Piccoli borghesi crescono

Ecco la fotografia dell’uomo che incarna il modello culturale di questi anni: Quello che tutti vorremmo essere, forse anche chi lo è già...
I veri problemi che affliggono il mondo sono tanti e diversi: la violenza, la fame, le disuguaglianze, l’oppressione dittatoriale, l‘inquinamento, le malattie eccetera.Penso, da buon pessimista, che essi non saranno risolti né a medio né lungo termine. Tuttavia, anche se, in futuro, a tali problemi fosse data soluzione (vale a dire che pace, uguaglianza, libertà, fraternità, sanità, rispetto dei diritti umani e dell’ambiente si realizzassero e si consolidassero per secoli e millenni), ecco – mi domando – potremmo dire di aver compiuto, realizzato, trovato il senso del nostro vivere? Potremmo cioè aver l’ardire di considerarci nuovamente in una riedizione del paradiso terrestre?
PIRAMIDE DI MASLOW OGGI – A proposito: qual è il sogno che potrebbe accomunare tutta l’umanità? Ne esiste uno? Forse sì: diventare piccolo borghese. La classe media è il fine ultimo e il sogno definitivo dell’umanità. Una volta sbaraccate le vestigia aristocratiche (il re è nudo e ha i miei stessi desideri) e reso palese l’impossibilità di un autentico comunismo, che rimane se non il quieto vivere occidentale? Certo in esso si notano vari turbamenti, scossoni episodici, qualche deriva destrorsa e autoritaria. Ma poi? L’accesso (limitato) alla classe media è la speranza verso la quale tendono i tre quarti dell’umanità che per ora ne sono esclusi. Il piccolo borghese è il modello per eccellenza e dentro questa categoria c’entrano tutti, dai concorrenti del grande fratello a Yoko Ono che espone le sue opere d’arte alla Biennale di Venezia, dall’operaio che sciopera alla rockstar. Gli affamati della terra ci invidiano le nostre case sicure, le nostre auto confortevoli, le nostre ferie, i nostri ospedali, le nostre pensioni, il nostro divano affacciato davanti al televisore, telecomando in mano.

MODELLO CULTURALE - L’uomo medio, il piccolo borghese è il destino della nostra razza. Egli assorbe ogni estremismo contrastandolo efficacemente con l’indifferenza. L’indifferente, si sa, è colui che assorbe meglio i desideri dell’Altro, del combattente, del rivoluzionario, ma anche dell’aristocratico e del maître à penser. «Il piccolo-borghese è un uomo incapace di immaginare l’Altro. Se l’Altro si presenta ai suoi occhi il piccolo-borghese si rifiuta di vedere, lo ignora e lo nega, oppure lo trasforma in se stesso» (Roland Barthes, Mythologies) L’uomo medio è oramai diventato il Modello culturale planetario di riferimento. Nessun uomo nuovo si vede all’orizzonte. Alfonso Berardinelli, nel suo Eroe che pensa (Einaudi, 1997, pag. 52),, sostiene che «in Pasolini, la classe media compariva come agente della Fine di un Mondo [...] Sulle rovine di tutte le trasformazioni e rivoluzioni, oltre le crisi di tutte le prospettive e di tutti i valori, solo la classe media vive, sopravvive, si riproduce, si alimenta di tutto».
CHI IMITIAMO - Il piccolo borghese è un animale che si accontenta, che non guarda oltre il proprio naso, che è pronto sì a protestare se gli si pestano i piedi, ma sempre con garbo e con disincantata fiducia che l’ingiustizia prevarrà. Ma l’ingiustizia ha bisogno essenziale dell’esistenza del piccolo borghese per mantenere incontrastato il suo potere.
«La coercizione, il tipo fondamentale del potere, implica l’uso della forza fisica da parte di chi detiene il potere; quando non si può altrimenti influenzare un individuo lo si aggredisce fisicamente o lo si usa, in un modo o nell’altro, contro la sua volontà. L’autorità implica l’obbedienza più o meno volontaria di chi è meno potente: il problema dell’autorità consiste nello scoprire chi è che obbedisce e a chi, quando e per quali motivi obbedisce. La manipolazione è una forma segreta o impersonale di esercizio del potere; l’individuo condizionato non riceve degli ordini diretti, ma è pur sempre soggetto al volere altrui. Nella società moderna la coercizione, monopolizzata dallo stato democratico, è raramente necessaria in maniera continuata. Ma coloro che detengono il potere sono giunti ad esercitarla in modo occulto: essi sono passati e stanno ancor oggi passando dall’autorità alla manipolazione.
E questo passaggio riguarda non solo le grandi strutture burocratiche della società moderna, esse stesse strumenti di manipolazione al pari che di autorità, ma anche gli organi di comunicazione di massa. Il demiurgo delle attività direttive si estende all’opinione e ai sentimenti e persino allo stato d’animo e all’atmosfera che sottendono determinati atti.
Sotto il sistema dell’autorità esplicita, nel quadrato e solido Ottocento, la vittima sapeva di essere sacrificata, la sofferenza e il malcontento di chi non era in grado di difendersi erano espliciti. Nel mondo amorfo del nostro secolo, nel quale la manipolazione ha sostituito l’autorità, la vittima non riconosce il proprio stato. La finalità esplicitamente dichiarata, per la quale si ricorre all’ausilio del più recente armamentario psicologico, è di convincere gli individui ad acquisire come necessità interiore ciò che l’apparato dirigente vuole che essi facciano, spinti da impulsi che non conoscono ma che pure hanno dentro di sé. Esistono molte di queste fruste interiori, della cui genesi gli uomini nulla sanno e della cui esistenza, in realtà, essi non sono neppure coscienti. Nel passaggio dall’autorità alla manipolazione il potere si sposta dal visibile all’invisibile, dal conosciuto all’anonimo. E col miglioramento delle condizioni materiali lo sfruttamento si fa meno materiale e più psicologico. Il problema del potere non può più essere posto semplicemente nei termini di un trapasso dai processi della coercizione a quelli del consenso. Le attività intese a suscitare il consenso all’autorità sono passate nel regno della manipolazione, dove ipotenti sono anonimi. La manipolazione impersonale è più insidiosa della coercizione proprio perché è occulta: non è possibile localizzare il nemico e muovergli guerra. Non esistono obiettivi da attaccare, gli uomini hanno perduto ogni certezza». C. Wright Mills, Colletti bianchi. La classe media americana, Einaudi, Torino 1966 (pag. 153-154).
Lavoro, divertimento, prestigio: dategli in pasto questa triade e l’uomo medio ad essa si dedicherà, cercando con ogni sforzo di raggiungerla, e sempre rimanendo dentro i binari della normalità. L’uomo medio è l’uomo inconsapevole per eccellenza, religioso per definizione, in quanto relegato a terra, incatenato, figlio illegittimo dello sforzo prometeico. Siamo qui, dei piccoli borghesi provetti che cercano di restare abbarbicati al proprio relativo benessere di accomodati, che non cercano slanci e futuri migliori, che sanno che tutto il meglio (e il peggio) è già qui, come canta Paolo Conte nella sua sublime Madeleine (Paris, Milonga 1981)
Qui, tutto il meglio è già qui, non ci sono parole per spiegare ed intuire e capire, Madeleine, e se mai ricordare… tanto, io capisco soltanto il tatto delle tue mani e la canzone perduta e ritrovata come un’altra, un’altra vita…
Mobility and Pollution problem in Europe – see what OPTIMUM POPULATION TRUST SAYS!
Key points
EARTH: MORE PEOPLE, MORE FLIGHTS, MORE CARS, MORE EMISSIONS
1. HUMANS FLY AND DRIVE – SO POPULATION NUMBERS COUNT
It is now widely accepted that to prevent the build up of dangerous greenhouse gas concentration levels in the atmosphere – and to prevent a global temperature rise of more than 2oC from 1990 levels – worldwide CO2 and other greenhouse gas emissions need to be reduced by at least 60% from their 1990 levels by 2050 – much sharper reductions than those prescribed by the Kyoto Protocol. Transport is one of the major contributors to greenhouse gas emissions, but measures to reduce emissions will be constantly undermined by increasing numbers of flyers and drivers – human beings – unless efforts are made to reverse population growth.
Among transport contributors, air travel is the fastest growing sector and the most damaging to the atmosphere: one return trip from London to Miami, according to Friends of the Earth , produces more carbon dioxide than the average UK motorist’s road mileage over a whole year. And because air trips are usually less essential than road trips, air travel can be more easily reduced in the short-term by carbon trading mechanisms, taxation and methods other than reversing population growth. Reducing road transport is less easy to reduce because road journeys are often essential – for example, for people to get to work where there is no alternative public transport system. What are the projected increases in air and road traffic to 2050, with world population set to climb another 2.5 billion?
1.2 WORLD AIR TRAVEL
In spite of rising fuel costs, the recent rapid rise in worldwide air travel shows no sign of stabilising. Global traffic increased by 7% in 2005 according to the Global Market Forecast 2006-2025 published by aircraft manufacturers Airbus, and is expected to grow by 4.8% a year to 2025 even with jet aircraft growing in size by a fifth and able to carry more passengers per flight. The main drivers of air traffic growth will be the emerging markets which are “regional economic powerhouses with large populations.” With India (population 1.1 billion) and China (1.4 billion) aspiring to western travel habits, the prospects for emissions reductions are stark. Every US citizen makes an average of 2.2 trips a year, while in India only one in 44 of the population flew in 2006. But if each of the USA’s 300 million people halved their flying, the saving would soon be wiped out by air travel growth in the high-population developing economies. China is expected to account for 0.15 trips per capita by 2020, and in India air travel is growing at 20% a year. There’s a demographic difference between India and China – China’s population is forecast to stabilise at 1.6 billion, due to its one-child family policy in the twentieth century, while India’s may expand by another 500 million by 2050 – more than the number of flyers in the whole EU 25.
