Si calcola che in Italia quasi due terzi delle connessioni wi-fi casalinghe siano accessibili senza dover forzare alcuna protezione….Si può entrare in una rete wi-fi protetta in 60 secondi
La connessione wireless per uso domestico è ormai molto diffusa e sono già decine di migliaia gli italiani che hanno in casa una rete wi-fi per accedere ad internet. Ma, anche se il nuovo protocollo è molto diffuso, risulta meno diffusa la conoscenza sulla sicurezza del wireless. Infatti, spesso, chi compra un Access Point, si aspetta che il prodotto funzioni al primo avvio con le impostazioni di default: ma per farlo, il produttore deve settare l’accesso wi-fi con livello di sicurezza medio-basso (criptografia WEP o senza protezione) poiché sa che, basta avere un Windows XP SP1 o un Windows Mobile 4 per i dispositivi palmari, per non far funzionare la criptografia più evoluta e sicura di tipo WPA o WPA2. Ecco il perché della presenza di settaggi sul router wireless che possono compromettere la propria sicurezza e la propria privacy.
Craccare il WEP in 60 secondi
Infatti , non tutti sanno che abilitare la protezione WEP su una connessione Wi-Fi, equivale, nel giro di 60 secondi, a lasciare l’accesso senza protezione. Sembra infatti che i ricercatori dell’Università della Tecnologia di Darmstadt in Germania, hanno scoperto che una rete wireless “protetta” dal metodo WEP puo’ essere craccata in meno di 60 secondi!
Fino ad oggi infatti per craccare una chiave WEP da 104 bit era necessario intercettare dai 4 ai 6 milioni di pacchetti. Ora tramite questo nuovo tipo di attacco basta intercettare 40.000 pacchetti per avere 50% di possibilità di craccare la chiave; con 85.000 le possibilità salgono al 95%. Il tutto effettuato in pochi secondi! Un buon motivo per ripassare subito al WPA (o meglio ancora al WPA2).
Perche i router wirelesse usano ancora il WEP?
Indubbiamente, nonostante sia obsoleto, la presenza del WEP sui router è dovuta al fatto che non tutti i dispositivi supportano ancora la criptografia WPA/WPA2. Io a casa ho un palmare Asus con Windows Mobile 4, un PC desktop con Windows XP SP2, e un portatile Acer con Ubuntu installato. Ebbene, solo su XP riesco a gestire le chiavi WPA; sul palmare con WM4 funziona solo il WEP (ma solo dopo molti tentativi… il più delle volte si è costretti a lasciare sprotetta temporaneamente la rete… il che rende l’uso del palmare una cosa molto pericolosa) mentre su Ubuntu 7.04, Feisty Fawn (dopo le prime difficoltà ad installare i driver proprietari della scheda wi-fi, usando Ndiswrapper) ho scoperto che il gestore di reti, network-manager, per quanto user friendly e in grado di gestire in modo automatico e semplice tutte le connessioni di rete (sia quelle wired che quelle wireless), supporta nativamente solo la crittografia WEP. Per abilitare il WPA su Ubuntu, occorre seguire una non troppo semplice procedura per installare Wpa Supplicant . Recentemente sono arrivate notizie secondo le quali in Gnome 2.20 (previsto in Ubuntu Gutsy Gibbon) verrà integrato anche WPA: non resta che aspettare il 18 Ottobre 2007, data in cui verrà rilasciata Ubuntu 7.10.

Consigli su come proteggersi sul wardriving
Insomma, nel mondo informatico, il ventaglio di opzione è molto ampio e l’unico modo per garantire la riservatezza dei proprio dati e l’accesso alla propria connessione internet, è quella di approfondire il discorso sulla sicurezza wi-fi. Ma, nonostante, i router wireless siano pieni di opzioni di sicurezza, non tutti sanno che l’unica scelta valida da fare è settare la criptografia della connessione wi-fi con una chiave WPA-PSK abbastanza lunga, alfanumerica e non banale (io, poi, personalmente consiglio anche di disattivare l’accesso wi-fi quando non serve o non la si usa per molti giorni).
Infatti, come si legge da AleXit Blog , ecco cosa fanno e non fanno le varie opzioni di sicurezza: – disabilitare se possibile il DHCP, in questo modo un intruso non può ricevere automaticamente un ip valido per connettersi.
CONTRO: dovrete utilizzare ip statici nella vostra rete, e ciò non può essere fattibile se i client sono variabili e molti. Inoltre basta conoscere la classe di ip esatta e chiunque, impostando un ip statico (casuale ma valido), può connettersi.
- filtrare gli indirizzi MAC delle schede di rete, in modo da abilitare solo quelle conosciute.
CONTRO: infattibile se i client sono molti e variabili; Non tutti sanno che l’indirizzo MAC di una scheda di rete può essere cambiato Su linux è facilissimo… è un semplice comando da terminale. Conoscendo quindi un mac abilitato, l’intruso può connettersi indisturbato.
- abilitare la protezione WEP . Questa è la prima protezione introdotta per i sistemi wireless 802.11, ed è ESTREMAMENTE insicura. Per ottenere una chiave WEP bastano un comune pc, uno sniffer e pochi pacchetti da analizzare. In rete si trovano facilmente tutti i tool e le guide necessarie. In 2 ore si può ottenere una qualsiasi chiave WEP alfanumerica di lunghezza variabile. Non è un problema della password, è proprio una vulnerabilità del protocollo di sicurezza! Chiunque può essere in grado di farlo. Non serve essere un hacker!
