Rifkin boccia l’accordo dei grandi “È ridicolo, non salverà il pianeta”
L’economista americano non ha dubbi: servono misure concrete e nuovi impianti puliti
“Dobbiamo lanciare la terza rivoluzione industriale:traguardi sulle industrie da rilanciare“
Jeremy Rifkin
ROMA – “Per mettere d’accordo tutti hanno deciso di andare alla velocità del più lento: così è facile raggiungere un’intesa”. Jeremy Rifkin risponde al telefono da Montecarlo, in una pausa dell’incontro con il principe di Monaco che vuole varare un piano per frenare i gas serra. E il giudizio del presidente della Foundation on Economic Trends sul risultato del G8 è secco: “Un accordo ridicolo”.
Eppure è stato fissato il tetto di 2 gradi all’aumento di temperatura del pianeta: finora gli Stati non avevano dato un’indicazione così precisa.
“D’accordo, ma cosa si deve fare per non superare i 2 gradi? Non basta esprimere un pio desiderio, bisogna prima di tutto capire a che livello di concentrazione di anidride carbonica in atmosfera corrisponde un aumento di 2 gradi e poi organizzare un sistema energetico coerente”.
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L’Ipcc ritiene che, per restare entro un aumento di 2 gradi, la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera non debba superare le 400 – 450 parti per milione.
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“L’Ipcc è molto cauta e i suoi precedenti rapporti, spesso definiti allarmisti, sono stati superati dai fatti: l’accelerazione del disordine climatico è stata più drammatica di quella prevista. Jim Hansen, uno dei più accreditati climatologi, dopo aver studiato le carote di ghiaccio che raccontano il passaggio da un’era glaciale a una interglaciale, offre un quadro della situazione molto diverso: quando in passato si è mantenuta per un certo periodo una concentrazione di 450 parti per milione di anidride carbonica l’effetto è stato un balzo della temperatura di 6 gradi, non di 2. E un rapido aumento di 6 gradi non è compatibile con il mantenimento della società umana così come noi la conosciamo”.
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Secondo Jim Hansen l’obiettivo è portare la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera a 350 parti per milione, cioè ridurla rispetto al presente portandola più vicina a quota 280, il livello preindustriale. Questo vorrebbe dire attuare una politica di tagli drastici e immediati che molti considerano incompatibili con lo sviluppo economico.
“Io credo che sia vero l’opposto: l’errore sta nel pensare solo ai tagli delle emissioni che invece dovrebbero essere un effetto secondario di politiche virtuose capaci di rilanciare l’economia, altro che affossarla. Per uscire dalla tre crisi che ci soffocano, quella economica, quella energetica e quella ambientale, non possiamo limitarci a magiare un po’ meno della vecchia minestra inquinante: dobbiamo lanciare la terza rivoluzione industriale pensando in positivo, cioè fissando traguardi sulle industrie da rilanciare. Non bisogna dire ai vari paesi quante emissioni tagliare, ma quanti impianti puliti costruire”.
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Più industrie e meno emissioni?
“Esattamente. La terza rivoluzione industriale è quella che permette uno sviluppo economico che si concilia perfettamente con la riduzione delle emissioni. Ad esempio con le smart grid, con l’energia diffusa e decentrata, ogni casa sfruttando il sole può diventare una vera e propria piccola centrale di produzione di elettricità e calore. Se adottassimo questo modello il settore delle costruzioni, che oggi è il primo fattore di riscaldamento del pianeta, potrebbe diventare parte della soluzione al problema”.
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Le case come elemento trainante del nuovo modello energetico?
“Uno dei quattro pilastri. Il primo è costituito dalle energie rinnovabili. Il secondo è rappresentato dagli edifici sostenibili. Il terzo dalle tecnologie basate sull’idrogeno che serve a immagazzinare l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili. Il quarto pilastro dalle reti intelligenti per distribuire l’energia secondo il modello del web”.
Primo Sciopero Italiano dei Blogger
Primo Sciopero Italiano dei Blogger
CONTRO LA LEGGE “AMMAZZA INTERNET “
Qualche volta anche il sindacato dei giornalisti ne imbrocca una, e tra queste c’è la
Una giornata di silenzio dei blogger, per protestare insieme ai giornalisti, credo che sarebbe un bellissimo segno. Senza dire che il primo “sciopero dei blog” avrebbe un impatto mediatico straordinario - forse perfino superiore a quello dei professionisti. Il primo videoblogger a gettare la spugna è FreedomAndDemocracy. Dopo 1445 video pubblicati in quasi due anni, ha deciso di chiudere il suo canale YouTube. «Il rischio è che dal punto di vista economico sei danneggiato».
Bloggers e Bloggerini, siamo tutti sulla stessa barca, affrettiamoci compatti ad aderire all’iniziativa prima che non ci possa essere più un iniziativa libera. Questo è il link di Repubblica – L’Espresso Blog, dove c’è la lista dei Blogs che già partecipano, fra cui questo Blog, ByoBlu e molti altri…
Lista Adesioni 14 Luglio: Il Bavaglio
Come si partecipa? si postano messaggi sul tema – a piacere, in abbondanza – da qui al 14 luglio, sui propri blog e su tutte le piattaforme esistenti per far più casino possibile; infine il 14 luglio si posta sul proprio blog solo il banner contro il decreto Alfano. Probabilmente uscirà un articolo su una grande testata che descrive lo sciopero.
decisione di fare un giorno di silenzio dell’informazione il 14 luglio contro la legge bavaglio sulle intercettazioni: quella fortemente voluta da Berlusconi e fortemente gradita da criminali di ogni sorta (specie quelli della finanza). Il ridicolo obbligo di rettifica inserito nel decreto medesimo andrà a colpire e a soffocare chi blogga, chi twitta, chi immette contenuti nei siti di condivisione e via dicendo. Guido Scorza, che insegna informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, parla senza giri di parole di «una legge ammazza-internet».