By the end of 2006 the EU (population 471 million) had taken a lead over other continents. It is considering proposals to include aviation in a carbon trading scheme, though it was not clear if the scheme would apply to all flights in and out of the EU25, or eventually be limited to intra-EU flights.
Whether air traffic growth worldwide will continue at the same rate from 2025 to 2050 is uncertain, because new low-emission liquid fuels such as bio-kerosene are not yet available for aviation use. Some scientists maintain that the dangerous climate change ‘tipping point’ is lower than 550ppmv of carbon dioxide concentrations, so severe and lasting damage to the atmosphere will have already taken place by 2025.
1.3 WORLD ROAD TRAVEL
In 2000 about one in nine of the world’s 6.1 billion people owned a car or van. According to the Mobility 2030 report by the World Business Council for Sustainable Development, 750 million light-duty vehicles (LDVs) occupied the world’s roads in that year, with LDV numbers growing at 2% a year. With the average driver notching up 9,400 kilometres a year, a total 6,423.9 billion kilometres were covered worldwide as people enjoyed the mobility made easy by cheap fuel. But LDVs now contribute about half the transport sector’s C02 emissions, and by 2050 there could be two billion personal and transport vehicles on the roads, with the world’s drivers projected to be covering more than a total 70,000 billion km a year – if there is still available fuel. Transport’s resource ‘footprint’ will grow as transport-related materials use, land use and energy use all increase, according to WBCSD’sMobility 2030 report. Limiting C02 emissions from cars to zero is feasible, but “even under optimum circumstances, achieving this goal will take longer (probably quite a bit longer) than two or three decades.”
ECO-CARS ON THE WAY?Small electric cars are already available which, if powered by renewably-generated electricity, make a real difference to road transport emissions. But hydrogen-powered cars are far from making a contribution. In December 2006 BMW unveiled “the world’s first production-ready hydrogen-powered” saloon car. The BMW Hydrogen 7 drives 20.3 miles per gallon on petrol and 21.3mpg equivalent using hydrogen fuel, emitting 332g/km C02 using petrol but just 5.2g/km using hydrogen. An encouraging development, but the new BMW is a heavy car that is likely to cause fairly high emissions levels in production, and to make any difference to overall emissions levels the hydrogen fuel needs to be produced from renewable sources. At just under £100,000 in the UK for the first model, it would also be affordable by only a few. |
Changes which will help to reduce greenhouse gas emissions per passenger kilometre include new technologies such as lower fuel consumption, hybrid-electric propulsion systems, fuel cells, biofuels, lower vehicle weight and reduced aerodynamic drag. Technology is improving, with hybrid petrol/electric cars already in use and the possibility of mass production of near-zero emission cars by 2025 (excluding emissions from all stages of materials procurement, manufacture and assembly). Whatever the advances in technology, there may be a gap of a decade from widespread mass production to widespread mass ownership, because most drivers cannot afford to replace their cars after less than five years’ use. Cars powered by fuel cells charged by renewable electricity are also being developed, but there is scepticism that hydrogen cars will reach safe mass production quickly or provide an easy solution – fossil fuels are still needed for the fuel cell/hydrogen production process. What is also important to take into account is the amount of fossil fuel or non-fossil fuel energy inputs required to produce renewable transport energy outputs. (See articles in the OPT Journal.)
Meeting transport greenhouse gas emission reduction targets may be insuperable if population continues to grow by nearly 80 million a year, unless more and more of the world’s people are to remain in ‘mobility poverty’. Imagine the difference that better family planning and population policies would make. An expected world population of 9,100 million in 2050, it is estimated, would drive 70,000 billion kilometres a year – a more than tenfold increase. The number of passengers makes a difference, as well as the type of car they drive and distance they cover. If you take away the 1.4 billion population increase by 2050 which could be prevented (see Earth ) if the world’s mothers voluntarily reduced average family size statistically by half a child, road travel could be cut by 10,768 billion passenger-kilometres a year – the equivalent of driving round the world nearly 269 million times.Add in the benefits from reduced congestion in overcrowded cities, and the population factor becomes even more important.
UK: MORE PEOPLE, MORE FLIGHTS, MORE CARS, MORE EMISSIONS
2.1 AIR TRAVEL AND POPULATION GROWTH
Domestic air, road, rail and shipping transport in the UK pumped a total 152 million tonnes of carbon into the atmosphere in 2004 – nearly a quarter of all UK emissions. Aviation is the fastest growing source of greenhouse gas emissions – between 1990 and 2004, emissions from aviation fuel use more than doubled, according to DEFRA, and this increase did not reflect the additional damage caused by emissions released at high altitude. UK airports handled 3.7 million flights and 229 million passengers in 2005, a staggering 76.4% increase in passengers over the decade 1995-2005. Given plans for large-scale airport expansion, the aviation sector’s plans to limit climate change impact by halving CO2 emissions per seat kilometre between 2000 and 2020 and reduce nitrous oxide emissions by 80% at the same time would, even if achieved, be outpaced by air traffic growth and current plans for large-scale airport expansion (see Sustainable Aviation.) “Without swift action to curtail aviation growth,” according to the Tyndall Centre for Climate Change Research, “all the other UK sectors will have to almost completely decarbonise by 2050 to compensate….Results show that [based on worldwide contraction and convergence of emissions] at an annual growth rate of only half of that experienced by UK aviation in 2004, the UK’s aviation sector accounts for 50% of permissible emissions in 2050 under the 550ppmv regime, and consumes the entire carbon budget under the 450ppmv level.” Stabilisation of carbon dioxide at 450ppmv is believed necessary to restrain temperature increase to two degrees above base level, and 550ppmv is believed to be the tipping point into dangerous climate change.
UK air traffic is expected to double by 2030, but population to grow by “only” 6.5%. So changes other than population growth are the main cause of rising UK air travel emissions – cheap air fares and the UK’s growing role as an air transport hub. Because air travel is price-elastic for non-essential journeys, it can be reduced by including aviation in carbon trading systems and applying taxes to curb demand by raising fares. Chancellor Gordon Brown made a first move to green taxation in December 2006 by doubling the fuel duty per passenger to £10 for short flights and £40 for long-haul flights. Britons are among the world’s most frequent flyers, however, and it remains to be seen whether a £20 increase on a long-distance holiday costing £1,000 will stabilise and reduce UK air emissions without tougher measures being introduced. And potential new flyers are now being added to the UK population at the rate of nearly a million every three years. So full are the skies above Britain that planes may have to be rerouted over eight Areas of Outstanding Natural Beauty and the Brecon Beacons National Park, among the few areas of Britain where tranquillity can still be found, according to the Campaign to Protect Rural England.
What effect would a decrease in UK population make? It would help to reduce aviation emissions by curtailing the number of travel-hungry British flyers. Population decrease would also free up land areas and housing so that people could move further away from airport noise and pollution without the need to concrete over quiet countryside.
2.2 ROAD GRIDLOCK ALREADY HERE, AND MORE TO COME
From 1950 to 2005 UK population grew by a fifth – more than 10 million. Back in the mid-twentieth century, our roads carried just one vehicle for every 12 people, but now there is one for every two of the 60.5 million inhabitants of the UK, and in 2004 road transport accounted for 13% of all carbon emissions. By 2006, 33.3 million licensed vehicles were competing for space on Great Britain’s 388 million kilometres of congested roads. Cars, lorries, van, buses, coaches and taxis clocked up a total of 499,400 million km in 2005, nearly 10 times the distance driven in 1950 – and the distances travelled in England alone are expected to be 29% higher in 2010 than in 2000. But in a tiny, overcrowded island, it should be no surprise that space to expand the road network is scarce, with the marginal cost of land also rising: road capacity barely changed from 1995 to 2005. UK population density is the third highest in Europe (the EU 25). Recent reports show UK traffic congestion to be the worst in Europe, with alternative rail trave the most expensive and overcrowded European. Overpopulation raises the cost of scarce land and is one factor behind mounting gridlock: estimates for the cost of a 53-mile widening of the M1 motorway in 2004 were £35.85 million a mile. Meanwhile the distances driven have grown 16% [DfT Transport Statistics 2006]. Chart 2.2. below show the actual and projected population and traffic growth from 1990 to 2020.
CHART 2.2
Car occupancy rates in Britain have hardly changed in the last decade, and congestion charging appears to have made little difference to congestion: average traffic speeds on trunk roads and motorways fell between 1995 and 2003, and were lower in London in 2000-03 than in 1980-82. For more recent figures see Transport Trends 2008. Proposals to introduce congestion charging more widely are not likely to do more than slow the rate at which congestion increases, solving only the symptoms and part of the cause. By introducing fees for previously free services congestion charges increase the cost of mobility and reduce real per capita wealth. By 2004 congestion on the roads was already costing the UK £20 billion a year, according to the RAC Foundation – £330 a year per capita per year.
Nor will the atmosphere comfortably absorb the extra emissions generated by further growth in road transport: carbon dioxide emissions from private cars grew 8% between 1990 and 2003 while road traffic volumes grew 17%, and, according to Friends of the Earth, average carbon emissions from new cars sold decreased by barely 10% between 1995 and 2005. The greening of road transport is being constantly undermined by the arrival of more people, driving more cars and travelling longer distances.
2.3 GOVERNMENT ROAD TRANSPORT POLICY
The environmental effects of increasing UK car use include atmospheric pollution in cities (parts of London in 2005 had pollution levels above the legal limits set by the EU in spite of the introduction of congestion charging). They also include increasing noise pollution across most parts of the country – few places remain free of background noise from roads. Traffic congestion on UK roads, however, causes economic costs as well as environmental costs. UK traffic growth results from a combination of continuous population growth and rising prosperity (more car users and more mileage per driver within a densely populated and finite territory), and failing public transport. So bad have traffic jams got that the government has abandoned its 10-year Transport Plan, recognising that it would fail to meet its target to cut traffic congestion by more than 6 per cent between 2001 and 2011.