E’ estremamente sconsigliato utilizzare il WEP per proteggere la propria rete, certo è meglio di niente, ma è come chiudere la porta e lasciare la chiave nella serratura…
- la modalità preferibile tra tutte quelle elencate è dunque il WPA. Questo protocollo di sicurezza è stato introdotto per arginare la grave insicurezza del WEP. In effetti è sufficientemente sicuro da permetterci sonni tranquilli. Il WPA nella sua prima versione è comunque solo una transizione verso il WPA2 (802.11i) che introduce anche un nuovo algoritmo di crittografia (AES) molto più sicuro del precedente (RC4), e che alcuni dispositivi supportano già ad oggi (ma non tutti).
A sua volta il WPA può essere suddiviso in WPA(2)-Personal e WPA(2)-Enterprise. Il Wpa-Personal usa il metodo PSK a chiave condivisa (ed è il sistema più utilizzato dagli utenti finali), mentre il Wpa-Enterprise utilizza un server di autenticazione esterno (RADIUS), è più sicuro ma anche più difficile e costoso da implementare.

La legislazione italiana sul wardriving
Se si seguono questi consigli, quindi, sarà quasi impossibile che qualcuno non autorizzato accedi alla nostra rete wireless casalinga. Infatti c’è gente che, per divertimento o mestiere, fa del sano wardriving, ovvero quell’attività di cercare connessioni wi-fi andando in giro in auto) se a piedi si definisce warwalking).
Il wardriving, di per sé, non è un reato ma, tuttavia, può diventarlo quando, ad esempio, si rimuovono forzatamente le misure di sicurezza (quindi se si trova un accesso libero e la si usa solo per navigare, in teoria, non si dovrebbe commettere reato). Infatti, anche se la legislazione italiana a riguardo è alquanto nebulosa, sembra che non sia reato il wardriving che non incontri misure a protezione della rete, poiché in tal caso siamo di fronte alla tacita rinuncia del titolare al diritto di escludere dall’accesso i terzi.
Si commette reato, però, anche in presenza di connessioni wi-fi senza protezione, se si arreca un danno all’utente cui ci si connette, rallentando o impedendo il suo accesso al web (tecnicamente piggybacking), oppure quando si accede a dati sensibili, o ancora, quando si scaricano file protetti da copyright o si commettono altri generi di reati più gravi. In quest’ultimo caso, configurandosi il reato di sostituzione di persona (poiché si naviga con una connessione con un IP assegnato a qualcun altro), le ricerche e le indagini porterebbero infatti al titolare del contratto, e sarebbe assai difficile smascherare il vero colpevole.
Quindi, installare una rete wireless senza protezione non è consigliabile, perché se da una parte si è responsabili civilmente e penalmente per tutto ciò che fanno gli utenti collegati alla propria rete, dall’altra si rompe un obbligo contrattuale col fornitore che vincola a non cedere a terzi la connessione internet (trasformandoci in una sorta di provider privato che fornisce accesso pubblico al web, illegale senza una esplicita autorizzazione).
In linea generale, quindi, si può dire che, non sempre il wardriving costituisce reato, ma solo al verificarsi di specifici presupposti, tale da rendere non sostenibile la perseguibilità a priori di questa attività.
varcc
Fonte:WebMasterpoint.org (http://www.webmasterpoint.org)
Eee Keyboard, la tastiera che nasconde un vero Pc

Sembra una tastiera ma è un netbook “travestito” che consente di trasformare qualunque schermo in quello di un Pc.
È un Pc, ma sembra una tastiera: si tratta della Eee Keyboard di Asus, l’ultima creazione dell’azienda taiwanese presentata al Ces di Las Vegas.
Apparentemente pare proprio una tastiera retroilluminata; a rivela che si tratta di qualcosa in più è innanzitutto un piccolo schermo touchscreen da 4,3 pollici posto all’estremità destra, nella posizione solitamente occupata dal tastierino numerico.
All’interno, la Eee Keyboard ospita un processore Intel Atom N270 a 1,6 GHz accompagnato da 1 Gbyte di Ram Ddr2 e un disco Ssd da 16 o 32 Gbyte.
La dotazione hardware comprende anche il supporto a Wi-fi 802.11b/g/n, Bluetooth 20 e Ultra Wideband Hdmi, oltre ai classici connettori per cuffie e microfono, a 2 porte Usb e alle uscite Vga e Hdmi. Il software che gestisce tutto quanto è Windows Xp Home, lo stesso sistema installato su molti netbook.
Con gli ultraportatili la Eee Keyboard ha parecchio in comune, anche il peso (poco meno di un chilo), mentre diverso è l’obiettivo: trasformare qualunque dispositivo sia in grado di mostrare immagini (un televisore, uno schermo da Pc, un videoproiettore) in un computer pronto per accedere a Internet.
Lo schermo integrato serve per consentirne l’uso anche quando non c’è un display esterno a disposizione, potendo contare sulla comodità che offre la digitazione su una tastiera di dimensioni tradizionali.