Michael Jackson, agli eredi lascia una montagna debiti

Insieme ad un numero impressionante di brani musicali e a schiere di fan adoranti, Michael Jackson lascia in eredità anche una montagna di debiti e un ritorno sul palco mai avvenuto, che molti speravano potesse fruttare a Jackson i soldi necessari per risolvere i suoi problemi finanziari. Nonostante abbia guadagnato centinaia di milioni di dollari, essendo stato una delle star del pop più pagate e famose di sempre, Jackson aveva accumulato circa 500 milioni di dollari di debiti, stando alle fonti citate dal Wall Street Journal all’inizio di giugno.
Il suo patrimonio - In ogni caso i suoi asset, tra i quali i diritti d’autore sulle sue canzoni e una quota del catalogo dei pezzi dei Beatles, valgono più di un miliardo di dollari, secondo quello che riferisce una fonte dell’industria della musica. L’immagine e la carriera di Michael Jackson sono state macchiate negli ultimi anni proprio dai suoi problemi finanziari, oltre che da quelli legali. Conosciuto per le sue spese folli in oggetti d’antiquariato e giocattoli, Jackson fu accusato da un commercialista, durante il processo per molestie su minori del 2005, di spendere dai 20 ai 30 milioni di dollari in più rispetto a quanto introitato ogni anno.
Energia, rivoluzione in Sicilia?

La Sicilia come un avamposto della terza rivoluzione industriale, basata sulla distribuzione in rete dell’energia prodotta dai singoli cittadini. Questa l’idea che è alla base delle linee guida del Pears (Piano energetico regionale ed ambientale della regione siciliana) che sono state illustrate dal presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, nel corso di un convegno nell’aula magna della facoltà di Ingegneria di Palermo.
Ospite d’eccezione il «guru dell’idrogeno», Jeremy Rifkin che ha tenuto una lezione magistrale alla moda dei peripatetici, parlando cioè dalla platea. E su cosa è fondata questa nuova rivoluzione industriale? Sulla risposta alla tempesta perfetta, i tre grandi sconvolgimenti che stanno cambiando l’economia e l’ecologia della terra: la crisi finanziaria in atto, seguita da quella climatica a seguito dell’innalzamento delle temperature delle acque, gli shock energetici della scorsa estate quando il petrolio arrivò a costare anche 180 dollari al barile. La risposta, secondo il modello elaborato da Rifkin, consiste nello sfruttare l’energia pulita disponibile (generata da sole, vento, maree) in maniera diffusa cioè con tanti piccoli generatori dislocati sui tetti di stabilimenti industriali o anche di abitazioni e dopo averla «catturata» creare una rete per distribuirla.
La chiave di volta sta proprio nella diffusione delle centrali di produzioni e nella distribuzioni in rete, in base alle esigenze della comunità. Un modello che è stato incamerato dalla Regione siciliana, che ha deciso di scommettere sulla propria indipendenza energetica. «L’incontro con Jeremy Rifkin è stato molto importante perché il professore oltre a confortarci sulle scelte che abbiamo operato col nostro piano energetico ci ha assicurato un suo imminente ritorno a Palermo per sostenere le decisioni che dovremo prendere in Sicilia», ha spiegato Lombardo, «il piano può essere una grande occasione per rilanciare la nostra economia, soprattutto in questo periodo di crisi perché si fonda su un principio semplice e concreto: fare in modo che sia prodotta dai nostri abitanti e a loro sia immediatamente restituita». «L’impostazione di Rifkin poiché si fonda su risorse energetiche ovunque disponibili, quali il sole, il vento, i rifiuti si attaglia molto bene alla nostra regione», ha proseguito Lombardo, «che, non disponendo di energie tradizionali, potrà finalmente avere energia pulita, evitando i gravi danni che abbiamo dovuto subire in questi anni a causa delle raffinerie presenti sul nostro territorio».
E se l’Europa si è data la regole del 20-20-20 (entro il 2020 l’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili per il 20% del fabbisogno a fronte di una riduzione del 20% dell’utilizzo dei combustibili fossili), la Sicilia, per Lombardo, può adottare tranquillamente il 5-5-5, «Cinque anni perché le energie rinnovabili entrino a fare parte della comunità di 5 milioni di siciliani, a fronte di investimenti da 5 miliardi», ha spiegato Lombardo. E l’energia nucleare. «Roba da anni 50», l’ha definita Rifkin, «ricordi della guerra fredda». Quindi una risorsa che appartiene al passato. Ma non per la Sicilia. Nel dibattito sull’apertura di una centrale in Sicilia è nuovamente intervenuto Lombardo, ribadendo le tre condizioni per potere costruire una centrale nell’Isola. «sicurezza, convenienza e partecipazione dei cittadini». «Bisogna assolutamente evitare», ha spiegato Lombardo, «che si possa dire facciamo la centrale nucleare qualunque sia l’opinione dei cittadini».
Perù, gli indios salvano la loro terra: il governo ha ceduto
Circa dieci giorni fa il governo peruviano aveva invitato la Chiesa a compiere una proposta di mediazione per cercare di arginare, almeno in parte, le rivolte degli indigeni scatenati da una grande ira funesta a seguito della legge forestale che il direttivo di Lima aveva adottato consentendo lo sfruttamento di un’area di 45 milioni di ettari di foresta per cercare gas e petrolio.
Strano, ma vero. A distanza di poche settimane la protesta si è placata. Gli indios sono riusciti ad avere la meglio, e i due decreti controversi, causa di numerosi morti, sono stati revocati dal Governo. Il Congresso di Lima ha spazzato via le leggi contestate con un’ampia maggioranza, 82 voti contro 12, al termine di cinque ore di dibattito.
Queste leggi, che permettevano investimenti stranieri per lo sfruttamento di miniere e foreste in Amazzonia, erano state approvate nel 2007 e nel 2008 nell’ambito dei poteri concessi dal Congresso al presidente Alan Garcia per permettere l’applicazione dell’accordo di libero commercio con gli Stati Uniti.