THE DENSITY FALLACYUK transport policy is beginning to switch from a predict-and-provide road-building programme to attempts to curb traffic by road pricing and other taxes. There is still an apparent belief, however, that increased population size will (if the additional 10 million people expected by 2074 are accommodated in high-density developments) reduce transport needs if concentrated at higher population densities. This is true up to a point – if there is good local public transport available – but it brings with it a lack of freedom to move further afield, which many feel to be a deterioration in their quality of life. Population size is a bigger determining factor than population density: Norway’s dispersed 4.7 million people drive fewer total kilometres than the UK’s 60.5 million people, and China’s 1.4 billion people will soon dwarf the UK’s road transport use. |
In June 2005 Transport Secretary Alastair Darling admitted that changes to road transport policy were needed to prevent ‘complete gridlock’, and unveiled proposals to replace fuel tax and possibly road tax with a satellite-operated, distance-based road charging system which would cost motorists up to £1.30 a mile to use UK roads. The rate would be varied according to time of travel and routes used, to encourage motorists to avoid peak travel times and busy roads. Pilot schemes are planned before wider introduction in 2020-2030. The Treasury-backed Eddington Transport Study of 2006 estimates that the benefits of road pricing would reach £28 billion a year by 2025. Seen as a tax, the proposed national charging system is meeting fierce resistance from voters who have no real alternative way to travel – travelling by rail is also becoming more expensive, with further fare rises in the pipeline, and a combination of savage cuts in the national rail network in the 1960s and suburban sprawl caused by population growth means that millions of commuters do not live within easy distance of a railway station.
The government has introduced its first green taxes to make drivers switch from high-emission to low-emission cars. In November 2006 Chancellor Gordon Brown raised the price of the “tax disc” (annual vehicle excise duty) on the most polluting categories of car to a top rate of £215 from the standard £175, and a decline in sales of SUVs indicates that drivers have taken notice of both rising taxes and the unpopular environmental profile of urban gas-guzzling cars.
3. NEEDED: A POPULATION POLICY TO SUPPORT TRANSPORT POLICY
No mention has been made by the government of the need to reverse its pro-growth population policy, which is constantly increasing the number of people in the UK, and therefore the number of potential drivers and vehicles on the roads. UK population has already grown by half since 1900 and more than a fifth between 1950 and 2006. Our numbers are being allowed to increase by more than 320,000 a year and are officially projected to grow by a further 10 million by 2074 – unless action is taken to reverse the trend. Ten million more people, at current ownership rates, means more than five million more cars, with greater envronmental damage as well as rising congestion costs to the economy. The additional population would also mean covering an area greater than London with housing and other types of infrastructure, effectively removing this area from existing transport use or pushing up the price of land to levels where the public transport projects needed to reduce road transport become unviable.
Gridlock is here – so why allow the UK to become even more crowded. Will anyone be able to move in a country with 70 million people and 40 million cars? Why not stabilise population and allow it to reduce gradually, supporting sustainable transport policies rather than undoing them?
4. THE TRANSPORT BENEFITS OF POPULATION DECLINE
Chart 4.2 below shows that a population decrease of 6.7 million from its 2002 level of 59.3 million (when OPT first recommended a policy of population decrease), to 52.6 million in 2050, at the 2006 vehicle ownership rate, would have removed about a million vehicles from the the UK’s congested roads by 2050. In the four years that have passed since, population, vehicle ownership and distances travelled have all continued to rise. To achieve the same 2050 result starting from 2007, the rate of population decrease would have to be more steep.
CHART 4.1
CHART 4.2
If the ratio of licensed vehicles to the population per capita were to change from its 2006 level, or the average distance travelled per capita, these projections would need to be altered accordingly.
MORE INFORMATION |
See Sustainable numbers for suggested starting points on which global population policy studies can be based,Fertility for suggested family planning and reproductive health policies, Migration for migration policies, andPopulation policy projections for a demographic alternative for the UK.
Optimum Population Trust Ltd, 12 Meadowgate, Urmston, Manchester M41 9LB, UK
Tel: 020 8123 9116 email: info@optimumpopulation.org
I ciechi possiedono realmente un sesto senso che permette loro di evitare gli ostacoli.

I ciechi possiedono realmente un sesto senso che permette loro di evitare gli ostacoli. Lo conferma una ricerca condotta da studiosi americani, olandesi e italiani che hanno pubblicato i risultati sulla rivista scientifica«Current Biology».
La sperimentazione ha avuto come protagonista un uomo colpito da ictus, rimasto cieco perché offeso alla corteccia visuale in entrambi gli emisferi del cervello.
Egli, ricorrendo a connessioni nervose alternative, è riuscito ad evitare gli ostacoli di un percorso. Pur avendo mantenuto normali gli occhi sul piano funzionale, l’uomo, di cui si conoscono solo le iniziali, non poteva elaborare le informazioni ricevute.
In suo soccorso è intervenuta la cosiddetta «vista dei ciechi» una sorta di abilità occulta che gli ha consentito di percepire la presenza degli oggetti e persino le espressioni dei volti altrui. Pur affidandosi ad un bastone e all’aiuto di terzi, era in grado, infatti, di compiere, anche da solo, i suoi movimenti.
Gli scienziati, dopo avere predisposto un percorso ad ostacoli, hanno filmato le “manovre” del paziente.
Beatrice de Gelder della Tilburd University, che ha condotto la ricerca insieme a Marco Tamietto dell’Università di Torino ha detto: “T.N”, queste le iniziali dell’uomo, “non si rendeva conto di fare qualcosa di eccezionale: pensava di aver camminato in linea retta lungo un corridoio”
E ancora “Si tratta in assoluto della prima ricerca su questa abilità nell’uomo. Dallo studio emerge un messaggio importante, specie per le persone con danni cerebrali…si può subire una totale perdita della visione corticale, ma ancora avere delle capacità che permettono di muoversi dentro e fuori da un luogo senza farsi male”
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Se lo shopping diventa un disturbo mentale al pari della bulimia – Cos’e’ il disturbo ossessivo compulsivo
E’ da sempre considerata la Bibbia della psichiatria mondiale. Si tratta del DSM, ovvero “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders”, il manuale dei disturbi mentali, un libro di riferimento per centinaia di migliaia di psichiatri sparsi in tutto il mondo e pubblicato dal 1952 dall’Associazione americana di psichiatria.
La nuova versione alla quale medici di ogni parte del pianeta già da tempo stanno lavorando, pronta ad uscire nel 2011, sta già però facendo parlare di sé. Per la prima volta vengono infatti citati come casi di disturbo psichiatrico lo shopping senza freni inibitori, il rapporto ossessivo con il cibo e i problemi legati all’identità di genere.
Tematiche contemporanee che solo recentemente stanno entrando negli studi medici degli psichiatri. Segno, dunque, di un profondo mutamento dei tempi o di una flessibilissima capacità della psichiatria di saper leggere tra le righe nelle pieghe più nascoste della psiche della nostra società?Se la risposta in tasca forse nessuno ce l’ha realmente, un dato, però è certo. Mentre nell’ultima edizione del manuale, uscita nel 2000, venivano citati 283 tipi diversi di disturbi psichiatrici nella prima uscita nel 1952 i disturbi erano solo un terzo. I disturbi insomma sono aumentati o è aumentata la nostra capacità di riconoscerli? Secondo lo psichiatra brasiliano Theodor Lowenkron che coordina il lavoro del manuale in Brasile il rischio è quello di una eccessiva psichiatrizzazione delle varie categorie diagnosticate. Il che in parole semplici significa che vengono definiti disturbi psichiatrici quelli che sono solo disturbi momentanei del comportamento. Ciò che insomma fa discutere ed è oggetto del vivace dibattito scatenatosi nelle ultime settimane è se non si abbia realmente bisogno di diagnosi più approfondite anche nel tempo. Appuntamento allora alla prossima Bibbia, nel 2022.
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APPROFONDIMENTO SUL
“disturbo ossessivo compulsivo”
Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è, per prima cosa, un disturbo d’ansia . Non è un disturbo del pensiero sebbene i pensieri associati siano spesso bizzarri. Caratteristiche essenziali sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti che creano allarme o paura e che costringono la persona a mettere in atto comportamenti ripetitivi o azioni mentali .
Il DOC può portare ad una condizione di disabilità persistente, l’individuo rimane preso in trappola e con molta difficoltà è in grado di reagire. Questo disturbo può anche interferire in maniera significativa con la vita scolastica o lavorativa, costringendo, nei casi più gravi, all’abbandono.
Caratteristiche essenziali del DOC sono: le ossessioni e le compulsioni :Ossessioni: sono pensieri, immagini o impulsi che si presentano più e più volte e sono al di fuori del controllo di chi li sperimenta. Tali idee sono sentite come disturbanti e intrusive, e, di solito, percepite come non realmente fondate.
Le persone con DOC possono preoccuparsi eccessivamente dello sporco e dei germi o essere ossessionate dall’idea di potersi contaminare o poter contaminare gli altri. Possono avere paure ossessive di avere inavvertitamente ucciso qualcuno (forse mentre facevano manovra con l’auto per uscire da un parcheggio), anche se di solito riconoscono che tutto ciò non è realistico. Le ossessioni sono accompagnate da emozioni sgradevoli, come paura, disagio, dubbi, o dalla sensazione di non aver fatto le cose nel “modo giusto”.