Il prezzo della Eee Keyboard non è ancora noto ma pare che non sarà molto diverso da quello dei netbook di fascia media (intorno ai 300 euro), mentre l’arrivo sul mercato è atteso entro l’estate.
[ZEUS News - www.zeusnews.com - 11-01-2009]
I cellulari !?!?!? TROPPO COMPLICATI DA USARE

C’era una volta il telefonino e faceva solo una cosa: telefonare. Adesso è diventato un vero e proprio computer in miniatura che spedisce e riceve e-mail, si collega al Web, scatta foto e registra video.
Solo per fare qualche esempio delle nuove funzionalità. Per alcuni è una libidine avere tra le mani tutte queste attività. Per altri, invece, è fonte di stress e frustrazione. A dirlo è una recente indagine condotta dalla software house inglese Mformation su 4.000 utenti inglesi e americani.
Il verdetto è che ben l’85% degli intervistati confessa di sentirsi confuso e frustrato al momento di acquistare un nuovo cellulare. Il motivo? Il “terrore” di passare il proprio tempo a smanettare sulla tastiera per capire come configurarlo e soprattutto come usarlo. Con il risultato che 6 utenti su 10 (pari al 61%), ammette che finisce poi col rinunciare a sfruttare le funzionalità più avanzate limitandosi a telefonare e spedire messaggini. Però, un incredibile 95%, ossia la quasi totalità, rivela che sarebbe disposto a “impegnarsi” di più se le featurepiù evolute fossero più semplici da usare.
(PC PROFESSIONALE)
Il MIT scopre come produrre batterie ecologiche grazie all’uso di VIRUS
Progettate dal Mit, potranno essere realizzate in modo economico e rispettoso dell’ambiente. Il virus batteriofago M13 è stato modificato geneticamente e trasformato in un piccolo elettrodo
UN microorganismo per alimentare batterie per cellulari, lettori MP3 e persino automobili. Per la prima volta la scienza parla concretamente di “tecnologia pulita” e lo fa con un progetto già presentato all’attenzione del presidente americano Barack Obama. I ricercatori del Mit, il Massachusetts Institute of Technology, sono infatti riusciti a progettare geneticamente dei virus per ottenere il polo negativo e quello positivo di una batteria agli ioni di litio.
“Il nuovo virus produci-batterie – spiega Angela Belcher, docente di Scienza dei materiali e ingegneria biologica che ha condotto la ricerca – ha la stessa capacità energetica e la stessa potenza delle batterie ricaricabili che usiamo oggi per caricare la macchina, ma potranno essere utilizzate anche per caricare i normali dispositivi elettronici”. Le nuove batterie potranno essere realizzate in modo economico e rispettoso dell’ambiente, senza solventi pericolosi né materiali tossici.
In una batteria tradizionale, gli ioni di litio scorrono tra l’anodo negativo, in genere di grafite, e il catodo positivo, generalmente di ossido di litio e cobalto. Nell’aprile del 2006 un gruppo di scienziati del MIT guidato dalla Belcher annunciò di aver trovato un modo per utilizzare i virus per formare cavi nanoscopici adatti a costruire batterie agli ioni di litio ultra sottili, e dotati di tre volte la normale densità di energia. Da allora è stata fatta molta strada.
Nell’ultimo lavoro, il team si è concentrato sulla costruzione di un catodo ad altissima potenza, da equilibrare con l’anodo. I catodi sono infatti più difficili da costruire poiché devono essere degli ottimi conduttori, mentre la maggior parte dei materiali candidati a riprodurli sono altamente isolanti. Per ottenerli, i ricercatori Gerbrand Ceder e Michael Strano hanno progettato dei virus che prima si ricoprono di fosfato di ferro, poi afferrano i nanotubi di carbonio così da creare una rete di materiale ad altissima conduttività.
Facebook: moda, marketing o necessità?
Facebook è la vera rivoluzione web a cavallo tra 2008 e 2009 [...]. Uno scoppio furibondo di accessi. Un successo imprevisto da molti, ma assolutamente calcolato dai diretti interessati.
Un mostro basato sull’amicizia (con la A minuscola!!!) che in pochi mesi ha fagocitato i navigatori internet di decine di altri social network, che oggi ne pagano amare conseguenze: primo fra tutti MySpace.
Ma conoscete le origini di Facebook?
Le origini “sociali”
Facebook inizia la sua “carriera” come progetto per connettere studenti americani di college diversi. Il suo nome originale era Thefacebook. Il fondatore è Mark Zuckerberg.
L’evoluzione del libro delle facce (o libro faccia) passa per un progetto di business ben definito: catalogare biografie, immagini e curricula per conto di aziende.
Nel 2006 il prodotto inizia ad assumere una forma simile a quella attuale, mantenendo però il target studentesco. E’ a metà dicembre 2006 che Facebook svolta verso l’attualità:
Facebook is a social utility that connects you with the people around you.
Il sito è pronto per partire con un nuovo progetto: (wide) social network, rete sociale senza confini. Se desiderate leggere l’evoluzione del mostro2.0 potete leggervi la storia di Facebook o sfogliarne le versioni nel tempo. Come funziona oggi sono certo che lo sapete benissimo. E sono certo che molti di voi sanno pure come superare le barriere degli amministratori di rete delle varie aziende accedendo tramite il mobile site oppure usando uno dei tanti Facebook proxy online.