Alla notizia del voto favorevole l’Aidesep (associazione interetnica di sviluppo della foresta peruviana), che riunisce 1.350 comunità indigene dell’Amazzonia, ha fermato i blocchi stradali e l’occupazione dei giacimenti petroliferi.
Purtroppo non si conosce bene il numero delle vittime; secondo diverse organizzazioni umanitarie, i morti sarebbero una sessantina, molti dei quali disarmati, mentre centinaia di persone risultano ancora disperse.
Lo scontro più sanguinoso è stato quello avvenuto lo scorso 5 giugno durante il quale 20 indigeni sono stati uccisi dalle forze governative che, dagli elicotteri, hanno sparato sulla folla.
Un massacro ancora oscuro, così come resta oscura la versione ufficiale dei fatti fornita dal governo che in molte parti appare poco credibile; pertanto l’organizzazione Survival International chiede l’apertura di una inchiesta per comprendere il vero svolgimento dei fatti.
Secondo “il governo peruviano invece – almeno rispetto a quanto è stato scritto sul quotidiano peruviano La Repubblica – alcuni indigeni armati di lance e frecce hanno ucciso 25 poliziotti armati di kalashnikov, camionette blindate ed elicotteri, spogliandoli di tutte le loro armi, e uscendo dallo scontro con solo tre morti nelle loro file. Se fosse vero, dovrebbe dimettersi mezzo governo, a cominciare dal ministro dell’interno, perché significherebbe che il Perù ha le forze di sicurezza più incapaci del mondo”. La resa del governo è stata una vera rivincita per gli indigeni e soprattutto per la loro terra che, almeno per il momento, non piangerà dei disastri e degli scempi di esplorazione e sfruttamento.
Uno dei pochi esempi in cui il buon senso vince sulla distruzione e sull’annientamento. Una vittoria della terra e dei suoi diritti, di una vera coscienza che spazza via la speculazione in nome del rispetto verso la Madre terra. Il trattato del libero commercio tra Perù e Stati Uniti, infatti, avrebbe privatizzato uno dei patrimoni mondiali più importanti per la biodiversità dell’intera umanità, l’Amazzonia peruviana, aprendolo allo sfruttamento da parte delle multinazionali del petrolio, del gas, dell’acqua e del legname e sottraendolo alle popolazioni indigene che lo considerano loro assegnato per diritto ancestrale.
Il trattato, inoltre, avrebbe sottratto completamente alla sovranità peruviana il territorio, perché le multinazionali avrebbero sfruttato il territorio liberamente senza alcuna mediazione con le popolazioni che vi abitano.
Nell’Amazzonia peruviana non si è combattuto, dunque, un semplice conflitto per la terra con le popolazioni native espulse dalle loro terre ancestrali per far posto al latifondo, alle enclosures, allo sviluppo capitalista di terre libere.
In questa lotta, le popolazioni native, considerate generalmente residuali e assimilabili, si sono mostrate sempre più coscienti di sé e dei propri diritti e per questo più combattivi, e sono stati i portavoce di tutti coloro che pensano che il pianeta, la vita, la natura e la biodiversità non possano essere assoggettati a nessun tipo di trattato come quello firmato dal governo di Lima che, senza pensarci, stava per vendere nelle mani degli Stati Uniti la risorsa più preziosa del suo paese.
Fonte: Terranauta.it
IL GRUPPO BILDERBERG HA IN PROGRAMMA LA DEPRESSIONE ECONOMICA
Gli elitisti sono divisi [sul da farsi] – se far affondare l’economia velocemente rimpiazzandola con un nuovo ordine mondiale, o innescare una lunga e agonizzante depressione.Alla vigilia della conferenza annuale del Gruppo Bilderberg, che si terrà dal 14 al 17 maggio 2009 presso l’hotel a cinque stelle Nafsika Astir Palace di Vouliagmeni, in Grecia, il cronista investigativo Daniel Estulin ha svelato gli scioccanti particolari su quanto gli elitisti avrebbero in programma di fare in ambito economico nel corso del prossimo anno.
DI PAUL JOSPEH WATSON
prisonplanet.com/
La riunione del gruppo Bilderberg è un confab che coinvolge ogni anno circa 150 dei “power broker” [mediatori di potere] più influenti al mondo nell’ambito del governo, dell’industria, del settore bancario, accademico e del complesso militare-industriale. Il gruppo segreto opera secondo le “regole della Chatham House”[1] , ossia nessun particolare di ciò che viene discusso può trapelare attraverso i media, nonostante il fatto che siano presenti alla riunione gli editori dei più grandi quotidiani al mondo come il Washington Post, il New York Times e il Financial Times.
Secondo le fonti di Estulin che si sono dimostrate estremamente accurate in passato, il gruppo Bilderberg è diviso sul da farsi, ossia se innescare “una prolungata, agonizzante depressione che condannerà il mondo a decadi di stagnazione, declino e povertà … oppure una depressione intensa ma più breve che aprirebbe la strada ad un nuovo ordine economico mondiale sostenibile, con minore sovranità ma maggiore efficienza”.
Tali informazioni acquistano maggiore rilevanza se si tiene conto del fatto che le precedenti previsioni economiche di Estulin basate su rivelazioni da parte delle stesse fonti, si sono dimostrate estremamente accurate. Estulin ha correttamente previsto il crollo del mercato immobiliare nonché il tracollo finanziario del 2008, dopo aver appreso dalle sue fonti all’interno di Bilderberg quello che l’elite stava programmando sulla base di quanto era stato detto durante la loro riunione in Canada del 2006 e della loro conferenza del 2007 in Turchia.
I particolari dell’ordine del giorno per l’economia erano contenuti in un libretto distribuito prima della riunione ai membri del gruppo. In modo specifico Estulin avverte che il gruppo Bilderberg starebbe incoraggiando una falsa immagine di ripresa economica, attirando gli investitori a reinvestire il capitale nel mercato azionario per scatenare poi successivamente un’altra massiccia fase di contrazione che creerà “grosse perdite e una grave sofferenza finanziaria nei mesi a venire”, secondo una relazione del Canada Free Press.