Compulsioni: vengono anche definite rituali, sono comportamenti ripetitivi o azioni mentali messi in atto per ridurre il senso di disagio e l’ansia provocati dai pensieri e dagli impulsi tipici delle ossessioni, costituiscono, cioè, il tentativo di elusione del disagio, un mezzo per cercare di conseguire un controllo.
Le persone con un’ossessione che riguarda la contaminazione possono lavarsi costantemente le mani fino a provocarsi delle escoriazioni.
Una persona può ripetutamente controllare di aver chiuso il gas per la paura ossessiva di far scoppiare la casa, un’altra può contare oggetti più e più volte per l’ossessione di averli perduti.
In generale tutte le compulsioni che includono la pulizia, il lavaggio, il controllo, l’ordine, il conteggio, la ripetizione e il collezionare si trasformano in rigide regole di comportamento e sono spesso bizzarre. Almeno l’80% dei pazienti con DOC ha sia ossessioni che compulsioni , meno del 20% ha solo ossessioni o solo compulsioni. La natura delle ossessioni e delle compulsioni è alquanto eterogenea. Si possono comunque tipicamente distinguere i seguenti sottotipi di DOC (Hodgson e Rachman, 1977):
- Checking: si riferisce a preoccupazioni e comportamenti di controllo e ricontrollo senza necessità;
- Cleaning: descrive preoccupazioni, comportamenti e rituali di pulizia e “decontaminazione”;
- Doubting-ruminating: indica dubbi, pensieri, rimuginazioni mentali e scrupoli ossessivi;
- Slowness-repetition: si riferisce a comportamenti ripetitivi e ad una particolare lungaggine ossessiva. La quarta categoria è alquanto discussa e non sembra poter esistere come entità diagnostica a se stante.
Nella pratica clinica si possono distinguere con chiarezza quattro famiglie di problemi, talvolta presenti in concomitanza:
Ossessioni e compulsioni implicanti controlli protratti e ripetuti senza necessità;
Ossessioni e compulsioni connesse a improbabili (o irrealistici) contagi o contaminazioni;
Rimurginazioni mentali, dubbi e pensieri (o, più raramente, immagini) intrusivi, persistenti, inaccettabili o sgradevoli;
Ossessioni connesse a impulsi attinenti comportamenti indesiderati e inaccettabili, privi di senso, pericolosi o socialmente sconvenienti.
EPIDEMIOLOGIA
L’Istituto Nazionale di Salute Mentale (NIHM) ha mostrato, dopo varie ricerche, che le persone affette da DOC sono più del 2% di tutta la popolazione, indicando così che il DOC è più comune di altre malattie psichiatriche qualischizofrenia , disturbo bipolare o disturbo da attacchi di panico.
Il DOC colpisce, indistintamente, persone di entrambi i sessi, di tutte le età, di tutte le etnie, di tutte le religioni e di tutti i livelli socio-culturali.
Sebbene di solito i primi sintomi si manifestino nell’adolescenza o nella prima età adulta, alcune ricerche hanno mostrato che alcuni bambini sviluppano la malattia in età precedenti, la data di esordio in età evolutiva è tra i 9 e gli 11 anni e sembra che i ragazzi tendano a presentare il disturbo più precocemente delle ragazze. Almeno un terzo dei casi di DOC negli adulti sono iniziati nell’età evolutiva .
Non tutti i comportamenti ossessivo-compulsivi rappresentano una malattia. Alcuni rituali (per esempio alcune pratiche religiose o certe scaramanzie) fanno parte della vita di tutti i giorni. Preoccupazioni normali, come la paura della contaminazione possono aumentare durante periodi di stress, come quando qualcuno in famiglia è malato o sta morendo. Solo quando i sintomi persistono, perdono di significato, causano molto stress o interferiscono pesantemente con la vita di tutti i giorni è necessaria un’attenzione clinica.
LE CAUSE
Non esiste una singola, dimostrata, causa di disturbo ossessivo-compulsivo. Nel corso dei decenni sono state fatte varie ipotesi più o meno attendibili, alcune di carattere psicologico altre di carattere neuro-biologico.
IPOTESI PSICOLOGICHE
Ipotesi psicoanalitica: secondo Freud una persona arriva a soffrire di DOC perché le difese della sua personalità anale sono crollate e quindi certi impulsi libidici di natura anale arrivano alla soglia della coscienza. La persona deve, perciò, mettere in atto dei meccanismi di difesa di tipo nevrotico, ad esempio laformazione reattiva (lavarsi le mani come comportamento reattivo rispetto all’impulso di masturbarsi) in modo da tenere sommersi certi impulsi che stanno per fuggire alla rimozione. Nonostante sia stata dimostrata la debolezza delle basi teoriche di questa ipotesi, dal punto di vista clinico descrittivo Freud aveva già delineato alcuni fenomeni cognitivi tipici del paziente con DOC.
Ipotesi comportamentali e cognitivo-comportamentali: i primi studi in ambito comportamentista sulle condotte stereotipate, denominate “risposte fissate”, furono condotti da Mayer.
Una risposta è considerata fissata quando l’animale è incapace di modificarla in meno di 200 prove se la situazione viene trasformata da insolubile a solubile. Negli esperimenti fatti su animali da laboratorio si è visto che i ratti con fissazioni imparano la risposta giusta non appena il problema diviene solubile, ma sono incapaci di metterla in pratica se non in circostanze particolarmente favorevoli. Questo modello è stato impropriamente avvicinato al modello di funzionamento del DOC.
Il modello comportamentista che più si avvicina al modello attuale del DOC è quello proposto da Skinner che riguarda il “comportamento superstizioso”. Tale comportamento fu notato per la prima volta in uno studio condotto sui piccioni. Secondo questa ipotesi i pazienti con disturbo ossessivo compulsivo mettono in atto comportamenti “superstiziosi”, perché questi comportamenti sono staticasualmente associati ad una condizione di benessere e rassicurazione (es: riduzione dell’ansia).
Rachman e De Silva, per primi, condussero un’analisi sui pensieri intrusivi . Questa indagine rivelò che i pensieri intrusivi di tipo negativo sono comuni a tutte le persone; quello che differenzia il paziente con DOC dal resto delle persone è la reazione di questo al pensiero intrusivo negativo . Il paziente con disturbo ossessivo compulsivo prende molto sul serio i pensieri negativi che arrivano alla sua mente, è subito assalito dall’ansia e, se riesce a fare qualcosa, in termini di comportamento esplicito o di atto mentale, per tranquillizzarsi, questo comportamento o pensiero si fissa, aumentando la probabilità di ricomparsa del pensiero intrusivo negativo e rendendo progressivamente sempre più necessaria l’emissione del rituale per “esorcizzare” il rischio che il contenuto del pensiero si avveri.
Il modello della genesi e del mantenimento del DOC che allo stato attuale delle conoscenze si è rivelato essere il più accreditato è quello comportamentista, che le teorie cognitive (vedi oltre) non fanno altro che arricchire e integrare. Tale modello parte dal concetto che ci sia uno stimolo esterno o interno che attira l’attenzione del soggetto (può essere il toccare qualcosa e pensare di potersi essere contaminato, ma anche il pensiero spontaneo che possa accadere qualcosa di brutto o che il soggetto possa commettere o aver commesso un qualche reato); si ha di conseguenza una focalizzazione dell’attenzione sul pensiero e una drammatizzazione del suo significato (“se ho pensato una cosa del genere significa che può accadere…”); questo processo crea ansia che porta la persona a mettere in atto un comportamento (lavaggio, controllo, ecc.) o anche un atto mentale (contare, pregare, ecc.) che possa ridurre la sua ansia; l’effettiva riduzione dell’ansia rinforza (rende più probabile) il comportamento o pensiero emesso, quindi ogni volta che si ripresenta lo stimolo iniziale il ciclo riparte (vedi diagramma).
Genesi e mantenimento dell’OCD

Beck (1976), padre della terapia cognitiva, ha individuato una serie di credenze disfunzionali che stanno alla base del ragionamento dei pazienti ossessivo-compulsivi:
1. Pensare un’azione equivale a metterla in pratica;
2. Non sforzarsi di evitare un danno a sé o agli altri o non riuscire in tale tentativo comporta la stessa responsabilità negativa nell’aver provocato il danno stesso;
3. Tale responsabilità è assoluta e non vi sono circostanze attenuanti, come la bassa probabilità di verificarsi dell’evento temuto;
4. Omettere il rituale riparativo o la neutralizzazione ha lo stesso significato morale di aver voluto provocare il danno;
5. Tutti hanno il dovere e la capacità di controllare i propri pensieri.
Queste credenze intervengono nel secondo blocco del diagramma e spiegano meglio come il paziente ossessivo compulsivo interpreti come pericolosi e intollerabili certi suoi pensieri negativi. L’intervento di terapia cognitiva, nella psicoterapia cognitivo-comportamentale del DOC, si basa principalmente nel ridimensionare queste credenze e nel far sì che il pazienti accetti la presenza di pensieri negativi nella sua testa che, come già detto, sono assolutamente normali. Non si tratta quindi di tranquillizzare il paziente circa la possibilità che quello che teme possa accadere non avvenga, ma, al contrario, nel fargli accettare il fatto che tutti pensiamo occasionalmente al fatto che certe cose possano accadere, ma ne tolleriamo il rischio .
Nel paziente con OCD sono stati, inoltre, individuati alcuni disturbi del ragionamento e di alterazione dell’elaborazione dell’informazione :
1. Alterazione del ragionamento epistemologico : le persone normalmente ritengono sicura qualunque situazione in cui non ci siano chiare prove di pericolo, il paziente con DOC ritiene pericolosa qualunque situazione in cui non ci siano chiare prove di sicurezza. Poiché le prove di completa sicurezza sono raramente disponibili, i pazienti con DOC cadono ricorrentemente nel dubbio;
2. Ipervalutazione del rischio: i pazienti con DOC sono riluttanti ad assumere rischi e preferiscono le alternative a basso costo e ad alta probabilità di riuscita;
3. Disfunzione nell’organizzazione dell’informazione: i pazienti con DOC tendono ad usare le categorie in modo eccessivo e quindi a discriminare troppo.