Come mutano le abitudini
La bomba Facebook in Italia inizia nell’agosto/settembre 2008 passando da una media di 50-100 mila (10-20 milioni dato mondiale) visitatori unici al giorno ai 600mila (38 milioni d.m.)di ottobre 2008, da 1 milione (40 milioni d.m.) di novembre fino a spiccare all’apice storico di dicembre con 1.4 milioni al giorno (45 milioni d.m.). Chiamarlo fenomeno forse è riduttivo, specie in Italia.
Infatti mentre a livello mondiale la crescita è costante durante tutto il periodo 2007-2009 in Italia è una bomba impazzita che coinvolge web, uffici, addetti ai lavori, novizi del web ma soprattutto i media tradizionali. Al primo campanello di allarme televisione, radio e carta stampata tutta non hanno una velina su cui non ci sia scritto Facebook. La domanda nasce spontanea: fenomeno di advertising gestito perfettamente o sbalordimento dei media? E il povero MySpace secondo voi cosa ne pensa? Date una occhiata ai grafici e potreste intravedere i segnali di una grossa crisi: o forse è già tardi?
Il coinvolgimento globale ha causato molti cambiamenti nelle abitudini degli utenti. La messaggistica in tempo reale e in differita oggi passa per Facebook. L’abitudine di comunicare al mondo cosa si sta facendo passa dall’oligarchia della blogosfera con Twitter, all’uso comune non perdendo occasione di dire a tutti gli amici cosa si sta facendo tramite il Facebook State.
Lancio un’altra piccola provocazione, che non posso provare. Nel grafico ho inserito la comparazione degli andamenti di Facebook e Flickr: secondo voi quelle flessioni negative di Flickr a cosa sono dovute? Io una mezza idea ce l’ho… la versione 2 di FB ha un gestore delle foto fantastico, senza contare la magica possibilità di contrassegnare le persone con i profili (tagging): geniale.
Per non parlare poi dei gruppi, di ogni tipo, genere e virtù. Ai quali si affiancano le applicazioni, veri e propri cavalli di troia per raccogliere informazioni. Ah… non lo sapevate? Mo vi spiego una cosa… Quando accettate l’invito per partecipare a una applicazione su Facebook, con il vostro consenso accettate che l’autore di tale applicazione abbia accesso completo al vostro profilo, numeri di telefono inclusi. Ma non è tutto quello che Facebook non dice. Provate ad accedere al sito mobile anche dal vostro normale browser (http://m.facebook.com). Tra i link trovate “rubrica telefonica” e puff.., i numeri di cellulare di tutti i vostri amici che l’hanno inserito: se non l’avete capito e avete il vostro numero su FB sappiate che sarà in centinaia di liste, che lo vogliate o no!
Vuoi diventare mio amico? Beh, magari pensaci bene. Sia prima di accettare, sia quando decidi di mettere le tue informazioni più delicate alla mercé del mondo intero… o si dice degli amici???
Quando avete un attimo date una letta all’articolo del grande Massimo Mantellini su Punto Informatico:
[…] il social network di moda del momento del quale evidentemente quasi nessuno legge le pagine del contrattoscritte nell’usuale “corpo 8″. Se ci prendessimo la briga di farlo scopriremmo che, nel momento in cui iscrivendoci ne accettiamo le condizioni d’uso, Facebook diviene proprietario e giudice di tutto ciò che scriviamo, delle foto che pubblichiamo, che si riserva il diritto di cambiare le condizioni contrattuali senza darcene notizia, che può cancellarci l’account senza darne spiegazione, che non ci fornisce alcuna garanzia sui software che rende disponibili e che rimanda invece all’utente per qualsiasi questione legale causata […] (via Punto Informatico)
E ricordati che se vuoi cancellarti da Facebook puoi farlo in un attimo. Ma cancellare per sempre i tuoi dati non è proprio così facile. Vuoi sapere come farlo? Ecco qualche consiglio di esperti.
Un successo previsto
Prima avevo cercato di introdurvi la pulce nell’orecchio in merito alla genuinità della crescita di Facebook. Successo puramente meritocratico o una campagna di marketing (viral, ninja, media, ‘zine, …) di dimensioni colossali?
Faccio solamente un piccolo appunto, specie per i non addetti ai lavori, per quelli che non hanno mai avuto modo di gestire un server web. Una crescita simile di utenti “non prevista” potrebbe fare crollare qualsiasi hosting del mondo.
In poco più di quattro mesi sono passati da meno di 10 milioni di visitatori a oltre 45 milioni (+450%). Ma non è tutto. Le stesse abitudini dei naviganti sono cambiate. Il quadruplicarsi dei registrati comporta unacrescita esponenziale nelle relazioni e conseguentemente nel traffico di foto, messaggi, poke e sfide a qualsiasi applicazione i programmatori abbiano dato vita. Ho reso l’idea? Altrimenti vi faccio fare qualche esempio numerico da quel genio di K76, che con i server web ormai ha rapporti genetici.
Io propongo il nobel per il marketing: tutto ciò che è oggi presente in Facebook non è una novità. FB è composto da strumenti che nel web esistevano da tempo, ma che venivano usati da una piccolissima fetta di utilizzatori. Il merito del Zuckerberg Project attuale è proprio questo: aver raccolto in un ambiente perfettamente usabile gli strumenti di relazione che già erano patrimonio di una cerchia di “eletti2.0”.