Secondo Estulin il gruppo Bilderberg stima che le cifre relative alla disoccupazione negli USA raggiungeranno il 14% entro la fine dell’anno, quindi il doppio dell’attuale cifra ufficiale dell’8,1 per cento.
Le fonti di Estulin gli avrebbero inoltre detto che Bilderberg proverà ancora a fare pressioni per la promulgazione del Trattato di Lisbona, un tassello chiave del piano per consolidare appieno un superstato federale europeo, costringendo l’Irlanda a votare nuovamente su tale documento a settembre/ottobre, nonostante lo abbia già rifiutato insieme ad altre nazioni europee nei referendum nazionali.
Secondo quanto riferisce il CFP “una delle loro preoccupazioni è di affrontare e neutralizzare il movimento contrario al trattato di Lisbona chiamato “Libertas”, sotto la guida di Declan Ganley. Una delle mosse programmate da Bilderberg è l’uso di una campagna diffamatoria nei media americani, che suggerisca che Ganley è finanziato dai trafficanti di armi negli USA legati alle sfere militari statunitensi”.
Daniel Estulin, Jim Tucker ed altre fonti, che hanno infiltrato Bilderberg in passato hanno regolarmente fornito informazioni sull’ordine del giorno del gruppo che viene poi attuato sul palcoscenico mondiale, dando prova che l’organizzazione non è solo una “fabbrica di chiacchiere”, ma un importante foro per la pianificazione del nuovo ordine mondiale.
In effetti proprio il mese scorso il visconte belga nonché attuale presidente del gruppo Bilderberg Étienne Davignon, si è vantato che Bilderberg ha contribuito alla creazione dell’euro mettendo per la prima volta all’ordine del giorno una politica favorevole alla valuta unica all’inizio degli anni ‘90. Il programma del gruppo Bilderberg di un superstato federale europeo e di una valuta unica risale probabilmente persino a prima. Un’inchiesta della BBC ha portato alla luce documenti risalenti ai primi incontri del gruppo che hanno confermato che l’Unione Europea è stata un’invenzione del gruppo Bilderberg.
Nella primavera del 2002 quando i guerrafondai dell’amministrazione Bush facevano pressione affinché l’Iraq fosse invaso entro l’estate, i membri di Bilderberg hanno espresso il desiderio di ritardare l’attacco, che non fu lanciato fino al marzo dell’anno seguente.
Nel 2006 Estulin ha previsto che il mercato immobiliare negli USA sarebbe cresciuto senza limite prima che la bolla venisse fatta crudelmente scoppiare, come è precisamente successo.
Nel 2008 Estulin ha previsto che Bilderberg stesse creando le condizioni per una calamità finanziaria – proprio quello che è successo alcuni mesi dopo con il crollo della Lehman Brothers.
Il Gruppo Bilderberg ha regolarmente gonfiato i muscoli per consolidare il suo ruolo di “kingmaker” [artefice di nomine ed elezioni]. L’organizzazione seleziona di routine i candidati alla presidenza e alla vice presidenza, nonché i primi ministri.
Bill Clinton e Tony Blair sono stati entrambi preparati dall’organizzazione segreta all’inizio degli anni ’90 prima che raggiungessero la prominenza.
Il candidato alla vice presidenza di Barack Obama, Joe Biden è stato scelto dal luminario di Bilderberg James A. Johnson, e anche il candidato alla vice presidenza di John Kerry nel 2004, John Edwards è stato consacrato dal gruppo dopo aver fatto un brillante discorso durante la conferenza del 2004. I presenti hanno persino infranto le regole applaudendo Edwards al termine di un discorso che ha fatto agli elitisti sulla politica americana. La scelta di Edwards fu scioccante per gli opinionisti dei mass media che si aspettavano con certezza che Dick Gephardt avrebbe ottenuto la carica. Il New York Post ha riportato persino che era stato scelto Gephardt e che venivano già attaccati degli adesivi con scritto “Kerry- Gephardt” sui veicoli della campagna presidenziale, prima che fossero tolti quando Edwards fu annunciato come vice di Kerry.
La relazione di un quotidiano portoghese del 2008 ha messo in luce il fatto che Pedro Santana Lopes e Jose Socrates hanno partecipato all’incontro del 2004 a Stresa, in Italia, prima che entrambi diventassero primo ministro del Portogallo. Svariate decisioni geopolitiche chiave sono state prese durante la riunione del gruppo Bilderberg dello scorso anno a Washington DC, ancora una volta a sottolineare che il confab è molto più di un incontro informale.
Come abbiamo riferito in quel momento, l’organizzazione era preoccupata che il prezzo del petrolio stesse aumentando troppo rapidamente dopo aver toccato i $150 dollari al barile e voleva assicurarsi che “i prezzi del petrolio iniziassero probabilmente a scendere”. Ed è proprio ciò che è avvenuto nella seconda metà del 2008 quando il petrolio è sceso sotto i $50 dollari al barile. Siamo stati in grado di prevedere precocemente il rapido aumento dei prezzi del petrolio nel 2005, quando il petrolio era sceso a $40 dollari al barile, perché il gruppo Bilderberg aveva auspicato un aumento dei prezzi nel corso della riunione di quell’anno a Monaco di Baviera. Durante la conferenza in Germania, Henry Kissinger ha detto agli altri presenti che l’elite aveva deciso di assicurarsi che i prezzi del petrolio raddoppiassero nel corso dei 12-24 mesi successivi, che è esattamente ciò che è successo.
Inoltre durante l’incontro dello scorso anno, l’ex segretario di stato degli Stati Uniti Condoleezza Rice ha formalizzato con il ministro degli esteri ceco Karel Schwarzenberg i programmi per la firma di un trattato sull’istallazione di una base radar statunitense nella Repubblica Ceca.
Insieme alla Rice era presente all’incontro il segretario alla difesa Robert Gates, che secondo quanto riportato avrebbe incoraggiato i globalisti dell’EU a sostenere un attacco contro l’Iran. E guarda caso, proprio giorni dopo l’Unione europea ha minacciato l’Iran con sanzioni qualora non avesse sospeso il suo programma di arricchimento nucleare.