4. Alterazione nel processo di attribuzione e responsabilità: i pazienti con DOC tendono ad attribuire esclusivamente a se stessi la responsabilità degli avvenimenti negativi. Allo stesso modo attribuiscono a se stessi i successi e gli avvenimenti positivi, nel senso che si assumono il merito di essere riusciti, con un’azione responsabile, a prevenire il verificarsi di un evento temuto; di conseguenza dovranno continuare a essere estremamente attenti per evitare che il rischio delle conseguenze temute si realizzi in altri casi.
5. Ambizione a funzionare in termini di algoritmi e non di euristiche:gli algoritmi sono procedure logiche di soluzione dei problemi, altamente formalizzate (quelle che usano i computer); le euristiche sono giudizi rapidi effettuati in condizioni di incertezza o di scarsità di informazioni, fanno appello all’intuito e non al senso logico. Dato che il nostro cervello ha una capacità di elaborazione piuttosto limitata, l’uso delle euristiche è molto comodo e, in certi casi, quando le informazioni a disposizione sono incomplete, sono indispensabili per poter prendere comunque una decisione. Il paziente con DOC, invece, tende sempre a interpretare e prevedere la realtà mediante algoritmi, con la conseguenza di un’insicurezza costante nonostante gli sforzi.
6. Tendenza a prendere tutto alla lettera e scarso senso del traslato: i pazienti con DOC tendono a non prendere in considerazione il significato metaforico delle parole, a decontestualizzare le frasi e a farne delle leggi assolute, inoltre hanno difficoltà a porsi nella prospettiva dell’interlocutore.
IPOTESI NEUROBIOLOGICHE E GENETICHE
Le ipotesi neurobiologiche si basano su studi condotti utilizzando tecniche molto sofisticate (brain imaging), tra cui PET, SPECT e Risonanza magnetica, o valutando l’effetto di alcuni psicofarmaci:
Anomalie dei neurotrasmettitori : le ricerche suggeriscono che il DOC implica problemi di comunicazione tra la parte frontale del cervello (corteccia orbito-frontale) e strutture più profonde (gangli della base). Queste strutture cerebrali utilizzano come messaggero chimico la serotonina. Insufficienti livelli di serotonina sono riscontrati in pazienti con disturbo ossessivo compulsivo. I farmaci che aumentano la concentrazione cerebrale di serotonina spesso aiutano a migliorare i sintomi e ciò è assunto come prova dell’ipotesi serotoninergica del DOC.
Alterazione funzionale del nucleo caudato: Baxter e coll. hanno condotto un’indagine utilizzando la PET (Tomografia ad Emissione di Positroni) e hanno osservato che nella testa del nucleo caudato destro di pazienti con DOC si riscontrano livelli metabolici più alti che nei controlli. Hanno inoltre dimostrato che tali livelli ritornavano nella norma dopo somministrazione di SSRI (antidepressivi serotoninergici) o dopo una buona psicoterapia cognitivo comportamentale . Questo è il primo studio in cui si dimostra l’efficacia, a livello biologico, di una psicoterapia.
Iperfrontalità: il circuito fronto-striato valuta le conseguenze del comportamento in atto e regola i circuiti emozionali. Lesioni della corteccia orbito-frontale producono alterazioni dell’emozione, la persona sembra incapace di percepire il pericolo e avere reazioni di allarme. L’effetto opposto si ha in quella che viene definita iperfrontalità e che è tipica dei pazienti con DOC: costante ed eccessivo allarme anche di fronte a piccoli e spesso insignificanti segnali.
Deficit mnestici: i pazienti con DOC hanno uno scadimento nella memoria per le azioni e nella memoria non verbale, infatti molte compulsioni sono messe in atto per il timore di non ricordare bene ciò che si è fatto. Spesso questo, più che un problema organico, sembra però essere un problema di scarsa fiducia nella propria memoria e nelle proprie capacità cognitive in generale. Nel complesso, tutti i processi biologici descritti influiscono, ma solo a livello di sistema attentivo selettivo, cioè quel sistema grazie al quale viene indirizzata l’attenzione verso uno stimolo specifico e valutato il possibile pericolo. Non sono stati identificati geni specifici per il DOC , ma recenti studi suggeriscono che, in alcuni casi, i geni hanno un ruolo nello sviluppo del disturbo. Quando un genitore è affetto da DOC aumenta la probabilità che il figlio sviluppi lo stesso disturbo, sebbene il rischio continui a rimanere basso. Comunque, quando si presentano più casi di DOC in una famiglia, ciò che viene ereditato non sono gli specifici sintomi ma la natura generale del disturbo, per cui un bambino può avere rituali di controllo, mentre sua madre rituali di lavaggio.
TRATTAMENTO
Per molti anni il disturbo ossessivo compulsivo è stato ritenuto pressoché incurabile e destinato a diventare cronico . La psicoanalisi si è dimostrata quasi totalmente inefficace nel trattamento dei disturbi ossessivi compulsivi. Anche la terapia elettroconvulsivante ( elettroshock ) e la psicochirurgia sono state utilizzate in alcuni pazienti resistenti ai trattamenti tradizionali, ma con risultati scientificamente non considerabili.
Negli ultimi 20 anni sono stati invece sviluppati due trattamenti efficaci per il DOC, in particolar modo se combinati: la psicoterapia cognitivo-comportamentale (PCC) e la terapia farmacologica con l’utilizzo di antidepressivi ad azione serotoninergica .
Componenti del trattamento Educazione sulle cause e sulla evoluzione del disturbo : è essenziale per aiutare meglio i pazienti ed i loro familiari a gestire il DOC ed a prevenirne le sue complicazioni.
Psicoterapia : la psicoterapia cognitivo-comportamentale parte dei pazienti.
La psicoterapia cognitivo comportamentale (PCC) è il trattamento psicoterapeutico di elezione per bambini, adolescenti e adulti con DOC. Nella PCC c’è una forte relazione tra il disturbo, il trattamento e i risultati desiderati, aiuta i pazienti ad internalizzare una strategia per resistere al DOC che avrà effetti benefici a lungo.
La psicoterapia cognitivo comportamentale, come dice il nome, è costituita da due tipi di psicoterapia che si integrano a vicenda: la psicoterapia comportamentale e la psicoterapia-cognitiva .
La psicoterapia comportamentale insegna alle persone a modificare i propri pensieri e sentimenti a partire dal cambiamento dei propri comportamenti. Tra le tecniche più usate della psicoterapia comportamentale ci sono quelle dell’ esposizione e prevenzione della risposta. L ‘ esposizione allo stimolo ansiogeno si basa sul fatto che l’ansia tende a diminuire spontaneamente dopo un lungo contatto con lo stimolo stesso. Così le persone con l’ossessione per i germi sono invitate a stare in contatto con oggetti “contenenti germi” (es: prendere in mano dei soldi) finché l’ansia non è scomparsa. La ripetizione dell’esposizione consente la diminuzione dell’ansia fino alla sua completa estinzione.
Perché la tecnica dell’esposizione sia più efficace è necessario che sia affiancata alla tecnica di prevenzione della risposta . Nella prevenzione della risposta il rituale o l’evitamento di un comportamento vengono bloccati. Riprendendo l’esempio precedente, la persona con l’ossessione dei germi viene esposta allo stimolo ansiogeno e viene bloccata nel momento in cui cercherà di mettere in atto il suo rituale di lavaggio. L’esposizione di solito è più utile nel diminuire l’ansia e le ossessioni, mentre la prevenzione della risposta è più utile nel diminuire i comportamenti compulsivi.
La psicoterapia cognitiva aiuta il paziente con DOC a ridurre i pensieri catastrofici e l’esagerato senso di responsabilità che questi provano. Per esempio un paziente con DOC può credere che il fatto di non ricordare ad una persona cara (la madre o la moglie/marito) di allacciarsi la cintura di sicurezza potrà causare la morte della stessa in un incidente stradale.
L’intervento di terapia cognitiva , nella psicoterapia cognitivo-comportamentale del DOC, si basa principalmente nel ridimensionare queste credenze e nel far sì che il pazienti accetti la presenza di pensieri negativinella sua testa che, come già detto, sono assolutamente normali. Non si tratta quindi di tranquillizzare il paziente circa la possibilità che quello che teme possa accadere non avvenga, ma, al contrario, nel fargli accettare il fatto che tutti pensiamo occasionalmente al fatto che certe cose possano accadere, ma ne tolleriamo il rischio.
Mentre circa il 25% dei pazienti rifiuta una PCC, coloro che la portano a termine fanno registrare una riduzione dei sintomi del 50-80% dopo 20-30 sedute . Ma la cosa ancora più importante è che le persone con DOC che rispondono alla PCC stanno bene anche dopo anni. Quando un soggetto è stato trattato con psicofarmaci, facendo una PCC può prevenire una ricaduta dopo l’interruzione di tali farmaci.Per quel che riguarda la durata dell’intervento, la PCC condotta ambulatorialmente, una volta la settimana, può necessitare di tre mesi o più per mostrare i suoi primi effetti significativi.
Un trattamento intensivo, come quello condotto in situazione di ricovero , che prevede oltre a 2-3 sedute settimanali anche un’assistenza giornaliera per aiutare il paziente negli esercizi di esposizione e prevenzione della risposta, è il trattamento più veloce per il DOC e dà risultati molto buoni nell’arco di un mese. Ciò non toglie che la terapia debba continuare ambulatorialmente dopo il ricovero.