Cosa ne pensa la gente
Lavorando nel web da molto tempo purtroppo ho perso molta sensibilità nell’analizzare gli strumenti presenti online. Il mio occhio è troppo critico: si sofferma su cose che gli utilizzatori tradizionali magari non vedono e non vede ciò che i niubbi apprezzano maggiormente.
Ho quindi cercato di sfruttare un po’ di amici di varia natura sottomettendoli a due banali domande:
- Cosa è per te Facebook?
- Cosa manca a Facebook per diventare perfetto?
Vi sottopongo le risposte più interessanti e simpatiche: ci sono delle vere chicche.
Cos’è per te Facebook?
- Un trastullo che ti tiene compagnia al lavoro

- E’ un immenso mosaico costituito dalla nostra rete di tessere colorate.
- La versione web delle ciacole da parrucchiera o da mercato del martedì.
- Lo vedono come chat…altro che web 3.0, web 1/2 forse. Il digital divide comunque ha una grossa parte di colpa di questo.
- La macchinetta del caffè di Internet, dove si ca**eggia qualche minuto tra un lavoro e l’altro.
- Un luogo virtuale sempre più reale, ma anche un posto dove perdere molto tempo.
- Un modo simpatico per rimanere in contatto con i tuoi amici.
- Una gran perdita di tempo e un’opportunità.
- Un contenitore dove per la legge dei grandi numeri, riesco a trovare tanti vecchi amici

- Un ottimo strumento per fare self marketing.
- Un diversivo serale… una droga.
- Una piazza virtuale dove ognuno può sparare ca**ate e postare foto con il risultato che la privacy va a farsi benedire.
- Lo strumento perfetto per farsi i ca**i degli altri, cosa che altrimenti non ti verrebbe manco in mente di fare.
- E’ un’arma potente, che permette di creare gruppi sia per cause buone che per scopi malevoli, perché c’é poco controllo ancora.
Cosa manca a Facebook per diventare perfetto?
- I feed (rss).
- Una migliore gestione dei tag, una migliore gestione dei commenti (che ogni tanto spariscono e non si capisce perché)
- La possibilità di sapere chi viene a sbirciare il tuo profilo ;D
- Facebook è solo marketing!

- Praticamente un sito che ingloba TUTTI i servizi digitali degli utenti, cioè ti fa vedere lo stato di tutti i tuoi account sparsi per la rete, twitter, stumble, digg, ecc. ecc.
- Mi sembra già perfetto così…
- Se pagasse i suoi utenti mi iscriverei!
- In realtà mi sembra già perfetto… altrimenti non mi spiego il suo successo.
- Si dovrebbe essere sicuri che il Profilo corrisponda alla persona: non la possibilità di inventarsi delle identità.
- Qualche operatore telefonico mobile fornisca qualche tariffa di connessione decente, così si potrebbero sfruttare tutte queste applicazioni web definite “social networking”.
- Manca una specie di pannello di controllo dove dire cose di questo tipo: non voglio più iscrivermi ai gruppi.
- Una busta paga.
Ed in ultima battuta…
Vi chiedo scusa per essermi dilungato così tanto. Chiedo venia a chi si fosse annoiato non trovando fino alla fine informazioni interessanti. A chi invece si fosse divertito non faccio che inchinarmi nel ringraziamento.
Lascio però alcuni piccoli spunti di riflessione:
- Dopo la crisi degli ultimi mesi Facebook sta lentamente ricrescendo. Ma quanto durerà? Sono sempre di più i vecchi utenti che ormai sono esausti del giochino vecchio e si cancellano, e sempre di più le regole in mano agli amministratori di rete per bloccare gli accessi dagli uffici.
- Quale sarà la reazione di MySpace? Cederà le armi o si scatenerà in innovative soluzioni tecniche o di marketing?
- Il colosso Google farà qualche mossa per contrastare tutto ciò, ma soprattutto per contrastare l’evoluzione di uno strumento di Advertising quasi 1-to-1, in grado di targettizzare le pubblicità non soltanto per zona geografica ma per tutti i dati che il profilo dei registrati mette a disposizione. O farà morire anche Orkut, mai realmente decollato?
- E mamma Microsoft avrà subito un calo di utilizzo del suo mega contenitore chat Live Messenger, visto che milioni di utenti ogni giorni si lasciano messaggi e chattano direttamente dentro a Facebook, il grande integratore2.0?