C’è stata inoltre molta speculazione che anche “l’incontro segreto” tra Hillary Clinton e Barack Obama, che è stato messo in atto con tattiche di spionaggio come rinchiudere i giornalisti in un aereo per impedire che raggiungessero i due politici, avrebbe avuto luogo durante la conferenza Bilderberg nel Distretto di Columbia.
Non resta che vedere quale copertura mediatica sarà riservata sui media principali alla conferenza Bilderberg del 2009, perché nonostante le prove che questa abbia un ruolo centrale nell’influenzare i successivi eventi geopolitici e finanziari nel mondo, e nonostante il fatto che la conferenza dell’anno scorso sia stata tenuta a Washington DC, i media corporativi hanno mantenuto un divieto quasi assoluto di fare reportage sulla conferenza, sui presenti e su quanto è stato discusso.
Ancora una volta sarà compito dei media alternativi riempire il vuoto ed educare la gente su ciò che i globalisti hanno esattamente in programma per noi per l’anno a venire.
Paul Joseph Watson
Fonte: www.prisonplanet.com/
Link: http://www.prisonplanet.com/leaked-agenda-bilderberg-group-plans-economic-depression.html
7.05.2009
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI
[1] Ndt. la Chatham House, sede del Royal Institute of International Affairs di Londra
IL TIMES: “IL GRUPPO BILDERBERG
SI INCONTRA IN GRECIA”

Magnati della finanza, politici di tutto il mondo e banchieri si incontrano quest’oggi a Vouliagmeni, in Grecia, località prescelta per il consueto incontro a porte chiuse: il Bilderberg è qui per discutere della crisi e di altri temi caldi, ma nessun giornalista ha accesso alla sala.
Il Times è uno dei pochi media ad aver annunciato l’evento, citando Daniel Estulin, il giornalista investigativo russo, spesso in grado di anticipare i fatti, grazie alle soffiate di appartenenti ai servizi segreti. Ora sarebbe entrato in possesso di un booklet riservato ai frequentatori del meeting, in cui si delineano due opzioni possibili per l’attuale crisi economica: “Una prolungata, agonizzante depressione che condannerà il mondo a decadi di stagnazione, declino e povertà, oppure un’intensa ma breve depressione che aprirà la strada per un nuovo e sostenibile ordine economico mondiale, con meno potere alle nazioni ma più efficienza”. [1]
Un altro whistleblower assai noto, Alex Jones, si reca ogni anno ai meeting assieme alla propria troupe con tanto di megafono, per “disturbare” il manovratore. Allontanati dalle guardie riescono comunque a riprendere da dietro i cespugli i volti noti della politica e della finanza, senza che la televisione racconti nulla di questi vertici. Forse è per questo che alcuni giorni fa sono stati rimossi da Youtube tutti i video di Alex Jones. Secondo il colosso si sarebbe trattata di una violazione di copyright, in quanto in uno spettacolo Alex mostra un ritaglio di giornale. Se le cose stessero così, dovrebbero sospendere tutte le rassegne stampa che mandano in onda al mattino! Che assurdità! Ma non è finita qui: quando Alex Jones ha ricreato uno user (mi sono subito re-iscritto anch’io), lo user è nuovamente stato sospeso! Ma questa volta non c’è stata spiegazione. In segno di protesta, centinaia di utenti hanno cominciato a ricaricare i video di Alex che sono subito schizzati in vetta alle classifiche. [2] Il ricco padrone forse ha fatto male i calcoli e non si è reso conto che le sue talpe e i suoi commentatori professionisti sono poche migliaia, rispetto al popolo di internet assai più numeroso. Una guerra già persa in partenza!
Fonti:
[1] http://www.timesonline.co.uk/…
[2] http://www.infowars.com/…
DEMOCRAZIA,POLITICA E PROPAGANDA
Di queste tre parole una sola, democrazia, ha ancora un suono quasi universalmente accettato; e pure di questo non sono del tutto certo.
Un vecchietto che conoscevo, persona affabile, generosa e rispettabilissima diceva: “è una repubblica”, intendendo con questo termine di indicare una situazione caotica e confusa, qualcosa da cui stare alla larga. Di questi sentimenti ne ascolto fin dalla più tenera infanzia. Le frasi più ricorrenti sono: “tanto sono tutti uguali”, “stanno lì solo pe’ magnà” , “promettono, promettono e poi fanno tutti come je pare” ed altre simili che tutti noi sperimentiamo ogni giorno.
Una famosa frase di Mussolini fu “la democrazia puzza”, anzi il duce usava spesso il termine “demo-plutocrazia”, riferito in particolare ad America ed Inghilterra, nazioni verso le quali aveva il dente avvelenato per via delle sanzioni decretate da quella che allora si chiamava Società delle Nazioni; ed intendendo in tal modo che dietro la parola democrazia si nascondesse lo strapotere del denaro, cosa che lui riteneva di contrastare nell’Italia “proletaria e fascista”. Questo era in piccola parte anche vero se ci si vuol dimenticare che il regime sia stato favorito (ed abbia a sua volta potenziato) proprio dai grandi proprietari terrieri e dalla nascente categoria dei capitani d’industria, preoccupati della piega socialista che stava prendendo all’epoca l’Italia. Cosa che contrastava i loro interessi economici.