Terapia farmacologica: i farmaci considerati di prima scelta nella terapia del DOC sono antidepressivicon azione prevalente o esclusiva sui sistemi serotoninergici e comprendono: antidepressivi triciclici (Anafranil) o inibitori della ricaptazione di serotonina (Maveral, Fevarin, Dumirox, Prozac, Fluoxeren, Seropram, Elopram, Sereupin, Seroxat, ecc.). Talvolta vengono impiegate anche basse dosi di neurolettici atipici (Risperdal, Zyprexa, Belivon, ecc.) come potenzianti dell’efficacia degli antidepressivi.
Le benzodiazepine (i cosiddetti tranquillanti come: xanax, tavor, lexotan, ecc.), pur dando una momentanea attenuazione dell’ansia, sono controindicati nel trattamento del DOC. I farmaci devono essere impiegati a dosaggi piuttosto sostenuti (superiori a quelli per il trattamento della depressione) e la terapia può durare anche molto a lungo. I primi effetti possono manifestarsi anche dopo 3 o 4 settimane, ma occorrono spesso 6-12 settimane prima che il farmaco raggiunga il suo massimo livello di efficacia.
Dott.ssa Antonella Ciardo
Bibliografia
DETTORE, D. (1998). Il disturbo ossessivo compulsivo. Caratteristiche cliniche e tecniche di intervento. McGraw-Hill
LEE BAER (1998). Come raggiungere la padronanza e il controllo di sé. Bompiani.
RAPAPORT, J. (1994). Il ragazzo che si lavava in continuazione e altri disturbi ossessivi. Verona: Positive Press.
RAVIZZA, L. & BOGETTO, F. & MAINA, G. (1997). Il disturbo ossessivo- compulsivo. Masson, Milano.
SANAVIO, E (1981). Psicoterapia cognitiva e comportamentale. NIS, Roma.SANAVIO, E (1978). I comportamenti ossessivi e la loro terapia. Giunti, Firenze.
SCHWARTZ, J.H. (1997). Cervello bloccato. Come liberarsi del disturbo ossessivo-compulsivo . Longanesi
Dormire poco danneggerebbe sistema immunitario…. Mancanza di sonno = piu’ raffreddore !!!

Secondo uno studio della Carnegie Mellon University con meno di 7 ore di sonno a notte aumenta il rischio di prendersi raffreddore e influenza.
Dormire fa bene alla salute, si sa. L’ultima conferma arriva da uno studio della Carnegie Mellon University pubblicato sugli ‘Archives of internal medicine’, secondo cui con un sonno di meno di 7 ore per notte aumenta il rischio di prendersi raffreddore e influenza. Secondo la ricerca la carenza di sonno triplicherebbe infatti la possibilità di raffreddarsi rispetto a chi dorme otto o più ore per notte.
Dormire poco danneggerebbe il sistema immunitario e la capacità del corpo di far fronte ai virus responsabili di raffreddore e influenza. Per confermare questa teoria i ricercatori hanno messo in quarantena 153 tra uomini e donne in salute, di circa 37 anni, dandogli gocce nasali contenenti rhinovirus, causa del comune raffreddore. Nei 28 giorni seguenti si è visto che quelli che dormivano meno, erano quelli con il rischio maggiore di raffreddore. Anche la qualità del sonno appare un fattore importante.
I volontari che hanno speso meno del 92% del loro tempo nel letto addormentati erano 5,5 volte più a rischio di quelli che lo erano stati almeno per il 98% del tempo. Per i ricercatori la mancanza di una buona qualità del sonno disturba la regolazione dei componenti chimici chiave prodotti dal sistema immunitario per combattere le infezioni.
Dimagrire senza dieta è possibile

Buone notizie dalla ricerca. Individuato un enzima cruciale per il controllo del metabolismo dei grassi. Se viene disattivato, si rimane magri nonostante una dieta ricca di grassi e il deficit di un ormone che sopprime l’appetito.
Almeno è stato cosi per i topolini, su cui un gruppo di ricercatori dell’Università della California ha condotto degli esperimenti descritti sulla rivista Nature. L’enzima in questione è una specifica fosfolipasi indicata dalla sigla ‘AdPLA‘ (acronimo di adipose-specific phospholipase A2), che si trova in abbondanza solo nel tessuto adiposo e che entra in una catena di eventi che aumentano i livelli di una molecola di segnalazione nota come prostaglandina ‘E2′ (’PGE2′), che inibisce l’idrolisi dei grassi.
Dai risultati è emerso che i topi che non possiedono ‘AdPLA’ hanno piu’ bassi livelli di ‘PGE2′ e un metabolismo dei grassi piu’ veloce. ”Quando i livelli di ‘PGE2′ diminuiscono a causa di una mancanza di ‘AdPLA’, la lisi dei grassi procede senza controllo, dando come risultato la magrezza anche in animali che mangiano tutto il giorno”, ha spiegato Robin Duncan, che ha partecipato alla ricerca. In particolare, i ricercatori hanno notato che la mancanza di ‘AdPLA’ non cambiava il numero di cellule adipose, ma semplicemente impediva l’accumulo di grasso in eccesso.
(dietologica.it)
Manipolatori della mente: la “casta” di maghi e santoni PARTE 1°
Proliferano in Italia sedicenti veggenti e guaritori. A cadere nella rete dei truffatori, milioni di persone fragili, ridotte sul lastrico da astute tecniche di ‘plagio’.
Per il Fisco sono normali lavoratori autonomi, mentre la legge li considera “ciarlatani”. Non hanno un albo ufficiale, ma lo Stato gli concede la possibilità di “mettersi in regola”.
Il terreno ambiguo su cui si muovono in Italia sedicenti maghi, cartomanti e santoni, sembra alimentare quell’invisibilità del settore che vede il dilagare dell’evasione fiscale nel migliore dei casi e reati di truffa aggravata, circonvenzione di incapace o estorsione nel peggiore.
Le clamorose storie giudiziarie finite alla ribalta della cronaca, sono solo la punta dell’ice-birg di un fenomeno pervasivo, in continuo aumento e di difficile monitoraggio. L’Osservatorio del Telefono Antiplagio ha segnalato, infatti, che solo 4 cittadini su 100 denunciano casi di abusi da parte di maghi truffatori.
I DATI. Le ultime stime, per difetto, dell’Osservatorio di settore (non più in attività dal novembre dello scorso anno), parlano di circa 155 mila maghi e astrologi operanti nel nostro Paese, che registrano un fatturato di circa 6 miliardi di euro l’anno, con un’evasione fiscale al 99 per cento. A loro si rivolgono 33 mila persone al giorno, pari a 11 milioni di cittadini, il 18 per cento della popolazione; quasi 3,5 milioni le famiglie coinvolte. I soli contatti al sito del Telefono, sono stati 340mila, con 16mila segnalazioni di abusi e truffe dal 1994 ad oggi.
FASCIA DI ETA’. L’età media delle vittime, è di 44 anni. Il 44 per cento di loro ha un titolo di studio di scuola media inferiore, il 37 per cento di licenza elementare, un 13 per cento il diploma, il 6 per cento la laurea. A frequentare i maghi, maggiormente le donne che sono il 51 per cento del totale, a fronte di un 43 per cento di uomini e un 6 per cento di minori. L’amore e gli affetti in generale (46 per cento), le motivazioni che alimentano la consultazione della magia; poi figurano salute (25 per cento), protezione (22 per cento), lavoro (7 per cento).
In base alle rilevazioni del Centro studio abusi psicologici (Cesap), una buona parte di coloro che hanno tragicamente perso un congiunto, figlio o marito, ricorrono con molta facilità a sedicenti medium, che promettono un contatto con l’aldilà: “Negli ultimi due anni - ha spiegato la presidente del Cesap, Lorita Tinelli-, abbiamo registrato al livello nazionale 152 persone che avendo perso una persona cara con morte tragica, sono andati in giro per l’Italia, ad inseguire persone che si dicono capaci di mettere in comunicazione il defunto con la famiglia”,
Contrariamente alle aspettative, il ricorso all’occulto è, secondo l’Osservatorio Antiplagio, più massiccio al Nord, con il 41 per cento; a seguire il Centro (28 per cento), il Sud (18 per cento), le Isole (13 per cento). Le grandi città quelle con il più alto numero di maghi: Milano, Roma, Napoli, Palermo, Torino. Gli illeciti più frequenti registrati da Telefono antiplagio, vanno dall’esercizio del mestiere di ciarlatano all’evasione fiscale, passando per la circonvenzione d’incapace, truffa aggravata, estorsione, esercizio abusivo della professione medica e psicologica, abuso della credulità popolare, violazione della privacy e pubblicità ingannevole. Quest’ultima, nonostante la legge la vieti, affolla radio, tv locali e quotidiani (3.800), siti internet (600), Pagine Utili (300), Pagine Gialle (250), Mediavideo (230), Ebay (220), Astra (200).
FASCINAZIONE RISCHIOSA. Cadere nella rete di un negromante malintenzionato è molto facile, per chiunque. Le tecniche usate sono studiate e astute, messe in atto per far leva sulle debolezze umane. “Sigle altisonanti di fantomatiche accademie, federazioni, istituti internazionali e albi ‘professionali’ contribuiscono - ha spiegato Dino Potenza, presidente dell’Associazione Tutor Onlus – ad ingannare le persone superstiziose, credule o talvolta sprovvedute”. “Abbiamo visto che – prosegue -finanche alcune organizzazioni settarie hanno istituito un Albo per i loro ‘Maestri’. Ma maestri di cosa? Sono persone, è bene precisarlo con forza, completamente e fantasiosamente autoreferenziate, prive di titoli riconosciuti”.
