di cambiamenti nei tempi dello scioglimento delle nevi in montagna (che provocano il rilascio di flussi d’acqua) per vedere gli effetti dei cambiamenti climatici. E la situazione non farà altro che peggiorare se non si agisce subito.

Credo fermamente che la risposta che diamo alla sfida che ci troviamo ad affrontare definirà la nostra era. Nello stesso modo in cui il Rinascimento ha definito per molti di noi in Europa un risveglio dell’identità culturale ed intellettuale alla fine del periodo medievale, le nostre azioni di oggi potrebbero essere ricordate come il rinascimento del nostro modo di vivere, come l’inizio di una nuova epoca con una gestione efficiente dei nostri Paesi.

Se ciò suona come un’ambizione troppo grande, dobbiamo riflettere brevemente sulla scienza dei cambiamenti climatici per iniziare a vedere quello che succederà se non agiamo subito. In molti tra coloro che sostengono che questa scienza è sbagliata dovrebbero approfondire la loro conoscenza: basta infatti visitare la sede dell’Istituto Statistico Britannico sull’Antartico a Cambridge e chiedere di poter vedere i campioni di ghiaccio estratti da 3 chilometri di profondità che raccolgono il livello di presenza di diossido di carbonio degli ultimi mille anni circa, per vedere con i propri occhi. Il grafico oscilla in modo regolare e stabile tra periodo glaciale ed interglaciale fino alla metà del XVIII secolo, proprio quando iniziò la rivoluzione industriale, ed inizia poi ad accelerare in misura di parti di CO2 per milione fino alla nostra era che è il punto in cui il grafico indica la gravità della situazione.


Al momento stiamo esaurendo rapidamente le riserve di carburante fossile della Terra, bruciando più risorse di quelle disponibili. Facendo così, inquiniamo l’atmosfera con grandi quantità di diossido di carbonio che cattura l’energia solare provocando il riscaldamento globale. In parole più semplici, stiamo distruggendo il pianeta con una doppia azione: prima di tutto bruciando troppi carburanti fossili, e poi cambiando in modo significativo la temperatura del nostro pianeta.

Il problema che stiamo creando per le nostre generazioni future è così grande che gli scienziati continuano a rivedere le loro valutazioni sugli effetti catastrofici del cambiamento climatico.
In base alle ultime relazioni, il livello del mare potrebbe aumentare di un metro in questo secolo con gravi conseguenze per 600 milioni di persone e occupando ampie fasce di terra. Paesi come l’Egitto e l’India ne subirebbero enormi conseguenze, mentre le isole più piccole scomparirebbero del tutto.

In base alle previsioni, il numero di persone a rischio alluvione aumenterà su base annuale dagli attuali cinque milioni a 370 milioni entro la fine di questo secolo. In paesi costieri come l’Italia o la Gran Bretagna, queste previsioni sono decisamente allarmanti.

Ma l’aumento del livello del mare è solo una delle diverse conseguenze dei cambiamenti climatici, tra cui vi è anche la riduzione drastica delle riserve d’acqua e condizioni climatiche estreme che provocherebbero seri danni sia sulle proprietà che sulle persone.
Se si considerano le conseguenze che questi fattori avranno sul movimento di una popolazione in continua crescita, si prevedono letteralmente centinaia di milioni di rifugiati ambientali.

Se, come me, pensate che abbiamo raggiunto un punto di svolta nella nostra storia e che ciò che faremo nei prossimi anni creerà le basi per come saremo giudicati dalle generazioni a venire, sarete senza dubbio d’accordo sul fatto che sia necessaria una collaborazione tra comunità, nazioni e continenti per fornire una risposta globale a questa sfida mondiale. Durante la mia visita in Italia cercherò di definire le modalità di azione ed i principi che possono aiutarci nella nostra ricerca di una maggiore sostenibilità ambientale.

Ma indipendentemente dai dettagli, il punto fondamentale che vorrei sottolineare è che è necessario agire ora, con urgenza. Mi piacerebbe che non fosse così e che fosse possibile continuare a portare avanti il business nello stesso modo.
Sfortunatamente non e così, e se dovessimo continuare ad usare le stesse modalità, lasceremmo un’eredità terribile ed avvelenata ai nostri figli e nipoti. Spero sinceramente che i nostri due Paesi, le cui storie si sono incrociate per più di 2000 anni, si uniscano nuovamente con un obiettivo unico verso un futuro equo, sicuro e sostenibile.

“Allevamenti intensivi incubatori di virus”

Pubblicato in ECONOMIA, SALUTE da Gabriele Pierattelli il 19/06/2009

L’associazione ambientalista: “Nell’arco di due decenni per quattro volte
si è corso il rischio di pandemia. Bisogna intervenire prima che si scateni la malattia”

“Eliminare le condizioni che trasformano gli allevamenti intensivi in bombe biologiche a orologeria”. E’ secca la denuncia che viene da Legambiente e poggia su una casistica che comincia a diventare imbarazzante per chi ha la responsabilità di garantire la salute pubblica: nell’arco di un paio di decenni per ben quattro volte si è corso il rischio di una pandemia.

Prima la Bse, un morbo prodotto dalla decisione di abbattere i costi della produzione dei bovini rinunciando a regole di buon senso elementare come l’alimentazione vegetariana delle mucche e le alte temperature nei processi di macellazione. Qualche anno dopo è arrivata la Sars, la polmonite atipica scoppiata in Cina e legata al contatto con gli animali destinati alla nostra tavola. Poi è stato il turno dell’aviaria, prodotta dalla vicinanza con l’allevamento intensivo dei polli. Ora tocca ai maiali: e questa volta le modalità di contagio sono molto più insidiose perché il virus si trasmette da uomo a uomo con una rapidità allarmante.

“La somministrazione forzata di cibo, la spaventosa concentrazione di nitrati difficilmente smaltibili, l’uso smodato di medicinali e antibiotici per permettere agli animali di sopravvivere ammassati in condizioni spaventose creano un ambiente ad altissimo rischio”, spiega Francesco Ferrante, responsabile agricoltura di Legambiente. “Già negli anni ‘90, la Comunità europea aveva tentato di porre rimedio a questo stato di cose ma la direttiva nitrati del 1991, come la successiva direttiva sul benessere animale e la messa la bando delle gabbie per le galline ovaiole, non hanno trovato applicazione effettiva: in Italia non si riesce neppure a far rispettare la regolamentazione sui nitrati che continuano a inquinare terreni e falde acquifere”.OAS_RICH(‘Middle’);

Secondo Enrico Moriconi, presidente dell’Asvep, l’associazione culturale veterinaria di salute pubblica, il virus attuale è parente stretto di quello dell’aviaria, che a sua volta ha un legame con la “spagnola”, l’influenza che uccise cento milioni di persone dopo la prima guerra mondiale. Naturalmente bisogna tener conto del fatto che gli effetti di un’epidemia dipendono anche dallo stato immunitario e di salute della popolazione: nei Paesi ricchi le condizioni di base non sono confrontabili con quelle della popolazione che usciva dal conflitto del ‘15 – ‘18.

“I suini sono sensibili sia ai virus influenzali umani sia a quelli aviari: mettiamoli in allevamenti intensivi e otteniamo le condizioni ideali per permettere ai virus di allenarsi, evolvendosi fino ad arrivare, mutazione dopo mutazione, al salto di specie tra animale e uomo”, afferma Moriconi. “Purtroppo la certificazione della catena alimentare, che permette di ridurre il rischio identificando gli stabilimenti di provenienza di ogni bistecca, finora è scattata solo per le carni bovini e avicole. Cioè solo dopo il rischio pandemia”.

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