Il regime favorì, con la sua propaganda (arma politica della cui importanza il fascismo si rese precocemente conto e che usò con larghezza ed astuzia raffinata) quei sentimenti di “affido” che albergano nell’animo umano. Un governo forte ed attivo, presente alle esigenze sociali, economiche, militari e culturali del popolo, capace di dirimere i conflitti padrone-lavoratore (c’era la Camera dei Fasci e delle Corporazioni) e di mantenere l’ordine con pugno di ferro, corrispondeva ai sogni di tranquillità borghese di un Paese avvezzo da secoli al dominio assoluto delle monarchie, in parte anche straniere, a una certa tifoseria (la “romanità” della propaganda, riferita addirittura al mitizzato tempo dei Cesari) per la novella unità nazionale del Paese, all’ammirazione tribale per il capo condottiero ed a quel lato infantile che sopravvive in noi e ci fa desiderare di poter credere ad una sorta di buon papà che ci toglie sempre dagli impicci. Certamente tutto ciò non ha però niente a che vedere col concetto di democrazia. Quest’idea, che affida al popolo la responsabilità di decidere sulle questioni di interesse comune della società, usando il criterio della maggioranza, nacque nella Polis, la città-stato greca (da qui il termine “politica”) molto prima che i latini imparassero l’alfabeto. Allora si trattava di una democrazia diretta, potremmo dire referendaria, resa possibile dal fatto che in fondo si trattava di città e non di nazioni. Era poi meno “democratica” di quanto riteniamo giusto oggi perché esistevano servi e schiavi senza diritti civili, le donne erano escluse ed i ricchi maneggiavano molti voti (proprio come adesso) ma il concetto fondamentale era questo: il popolo è sovrano e decide a maggioranza, quindi ognuno è chiamato a conoscere e capire quel che succede ed ad assumersi la sua parte di responsabilità.
Questo è il concetto cui si ispira oggi tutto il mondo occidentale. Con tutte le pecche che ogni sistema può avere, questo è quanto si richiede ad una società matura: assumersi le proprie responsabilità anche nella gestione della cosa pubblica. Certo oggi non è pensabile di agire in termini così diretti quali potevano essere quelli della Agorà greca. La complessità della vita moderna, la vastità territoriale ed il numero degli abitanti impongono che la democrazia sia “rappresentativa”, che cioè un cosiddetto politico raccolga, tramite una consultazione popolare, un mandato da un certo numero di cittadini che lo autorizzano ad agire in loro vece, portando in un Parlamento le loro istanze. Questo naturalmente affida ad una nominata persona un compito sia tecnico che etico: dovrà svolgere (o almeno dovrebbe) questo compito secondo una sua visione della società, sia dal punto di vista morale che da quello sociologico, tenendo cioè presente un modello da conservare o da costruire. Ovviamente deve farlo col consenso dei suoi elettori e, per questo, è essenziale che si presenti ad essi, che cioè faccia “propaganda”. Similmente e specularmene è altrettanto essenziale che il cittadino elettore possa indicare non solo il programma a cui più si sente vicino (cioè il partito) ma anche la persona o le persone che sente più corrispondenti alla propria personale visione e ai propri sacrosanti interessi (cioè la “preferenza”).
A parte questo la nostra carta costituzionale prevede che in ultima istanza i cittadini possano risentirsi di come il parlamento ha usato il mandato affidatogli, chiedendo che una determinata legge o parte di essa sia sottoposta al giudizio diretto della gente. Questo istituto, il più democratico di tutti, si chiama REFERENDUM.
Purtroppo da molti, troppi, anni il mugugno illogico dell’antipolitica semina due tipi di guasti: il primo è un imperante qualunquismo, derivato forse in parte dall’antica visione del passato regime ma pure dai demeriti di politici eletti con metodi bassamente clientelari e spesso asserviti non al proprio mandato popolare (come dovrebbe essere) ma ad interessi economici mafiosi e/o anche a quelli delle potenze straniere che si sono contese e tuttora si contendono le sfere d’influenza nel mondo; il secondo è il rinascere del fideismo cieco nell’ “Uomo della Provvidenza”, il famoso “ce vò Chi ce penza” delle donnette sull’autobus; e così dall’esercizio di un proprio diritto partecipativo si passa all’affidamento totale e acritico, si passa alla tifoseria che tutto accetta e nulla critica da una parte e tutto rigetta e tutto demonizza dall’altra.
Un altro elemento ricorrente del malcontento (spesso giustificato ma a volte pilotato) popolare è quello del “giovanilismo”. Questo elemento si intreccia, almeno in termini temporali, con quello della “semplificazione”: da una parte si fa d’ogni erba un fascio, credendo che rimandare a casa i vecchi “pannoloni” (a volte gli unici che veramente meritino il titolo di “Padri della Patria”) e sostituirli con giovani rampanti sia un infallibile rimedio contro le deviazioni e la corruzione che serpeggia nella camera dei bottoni; dall’altra si indulge ad un facile tecnicismo che dà per scontato che ridurre le voci e le opinioni che si contrappongono in parlamento porti di per sé un beneficio, quasi che il ben agire o l’agire male siano magicamente legati, il primo alla rapidità di esecuzione e l’altro alla ricerca di un malefico punto di compromesso tra esigenze ed interessi non sempre coincidenti.
A tutto ciò si aggiunge però la solita profonda contraddizione del benpensante italiota: “Tutto giusto ma non a casa mia!”, “si facciano gli inceneritori…ma altrove”; “si trovino i soldi per questo o quello…ma non i miei”; “mandiamo avanti i giovani…ma non i nostri”. E così, tra un “questo è brutto”, “questo è sporco”, “questo è disonesto”, “ah, io non mene intendo e non ne voglio sapere”, “parliamo d’altro perché queste cose le deve fare chi le sa”, tra tutto questo fiero eroismo civico il Paese si avvia….
Mi sa tanto che ce vò qualcuno che ce penza, che ne dite?
CHEARIATIRA
Piccoli borghesi crescono

Ecco la fotografia dell’uomo che incarna il modello culturale di questi anni: Quello che tutti vorremmo essere, forse anche chi lo è già...
I veri problemi che affliggono il mondo sono tanti e diversi: la violenza, la fame, le disuguaglianze, l’oppressione dittatoriale, l‘inquinamento, le malattie eccetera.Penso, da buon pessimista, che essi non saranno risolti né a medio né lungo termine. Tuttavia, anche se, in futuro, a tali problemi fosse data soluzione (vale a dire che pace, uguaglianza, libertà, fraternità, sanità, rispetto dei diritti umani e dell’ambiente si realizzassero e si consolidassero per secoli e millenni), ecco – mi domando – potremmo dire di aver compiuto, realizzato, trovato il senso del nostro vivere? Potremmo cioè aver l’ardire di considerarci nuovamente in una riedizione del paradiso terrestre?