LE TECNICHE TRAPPOLA. Seppure non tutti i sedicenti maghi siano da considerarsi truffatori, la persona che vi si rivolge dovrebbe essere sempre consapevole del possibile rischio ‘dipendenza’ in cui può incorrere. “Ci sono indovini, che a fronte di una somma stabilita, fanno credere di leggere le carte, la mano e predire il futuro - aggiunge Maurizio Alessandrini dell’Associazione familiari vittime di sette -. Fin quando si è consapevoli che si tratta di un gioco, il rischio resta contenuto; una volta pagata la cifra prevista, se la consultazione finisce lì, nulla di male. L’illecito si conclama invece, quando l’occultista di turno comincia a prevedere per la vittima eventi funesti, da scacciare con azioni che devono protrarsi nel tempo: qui si innesta il seme dello sfruttamento della credulità della vittima e dei suoi beni”.
Un primo evento, questo, che può configurarsi come il passo cruciale verso la caduta in un inferno di ricatti, minacce, estorsione, che può trovare la sua sponda anche nello sfruttamento di tipo sessuale. “Il mago strumentalizza lo stato di necessità di una persona. Le sue predizioni sono costruite sulle informazioni che il cliente stesso lascia trapelare – dichiarò il fondatore del Telefono Antiplagio, Giovanni Panunzio, in un’intervista al mensile ‘Focus’ in un’edizione dell’aprile del 1998 -. Per divenirne succubi a volte basta pochissimo: una voce o un volto rassicurante. Solo in un caso su quattro si ottengono risultati una percentuale del tutto naturale, legata alla casualità degli eventi. Ma il cliente crede che il merito sia del mago e ne pubblicizza le ‘virtù’ “.
“La maggioranza, che invece butta via i soldi senza risolvere nulla tace, perché si vergogna. Ma anche per paura - aggiunse Panunzio nell’intervista rilasciata a ‘Focus’ -: spesso, seppure delusi, temono ancora i ‘poteri’ del mago. Tanto è vero che a chiamarci - secondo quanto dichiarato da Panunzio – sono spesso i familiari, non i diretti interessati. E poi maghi e santoni ricattano chi vuole andarsene minacciando di rivelare a coniugi e amici le notizie apprese. Oppure spaventando con anatemi (‘Se esci fai peccato’) rimorsi (‘Così tradisci i tuoi amici’)”.
ASSENZA DELLE ISTITUZIONI. Ma ad incidere sulla debolezza della vittima, è anche in molti casi il senso di solitudine in cui si sente gettata in situazioni di difficoltà: “Quando un’istituzione o un’organizzazione ufficiale di rifermento (Chiesa, strutture sanitarie, centri di ascolto o sostegno), non fornisce risposte attente alla persona o all’intero nucleo familiare dolente per gravi motivi di salute fisica o psicologica - spiega Lorita Tinelli, psicologa e presidente del Cesap -, ecco che fa breccia chi, apparentemente, sa dare gratuitamente calore e ascolto”.” Invece – aggiunge – spesso, il passo successivo è la richiesta di un coinvolgimento e un vincolo sempre maggiore per la vittima, con forti pressioni di tipo psicologico, economico e non di rado sessuale. Una delle più folli vicende, eppure reale, è quella di Claudia V., narrata da lei stessa in un toccante libro”.
LA STORIA. La clamorosa ed esemplare storia di Claudia V., autrice del libro “Plagiata. Nelle mani di un mago”, edito da Mondadori, è la scesa agli inferi di una ragazza giovane, bella, intelligente, fidanzata e innamorata della musica. Un momento di difficoltà, legato alla grave malattia della madre, getta Claudia fra le mani di Demos, sedicente mago in contatto col divino, che per dieci anni è stato capace di tenerla in schiavitù, piegando la sua mente a proprio piacimento.
Vincolandola a strani rituali, che lui chiamava “le opere”, il mago ha perpetrato su Claudia abusi sessuali durati anni, costringendola a giochi osceni e contagiandola con il virus dell’Hiv. Una storia che, tuttavia, ha un epilogo a lieto fine. L’aiuto di persone vicine alla ragazza e uno straordinario coraggio, hanno portato Claudia a uscire dall’incubo e a denunciare il suo oppressore, arrestato poi con accuse pesantissime. Un viaggio lucido e implacabile, che rende con chiarezza l’assurdo vortice del plagio, in cui chiunque potrebbe cadere per banali accadimenti della vita.
LINK
- Telefono Antiplagio
- Associazione familiari vittime di sette
- Associazione Tutor Onlus
- Centro Studi Abusi Psicologici
Un Rinascimento per la Terra…L’AUGURIO di CARLO d’INGHILTERRA
“Le previsioni degli scienziati sono sempre più allarmanti: è nostra responsabilità invertire subito la tendenza in atto”
HO visitato l’Italia diverse volte negli anni passati ed ho un caro ricordo sia dei luoghi che ho visto sia delle persone che ho incontrato. Ricordo bene la mia ultima visita ufficiale qui cinque anni fa, durante la quale ho partecipato ad una serie di eventi per promuovere il movimento “Slow Food” che ha fatto molto per sostenere le risorse locali e la produzione di prodotti alimentari sostenibili. Senza alcun dubbio in questi giorni, prima in Italia e durante il mio incontro con il Papa al Vaticano ed in seguito in Germania riprenderò il tema della sostenibilità ambientale, sottolineando la problematica del cambiamento climatico ed il bisogno da parte di tutti di raggiungere una maggiore sostenibilità a livello globale se vogliamo proteggere il nostro pianeta per le generazioni future. Basta riflettere sull’aumento della regolarità di alluvioni a Venezia o di cambiamenti nei tempi dello scioglimento delle nevi in montagna (che provocano il rilascio di flussi d’acqua) per vedere gli effetti dei cambiamenti climatici. E la situazione non farà altro che peggiorare se non si agisce subito.
Credo fermamente che la risposta che diamo alla sfida che ci troviamo ad affrontare definirà la nostra era. Nello stesso modo in cui il Rinascimento ha definito per molti di noi in Europa un risveglio dell’identità culturale ed intellettuale alla fine del periodo medievale, le nostre azioni di oggi potrebbero essere ricordate come il rinascimento del nostro modo di vivere, come l’inizio di una nuova epoca con una gestione efficiente dei nostri Paesi.
Se ciò suona come un’ambizione troppo grande, dobbiamo riflettere brevemente sulla scienza dei cambiamenti climatici per iniziare a vedere quello che succederà se non agiamo subito. In molti tra coloro che sostengono che questa scienza è sbagliata dovrebbero approfondire la loro conoscenza: basta infatti visitare la sede dell’Istituto Statistico Britannico sull’Antartico a Cambridge e chiedere di poter vedere i campioni di ghiaccio estratti da 3 chilometri di profondità che raccolgono il livello di presenza di diossido di carbonio degli ultimi mille anni circa, per vedere con i propri occhi. Il grafico oscilla in modo regolare e stabile tra periodo glaciale ed interglaciale fino alla metà del XVIII secolo, proprio quando iniziò la rivoluzione industriale, ed inizia poi ad accelerare in misura di parti di CO2 per milione fino alla nostra era che è il punto in cui il grafico indica la gravità della situazione.
Al momento stiamo esaurendo rapidamente le riserve di carburante fossile della Terra, bruciando più risorse di quelle disponibili. Facendo così, inquiniamo l’atmosfera con grandi quantità di diossido di carbonio che cattura l’energia solare provocando il riscaldamento globale. In parole più semplici, stiamo distruggendo il pianeta con una doppia azione: prima di tutto bruciando troppi carburanti fossili, e poi cambiando in modo significativo la temperatura del nostro pianeta.
Il problema che stiamo creando per le nostre generazioni future è così grande che gli scienziati continuano a rivedere le loro valutazioni sugli effetti catastrofici del cambiamento climatico.
In base alle ultime relazioni, il livello del mare potrebbe aumentare di un metro in questo secolo con gravi conseguenze per 600 milioni di persone e occupando ampie fasce di terra. Paesi come l’Egitto e l’India ne subirebbero enormi conseguenze, mentre le isole più piccole scomparirebbero del tutto.
In base alle previsioni, il numero di persone a rischio alluvione aumenterà su base annuale dagli attuali cinque milioni a 370 milioni entro la fine di questo secolo. In paesi costieri come l’Italia o la Gran Bretagna, queste previsioni sono decisamente allarmanti.
Ma l’aumento del livello del mare è solo una delle diverse conseguenze dei cambiamenti climatici, tra cui vi è anche la riduzione drastica delle riserve d’acqua e condizioni climatiche estreme che provocherebbero seri danni sia sulle proprietà che sulle persone.
Se si considerano le conseguenze che questi fattori avranno sul movimento di una popolazione in continua crescita, si prevedono letteralmente centinaia di milioni di rifugiati ambientali.
Se, come me, pensate che abbiamo raggiunto un punto di svolta nella nostra storia e che ciò che faremo nei prossimi anni creerà le basi per come saremo giudicati dalle generazioni a venire, sarete senza dubbio d’accordo sul fatto che sia necessaria una collaborazione tra comunità, nazioni e continenti per fornire una risposta globale a questa sfida mondiale. Durante la mia visita in Italia cercherò di definire le modalità di azione ed i principi che possono aiutarci nella nostra ricerca di una maggiore sostenibilità ambientale.
Ma indipendentemente dai dettagli, il punto fondamentale che vorrei sottolineare è che è necessario agire ora, con urgenza. Mi piacerebbe che non fosse così e che fosse possibile continuare a portare avanti il business nello stesso modo.