Webography
http://blog.merlinox.com/
http://www.google.com/trends/
http://web.archive.org/
http://punto-informatico.it/
http://www.bloggeritaliani.it/
Power.com, il social network dei social network
Sta facendo molto parlare di sé il nuovo portale Power.com, un vero e proprio aggregatore di social network che consente di avere in un’unica interfaccia tutti i propri contatti di Facebook, MySpace, Orkut e Hi5 senza la necessità di effettuare nuove registrazioni o creare nuovi profili.Il fenomeno, che secondo gli sviluppatori conta già 5 milioni di utenti, si propone come un servizio semplice e immediato. Riunisce in un’unica pagina i propri account dei social network attraverso una sola identificazione, per intrattenere rapporti, inviando e ricevendo messaggi, scoprendo cosa hanno fatto tutti i vostri amici conosciuti nei servizi più utilizzati al mondo. Power.com dovrebbe presto allargarsi estendendo i servizi supportati anche a LinkedIn, MSN, Twitter e Skype, permettendo di navigare con semplicità in un unico portale. Dopo essersi identificati con uno dei servizi in vostro possesso è possibile “aggiungere” le chiavi d’accesso degli altri servizi e legarle nella vostra pagina Power. Il servizio, per adesso disponibile solo in inglese, è nato in Brasile e a volte capita di ritrovarsi in pagine non perfettamente localizzate. E’ possibile, ad esempio, navigare direttamente da Power sul motore di ricerca Google ritrovandosi, però, nella home page in portoghese… In un periodo in cui molti cercano di legarsi con un unico sistema di identificazione, come l’OpenID appoggiato da Google, Microsoft e Yahoo, mentre altri cercano di rimanere “egocentrici” come Facebook e MySpace appunto, Power.com propone la soluzione alternativa: identificarsi in un’unica pagina con le diverse chiavi d’accesso per poter fare tutto,ma proprio tutto, senza dover aprire 10 sessioni del proprio browser web per tenere sotto controllo tutti i social network a cui si è iscritti. Riuscirà a conquistare l’interesse degli utenti? Per adesso Power.com propone un’interessante iniziativa per chi riesce a portare 100 amici sul portale, offrendo in cambio 100 dollari. Chi porta un amico trova… un tesoro. |
AMBIENTE : CELLUALRI ANCORA POCO GREEN
Le ricerche di mercato dicono che potrebbe fruttare molti soldi, e le normative in materia si fanno sempre più stringenti. Eppure, il mercato dei cellulari ecologici stenta a decollare. Certo, tutti i produttori hanno programmi di riciclaggio dei vecchi apparecchi, ma quasi nessuno investe in nuovi modelli “green”. Perché, spiega un recente report di ABI Research, non garantirebbero sufficienti ritorni economici.Le aziende del settore, racconta ABI, hanno chiare le potenzialità del “mercato verde”. Sanno che i modelli “sostenibili” potrebbero avere appeal per una fetta crescente del pubblico, e registrano con attenzione l’irrigidirsi delle leggi in materia di riciclaggio e ambiente. Per questo, quando si tratta di prototipi non lesinano gli sforzi: sono sempre più numerosi, documenta il report, i progetti-pilota e i concept products sviluppati in questo campo. Ma lo slancio innovativo si arresta sulla porta degli impianti di produzione. Per mancanza di economie di scala, e incertezza sui ritorni economici, sono pochi i player che passano dalla fase prototipale alla produzione vera e propria. Dice in proposito il direttore di ABI Kevin Burden: “Solo pochissimi attori- quelli cioé che hanno dimensioni sufficienti per produrre a basso costo – si mostrano fortemente motivati a realizzare linee di cellulari ecologici. Per il resto, ci si concentra sulla ricerca della conformità alle norme, e sull’inserimento di componenti verdi selezionate all’interno dei processi tradizionali”. Non appare casuale, in questo senso, che tra le aziende più “virtuose” segnalate dal report vi siano Nokia e Samsung. Il produttore coreano ha annunciato l’estate scorsa due modelli costruiti con derivati del mais (bioplastica), che dovrebbero entrare in produzione a partire dal 2010. Il tutto mentre i laboratori Nokia continuano lo sviluppo di Remade, un innovativo modello realizzato in larghissima parte con materiali recuperati (da lattine, bottiglie in plastica, pneumatici). Come documentato, il mancato smaltimento e reimpiego dei componenti dei cellulari potrebbe creare seri problemi all’ambiente. Secondo le stime ABI, solo il 5 per cento degli apparecchi venduti ogni anno viene effettivamente recuperato attraverso programmi di riciclaggio o riuso. Giovanni Arata |
La Ue contro i caricabatterie “Il futuro è nella presa Usb”
I caricabatterie dei cellulari potrebbero avere i giorni contati. In futuro, la seccatura di portarci dietro l’ingombrante accessorio sarà, con ogni probabilità, risolto da tre lettere magiche: Usb. Ne è convinto il commissario europeo all’Industria Günter Verheugen, che ha risposto a un’interpellanza, sul tema caricabatterie, dell’eurodeputato dei Radicali Marco Cappato che dichiara:
“Ogni 20 mesi in Francia inservibili 50 mln di caricatori”
”Nell’Unione europea – è il ragionamento di Cappato – il numero di telefonini in uso supera i 500 milioni, altrettanti sono i caricabatteria, al momento ne esistono più di trenta diversi tipi. Oltre alla mancata interoperabilità dei caricabatteria di telefoni di marche diverse – sottolinea l’europarlamentare – la gran parte dei produttori modifica il connettore di ogni nuovo modello senza una reale motivazione tecnica”.
Dunque, assenza di interoperabilità da una parte e cambio di modello da parte della casa madre ha un’unico esito: il caricabatteria, anche se funzionante, deve essere buttato via quando il consumatore cambia telefono. “Con conseguenze ambientali evidenti”, aggiunge Cappato che, a sostegno della sua interrogazione, porta anche un esempio, citando uno studio dell’Istituto nazionale del consumo, condotto tra novembre e gennaio 2006: “Ogni 20 mesi in Francia diventano inservibili tra i 48 e i 51 milioni di caricabatteria per telefoni cellulari”.