PIRAMIDE DI MASLOW OGGI – A proposito: qual è il sogno che potrebbe accomunare tutta l’umanità? Ne esiste uno? Forse sì: diventare piccolo borghese. La classe media è il fine ultimo e il sogno definitivo dell’umanità. Una volta sbaraccate le vestigia aristocratiche (il re è nudo e ha i miei stessi desideri) e reso palese l’impossibilità di un autentico comunismo, che rimane se non il quieto vivere occidentale? Certo in esso si notano vari turbamenti, scossoni episodici, qualche deriva destrorsa e autoritaria. Ma poi? L’accesso (limitato) alla classe media è la speranza verso la quale tendono i tre quarti dell’umanità che per ora ne sono esclusi. Il piccolo borghese è il modello per eccellenza e dentro questa categoria c’entrano tutti, dai concorrenti del grande fratello a Yoko Ono che espone le sue opere d’arte alla Biennale di Venezia, dall’operaio che sciopera alla rockstar. Gli affamati della terra ci invidiano le nostre case sicure, le nostre auto confortevoli, le nostre ferie, i nostri ospedali, le nostre pensioni, il nostro divano affacciato davanti al televisore, telecomando in mano.

MODELLO CULTURALE - L’uomo medio, il piccolo borghese è il destino della nostra razza. Egli assorbe ogni estremismo contrastandolo efficacemente con l’indifferenza. L’indifferente, si sa, è colui che assorbe meglio i desideri dell’Altro, del combattente, del rivoluzionario, ma anche dell’aristocratico e del maître à penser. «Il piccolo-borghese è un uomo incapace di immaginare l’Altro. Se l’Altro si presenta ai suoi occhi il piccolo-borghese si rifiuta di vedere, lo ignora e lo nega, oppure lo trasforma in se stesso» (Roland Barthes, Mythologies) L’uomo medio è oramai diventato il Modello culturale planetario di riferimento. Nessun uomo nuovo si vede all’orizzonte. Alfonso Berardinelli, nel suo Eroe che pensa (Einaudi, 1997, pag. 52),, sostiene che «in Pasolini, la classe media compariva come agente della Fine di un Mondo [...] Sulle rovine di tutte le trasformazioni e rivoluzioni, oltre le crisi di tutte le prospettive e di tutti i valori, solo la classe media vive, sopravvive, si riproduce, si alimenta di tutto».
CHI IMITIAMO - Il piccolo borghese è un animale che si accontenta, che non guarda oltre il proprio naso, che è pronto sì a protestare se gli si pestano i piedi, ma sempre con garbo e con disincantata fiducia che l’ingiustizia prevarrà. Ma l’ingiustizia ha bisogno essenziale dell’esistenza del piccolo borghese per mantenere incontrastato il suo potere.
«La coercizione, il tipo fondamentale del potere, implica l’uso della forza fisica da parte di chi detiene il potere; quando non si può altrimenti influenzare un individuo lo si aggredisce fisicamente o lo si usa, in un modo o nell’altro, contro la sua volontà. L’autorità implica l’obbedienza più o meno volontaria di chi è meno potente: il problema dell’autorità consiste nello scoprire chi è che obbedisce e a chi, quando e per quali motivi obbedisce. La manipolazione è una forma segreta o impersonale di esercizio del potere; l’individuo condizionato non riceve degli ordini diretti, ma è pur sempre soggetto al volere altrui. Nella società moderna la coercizione, monopolizzata dallo stato democratico, è raramente necessaria in maniera continuata. Ma coloro che detengono il potere sono giunti ad esercitarla in modo occulto: essi sono passati e stanno ancor oggi passando dall’autorità alla manipolazione.
E questo passaggio riguarda non solo le grandi strutture burocratiche della società moderna, esse stesse strumenti di manipolazione al pari che di autorità, ma anche gli organi di comunicazione di massa. Il demiurgo delle attività direttive si estende all’opinione e ai sentimenti e persino allo stato d’animo e all’atmosfera che sottendono determinati atti.
Sotto il sistema dell’autorità esplicita, nel quadrato e solido Ottocento, la vittima sapeva di essere sacrificata, la sofferenza e il malcontento di chi non era in grado di difendersi erano espliciti. Nel mondo amorfo del nostro secolo, nel quale la manipolazione ha sostituito l’autorità, la vittima non riconosce il proprio stato. La finalità esplicitamente dichiarata, per la quale si ricorre all’ausilio del più recente armamentario psicologico, è di convincere gli individui ad acquisire come necessità interiore ciò che l’apparato dirigente vuole che essi facciano, spinti da impulsi che non conoscono ma che pure hanno dentro di sé. Esistono molte di queste fruste interiori, della cui genesi gli uomini nulla sanno e della cui esistenza, in realtà, essi non sono neppure coscienti. Nel passaggio dall’autorità alla manipolazione il potere si sposta dal visibile all’invisibile, dal conosciuto all’anonimo. E col miglioramento delle condizioni materiali lo sfruttamento si fa meno materiale e più psicologico. Il problema del potere non può più essere posto semplicemente nei termini di un trapasso dai processi della coercizione a quelli del consenso. Le attività intese a suscitare il consenso all’autorità sono passate nel regno della manipolazione, dove ipotenti sono anonimi. La manipolazione impersonale è più insidiosa della coercizione proprio perché è occulta: non è possibile localizzare il nemico e muovergli guerra. Non esistono obiettivi da attaccare, gli uomini hanno perduto ogni certezza». C. Wright Mills, Colletti bianchi. La classe media americana, Einaudi, Torino 1966 (pag. 153-154).