Sfortunatamente non e così, e se dovessimo continuare ad usare le stesse modalità, lasceremmo un’eredità terribile ed avvelenata ai nostri figli e nipoti. Spero sinceramente che i nostri due Paesi, le cui storie si sono incrociate per più di 2000 anni, si uniscano nuovamente con un obiettivo unico verso un futuro equo, sicuro e sostenibile.
“Le previsioni degli scienziati sono sempre più allarmanti: è nostra responsabilità invertire subito la tendenza in atto”

HO visitato l’Italia diverse volte negli anni passati ed ho un caro ricordo sia dei luoghi che ho visto sia delle persone che ho incontrato. Ricordo bene la mia ultima visita ufficiale qui cinque anni fa, durante la quale ho partecipato ad una serie di eventi per promuovere il movimento “Slow Food” che ha fatto molto per sostenere le risorse locali e la produzione di prodotti alimentari sostenibili. Senza alcun dubbio in questi giorni, prima in Italia e durante il mio incontro con il Papa al Vaticano ed in seguito in Germania riprenderò il tema della sostenibilità ambientale, sottolineando la problematica del cambiamento climatico ed il bisogno da parte di tutti di raggiungere una maggiore sostenibilità a livello globale se vogliamo proteggere il nostro pianeta per le generazioni future. Basta riflettere sull’aumento della regolarità di alluvioni a Venezia o di cambiamenti nei tempi dello scioglimento delle nevi in montagna (che provocano il rilascio di flussi d’acqua) per vedere gli effetti dei cambiamenti climatici. E la situazione non farà altro che peggiorare se non si agisce subito.
Credo fermamente che la risposta che diamo alla sfida che ci troviamo ad affrontare definirà la nostra era. Nello stesso modo in cui il Rinascimento ha definito per molti di noi in Europa un risveglio dell’identità culturale ed intellettuale alla fine del periodo medievale, le nostre azioni di oggi potrebbero essere ricordate come il rinascimento del nostro modo di vivere, come l’inizio di una nuova epoca con una gestione efficiente dei nostri Paesi.
Se ciò suona come un’ambizione troppo grande, dobbiamo riflettere brevemente sulla scienza dei cambiamenti climatici per iniziare a vedere quello che succederà se non agiamo subito. In molti tra coloro che sostengono che questa scienza è sbagliata dovrebbero approfondire la loro conoscenza: basta infatti visitare la sede dell’Istituto Statistico Britannico sull’Antartico a Cambridge e chiedere di poter vedere i campioni di ghiaccio estratti da 3 chilometri di profondità che raccolgono il livello di presenza di diossido di carbonio degli ultimi mille anni circa, per vedere con i propri occhi. Il grafico oscilla in modo regolare e stabile tra periodo glaciale ed interglaciale fino alla metà del XVIII secolo, proprio quando iniziò la rivoluzione industriale, ed inizia poi ad accelerare in misura di parti di CO2 per milione fino alla nostra era che è il punto in cui il grafico indica la gravità della situazione.
Al momento stiamo esaurendo rapidamente le riserve di carburante fossile della Terra, bruciando più risorse di quelle disponibili. Facendo così, inquiniamo l’atmosfera con grandi quantità di diossido di carbonio che cattura l’energia solare provocando il riscaldamento globale. In parole più semplici, stiamo distruggendo il pianeta con una doppia azione: prima di tutto bruciando troppi carburanti fossili, e poi cambiando in modo significativo la temperatura del nostro pianeta.
Il problema che stiamo creando per le nostre generazioni future è così grande che gli scienziati continuano a rivedere le loro valutazioni sugli effetti catastrofici del cambiamento climatico.
In base alle ultime relazioni, il livello del mare potrebbe aumentare di un metro in questo secolo con gravi conseguenze per 600 milioni di persone e occupando ampie fasce di terra. Paesi come l’Egitto e l’India ne subirebbero enormi conseguenze, mentre le isole più piccole scomparirebbero del tutto.
In base alle previsioni, il numero di persone a rischio alluvione aumenterà su base annuale dagli attuali cinque milioni a 370 milioni entro la fine di questo secolo. In paesi costieri come l’Italia o la Gran Bretagna, queste previsioni sono decisamente allarmanti.
Ma l’aumento del livello del mare è solo una delle diverse conseguenze dei cambiamenti climatici, tra cui vi è anche la riduzione drastica delle riserve d’acqua e condizioni climatiche estreme che provocherebbero seri danni sia sulle proprietà che sulle persone.
Se si considerano le conseguenze che questi fattori avranno sul movimento di una popolazione in continua crescita, si prevedono letteralmente centinaia di milioni di rifugiati ambientali.
Se, come me, pensate che abbiamo raggiunto un punto di svolta nella nostra storia e che ciò che faremo nei prossimi anni creerà le basi per come saremo giudicati dalle generazioni a venire, sarete senza dubbio d’accordo sul fatto che sia necessaria una collaborazione tra comunità, nazioni e continenti per fornire una risposta globale a questa sfida mondiale. Durante la mia visita in Italia cercherò di definire le modalità di azione ed i principi che possono aiutarci nella nostra ricerca di una maggiore sostenibilità ambientale.
Ma indipendentemente dai dettagli, il punto fondamentale che vorrei sottolineare è che è necessario agire ora, con urgenza. Mi piacerebbe che non fosse così e che fosse possibile continuare a portare avanti il business nello stesso modo.
Sfortunatamente non e così, e se dovessimo continuare ad usare le stesse modalità, lasceremmo un’eredità terribile ed avvelenata ai nostri figli e nipoti. Spero sinceramente che i nostri due Paesi, le cui storie si sono incrociate per più di 2000 anni, si uniscano nuovamente con un obiettivo unico verso un futuro equo, sicuro e sostenibile.
Sarà abbattuta l’intimità della mente
Preconizzata da un intero universo sci-fi, la macchina in grado di leggere e riprodurre le immagini nel cervello umano potrebbe divenire realtà in un futuro non troppo lontano. Questo grazie anche al lavoro di alcuni ricercatori nipponici che sono riusciti a ricostruire le immagini degli oggetti visualizzati dall’occhio umano. Un passo avanti che, anche se non definitivo, potrebbe contribuire alla risoluzione di diverse patologie.
Per l’esperimento, il team nipponico della Advanced Telecommunications Research Institute International (ATR) di Kyoto ha utilizzato un dispositivo di risonanza magnetica al fine di evidenziare e monitorare le attività ed i segnali emessi dalla corteccia visiva. Il team, guidato da Yukiyasu Kamitani, sì è valso della collaborazione di un gruppo di volontari cui sono state mostrate oltre quattrocento diverse immagini statiche con colori dominanti quali grigio, nero e bianco. Fatto ciò, alle “cavie” sono state mostrate alcune figure geometriche in bianco e nero, nonché alcune lettere dell’alfabeto. Quindi ha avuto inizio la scansione della corteccia visiva grazie ad un software sviluppato appositamente. I risultati sono sorprendenti: sebbene appaiano molto “pixelose” e sfocate, le immagini ricostruite rendono comunque l’idea dell’originale.
Lo studio del team, pubblicato sulla rivista scientifica specializzata Neuron, mira a creare un sistema affidabile in grado di assistere persone affette da diverse patologie, spesso non in grado di comunicare: “Quando vogliamo comunicare, abbiamo bisogno di muovere alcune parti del corpo, come ad esempio la bocca per parlare o gli arti per digitare” spiega Kamitani. “Ma se riuscissimo ad ottenere l’informazione direttamente dal cervello, sarebbe possibile comunicare direttamente immaginando ciò che vogliamo dire, senza dover muovere un muscolo. Una tecnologia simile potrebbe presto aprire le strade della comunicazione per persone che non possono parlare – continua – oppure potrebbe aiutare a visualizzare le allucinazioni, aiutando così i medici nelle operazioni di diagnosi”.
Una volta perfezionato il sistema, il passo successivo punterà dritto a visualizzare le immagini all’interno del pensiero umano, qualcosa di simile alle “nuvolette” dei fumetti. Non solo: la sfida è rivolta anche ai sogni, che potrebbero addirittura un giorno essere registrati e rivissuti da svegli, così come predetto da John-Dylan Haynes del
Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia. Haynes parla di un mondo in cui non solo i pensieri ma anche i sogni possano essere registrati, con implicazioni tutte da valutare: “Molti vorrebbero una tecnologia simile, ad esempio le persone affette da paralisi. Sarebbe una gran cosa poter leggere i loro pensieri” senza dimenticare però i tanti “altri possibili utilizzi di un tale dispositivo” dichiara Haynes. Tra quelli ipotizzati, di sicuro il più curioso è quello del “neural marketing”: nel passare vicino ad un cartellone pubblicitario, il dispositivo leggerebbe la mente del potenziale cliente, proponendo un acquisto a tema con quanto pensato dal passante.
(PUNTO INFORMATICO – Vincenzo Gentile)
Cervello: emozioni nascono su mani Si tratta di ’sinestesia’, una sorta di interferenza sensoriale
Le emozioni possono nascere ’sulle mani’, sfiorando un tessuto o una superficie. Si tratta di una nuova forma di sinestesia senza precedenti.
Lo riferisce il magazine Gb New Scientist riportando il caso di 2 ragazze che si emozionano toccando delle stoffe e ad ogni tessuto corrisponde un’emozione. Il neurologo indiano Vilayanur Ramachandran della University of California, San Diego, ha effettuato una serie di test sulle 2 ragazze dimostrando il loro ‘potere’ associativo tra stoffe e emozioni.
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E questo passaggio riguarda non solo le grandi strutture burocratiche della società moderna, esse stesse strumenti di manipolazione al pari che di autorità, ma anche gli organi di comunicazione di massa. Il demiurgo delle attività direttive si estende all’opinione e ai sentimenti e persino allo stato d’animo e all’atmosfera che sottendono determinati atti.




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