Da queste premesse, deriva una considerazione di buon senso: “Se si sviluppassero caricabatteria universali il consumatore potrebbe acquistare un telefono cellulare che ne è privo”. Secondo Cappato anche se le batterie sono diverse per tensione, capacità e composizione chimica (come ad esempio litio e nickel), “è possibile progettare un numero limitato di modelli di caricabatteria quasi universali”. Insomma, un risparmio in termini ambientali ed economici.
E la Commissione? “Nel settore dell’armonizzazione dei caricabatteria dei telefoni cellulari, esistono già o sono in fase di sviluppo numerose norme”, è stata la risposta del commissario all’Industria Günter Verheugen, che vede nella norma Usb “una di quelle e può essere utilizzata per i caricabatteria”.
Tuttavia il commissario ammette che in passato i produttori “si sono dimostrati riluttanti ad attuare pienamente queste norme nelle rispettive serie di prodotti” e per rafforzare la loro riluttanza, le aziende spiegavano che il dispositivo dedicato, offriva garanzie di sicurezza sul caricamento potenziale eccessivo di batterie, come invece, è il ragionamento, poteva accadere utilizzando un caricatore sbagliato. “Questa posizione – aggiunge Verheugen – sembra ora meno sostenibile e i motivi tecnici addotti possono essere probabilmente considerati come delle semplici limitazioni per raggiungere l’armonizzazione globale”.
Insomma, sempre più spesso sui ‘device’ vengono usate interfaccia Usb per caricare file di ogni tipo (audio, foto, video e testi). Una tendenza che, evidentemente, non è sfuggita all’eurocommissario: “È possibile progettare adattatori per cavi per la maggior parte delle periferiche e si assiste ad un uso sempre maggiore di interfacce standard – sottolinea Verheugen – non si intravedono motivi apparenti perché le industrie si astengano da una maggior armonizzazione nel settore”.
Ma Bruxelles non vuole aspettare e intende spingere le aziende in questa direzione. “Al fine di accelerare l’uso di interfacce standard – risponde il Commissario a Cappato – la Commissione sta attualmente prevedendo due iniziative complementari”, da una parte l’Associazione europea delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Tic), “è stata invitata, in via informale, a preparare una posizione comune per la fine del 2008″. Posizione che dovrebbe basarsi sull’USB, ma in via informale “in quanto – spiega il Commissario – non esistono norme ufficiali europee adeguate in questo settore”.
Ma non finisce qui, perché la Commissione sta elaborando “un mandato ufficiale di normalizzazione” che verrà sottoposto alle parti interessate, e quindi inviato alle organizzazioni europee di normalizzazione (OEN) nel 2009. Quindi bisognerà attendere che le OEN mettano a punto le norme necessarie, per “raggiungere un’armonizzazione effettiva delle interfacce e dei caricatori”, e finalmente si potrà mettere in valigia un solo caricabatterie per tutta la famiglia.
I caricabatterie dei cellulari potrebbero avere i giorni contati. In futuro, la seccatura di portarci dietro l’ingombrante accessorio sarà, con ogni probabilità, risolto da tre lettere magiche: Usb. Ne è convinto il commissario europeo all’Industria Günter Verheugen, che ha risposto a un’interpellanza, sul tema caricabatterie, dell’eurodeputato dei Radicali Marco Cappato che dichiara:“Ogni 20 mesi in Francia inservibili 50 mln di caricatori””Nell’Unione europea – è il ragionamento di Cappato – il numero di telefonini in uso supera i 500 milioni, altrettanti sono i caricabatteria, al momento ne esistono più di trenta diversi tipi. Oltre alla mancata interoperabilità dei caricabatteria di telefoni di marche diverse – sottolinea l’europarlamentare – la gran parte dei produttori modifica il connettore di ogni nuovo modello senza una reale motivazione tecnica”. Dunque, assenza di interoperabilità da una parte e cambio di modello da parte della casa madre ha un’unico esito: il caricabatteria, anche se funzionante, deve essere buttato via quando il consumatore cambia telefono. “Con conseguenze ambientali evidenti”, aggiunge Cappato che, a sostegno della sua interrogazione, porta anche un esempio, citando uno studio dell’Istituto nazionale del consumo, condotto tra novembre e gennaio 2006: “Ogni 20 mesi in Francia diventano inservibili tra i 48 e i 51 milioni di caricabatteria per telefoni cellulari”. Da queste premesse, deriva una considerazione di buon senso: “Se si sviluppassero caricabatteria universali il consumatore potrebbe acquistare un telefono cellulare che ne è privo”. Secondo Cappato anche se le batterie sono diverse per tensione, capacità e composizione chimica (come ad esempio litio e nickel), “è possibile progettare un numero limitato di modelli di caricabatteria quasi universali”. Insomma, un risparmio in termini ambientali ed economici. E la Commissione? “Nel settore dell’armonizzazione dei caricabatteria dei telefoni cellulari, esistono già o sono in fase di sviluppo numerose norme”, è stata la risposta del commissario all’Industria Günter Verheugen, che vede nella norma Usb “una di quelle e può essere utilizzata per i caricabatteria”. Tuttavia il