Lavoro, divertimento, prestigio: dategli in pasto questa triade e l’uomo medio ad essa si dedicherà, cercando con ogni sforzo di raggiungerla, e sempre rimanendo dentro i binari della normalità. L’uomo medio è l’uomo inconsapevole per eccellenza, religioso per definizione, in quanto relegato a terra, incatenato, figlio illegittimo dello sforzo prometeico. Siamo qui, dei piccoli borghesi provetti che cercano di restare abbarbicati al proprio relativo benessere di accomodati, che non cercano slanci e futuri migliori, che sanno che tutto il meglio (e il peggio) è già qui, come canta Paolo Conte nella sua sublime Madeleine (Paris, Milonga 1981)
Qui, tutto il meglio è già qui, non ci sono parole per spiegare ed intuire e capire, Madeleine, e se mai ricordare… tanto, io capisco soltanto il tatto delle tue mani e la canzone perduta e ritrovata come un’altra, un’altra vita…
MORTO MICHEAL JACKSON – STRONCATO DA UN INFARTO A 50 ANNI
Il cantante colto da malore in casa. E’ stato ricoverato a Los Angeles. Poi, l’annuncio del decesso. Folla di fan davanti all’ospedale
LOS ANGELES – E’ morto Michael Jackson. Il cantante americano, 50 anni, è stato colto da un malore mentre si trovava nella sua residenza di Holmby Hills, sulle colline di Los Angeles. I soccorritori hanno riferito che, al loro arrivo, “non respirava più”. E’ stato portato d’urgenza all’ospedale dell’Ucla (Università di California a Los Angeles). Per un’ora circa, c’è stata incertezza sulla sua sorte. Alcuni siti lo davano per morto, altri dicevano che era in coma. Poi, la notizia del decesso si è fatta sempre più sicura e una folla di “fan” ha cominciato ad accalcarsi davanti all’ospedale.
Il fratello di Jackson, Ransy, ha riferito che Michael è collassato all’improvviso in casa. E’ stata subito chiamata l’ambulanza, ma non è stato precisato quanto tempo sia passato dal momento in cui Jackson è stato colto da malore al momento in cui gli è stato effettuato il massaggio cardiaco.
I paramedici hanno continuato nel tentativo di rianimazione anche al di fuori della villa del cantante. L’ipotesi più accreditata in questo momento è quella dell’infarto, anche se non ci sono conferme da parte dell’ospedale.
Già da un paio d’anni circolano notizie, e foto, sulle precarie condizioni del cantante. Nel 2007 gli era stata diagnosticata una grave lesione al fegato, poi la sua salute era peggiorata: si era parlato di problemi alla schiena che lo avrebbero costretto ad assumere dosi massicce di antidolorifici e tranquillanti.
Nel luglio dello scorso anno le foto del cantante su una sedia a rotelle, in pigiama, con una mascherina sulla bocca. Risale a tre mesi fa l’ultima conferenza stampa dell’artista, organizzata per annunciare una serie di concerti a Londra. In quell’occasione, Jackson aveva detto che il mini-tour sarebbe stato “la mia ultima chiamata sul palco”. Le date degli spettacoli erano poi slittate.
(25 giugno 2009)
repubblica
Torino punta sul fotovoltaico

Agevolazioni e garanzie per i produttori fai da te
Sono economici, ecologicamente corretti,facilida installare,persino gradevoli a vedersi. Eppure anche loro scontano l’italica diffidenza verso tutto quello che è nuovo. Pannelli fotovoltaici, questi sconosciuti. Fioriscono da anni sui tetti delle case di mezza Europa, stentano a decollare nel Paese del sole.
Il progetto che da metà marzo scatterà a Torino e provincia, uno dei cavalli di battaglia dell’assessore Domenico Mangone (Ambiente), sgombera il campo da ogni alibi. «Diecimila tetti fotovoltaici» – questo il nome del piano promosso dal Settore sostenibilità ambientale del Comune e dall’Agenzia Energia e Ambiente con il coinvolgimento di due banche, Monte dei Paschi di Siena e Credito Cooperativo di Casalgrasso e Sant’Albano Stura -, punta ad aumentare la copertura fotovoltaica del nostro territorio. Come? Privati, aziende, imprese del terziario, condomini e soggetti pubblici potranno accedere a finanziamenti dedicati fino al 100% dei costi per realizzare impianti «chiavi in mano», ottenendo finanziamenti statali «in conto energia». Si parte da un plafond di incentivi di 25 milioni di euro, cifra che le due banche si sono già dette disposte a riproporre se il progetto-pilota sarà coronato da successo.
Chi è interessato dovrà presentare domanda all’Agenzia Energia e Ambiente di Torino, numero verde 800-088240, o rivolgersi agli sportelli dei due istituti di credito. Tra gli installatori selezionati dall’Agenzia, il richiedente sceglierà quello che offre il preventivo più adatto alle proprie esigenze. A questo punto la ditta prescelta installerà il vostro impianto fotovoltaico, chiavi in mano, sotto la supervisione dell’Agenzia. E veniamo al capitolo economico, il più importante per orientare la scelta dei cittadini: sarà possibile accedere ai finanziamenti dedicati fino al 100% dei costi; i proprietari o locatari degli immobili che richiederanno il finanziamento potranno coprire le singole rate con il contributo statale «in conto energia», cioè la somma riconosciuta dallo Stato ai produttori «fai da te» (49 centesimi a kilowattora). Questi, in sintesi, i capisaldi del progetto.
Oggi Torino conta 16 impianti su edifici comunali, con una potenza complessiva di oltre 320 kW. Un capitolo a parte è rappresentato dai pannelli già montati sui tetti di 10 case popolari di via Arquata (10 kW ad edificio), compresa la sede di Atc (50 kW). L’investimento – 350 mila euro per la sede dell’Agenzia, 600 mila euro per gli edifici – è coperto per il 35% con fondi europei. Insomma: un modello da imitare.




E questo passaggio riguarda non solo le grandi strutture burocratiche della società moderna, esse stesse strumenti di manipolazione al pari che di autorità, ma anche gli organi di comunicazione di massa. Il demiurgo delle attività direttive si estende all’opinione e ai sentimenti e persino allo stato d’animo e all’atmosfera che sottendono determinati atti.


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