commissario ammette che in passato i produttori “si sono dimostrati riluttanti ad attuare pienamente queste norme nelle rispettive serie di prodotti” e per rafforzare la loro riluttanza, le aziende spiegavano che il dispositivo dedicato, offriva garanzie di sicurezza sul caricamento potenziale eccessivo di batterie, come invece, è il ragionamento, poteva accadere utilizzando un caricatore sbagliato. “Questa posizione – aggiunge Verheugen – sembra ora meno sostenibile e i motivi tecnici addotti possono essere probabilmente considerati come delle semplici limitazioni per raggiungere l’armonizzazione globale”. Insomma, sempre più spesso sui ‘device’ vengono usate interfaccia Usb per caricare file di ogni tipo (audio, foto, video e testi). Una tendenza che, evidentemente, non è sfuggita all’eurocommissario: “È possibile progettare adattatori per cavi per la maggior parte delle periferiche e si assiste ad un uso sempre maggiore di interfacce standard – sottolinea Verheugen – non si intravedono motivi apparenti perché le industrie si astengano da una maggior armonizzazione nel settore”. Ma Bruxelles non vuole aspettare e intende spingere le aziende in questa direzione. “Al fine di accelerare l’uso di interfacce standard – risponde il Commissario a Cappato – la Commissione sta attualmente prevedendo due iniziative complementari”, da una parte l’Associazione europea delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Tic), “è stata invitata, in via informale, a preparare una posizione comune per la fine del 2008″. Posizione che dovrebbe basarsi sull’USB, ma in via informale “in quanto – spiega il Commissario – non esistono norme ufficiali europee adeguate in questo settore”. Ma non finisce qui, perché la Commissione sta elaborando “un mandato ufficiale di normalizzazione” che verrà sottoposto alle parti interessate, e quindi inviato alle organizzazioni europee di normalizzazione (OEN) nel 2009. Quindi bisognerà attendere che le OEN mettano a punto le norme necessarie, per “raggiungere un’armonizzazione effettiva delle interfacce e dei caricatori”, e finalmente si potrà mettere in valigia un solo caricabatterie per tutta la famiglia. |
Arriva il “Facebook-phone”: voip e social networking in un piccolo dispositivo
| Dopo il buon successo di vendite dello Skypephone, realizzato in collaborazione con Skype, 3 si appresta a commercializzare un altro telefono figlio del web, attraverso la sua rete di negozi.
INQ1 (si legge “ink one”) è un telefono cellulare, con connettività UMTS/HSDPA, dedicato a Facebook, destinato a cavalcare l’onda del social networking, che sta invadendo la rete e la nostra vita, che fa del più giovane e popolare tra i social network il suo centro nevralgico di utilizzo. Troveremo inoltre Skype che permetterà, come il precedente Skypephone sempre commercializzato da 3, di chiamare gratuitamente gli utenti che utilizzano il famoso servizio voip, via pc o telefono, senza costi aggiuntivi oltre il piano tariffario per la connessione. Inoltre si potrà essere sempre in linea con Windows Live Messenger e controllare le novità musicali che i vostri amici vi propongono su Last.fm Una fotocamera di 3,2 Mpx e un display da 2,2 pollici trovano posto in un corpo di 110 grammi. Lo spazio per immagazzinare dati è pari a 50 MB, espandibili fino a 4 GB tramite uno slot per MicroSD. Presentato in questi giorni, INQ1 sarà venduto dal prossimo mese nel Regno Unito, in Australia e ad Honk Hong, abbinato, così come l’attuale Skypephone, ad un piano tariffario dedicato. Il prezzo è interessante. Le servizi utilizzabili in questo telefonino, sono naturalmente disponibili da qualsiasi costoso smartphone. Per questo motivo, INQ1 si pone come alternativa economica dedicata a chi vuole un dispositivo semplice e immediato, che consenta di essere costantemente in contatto con i servizi che più si utilizzano. Nel Regno Unito, INQ1 può essere acquistato senza alcun costo iniziale, con un contratto vincolante per 18 mesi, che prevede, al costo di 15 sterline al mese, connettività illimitata verso Facebook, Last.fm, Windows Live Messenger e Skype, email illimitate, 1 GB di traffico web mensile, telefonate illimitate verso gli altri clienti 3 e 75 minuti di chiamate gratis al mese verso utenti di altri operatori. Spendendo invece 79,99£ al momento dell’acquisto, l’accesso ai servizi via internet costa soltanto 5 sterline al mese. È dato per certo l’arrivo di INQ1 anche in Italia, ma non si sa ancora nulla riguardo ai tempi e ai prezzi. Ho deciso di parlarne perché ancora più di uno smartphone, un telefonino come questo rappresenta la penetrazione nella vita quotidiana delle nuove forme di comunicazione e di socialità legate al web. La commercializzazione di telefoni a buon mercato, dedicati a chi usa la tecnologia come un mezzo e non come un fine, va ad accontentare un utenza più vasta che già ha iniziato a percepire in modo diverso le relazioni interpersonali grazie all’utilizzo dei servizi per questo adibiti, facendoci capire quanto sta diventando importante nella nostra società il social networking legato al web. |



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